Come la Coscienza è Prodotta dal Nostro Cervello

Come la Coscienza è Prodotta dal Nostro Cervello

Per la definizione dello spazio concettuale da cui ritengo che emerga la Coscienza devo fare una premessa “cosmologica” così da poter tentare di dare plausibilità e coerenza a quello che dirò in seguito.

Per questa premessa mi rifaccio allo stato dell’arte nella ricerca delle origini della dimensione in cui esistiamo, e perciò parto dal cosiddetto Big Bang che vede nella successiva Nucleosintesi e nella Ricombinazione l’inizio di tutti i processi evolutivi che a cominciare da quark, elettroni, protoni, atomi, molecole… hanno portato alla formazione degli stati chimici, minerali, biologici e, infine, grazie alla formazione delle strutture biologiche cerebrali, a quelli psichici.

In questo processo, che ha avuto inizio circa 14 miliardi di anni fa, io vedo il percorso “filogenetico” che dall’energia primeva ha portato senza soluzione di continuità all’esistenza degli esseri viventi e infine dell’uomo con la sua mente, ma è importante sottolineare che questo non lo considero un approdo a una condizione stabile e localizzata dell’energia universale, poiché nell’uomo — pena la nostra decadenza dalla condizione di Homo sapiens — devono essere continuamente in attuazione, in modo dinamico e interdipendente, tutti gli stati che precedono la formazione del suo stato psichico e che si sono formati a partire dalla nucleosintesi.

Quindi, in una visione olistico-sistemica, vedo la nostra coscienza come il massimo risultato raggiunto dalla complessità con cui si sono aggregate — per quel che ne sappiamo e su questo pianeta — le forze universali le cui diverse interazioni sono alla base di tutti i “fatti” che siamo in grado di rilevare nella nostra dimensione attraverso i nostri sensi e le nostre protesi tecnologiche.

A questo punto, se accettiamo che la coscienza sia frutto di questo processo evolutivo che è in corso da miliardi di anni (io ritengo senza alcun finalismo e tralasciando ipotesi teologiche), non vedo come si possa pensare ad essa come a un ente indipendente da tutti i fenomeni che ne precedono l’emergenza e collocato in un apparato sostanzialmente a lei estraneo. Per questo penso che, anche se come individui siamo in grado di riconoscere noi stessi e di perseguire la difesa dei confini che ci definiscono nel nostro stato biologico e psicologico locale, non possiamo non tenere conto della nostra interdipendenza con i processi attuativi di tutti gli stati evolutivi che in noi sono presenti contemporaneamente. Stati che, retrocedendo in complessità, divengono sempre meno identificabili e gestibili nel perimetro esclusivo della nostra individualità a causa della loro sempre più diretta connessione con il livello universale dell’energia che si manifesta nei legami atomici o come raggi cosmici, radiazioni, magnetismo, e quant’altro… che non possono non influenzare già a livello quantistico le nostre strutture biologiche cerebrali e quindi la nostra mente.

Date queste premesse, capisco che sostenere che la coscienza sia il prodotto della complessità di tutte queste interazioni che sono riconducibili alla Fisica, possa indurre gli umanisti-spiritualisti ad accusare questa visione di essere meccanicista e scientista, ma oggi questa accusa cade proprio per mano degli stessi scienziati che, dopo la discesa agl’inferi del riduzionismo positivista, proprio grazie ai dati raccolti nei loro esperimenti sono approdati ai principi di “indeterminazione” e “non località” del livello quantistico della realtà, e ora sono costretti a dedurre i comportamenti della cosiddetta materia esclusivamente dalle tracce lasciate sui loro monitor dall’energia. Essi stessi hanno demolito — penso definitivamente — l’apparente determinismo del mondo macroscopico dove sembravano valere solo le leggi galileiane e newtoniane.

Parimenti, da parte degli scientisti più ortodossi ancora legati al pensiero lineare e alle leggi di causa-effetto che si riscontrano solo nei sistemi isolati che indagano, la visione olistico-sistemica che porta alla comparsa della nostra mente viene interpretata come “spiritualista” poiché,  presupponendo il ruolo fondamentale e pervasivo dell’energia in tutti i processi evolutivi, sembra accreditare una tesi teleologica e finalistica che invece non è affatto necessaria se si estende la valenza dei principi darwiniani di “mutazione” e “selezione” alla filogenesi di tutta la realtà.

