Emozione, Motivazione, Coscienza

La coscienza come proiezione corticale del nucleo primario di autorappresentazione dell’organismo

 

1 – Valore adattativo di emozioni, motivazioni, coscienza

Secondo la Pally (1998), la coscienza rappresenta un vantaggio evolutivo, perché è un mezzo attraverso il quale l’individuo può produrre delle risposte adattative “in tempo reale”. Senza la coscienza, infatti, un organismo è costretto a valutare le sue azioni dall’effetto che esse producono; mentre attraverso la coscienza esso può monitorarne mentalmente l’effetto mentre sono ancora delle intenzioni. Inoltre, l’organismo può scegliere selettivamente tra un certo numero di opzioni di risposta, come pure inibire delle risposte già iniziate ma percepite consciamente come inappropriate alla situazione, senza dover portare fino in fondo l’azione di prova. La coscienza, come organo preposto dall’evoluzione ad un rapido vaglio delle alternative per la sopravvivenza, trae vantaggio dal confronto del dato attuale, predisposto dalla memoria di lavoro, coi sistemi di valori adattivi che derivano dall’esperienza pregressa dell’individuo e della specie, questi ultimi trasmessi ereditariamente. Come dice Metzinger (2009, p.233), la funzione della coscienza è quella di massimizzare la flessibilità e la sensibilità al contesto.

Le situazioni ambientali critiche fondamentali e prototipiche fungono da agenti selettivi verso le emozioni che suscitano e che ad esse risultano accoppiate. Le emozioni a loro volta hanno il compito di orientare il comportamento, approntando delle risposte motorie e viscerali adeguate all’ambiente.  Recentemente lo studio della coscienza si è sempre più collegato allo studio delle emozioni, tanto che si può dire che il fenomeno della coscienza si radica in quello dell’emozione. Che il fenomeno della coscienza sia basato sulle emozioni lo sostiene decisamente Damasio, il quale al riguardo fa una disinvolta operazione linguistica, creando una distinzione ad hoc tra emozione e sentimento. Il substrato dell’emozione è da ricercare per questo autore nell’ insieme di un certo numero disposizioni neurali collocate in diverse aree del cervello. L’attivazione di queste disposizioni produce da un lato un complesso di modificazioni viscerali e comportamentali, dall’altro la rappresentazione delle modificazioni in atto nel sistema nervoso centrale. I cambiamenti dello stato del corpo avvengono attraverso la trasmissione umorale (le sostanze informazionali: ormoni, oligopeptidi, trasmettitori) e la trasmissione nervosa, e ciò a sua volta induce un cambiamento nell’autorappresentazione dell’organismo. I processi in esame consentono di subire un’emozione, di manifestarla e di rappresentarla, ovvero di sentirla. Per Damasio il sentimento è la consapevolezza dell’emozione come qualcosa che accade all’organismo (the feeling of what happens, titolo del libro, 1999), e pertanto richiede l’entrata in funzione della coscienza.

L’evoluzione ha predisposto questo meccanismo adattativo perché esso presentava un valore aggiunto per la salvaguardia dei parametri fondamentali per la sopravvivenza. Secondo Denton (2005) l’origine della coscienza risiede nelle afferenze dei recettori di natura chimica, situate all’interno del corpo (enterocettori) e in alcuni casi alla superficie, deputate al monitoraggio dei parametri omeostatici di base (osmolarità e volume ematici, glicemia, temperatura corporea, pressione arteriosa dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, distensione della muscolatura liscia, ecc.) Essi generano sensazioni impellenti, accompagnate da intenzioni compulsive, che segnalano l’esistenza di minacce immediate per l’organismo. Il controllo dei sistemi vegetativi fondamentali implica un’organizzazione neurale programmata e concentrata nelle aree filogeneticamente più antiche, ovvero nel cervelletto, nel mesencefalo (PAG, Pery-Acqueductal Grey) nel rombencefalo (ponte e bulbo), nel diencefalo (nuclei talamici collegati all’ARAS, Activating Ascending Reticular System) e nelle aree ancestrali del telencefalo (giro del cingolo anteriore e posteriore, paraippocampo, insula). Attraverso il brain imaging è stato dimostrato che sensazioni interne impellenti e bisogni compulsivi prodotte dalla variazioni dei parametri di base producono attivazioni diffuse in queste aree.

