La Vascolarizzazione e l’Innervazione Cefalica del Fenicottero Rosa

Scarica in PDF Nel 1896, lo psicologo americano James Mark Baldwin, la­vorando entro la cornice della selezione darwiniana, trovò un modo per spiegare l’evoluzione di tratti appresi durante la vita di un organismo. Baldwin affermò che se i caratteri acquisiti non possono essere ereditari, può esserlo la tendenza ad avere certe caratteristiche.
Per esempio, la tendenza ad acquisire la paura dei serpenti, ma non la paura dei fiori. L’effetto Baldwin fu citato per la prima volta nelle Gifford Lectures da Conrad Waddington, nel 1971. In pratica, si tratta di un meccanismo che spiega l’evolu­zione della plasticità fenotipica (un tratto osservabile), ovvero la capacità che permette ad un organismo di essere flessibile nell’a­dattare il proprio comportamento ai cambiamenti ambientali. Lo hanno affermato anche i neurobiologi evoluzionisti Leah Kru­bitzer e Jon Kaas: “Nonostante il fenotipo generato sia contesto-dipendente, la capacità di rispondere al contesto ha una base genetica. Quindi, l’effetto Baldwin è la capacità evolutasi in una certa direzione, in base alla quale è possibile rispondere in modo ottimale ad un ambiente particolare. Ad evolvere, sono i geni della plasticità, piuttosto che i geni di una caratteristica fenotipica particolare, nonostante la selezione agisca sul fenotipo.”

foto: http://www.memic.net/ sfondi/images/desktop/ animali/pink-flamingo.jpg

Author: Giuseppe Costantino Budetta

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