la dispercezione musicale nella psicosi schizofrenica

la dispercezione musicale nella psicosi schizofrenica
  • Qual è la percezione  temporale nel paziente affetto da psicosi schizofrenica?
  • Può la musica venirci in aiuto per determinarne il “tempo interno”?
  • Se questo è possibile il “fare musica” può modificarne il tempo interno? Con quali benefici?

L’abilità musicale è stata tradizionalmente studiata come il prodotto di un’aspecifica architettura cognitiva ma un crescente numero di ricerche parte attualmente dal presupposto che la musica sia una facoltà cognitivamente unica ed evolutivamente distinta  arrivando a confermare l’esistenza di un “modulo” specifico per l’elaborazione dell’informazione musicale. La musica è un’esperienza altamente complessa,la cui comprensione non si risolve nel fenomeno percettivo. Il contributo della memoria, ad esempio,è fondamentale sia perché l’esperienza musicale permanga nel tempo consentendo così il processo dell’apprendimento, sia perché si tratta di un processo altamente strutturato che richiede il contributo di differenti fonti di conoscenza.

Non è questa la sede per parlare di neurologia e musica:  vorrei  cercare di gettare le basi per un’analisi delle strutture psicologiche deputate alla discriminazione temporale della musica e fare il punto sulle osservazioni effettuate sul campo sull’esistenza di dispercezioni musicali nella psicosi schizofrenica e se e come è possibile valutarle.

Il senso del tempo appare una delle dimensioni essenziali dell’uomo: una certa struttura temporale è già inserita nell’organizzazione biologica di ogni individuo. La distinzione tra il tempo quantitativo,cronometrico o fisico (cioè obiettivo, quale misurato da orologi, che si può dividere in parti equivalenti )e il tempo qualitativo o durata vissuta o psicologica,( tempo interno che trascorre con un ritmo diverso per ciascuno di noi) è un dato certo. Di fatto viviamo simultaneamente due tempi:il tempo del mondo e il tempo dell’Io.

Ma qual è l’importanza della struttura temporale e come incide nei fenomeni neuro psicopatologici?

L’uomo, come altre specie animali, possiede una buona capacità di discriminazione degli eventi temporali, soprattutto se compresi nel range di secondi-minuti e ciò lo rende particolarmente sensibile alla percezione delle piccole perturbazioni del ritmo e della struttura temporale. Recentemente è stata proposta l’esistenza di un “internal clock”costituito da due sistemi paralleli: il “bottom-up system”, importante per la coordinazione motoria ed elaborato dal cervelletto(percezione del tempo nel range di millesecondi)e il “top down system”importante per la discriminazione temporale ed elaborato da circuiti fronto-striali (percezione nel range di secondi-minuti).Il coinvolgimento e l’efficacia di ciascun emisfero cerebrale nell’elaborazione delle informazioni temporali , sebbene si ritenga che l’emisfero sx abbia un vantaggio sul dx, è una questione ancora aperta. Per questo motivo molti ricercatori contemporanei riconoscono l’utilità dell’ipotesi scientifica di un unico orologio centrale spesso descritto come “pacemaker-counter”.Il pacemaker, con sede nei circuiti fronto-striatali, emetterebbero delle pulsazioni che vengono poi accumulate in un contatore:dal numero delle pulsazioni contate deriverebbe la misura dell’intervallo. Questo orologio biologico appartiene ad un più ampio modello di processazione dell’informazione temporale(SET o “Scalar Expectancy Theory”)e che consta di 3 principali componenti: “orologio”(corteccia frontale e nuclei della base), “memoria”(corteccia frontale e ippocampo)e “decisione”.

Anomalie del tempo

La percezione del tempo è una funzione stabile e robusta che viene alterata solo da gravi disordini psichiatrici, patologie cerebrali o assunzione di sostanze. Nella schizofrenia essa è sistematicamente distorta sia in senso retrospettivo(sovrastima della durata temporale di eventi passati o “overstimulation”)che in quello prospettico (ridotti tempi di latenza nelle risposte o “underproduction”). Questa distorsione, presente anche nei pazienti ad alto rischio di schizofrenia, sembra dovuta a un “fast clock”che crea un tempo soggettivo più rapido di quello oggettivo. Il “clock stage”è infatti fortemente influenzato dal tono dopaminergico e sembra che la velocità di emissione delle pulsazioni sia direttamente proporzionale all’affinità della dopamina per i ricettori D2. Gli antidopaminergici determinano un rallentamento della percezione del tempo (“slow clock”)I classici sintomi della schizofrenia come i disordini formali di pensiero, il comportamento disorganizzato e bizzarro e i lievi segni neurologici, possono essere letti come manifestazioni di un “disturbo della coordinazione temporale” nel processo di elaborazione delle informazioni.

