Verso un’interpretazione cognitiva dell’etica e dell’economia

fonte: http://encefalus.com/ wp-content/ uploads/2008/07/neuron.jpg

Considerazioni vitali e globali

Il comportamento etico dell’umanità dipende dal comportamento sociale delle popolazioni di neuroni. Nel nostro cervello sono scritti i progetti etici dell’intera umanità ed è necessario comprenderli, per meglio assecondare la natura etica dell’uomo.

Le funzioni cerebrali si originano dall’attività del sistema nervoso centrale (SNC). La corteccia cerebrale è la sede delle facoltà più evolute della nostra specie. L’elemento di partenza delle funzioni cerebrali è il neurone, il quale è sottoposto ad imput eccitatori ed inibitori da parte di altri neuroni, affinché i messaggi da trasmettere mantengano sempre una discreta dose di equilibrio generale.

fonte: http://www.whatthebleep.com/ download/ neurons1600x1200.png

I neuroni organizzano la loro attività all’interno di una popolazione di neuroni. Ogni neurone riceve e invia impulsi a seconda delle sue connessioni all’interno della popolazione, e quando la densità di queste connessioni supera una precisa soglia i neuroni cominciano ad interagire spontaneamente tra di loro (è questo il caso in cui si parla di popolazioni di neuroni). La soglia che determina il passaggio di stato dipende dal rapporto fra impulsi inviati e ricevuti. In altre parole, se i messaggi che una popolazione di neuroni riceve sono circa 10 e quelli che invia ad altre popolazioni sono altrettanti, quella popolazione neuronale agisce autonomamente, ossia senza ulteriori impulsi esterni a se stessa. La popolazione di neuroni in questione si trova in uno stato di equilibrio. Questa situazione (attività di fondo) prende il nome di attrattore puntiforme, ed è lo stato verso cui la popolazione di neuroni tende a tornare dopo una perturbazione (Freeman W.J., 1999). In altre parole, i singoli neuroni formano entità macroscopiche, all’interno delle quali ogni elemento è per lo più autonomo, ma costantemente coinvolto nell’attività macroscopica che tende a perseguire uno stato costante di equilibrio fra imput ricevuti ed output inviati.

L’attività cerebrale è data dalle variazioni di stato degli attrattori puntiformi, i quali determinano i processi cognitivi, per mezzo degli attrattori a ciclo limite (Freeman W.J., ibidem). Questi ultimi corrispondono alle situazioni in cui gli attrattori puntiformi vengono ignorati (sono cioè in stato di apparente silenzio) e si verifica un apprendimento. Quando il rapporto fra lo stato di partenza (attrattore puntiforme) e lo stato di attività (attrattori a ciclo limite) supera una determinata soglia, il sistema non può più tornare indietro, ed è costretto a trovare un nuovo valore di stabilità. Sempre in riferimento all’esempio precedente, se i messaggi che riceve sono 20 rispetto a quelli che trasmette che rimangono 10, quella popolazione di neuroni deve adattarsi ad un nuovo equilibrio cercando di trasmettere all’esterno ancora 10 messaggi in più. In questo caso, con l’aggiunta iniziale e finale di 20 messaggi totali (10 in entrata e 10 in uscita per adattarsi) si verifica un apprendimento, ossia una conoscenza nuova.

Il risultato è la formazione di una configurazione spaziale di modulazione di ampiezza o configurazione di AM (Freeman W.J., idem). Tutti i neuroni, in qualsiasi zona della corteccia, partecipano alla formazione delle configurazioni di AM, e sono queste che variano con l’apprendimento. La caratteristica fondamentale delle configurazioni di AM è che variano nel tempo, perché sono determinate dalla variabilità riscontrata nell’attività neuronale. Si tratta di una variabilità delle configurazioni di AM che le rende uniche e particolari per ogni singolo individuo, perché sono determinate da ogni singola variazione sinaptica (la sinapsi è il luogo dove i collegamenti neuronali si verificano), e quindi risultano legate all’esperienza personale di ogni individuo. In sostanza siamo in presenza di una attività sociale neurologica, di un vero e proprio processo di generalizzazione a livello sinaptico, che si basa in effetti una una relazione che potremmo definire economica.

