Omeostasi dei processi mentali e schizofrenia

Omeostasi dei processi mentali e schizofrenia

Abstract

E’ la schizofrenia una sindrome tipicamente eterogenea quanto a pattern sintomatologico e percorso nosodromico. In essa è possibile, infatti, riconoscere un assieme alquanto polimorfo di disturbi del pensiero e del comportamento, a matrice eminentemente psicotica.

Bleuler, colui che diede alla sindrome schizofrenica l’attuale definizione, etichettò questo stato come “autismo”, ad indicare l’universo tutt’interiore in cui i pazienti solevano ritirarsi.

Minkowski ne parla come di perdita del contatto vitale con la realtà, mentre per Binswanger trattasi di inconsistenza dell’esperienza naturale.

Infine, in termini forse ancora più pregnanti, per Blankenburg configura un’incapacità a sintonizzarsi con il “common sense”, con l’ovvietà del senso comune, con quanto condiviso a priori nella realtà che ci circonda e nelle sue regole basilari.

LE VIE DOPAMINERGICHE

I sistemi dopaminergici del SNC hanno un ruolo di primaria importanza nella programmazione dell’attività motoria e in molti aspetti della cognizione e dell’emotività/affettività.

Convenzionalmente, individuiamo quattro circuiti principali:

1)    Via Meso-Limbica

Origina nell’area A10 del mesencefalo e proietta a strutture limbiche (nucleo accumbens, parte dell’amigdala e dell’ippocampo).

Fondamentale per i processi emotivi e mnesici, nel comportamento motivazionale, nel processamento degli stimoli e nell’arousal.

Se iperattiva è causa della sintomatologia florida della sindrome schizofrenica.

2)    Via Meso-Corticale

Origina nell’area mesencefalica denominata A10 e proietta alla neocorteccia frontale/prefrontale.

Implicata nella cognizione, nella comunicazione e nell’attività sociale.

La riduzione dell’attività dopaminergica nella corteccia prefrontale è associata ai sintomi negativi della schizofrenia.

I farmaci antidopaminergici (antipsicotici di prima generazione soprattutto!) possono peggiorare la funzione prefrontale producendo sintomi negativi secondari.

Una sofisticazione di questo sistema altera anche le influenze modulatorie afferenti alle aree limbiche.

3)    Via Nigro-Striatale

Origina nella zona compatta (area A9) della sostanza nera e proietta principalmente ai gangli della base.

Strettamente legata al controllo dell’organizzazione motoria.

4)    Via Tubero-Infundibolare

Collega l’ipotalamo alla ghiandola pituitaria.

Controlla il rilascio di ormoni come la somatotropina (ormone della crescita) e il PIF (Prolactin Inhibiting Factor).

SCHIZOFRENIA: GENERALITA’

Freud definisce la psicosi come un conflitto tra l’Io e l’ambiente, in antitesi con la nevrosi, che ritiene invece prodotto di un contrasto tra l’Io e l’Es. In un lavoro pubblicato nel 1924: “Nevrosi e psicosi”, il padre della psicoanalisi asseriva che nelle nevrosi l’Io, in ragione del suo asservimento alla realtà, sopprime una parte dell’Es, a differenza di quanto avviene nelle psicosi, in cui l’Io, al servizio dell’Es, si sottrae ad una parte di realtà. In altri termini: l’Io accetta parte dell’Es. Freud sosteneva che nelle psicosi non c’è solo distacco dalla realtà, ma anche ristrutturazione della stessa. La psicosi sostituisce qualcos’altro a ciò che essa non accetta

Intorno alla patogenesi del disturbo schizofrenico sono state formulate numerose teorie. Di queste, la più interessante è la cosiddetta ipotesi dopaminergica, la quale postula un’importante disregolazione dei loops mesolimbico e mesocorticale.

Nondimeno, secondo le ultime evidenze scientifiche, l’alterata attività dei sistemi DAergici sarebbe epifenomeno di un evento assai più grave e complesso, forse riconducibile all’eccitotossicità glutamatergica, che dunque assumerebbe il ruolo di primum movens.

L’iperattività dei neuroni glutamatergici sarebbe pertanto responsabile degli effetti tossici a carico dei neuroni DAergici dei sistemi meso-limbico e meso-corticale, da ultimo provocando i sintomi negativi e cognitivi della schizofrenia, da Bleuler definiti stimmate nucleare della sindrome.

Secondo tale modello, l’insorgenza di sintomi schizofrenici produttivi o positivi sarebbe invece secondaria ad un’improvvisa e massiva liberazione di DA (con marcati ed intensi effetti di stimolazione dei recettori postsinaptici D2, di per sé ipersensibili poiché incrementati di numero), indotta da eventi e situazioni particolarmente “stressanti” per il paziente.