Il nucleo della coscienza è sottocorticale, e l’evidenza clinica più eclatante  è data dagli studi di Sperry e collaboratori sui pazienti split brain, individui che a causa di gravissime forme di epilessia con crisi progressivamente diffondentisi hanno subito la commissurotomia, ovvero la rescissione del corpo calloso, e presentano una modalità di funzionamento dei due emisferi cerebrali completamente scissa. In essi ognuno dei due emisferi ha domini indipendenti di consapevolezza concettuale e propri stili di pensiero e di comunicazione emotiva, tuttavia si mantiene la profonda ed essenziale coerenza della personalità, la maggior parte delle forme di intenzionalità e il senso di unità. Esponendo il cervello destro a uno stimolo sessuale di tipo visivo che compare nell’emicampo di sinistra l’individuo ne è consapevole, ma non è in grado di interpretarlo – perché per far ciò lo stimolo dovrebbe pervenire all’emisfero sinistro, sede delle funzioni narrativo-interpretative – anche se sorride imbarazzato. L’unità della coscienza negli individui col cervello scisso è dimostrata dal fatto che essi non sono in grado di eseguire due compiti cognitivi simultaneamente. In questi pazienti ciò che accade nell’emisfero destro resta totalmente escluso dalla consapevolezza del sinistro per tutti i processi percettivi, cognitivi, volitivi, per l’apprendimento e la memoria. Tuttavia questi pazienti presentano un’unitarietà della coscienza centrale,  intesa come capacità di considerare simultaneamente le varie percezioni coscienti come parti di un tutto unitario, che è lo stato di coscienza. Essi hanno difficoltà ad apprendere nuovi movimenti bimanuali, mentre altre funzioni, come la parola e la comprensione del linguaggio, appaiono intatte (Gazzaniga, 1995).

 

1.1 – Comportamento e regolazione dei parametri omeostatici di base

L’area del cervello adibita alla regolazione dell’omeostasi fisiologica genera nella sua attività una “mappa” del funzionamento viscerale e dello stato del milieu interno. Questa mappa è contigua ad un’altrettanto importante mappa, a sede nel grigio periacqueduttale e nei collicoli mesencefalici, la mappa del sistema muscolo-scheletrico, che risulta dell’integrazione delle propriocezioni provenienti dai muscoli scheletrici (il tono muscolare, la postura e il movimento), e che costituisce lo schema corporeo. La contiguità di queste due mappe spiega perché le emozioni hanno un accesso immediato alla generazione delle azioni. Secondo Solms e Turnbull (2002), l’homunculus del tegmento dorsale mesencefalico e del grigio periacqueduttale fornisce una mappa sensorimotoria combinata del corpo, che genera quelle che sono le nostre più arcaiche spinte all’azione. Noi contemporaneamente percepiamo la nostra esperienza emozionale e la esprimiamo nell’azione. A partire da questa vicinanza morfo-funzionale dei sistemi di regolazione dell’omeostasi, di generazione delle emozioni e di controllo della motilità Panksepp, un neurobiologo, sviluppa l’idea di agenzie di comando e di regolazione del comportamento imperniate sulle emozioni, e dà loro il nome di sistemi operativi emozionali psico-comportamentali, o sistemi di comando delle emozioni di base (1998). Panksepp contrappone al concetto di pulsione, di estrazione psicoanalitica, quello di stati di bisogno fisiologico, che indica la presenza di bisogni regolatori. La pulsione è per Freud “un concetto limite tra lo psichico e il somatico, il rappresentante psichico degli stimoli che traggono origine dall’interno del corpo e pervengono alla psiche, una misura delle operazioni che vengono richieste alla sfera psichica in forza della sua connessione con quella corporea” (1915, p.17). Questa concezione è basata su una neurologia non più attuale, mentre la moderna etologia introduce il concetto di motivazione, come spinta all’azione deputata al mantenimento dell’omeostasi somatica e all’approvvigionamento delle risorse ambientali in grado di garantirla (che costituiscono gli incentivi alla soddisfazione dei bisogni).