Nessun apparato nervoso è riconoscibile come esclusivamente significativo nel mediare la percezione del tempo. Anche lesioni nei lobi prefrontali, sia nelle scimmie che nell’uomo provocano disturbi del comportamento del tempo.

Cosa avviene quando si fa musica?

I musicisti sono consapevoli di questa doppia e nominale valenza del tempo, sebbene ignorino i propri meccanismi temporali. In effetti la consapevolezza del timing non è necessaria all’esecuzione del pezzo, e comunque non fa parte della preparazione specifica del musicista. Eppure il musicista opera ri-creando continuamente il brano a quattro dimensioni (spazio-tempo nella verticalità dell’armonia e spazio-tempo nella orizzontalità della melodia). Questo è possibile grazie ad un tipo di notazione che appartiene solo alla musica.
Il musicista traspone mentalmente e contemporaneamente il piano visivo della partitura al piano esecutivo lungo un continuum spazio-temporale. Egli legge simultaneamente le note della partitura e le esegue lungo il timing generale del brano. “Se utilizziamo il pianoforte come ulteriore esempio pratico, la lettura verticale delle note contemporanee viene eseguita su un piano orizzontale (la tastiera), con le note scritte nella parte superiore delle linee del pentagramma corrispondenti sulla tastiera ai tasti del lato destro”

La temporalità della musica è troppo complessa per  essere spiegata esclusivamente tramite la categorizzazione. Nondimeno le categorie rappresentano di fatto strumenti utili al fine di compiere distinzioni preliminari e valutazioni della struttura musicale del tempo. Esse devono essere comprese secondo i termini dei loro due ingredienti di base: linearità e non linearità, entrambe presenti in tutta la  musica.

La pagina musicale è una forma unica di scrittura spazio-temporale quadridimensionale e la sua “messa in esecuzione” richiede una complessa attività neurologica. Le ultime ricerche (Drake C., Bertrand D., 2001) dimostrano l’esistenza di strutture cognitive adibite alla decodificazione dei processi temporali, indipendenti dalla cultura di appartenenza e dall’esperienza. Esiste quindi un universale biologico, in nome del quale anche la percezione del ritmo  si sviluppa indipendentemente dal grado di educazione musicale. Carolyn Drake e Daisy Bertrand individuano infatti quattro tipologie di “universali temporali”:

1. La segmentazione e il raggruppamento, attraverso i quali si tende a raggruppare all’interno di unità percettive singole gli eventi che presentano caratteristiche fisiche simili, o che si realizzano spesso nell’arco di un preciso periodo di tempo. Ogni individuo tende a controllare gli eventi temporali per collocarli in un comprensibile processo dinamico. Questa necessità, ancorché funzionale alla percezione generale del tempo, si struttura in rappresentazioni continue e ristrette di raggruppamenti di eventi temporali singoli. La nostra mente, di fronte ad ulteriori eventi percettivi, opera una sorta di insistita comparazione con eventi percettivi già presenti nella memoria personale, e al tempo stesso predittiva rispetto a questi. In questo modo, un evento originale e completamente nuovo che si presenti alla mente verrà assimilato. Quando l’evento sia invece troppo diverso (nei suoi aspetti acustici o temporali) dagli eventi già memorizzati la sequenza percepita verrà opportunamente segmentata.

2. La predisposizione alla regolarità è ottimale in presenza di regolarità interne alla stessa sequenza e le sequenze irregolari vengono tendenzialmente percepite come regolari. Il nostro sistema codificatorio delle sequenze opera una continua comparazione fra i nuovi intervalli e quelli già memorizzati nell’esperienza, senza calcolare la precisa durata di ciascun intervallo. In altri termini, noi possediamo in genere due o tre categorie di differenziazione (stesso/diverso, stesso/più lungo/più corto) attraverso le quali decodifichiamo e compariamo fra loro eventi musicali diversi. Grazie alla «tolerance window», una successione irregolare di intervalli (ossia composta di diversi valori di durata) viene decodificata come regolare, ossia percepita come unitaria, mentre la percezione della diversità dipende dal grado di alterazione della velocità: nel caso in cui si modifichi la velocità di una sequenza in modo considerevole, l’ascoltatore percepirà tale modificazione; nel caso in cui la modificazione della velocità sia minima, la differenza non verrà percepita” La percezione della regolarità è un universale percettivo temporale,

3. La ricerca attiva della regolarità si presenta come tecnica economica di decodificazione musicale, in grado di ottimizzare la comprensione della sequenza. È una organizzazione percettivo-ergonomica attuata dall’ascoltatore, affinché un unico principio assimilatore (appunto la regolarità) unifichi i diversi aspetti (ossia qualità) della sequenza musicale. “Questo tipo di organizzazione temporale è facilmente osservabile. A tutti noi è accaduto di battere il tempo (con le mani o con il piede) ascoltando un brano che presentasse regolarità ritmiche od irregolarità irregolari. La nostra reazione agli impulsi regolari (in musica meglio definiti accenti forti) di un ritmo accattivante non è solo fisiologica, ma cognitiva, ossia legata al miglioramento della percezione temporale del brano stesso.