Il termine economia deriva dal latino eco nomos, ossia regole dell’ambiente, oppure norme dell’ambiente. Le configurazioni di AM sono metaforicamente simili alle relazioni economiche che gli esseri umani (e le culture) stabiliscono fra loro, e la differenza di modulazione economica (i messaggi in entrata rispetto a quelli in uscita, circa la produzione, il valore, le merci, etc., di un qualsiasi mercato) stabilisce la formazione di una mentalità economica condivisa. È proprio questa condivisione concreta delle regole del mercato che veicolano la formazione di una mentalità corrispondente, come è lecito supporre che il cambiamento di alcune caratteristiche concrete rappresentate da questa mentalità possano veicolare la formazione di ulteriori idee economiche collocabili però nel tempo, ossia soggette ad un rapporto costante fra passato e futuro.

In effetti, l’importanza di queste configurazioni è che esse sono alla base della costruzione del significato, che non nasce direttamente dal mondo esterno, poiché il cervello utilizza precedenti elementi per costruire i significati. Il cervello non riceve trascrizioni dirette del mondo che lo circonda, ma ne crea al suo interno un’immagine che dipende dalla sua storia personale.

Ci stiamo avvicinando al nocciolo del problema, ossia alla costruzione neurocognitiva di significati etici, partendo proprio dalla comprensione del come si originano quelle azioni che permettono all’individuo di relazionarsi col mondo, secondo la necessaria espressione economica.

La costruzione di un significato etico-economico avviene attraverso la formazione dell’intenzionalità. Essa è un processo che permette agli uomini (e ad altri animali) di agire in relazione ad un obiettivo futuro. Le azioni che caratterizzano la nostra vita quotidiana emergono lungo una sequenza che si può suddividere in tre stadi. Ad un primo stadio, emergono nel cervello gli obiettivi verso cui indirizzare le azioni. Nel secondo stadio, si agisce e si costruiscono significati dopo aver ricevuto a livello sensoriale le conseguenze delle proprie azioni. Infine, nel terzo stadio l’apprendimento modifica topologicamente le configurazioni delle reti neuronali del cervello. L’insieme di questi tre stadi è accompagnato da svariati processi dinamici che preparano il corpo all’azione, e ciò che si percepisce della preparazione ad essa sono le emozioni. Tutti i comportamenti intenzionali sono emotivi, e nascono dall’auto-organizzazione dell’attività neurale, grazie all’azione del sistema limbico, nel quale si evidenziano configurazioni di AM emotivamente rilevanti.

Ogni essere umano si rende conto dei propri significati per mezzo di consapevolezza e coscienza. La consapevolezza è un’esperienza elaborata neurologicamente che si produce nel nostro cervello. La coscienza è quel processo che permette alla successione degli stati di consapevolezza di avere significato per l’individuo.

Come sono collegate esperienza e coscienza nel cervello e dunque nei processi mentali? Con l’invenzione della causalità, grazie alla quale il cervello pone il relazione un precedente (causa) con un conseguente (effetto). Si tratta di una spiegazione ottenuta, elaborata o individuata in termini statistici, perché si cerca di capire quante possibilità vi sono che un’azione (soprattutto di carattere economico, dunque necessariamente anche etico) determini un particolare risultato.

L’esperienza soggettiva, quella riferibile alle azioni consapevoli, è vissuta come una catena di causalità lineare. La nostra intenzione ad agire è la causa di quello che si verificherà. In questo modo gli individui si spiegano le dinamiche delle interazioni sociali, anche in riferimento alle condotte eticamente ed economicamente rilevanti. Le nostre scelte etiche ed economiche dipendono dunque da quanto il cervello modificherà le proprie configurazioni di AM, affinché si possano ipotizzare azioni probabili in grado di ottenere un equilibrio cognitivo fra la sicurezza di rimanere in vita ed il desiderio di libertà. La soluzione fra questi due antipodi culturali è la ricerca del più giusto nel momento migliore, in grado di equilibrare le configurazioni perturbate di nuovi dati raccolti. In questo modo il comportamento etico umano si presenta come il risultato di un calcolo probabilistico che va dal particolare al generale, utilizzando un percorso cognitivo che lega la necessità di mantenersi in vita come singolo e mantenersi utile come cultura. Così si formano anche i significati personali, culturali perché anche etico-economici, durante la più importante attività cognitiva, quella adattativa.