Assistiamo così al paradosso che neurobiologi che studiano il comportamento delle piante e degli animali, finiscano per addebitare loro un mentalismo umano anziché dedurre dall’indagine della biochimica che sta a monte dei loro comportamenti la genesi dei nostri. Questa impostazione ci dice quanto siano lontani da una visione della natura dove solo il grado di complessità delle loro relazioni interne e esterne determina negli esseri biologici i vari livelli di coscienza di sé e del mondo.

Oggi, grazie alle scoperte delle neuroscienze e al contributo fondamentale delle tecniche di brain imaging, è ormai accertato che l’attività psichica è in stretta relazione con l’attività elettrica e biochimica neuronale che è stata consentita dai processi evolutivi che ho descritto sopra. Partendo da questa posizione, quindi, una volta entrata in funzione la “macchina” psichica che è in grado di interpretare e memorizzare i dati provenienti dagli apparati sensoriali, di seguito cerco di dimostrare con un esempio come la coscienza sia un suo prodotto:

PUNTURA DI SPILLO LA PRIMA VOLTA IN UN NEONATO

  • Visione di una entità sconosciuta (una lineetta lucente) – Parte l’impulso neuronale dalla retina
  • Tatto dalla parte appuntita – Parte l’impulso neuronale dall’epidermide
  • Arrivo degli impulsi nelle aree del cervello dedicate
  • Sensazione negativa per lo squilibrio biochimico che gli impulsi procurano allo stato di equilibrio dell’area cerebrale dedicata
  • Associazione dello squilibrio biochimico con l’esperienza tattile e visiva acquisita
  • Conseguente attribuzione di caratteristiche visive e tattili all’oggetto spillo, associate alle sue potenzialità
  • Stabilizzazione di percorsi sinaptici dedicati
  • In memoria lo spillo diventa un entità essente di una data dimensione, forma, durezza, colore, lucentezza…, ed è pungente
  • Aggiunta di questi dati ad altri che verranno acquisiti, per la costruzione di una rete di percorsi sinaptici che, confermando la CAUSALITÀ dei rapporti tra sé e ciò che esiste fuori di sé, definiscono in modo sempre più ampio e articolato i propri confini esistenziali e la collocazione di quel sé nel mondo.

Con i meccanismi di azione e retroazione tra i circuiti neuronali coinvolti nell’acquisizione e nel deposito di nuovi dati, nel corso dell’esistenza avviene la costruzione di sempre nuove associazioni che richiedono la costituzione di ulteriori percorsi neuronali, da dove potranno poi essere utilizzate come dati in grado di interagire con quelli nuovi in entrata.

Si delinea così, la formazione della “coscienza di sé” come risultato continuamente attuato dalla continua ricerca dell’equilibrio biochimico tra gli effetti mentali che derivano dall’annessione di significato alle connessioni sinaptiche stimolate dai dati in ingresso dai sensi e gli effetti (sempre attualizzati biochimicamente) dei dati registrati nei circuiti neuronali della memoria.

Dalle infinite possibilità di interpolazione — attuata sempre in funzione della definizione e della difesa dei propri confini esistenziali — dei molteplici dati che sono frutto di questo continuo feedback deriverà quello che chiamiamo pensiero con il corollario di quella che chiamiamo coscienza.

 

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Francesco Pelillo
Francesco Pelillo

Nato a Taranto nel 1947 e trasferito a Modena nel 1958. Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte ho fatto il grafico pubblicitario e il designer. Creativo poliedrico esperto della comunicazione visiva ho sempre coltivato la passione per la filosofia da autodidatta cercando di tenere il passo con l'evolversi degli strumenti concettuali e i dati sperimentali della scienza, poiché ritengo che siano sempre stati alla base di qualunque ipotesi "filosofica" che possa dirsi plausibile. Oggi mi dedico a tempo pieno alla conoscenza multidisciplinare con l'obiettivo di contribuire alla fondazione di un nuovo Umanesimo Scientifico che possa farci superare la falsa dicotomia tra spirito e materia e la ricerca di impossibili sintesi lineari, permettendoci così l'approdo ad una visione olistico-sistemica della Realtà. Blog personale: http://umanesimoscientifico.blogspot.it/ Come socio coordino le attività culturali del Working Group AIEMS (Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche) di Lerici.