4. Il livello temporale ottimale di catalogazione degli eventi sonori permette di inserire gli eventi sonori all’interno di un spazio percettivo ottimale e intermedio. In altri termini, la sensibilità alla percezione di cambiamenti (ritmici, di durata e di intervalli) è vincolata ad un “range” percettivo di 6 decimi di secondo (Drake C., Bertrand D.)

 

Il modello della “dismetria cognitiva” proposto da Andreasen(1999)nel tentativo di comprendere il ruolo della percezione del tempo nella malattia dissociativa qual è la psicosi schizofrenica, individua nel circuito neuronale cortico-cerebello-talamo-corticale (CCTC)la sede della coordinazione temporale del comportamento. Le anomalie del circuito CCTC sarebbero alla base dei deficit cognitivi e dei sintomi della schizofrenia e numerosi sono i dati che confermano la presenza, in questi pazienti, di alterazioni morfologiche nelle regioni cerebrali coinvolte nel circuito. Tutto ciò sottolinea la centralità del “senso temporale” nella fisiopatologia della schizofrenia.

 

 

La percezione temporale nella psicosi schizofrenica

Test di valutazione a cui sono stati sottoposti 30 pazienti (13 donne e 17 uomini dai 26 ai 48 anni) senza averne espressamente valutato le abilità musicali precedenti il test.(orecchio relativo, orecchio assoluto, orecchio melodico, orecchio armonico, discriminazione timbrica, abilità ritmiche)

  1. Rilevare ed indicare la pulsazione interna esplicitata nel cammino spontaneo.(es 80 semiminima)
  2. Data una pulsazione superiore di 40 rispetto alla pulsazione interna, verificare se è in grado di sintonizzarsi.
  3. Data una pulsazione inferiore di 40 rispetto alla pulsazione interna, verificare se è in grado di sintonizzarsi.

 

  • È in grado di prendere  autonomamente la pulsazione di un brano registrato durante l’ascolto dello stesso?
  • È in grado di prendere la pulsazione di un frammento ritmico ascoltato dal vivo?
  • È in grado di prendere e mantenere la pulsazione utilizzando i piedi?
  • È in grado di prendere e mantenere la pulsazione utilizzando le mani?
  • È in grado di mantenere la pulsazione per tutta la durata del brano?(3min, 5min, più di 5 min)
  • È in grado di coordinare la pulsazione del piede con quella della mano?
  • Ha scarso, buono, ottimo senso ritmico?
  • Durante la performance utilizza/non utilizza il corpo?
  • Lo stato generale durante la performance è ____________________
  • Altro_________________________________________________

 

 

  • Il lavoro proseguirà cercando di dare risposta alle seguenti domande:

 

1)     Durante l’esecuzione musicale  la performance è invariata tecnicamente nonostante i tremori(discinesie idiopatiche). Perché questo accade?

2)    La ripetizione musicale di uno stesso brano musicale e/o vocale tende a diminuire le discinesie? Per quale motivo?

3)     Le discinesie tardive provocate dai neurolettici (che coinvolgono lingua, bocca)possono modificarsi e/o attenuarsi in seguito ad esercizi musicali specifici?(ad esempio attraverso attività di canto)

4)     Qual è interferenza tra la musica e la dopamina, considerato che l’ascolto di musica rilascia dopamina?

 

Concludo questa prima fase di lavoro osservando che -data una pulsazione- esiste la difficoltà a mantenerla con tendenza all’accelerazione in larghissima percentuale di pazienti con psicosi schizofrenica.

 

[box type=”info”] foto : http://zenshaman.com/ wp-content/uploads/2013/03/ schizophrenia_by_green51q-d3c0f7a.jpg[/box]

Share

Monica Maccaferri

Dirige il centro di musicoterapia "Il Cervello Sinfonico" a Novellara (RE), convenzionato con l'AUSL per neuropsichiatria infantile e psichiatria degli adulti. Insegna musicoterapia e linguaggio all'università di Parma.

Lascia un commento