È dunque l’azione che origina il pensiero, ossia la conoscenza, proprio perché la conoscenza stessa è di tipo evoluzionistico, ossia, popperianamente parlando, esercita e costituisce un controllo costante delle elaborazioni mentali in un ambiente (economia).

Queste premesse, collocate all’interno di una visione antropologica, pongono la questione dell’arte del vivere (il più giusto nel momento migliore per l’adattamento), come il fondamento tanto dell’etica quanto dell’economa e dunque di un ben-essere generalizzato legato alla qualità della vita.

La domanda cruciale diventa dunque: Quale scopo comune è giudicato un bene da perseguire? Ecco perché la questione etica oggi è diventata una questione cognitivo-economica e deve essere interpretata facendo riferimento alla funzionalità cerebrale, piuttosto che solo alle visioni filosofiche tradizionali.

Di fronte a tutto ciò che ci circonda, il nostro cervello opera continue attribuzioni di senso, grazie alle quali si spiegano cause e motivi di ciò che ci accade. Come abbiamo detto, la causalità, che è una configurazione di AM presente nel cervello (piuttosto che negli eventi), si manifesta con l’espressione contemporanea di due flussi di attività: quella del neurone che influisce sulla popolazione di appartenenza, e quella della popolazione sul singolo neurone, esattamente come accade nella società, dove il singolo influisce sul globale e questo sul singolo.

Il vincolo micro-macro limita la libertà degli elementi impedendo che l’attività del singolo determini azioni indipendentemente dall’intervento degli altri. Il ruolo della consapevolezza è quello di agire come un veicolo per raggiungere l’ordine globale, integrando fra loro le attività che derivano dai vari componenti. La coscienza si inserisce in questo meccanismo con la funzione di creare una sequenza di stati globali e vitali di consapevolezza.

È dunque la coscienza che indirizza l’attività caotica, anche economicamente rilevante, verso un ordine globale, favorendo l’assimilazione dei dati provenienti dal mondo, attraverso l’uso della ragione, da intendersi come configurazioni di AM continue.

L’allontanamento delle configurazioni di attività locali, rispetto al parametro di ordine globale (ossia il distacco di una popolazione di neuroni dall’integrazione con le restanti popolazioni di neuroni), determina le azioni che noi interpretiamo come sconsiderate, sbadate o inconsce. Allo stesso modo accade quando un gruppo sociale di individui, nella sua cognizione del mondo (si pensi a coloro che esercitano violenza negli stadi di calcio), si distacca dalle cognizioni globali (quelle legate ai valori pacifici presenti nello sport) nelle quali il gruppo è comunque immerso. Il compito della coscienza quindi, non è quello di dirigere o governare la ragione, ma quello di uniformare le fluttuazioni caotiche verso un unico parametro globale.

L’ordine globale permette un’assimilazione nei confronti del mondo, e quelli che l’individuo elabora rispetto ad esso sono gli obiettivi e le motivazioni. Le nostre azioni sono viste dagli altri, ma anche da noi stessi, come un mezzo per raggiungere uno scopo, o come l’espressione dei significati personali, tanto etici quanto economici. La coscienza permette all’organismo di percepire il mondo ed agire in modo razionale al suo interno. In altre parole, il sistema nervoso crea una configurazione di attività che permette la rappresentazione del mondo e l’azione che ne consegue, ed il significato emerge dalle AM. Ogni apprendimento modifica questa situazione, la quale sorge dal mondo in termini di consapevolezza e coscienza, creando una naturale propensione per il verosimilmente giusto e migliore per l’adattamento del singolo e del gruppo, che definiamo in ottica culturale globale etica.

