Scimmie, Ominidi, Uomo

RIASSUNTO

 

[button link=”http://www.neuroscienze.net/wp-content/uploads/2013/05/OMINIDI.pdf” color=”red” newwindow=”yes”] Scarica in PDF[/button] Nei mammiferi, sono numerosi gli aspetti morfostrutturali e biochimici distribuiti in modo diseguale nell’encefalo, centri nervosi, nuclei basali ed aree corticali. Nell’Uomo e nella Scimmia, molte di queste asimmetrie mostrano omologhi parametri, o tra loro proporzionali.

In particolare il cervello delle grosse scimmie sia del Vecchio che del Nuovo Mondo ha aspetti similari con l’umano in riguardo alle asimmetrie del corpo calloso, talamo, ippocampo, di tutti i restanti nuclei basali, del Planum temporale sinistro e del sito che accoglie l’area di Broca. La maggiore estensione del lobo frontale destro e del lobo occipitale sinistro sono presenti sia nell’Uomo che nelle scimmie. Idem, per quanto riguarda la morfologia complessiva del cervelletto. Similare è nell’Uomo e nei primati la tendenza del cervello e del cervelletto allo sviluppo di asimmetrie in ampie aree di specializzazione neuronale.

Al contrario, Rappoport sostiene l’esistenza d’importanti differenze tra Uomo e Scimmia. La densità sinaptica della corteccia frontale raggiunge il suo apice verso i cinque anni nell’Uomo, ma nella Scimmia aumenta negli ultimi periodi di vita intrauterina e primi mesi dopo la nascita.

Nella comparazione Uomo/Scimmia occorre segnalare anche le strette analogie circa le funzioni di assemblaggio neocorticali, come affermato da Gannon P.J. et all., (2008). C’è da precisare che il numero esatto di queste aree non è chiaro così com’è difficoltosa l’identificazione a livello sperimentale delle specifiche aree corticali, in particolare quelle di ordine superiore. Un ampio accordo c’è solo sulla identificazione di poche aree omologhe. Nelle scimmie macaco, le funzioni di assemblaggio coinvolgono 30 – 40 aree in prevalenza visive, 15 – 20 aree uditive, 15 – 20 somato-sensitive e 10, o più aree motrici.

Ho applicato la formula generale che calcola il coefficiente di asimmetria tra i due emisferi cerebrali di uno stesso cervello ai volumi endocranici tra i seguenti ominidi Homo habilis (vol. endocranico di 654 cm³), Homo erectus javaricus (vol. endocranico di 926 cm³). Ho ripetuto l’applicazione della stessa formula di asimmetria tra i volumi endocranici di Homo erectus pekionensis (1043 cm³) ed Homo sapiens neanderthalis (vol. endocranico 1487 cm³). Sembra esserci un valore costante di crescita tra i quattro volumi cranici. Questo valore dovrebbe essere meglio definito quando sarà più chiara la linea evolutiva di Homo sapiens sapiens. Il valore che viene fuori dalle comparazioni tra i quattro volumi cranici sopra riportati è di 0,35. Il volume cranico medio di una specie di mammifero è correlato alla rispettiva massa corporea, di conseguenza anche la massa corporea dei quattro ominidi da me considerati avrebbe seguito un incremento costante, secondo omologhi parametri morfometrici.

 

Nei mammiferi, passando dalle piccole alle grandi dimensioni, i rapporti tra va­rie altre grandezze restano co­stanti. Molti fenomeni di questo ti­po sono stati scoperti in biolo­gia. Fino dai primi anni Trenta del Novecen­to, il fisiologo svizzero Max Kleiber, aveva visto che l’attività metabolica di tutti gli animali come l’emissione del calore corporeo, segue la legge della potenza dei tre quarti. Per esempio, un animale che è cento volte più grande di un altro produce un calore che è solo 31 volte maggiore. Dal toporagno, il più piccolo mammifero esistente, alla balena azzurra, il più grosso, questa legge di scala è rigoro­samente rispettata. Un altro esempio: nel corso di un’inte­ra vita, il numero medio di battiti cardiaci è lo stesso per ogni mammifero, Uomo compreso. Secondo la leg­ge di scala, esiste una specifica correlazione di base: una frequenza cardiaca elevata c’è nelle specie con dimensioni corporali minori e vita breve. Mayo J. P. & Marc A. Sommer (2010), Kotz Sonja A. & Michael Schwartze (2010), Talsma D. et all., (2010), Shams L. et all., (2010), hanno evidenziato che le leggi di scala esistono anche nel mondo della cognizione. Cancho F. R. (2008) afferma che molti processi cognitivi seguono le stesse leggi statistiche, come regolamentati dalle stesse equazioni matematiche di base per alcuni principi della fisica, della biologia e della psicologia. Sembra che nel complesso mondo della mente umana, come nel cervello di molti animali, c’è un ordine regolato da leggi fisiche cha comportano l’invarianza di scala.

 

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