La convinzione – sempre più accreditata – che non esista un unico disturbo schizofrenico, ha tuttavia portato a vagliare il coinvolgimento di altri neurotrasmettitori, la cui alterazione darebbe origine a manifestazioni psicopatologiche analoghe.

Attualmente, sono oggetto di studio i sistemi noradrenergico e serotoninergico, con particolare riferimento ai recettori 5-HT2 inibitori, soprattutto presenti nella corteccia frontale e nel sistema striatale.

Esiste tra i ricercatori sintonia di vedute sul riscontro, in pazienti con schizofrenia cronica, di valori aumentati di 5-HT nel sangue e nelle piastrine, unitamente ad un’ipersensitività recettoriale 5-HT2 nel SNC.

Viene fatta l’ipotesi che una riduzione del tono serotoninergico potrebbe tradursi in una limitazione della modulazione inibitoria esercitata sulle strutture dopaminergiche sottocorticali, nonché in una modificazione della reattività dei recettori D2 corticali = sintomatologia prevalentemente positiva.

Normalmente, infatti, l’interazione della 5-HT con il suo recettore suscita un’azione inibitoria sul rilascio di dopamina.

Di qui, il razionale dell’utilizzo – nei casi a prevalente sintomatologia negativa – dei neurolettici atipici, i quali esplicano un’azione antagonista sui recettori 5-HT2, così determinando un miglioramento clinico dei sintomi, con ridotte manifestazioni avverse di tipo extrapiramidale.

Il sistema noradrenergico viene oggi considerato per via della sua presunta azione modulatrice/promotrice sul funzionamento del sistema dopaminergico. Trattamenti prolungati con antipsicotici ridurrebbero l’attività dei neuroni noradrenergici del locus coeruleus e alcuni studi hanno evidenziato affinità degli antipsicotici per i recettori a1 e a2 adrenergici.

Concludendo, si può ragionevolmente ammettere che, alla complessa eziopatogenesi della schizofrenia, contribuiscano fattori sia genetici, sia ambientali, i quali, interagendo tra loro in diversa misura, determinerebbero anomalie ed aberrazioni a carico di specifiche reti neurali.

SCHIZOFRENIA: CENNI DI NEUROPATOLOGIA

Nella schizofrenia si ritiene le lesioni interessino prevalentemente la corteccia cerebrale ed alcuni nuclei subcorticali. Tuttavia, esse non sono specifiche né per tipo, né per distribuzione.

Le lesioni principali, alla microscopia elettronica, consistono in cromatolisi e picnosi nucleare, fino alla scomparsa dell’intero citoplasma. Anche i plessi corioidei sono alterati. Appare fondato che il deficit di spine e, in esteso, l’importante sovvertimento del sistema dendritico, rappresentino il primo stadio della malattia.

Negli schizofrenici sono state poi osservate degenerazione vacuolare, degenerazione lipoidea seguita da sclerosi e retrazione cellulare.

Ipertrofia e iperplasia della glia astrocitaria sono state segnalate più volte. La tigrolisi e l’incremento delle lipofuscine nel pallido e nello striato sono stimmate caratteristiche del sottotipo catatonico.

Sono state altresì descritte lesioni da obliterazione del lume dei piccoli vasi e da piccoli focolai di infarto con formazione di noduli gliali (focolai simil-reumatici).

Gli studi con microspettrofotometria hanno evidenziato la riduzione del contenuto in nucleo-proteine nei neuroni di soggetti schizofrenici.

In tutti i casi di schizofrenia è stata poi documentata una gliosi diffusa, a carico della sostanza reticolare mesencefalica, dell’ipotalamo, dei nuclei mediale e anteriore del talamo, talora interessando anche la formazione dell’ippocampo.

Il letto vasale del diencefalo e del telencefalo è ipoplasico (infantilismo costituzionale dei capillari).

Negli schizofrenici si obiettiva inoltre ipertrofia del miocardio in una percentuale pari a circa il 50% dei casi.

Concludendo, ad oggi non è possibile reperire un singolo marker neuropatologico patognomonico di schizofrenia. Piuttosto, un insieme proteiforme di modificazioni cellulari, per lo più aspecifiche, responsabili, sul piano clinico, dell’estrema varietà semeio-sintomatologica con cui la malattia tende a manifestarsi.

 

Riferimenti bibliografici

  1. Adams – Victor, Principi di Neurologia
  2. Conti, Fisiologia Medica
  3. Cutting J., Psicologia della schizofrenia
  4. Freud S., Nevrosi e Psicosi
  5. Fazio – Loeb, Neurologia
  6. GibertiRossi, Manuale di Psichiatria
  7. Kandel, Principi di Neuroscienze
  8. Kaplan – Sadock – Grebb, Psichiatria
  9. Oliverio A., Psicobiologia
  10. Pancheri P., La schizofrenia
  11. Raso, Anatomia Patologica Clinica
  12. Robbins – Cotran, Le Basi Patologiche della Malattie

 

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Marco Prastaro

Comments

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