In ottica neurocognitiva, l’etica è il risultato finale di atteggiamenti mentali condivisi. Gli esseri umani, in qualsiasi luogo e spazio, sviluppano atteggiamenti. L’esistenza umana, come abbiamo appena affermato, è caratterizzata dall’azione, intesa come esecuzione di compiti e loro progettazione (Rizzolatti G., Senigaglia C., 2006). La capacità di agire sviluppa negli esseri umani la consapevolezza di ciò che si è fatto ed induce alla formazione di un atteggiamento mentale che definiremo di progettualità (Tomasello M., 2005). Questa abilità, ossia la capacità di essere consapevoli della situazione nella quale ci si trova per individuare gli obiettivi verso i quali rivolgersi (estensione culturale delle potenzialità dei mirror neurons), è fondamentale per lo sviluppo di qualsiasi cultura ed è alla base dell’etica del terzo millennio, che definiremo etica vitale, globale ed economica. Ecco perché in questa sede gli atteggiamenti sono considerati veri e propri operazioni mentali, che si esprimono, in prima istanza, sotto forma di immagini mentali.

Tutte le rappresentazioni create nella mente modificano le configurazioni neuronali, e vengono a loro volta modificate da esse. Questo tipo di legame si esprime nella soggettività della percezione individuale. Come già detto, ogni configurazione si instaura sulla precedente, e, a sua volta, funziona come base per la successiva. La conseguenza è che ogni cervello produce configurazioni diverse ed irripetibili in altri individui, in quanto legate al proprio e personale rapporto con l’ambiente. Risulta evidente che l’ambiente non è portatore di significati, ma di stimoli che l’individuo inserisce all’interno del proprio vissuto. L’individuo non vede il mondo così com’è, ma come il cervello lo rappresenta, ed il significato deriva dall’interazione di questa visione con l’esperienza personale. Ogni essere vivente vive circondato dai propri bisogni e dalla spinta a soddisfarli, ma la presenza degli altri nel mondo induce a vincolare la sopravvivenza alla possibilità di fuggire dai predatori, di vincere la competizione per il cibo e la riproduzione in solidarietà. E’ quindi necessario stabilire un contatto con gli altri individui, e per questo occorre la capacità di comunicare ciò che il cervello produce, secondo un progetto eticamente rilevante, perché naturalmente ed economicamente vincolante.