Comments

  1. A grandi linee sono d’accordo sul modo in cui si forma la coscienza.
    Però sembra che si parta un po troppo da lontano per inquadrare il problema,specialmente quando si tirano in ballo,raggi cosmici,radiazioni e magnetismo,che possono influenzare a livello quantistico le nostre strutture biologiche cerebrali.
    Sinceramente faccio anche fatica a seguire tutto il discorso che mi pare troppo complicato,forse a causa del mio basso livello scolastico,ho un misero diploma professionale in elettronica e di filosofia ne ho solo sentito parlare.
    Prima di parlare di coscienza bisognerebbe cercare di inquadrarne meglio il concetto,in maniera molto semplice si potrebbe anche definire come,la sensazione della vita.
    Il livello di coscienza di ogni individuo dipende dallo stato di maturazione del suo cervello,dal grado cognitivo,culturale,e da come è riuscito a sfruttare queste proprietà nell’arco della sua vita,famosa è la saggezza dei vecchi.
    Nel cercare di capire cos’è la coscienza ci sono due cose che confondono e portano fuori strada,la prima è il linguaggio,la seconda la divisione della corteccia cerebrale in aree sensoriali con specifiche funzioni.
    Quando si pensa,si utilizza il linguaggio,anche una piccola frase di poche parole contiene molti concetti legati assieme dalla grammatica.
    Ogni parola-concetto è formata da fonemi.Il bambino prima di riuscire a dire la parola mamma deve imparare il suo personale concetto di mamma,che in seguito verrà arricchito di nuovi significati.Per il bambino la mamma è,un’immagine,dei suoni con particolari frequenze,e una serie di odori.Quando si forza il bambino ad imparare la parola mamma ,in pratica il primo tentativo di comunicare con lui alla nostra maniera, al suo concetto gli si associa il nostro,che è completamente diverso e composto esclusivamente da fonemi.
    Se il bambino vuole comunicare con noi deve imparare il nostro sistema di comunicazione,e allora comincia a cercare nella sua neonata libreria di fonemi,ottenuta dopo ore e ore di estenuanti vocalizzi,e se li trova non deve far altro che metterli insieme e ripeterli nel giusto ordine,probabilmente è con questo tipo di apprendimento che il bambino impara a parlare.
    Per capire in seguito concetti meno intuitivi deve anche affidarsi ai tempi,al tono e al volume della voce.
    In pratica tutto inizia dal fonema.Questo viene ottenuto dalla coordinazione di una serie di muscoli volontari che vanno dal diaframma ai muscoli facciali e che sotto la direzione della corteccia somatosensoriale e uditiva permettono di produrre un suono.
    Il sistema di coordinazione dei muscoli è identico a quello che permette ad un uccello un battito di ali,niente di speciale dunque.L’uomo a differenza di altre specie viventi ha il vantaggio di poter coordinare e soprattutto organizzare,una grande sequenza di movimenti muscolari che si trasformano in parole e frasi che a loro volta rappresentano sempre l’espressione di un concetto,e si ritorna cosi al punto di partenza.
    Premettendo che in sostanza la struttura di base del cervello umano dovrebbe essere rimasta sempre quella del cervello della scimmia, penso che la base della nostra coscienza dovrebbe fondarsi sui sistemi sensoriali.La corteccia cerebrale con l’aiuto,degli altri sensi in particolare udito e vista,e del talamo e dello striato,organizza l’elaborazione degli stimoli provenienti dai sistemi sensoriali nella parte anteriore del nostro cervello in funzione esclusiva del movimento ,dell’azione.
    In particolare l’evoluzione della corteccia visiva,ha trascinato il cervello verso l’attuale struttura,e l’aumento delle sue dimensioni ha permesso l’ingrandimento delle aree somestesiche,in particolare quelle della mano e della bocca,volto. Questo a sua volta ha innescato la formazione di nuove aree e un posizionamento più razionale di quelle precedenti ingrandendo le due vie ,superiore e inferiore dell‘elaborazione visiva.Ma il risultato finale di tutto questo rimaneva sempre una migliore organizzazione della corteccia anteriore,
    Il pensiero in sostanza dovrebbe consistere in una buona organizzazione su più livelli della rievocazione del movimento che produce i fonemi.

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