Bibliografia

  • Andrews F., Szalai A., (a cura di), 1980, Quality of Life: Comparative Studies, Sage Editions, London.
  • Allardt E., 1981, Experiences from the Comparative Scandinavian Study, with a Bibliography of the Project, in European Journal of Political Research, 9:101-111.
  • Andrews F.M., Withey S., 1976, Social Indicators of Well-being. American Perceptions of Life-quality, Plenum Press, New York.
  • Allport F.H., 1955, Theories of Perception and the Concept of Structure: a Review and Critical Analysis with an Introduction to a Dynamic-Structural Theory of Behaviour, J. Willey Editions, New York.
  • Barry B., 1965, Political Argument, Routledge & Kegan Paul Editions, London.
  • Belk R.W., 1985, Materialism: Trait Aspects of Living in the Material World, in Journal of Consumer Research, 12:265-280.
  • Boas F., 1998, Antropologia e vita moderna, Editori Riuniti, Milano.
  • Bruner J., 1992, La ricerca del significato. Per una psicologia culturale, Boringhieri Edizioni, Torino.
  • Campbell A., 1981, The Sense of Well-being in America, McGraw Hill, New York.
  • Drever J., 1974, Proceedings and papers: Twelfth International Congress of psychology held at the University of Edinburgh, Nendeln Kraus Reprint, Edinburg-London.
  • Easterlin R.A., 1996, Does Satisfying Material Needs Increase Human Happiness?, in Easterlin R.A., 1996, Growth Triumphant: The Twenty-First Century in Historical Perspective, University of Michigan Press, Ann Arbor.
  • Easterlin R.A., 1995, Will Raising the Incomes of All Increase the Happiness of All?, in Journal of Economic Behavior and Organization, 27:35-47.
  • Frank R.H., 1999, Luxury Fever. Why Money Fails to Satisfy in an Era of Excess, The Free Press, New York.
  • Frank R.H., 1997, The frame of reference as a public good, in Economic Journal, 107:1832-1847.
  • Freeman W. J. e Schneider W., 1982, Changes in spatial patterns of rabbit olfactory EEG with conditioning to odors, in Psychophysiology, XIX, pag. 45-56.
  • Freeman W. J., 1979, Nonlinear gain mediating cortical stimulus-response relation, in Biological Cybernetics, XXXIII, pag. 237-247.
  • Freeman W. J., 1999, How brain make up their Minds, trad. it. 2000, Come pensa il cervello, Einaudi Editore, Torino.
  • Frey B.S., Stutzer A., 2002, What Can Economists Learn from Happiness Research?, in Journal of Economic Literature, 40:402-435.
  • Foot P., 2001, Natural Goodness, Clarendon Press, Oxford, trad. it. 2007, La natura del bene, Il Mulino Editore, Bologna.
  • Galbraith J.K., 1969, The Affluent Society, Hamilton Editions, London.
  • Galtung J., Wirak A., 1976, Human need, Human Rights and the Theories of Development, in Unesco, Applicabilty of Social Indicators to National Planning in Thailand, Bangkok.
  • Gleick J., 1988, Chaos: Making a New Science, Sphere Books, London.
  • Gough J., 1982, Goals, Processes and Indicators of Food, Wealth and Energy Development, in International Meeting; The Quality of Life and Communication in Metropolitan Societies “, Fondazione Angelo Rizzoli, Palazzo Grassi, Venezia, 4-6 febbraio.
  • Heller A., 1974, La teoria dei bisogni in Marx, Feltrinelli Editore, Milano.
  • Heller A., 1975, Sociologia della vita quotidiana, Editori Riuniti, Roma.
  • Heller A., 1982, The New Needs and the Quality of Life, in International Meeting: The Quality of Life and Communication in Metropolitan Societies, Fondazione Angelo Rizzoli Editore, Palazzo Grassi, Venezia, 4-6 febbraio.
  • Inglehart R., 1977, The Silent Revolution, Princeton University Press, Princeton, trad. it. 1983, La rivoluzione silenziosa, Rizzoli Editore, Milano.
  • Lorenz E.N., 1995, The Essence of Chaos, Paperback Editions, London.
  • Maslow A., 1977, Motivazione e personalità, Armando Editore, Roma.
  • Martinotti G. et Al.,  1988, Milano ore 7: come vivono i milanesi, Maggioli Editore, Rimini.
  • Martinotti G., 1993, Metropoli, Il Mulino Editore, Bologna.
  • Melucci A., 1982, L’invenzione del presente. Movimenti, identità, bisogni individuali, Il Mulino Editore, Bologna.
  • Musio G., 2007, All’origine della struttura della mente, (in stampa), Firenze University Press, Firenze.
  • Ng Y.K., 1997, A Case for Happiness, Cardinalism, and Interpersonal Comparability, in Economic Journal, 107:1848-58.
  • Nussbaum M., e Sen A., 1983, The Quality of Life, Clarendon Press, Oxford.
  • Nuvolati G., 1993, Qualità della vita. Definizione, prospettive di analisi e indicatori sociali, in Sociologia urbana e rurale, anno XV, 41:99-121.
  • Oswald A.J., 1997, Happiness and Economic Performance, in Economic Journal, 107:1815-1831.
  • Poot G., 2004, Happiness in the Garden of Epicure, in Journal of Happiness Studies, Special on Happiness Advice, vol. 4.
  • Popper K.R., 1994, Alles Leben ist Problemlosen. Uber Erkenntnis, Geschochte und Politik, Piper GmbH & Co., Munchen, trad. it. 2001, Tutta la vita è risolvere problemi. Scritti sulla conoscenza, la storia e la politica, Bompiani Editore, Milano.
  • Popper K.R., Eccles J.C., 1977, The Self and Its Brain. An Argument for Interactionism, Springer-Verlag, Berlin-London, trad. it., 1981, L’Io e il suo cervello. Dialoghi aperti tra Popper ed Eccles, Vol. 1-2-3, Armando Editore Roma.
  • Popper K.R., Lorenz K., 1985, Die Zukunft ist offen das Altenberger Gespräch mit den texten des wiener Popper-Symposiums, R. Piper GmbH & Co KG., München, trad. it., 2002, Il futuro è aperto. Il colloquio di Altenberg insieme con i testi del Simposio viennese su Popper, Bompiani Editore, Bologna.
  • Rizzolatti G., Sinigaglia C., 2006, So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni a specchio, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Sationover J., 2001, The quantum brain: the search for freedom and the next generation of man, Wiley, New York, trad. it. 2002, Il cervello quantico, Macroedizioni, Cesena.
  • Schifini D’Andrea S., 1988, Livello e qualità della vita, Dipartimento di Statistica, Università degli Studi di Firenze, Firenze.
  • Schroeder Manfred, 1991, Fractals, chaos, power laws : minutes from an infinite paradise, Freeman Editions, New York.
  • Sen A., 1993, Capability and Well-Being, in Nussbaum M., Sen A., (a cura di), The Quality of Life, Clarendon Press, Oxford.
  • Sen A., 1987, The Standard of Living, Cambridge University Press, Cambridge.
  • Schopenhauer A., 2004, I manoscritti berlinesi, 1818-1830, Adelphi Editore, Milano.
  • Schopenhauer A., 2003, Il mondo come volontà e rappresentazione, Mondadori Editori, Milano.
  • Sirgy M.J., 1998, Materialism and Quality of Life, in Social Indicators Research, 43:227-260.
  • Spanò A., 1989, Benessere e felicità nella prospettiva della teoria della qualità della vita, in La Critica Sociologica, 90-91:69-120.
  • Steward J.H., 1955, Theory of Culture Change, The Methodology of Multilinear Evolution, University of Illinois Press-Urbana, Illinois, trad. it., 1977, Teoria del mutamento culturale. La metodologia dell’evoluzione multilineare, Boringhieri Edizioni, Torino.
  • Tocqueville A. de, 1996, Vita attraverso le lettere, (a cura di) Nicola Matteucci, Il Mulino Editore, Bologna.
  • Tocqueville A. de, 1835-1840, La démocratie en Amerique, trad. it., 1969, La democrazia in America, UTET, Torino.
  • Tocqueville A. de, 1831-1832 Prima Ed., 1990, Viaggio in America, (a cura di) Umberto Coldagelli, Feltrinelli Editore, Milano.
  • Tomasello M., 2005, Le origini culturali della cognizione umana, Il Mulino Editore, Bologna.
  • Veenhoven R., 1994, Is Happiness a Trait? Tests of the Theory that a Better Society Does not Make People Any Happier, in Social Indicators Research, 32:101-160.
  • Vergati S., 1989, Dimensioni sociali e territoriali della qualità della vita, Euroma Edizioni, Roma.
  • Vygotskij L.S., 1990, Pensiero e linguaggio, Laterza Editore, Roma-Bari.
  • Zapf W., 1984, Individuelle Wohlfahrt: Lebensbedingungen und Wahrgenommene Lebensqualität, in Glatzer W., Zapf W., (a cura di), Lebensqualität in der Bundesrepublik, Campus Editions, Frankfurt a.M-New York.

English version

Share

Alessandro Bertirotti
Alessandro Bertirotti

Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze, all'interno della quale è docente di Antropologia Culturale e della Mente. È stato docente presso i Corsi di formazione per l'Assessorato alla Sanità della Regione Toscana e nel 2009 ha partecipato come relatore al Terzo Congresso Internazionale di Psicologia, presso il Centro Universitario de Ixtlahuaca (CUI), in Mexico, sul tema della costruzione dell'etica nell'umanità. È socio fondatore e vice presidente della ANILDA (Associazione Nazionale per l'Inserimento Lavorativo e l'emancipazione dei Diversamente Abili) con sede a Milano. Fa parte di Comitato Scientifico ed è direttore dell'area Antropologica Umanistica e Culturale del Centro Studi Internazionale Arkegos. Svolge inoltre attività di ricerca in Biomusicologia presso i Laboratori di Antropologia dell'Università degli Studi di Firenze. E' membro dell'International Institute for the Study of Man di Firenze, dell'A.I.S.A. (Associazione Interdisciplinare di Scienze Antropologiche), della Società di Antropologia ed Etnologia di Firenze ed è ideologo del Movimento Uomo Nuovo di Napoli. Dal 2009, partecipa continuativamente a format televisivi, come Antropologo della mente, presso le emittenti SKY e locali. È direttore scientifico della collana Antropologia e Scienze cognitive per la Bonanno Edizioni, curatore delle rubriche Biomusicologia e Psicologia e Musica, e membro della Direzione scientifica della Rivista scientifica on-line www.neuroscienze.net.

Lascia un commento