La motivazione è il punto centrale della teoria di Panksepp, che egli distingue dal concetto di emozione. Le emozioni sono programmi d’azione complessi e in larga misura automatici, selezionati dall’evoluzione in quanto aventi valore adattativo,  che si attivano in situazioni in cui si rende necessaria una risposta a stimoli esterni critici immediata ai fini della sopravvivenza Essi comprendono un aspetto cognitivo (idee, rappresentazioni), uno pragmatico (espressioni del viso, posture) e uno viscerale (modificazioni del milieu interno, reazioni simpatiche e parasimpatiche). Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa  (questa implica il feedback della coscienza, attraverso la comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Nel programma motorio (muscolo-scheletrico e viscerale) delle emozioni non è evidente un bisogno; invece nelle motivazioni un bisogno corporeo è favorito da un comportamento (1998, p. 228). Quindi le motivazioni differiscono dalle emozioni in quanto le prime sorgono come risposta a uno stimolo interno, sollecitato dalla variazione di un parametro omeostatico fondamentale, mentre le seconde sono la reazione a uno stimolo esterno; entrambi questi eventi mentali hanno una componente cognitiva o rappresentazionale, una viscerale o somatica e una comportamentale o motoria.

 

1.2 – I sistemi operativi emozionali psico-comportamentali di Panksepp

I sistemi di comando delle emozioni di base o sistemi operativi emozionali psico-comportamentali sono circuiti cerebrali che generano risposte adattative a situazioni ambientali ricorrenti e tipiche; essi sono stati selezionati dall’evoluzione perché stabiliscono un valore aggiunto alla sopravvivenza, in condizioni di rilevante significato biologico (ad esempio la presenza di un pericolo, la possibilità di trovare delle risorse alimentari, o la vicinanza di un partner sessuale). I circuiti cerebrali legati alle emozioni forniscono modi di reagire che aumentano la possibilità che l’organismo sopravviva e arrivi a riprodursi, rendendolo pertanto in grado di trasmettere i propri geni, geni nei quali le emozioni legate alle situazioni fondamentali per la specie si sono radicate. L’aspetto evolutivo-adattativo di queste strutture, la loro trasmissibilità ereditaria e il loro rispecchiare esperienze fondamentali dell’umanità possono rimandare al concetto junghiano di archetipo, che l’autore definiva come pattern of behaviour, modello di comportamento (Jung, 1934).

La teoria di Panksepp si basa sull’osservazione del comportamento animale –  ed è quindi una teoria scientifica falsificabile –  mettendolo però a confronto con l’esperienza soggettiva dell’essere umano. I sistemi di comando delle emozioni  si manifestano nell’uomo in maniera alquanto più sfumata che nell’animale, come tendenze psicologiche, stati soggettivi, indirizzi di comportamento, perché nell’uomo l’espressione delle spinte istintuali sottostà alla mediazione e al controllo dei processi cognitivi superiori. Però quello che emerge dallo studio comparativo dei dati di laboratorio sugli animali da esperimento con il resoconto dell’esperienza soggettiva è che la motivazione e l’emozione sono un’eredità filogenetica condivisa dai mammiferi superiori (incluso l’uomo) e che i sistemi operativi emozionali psico-comportamentali inseriscono l’uomo in una prospettiva evolutiva in comune coi suoi confratelli animali, che è quella per cui i circuiti esecutivi del cervello che sincronizzano simultaneamente un gran numero di funzioni corporee e mentali predisponendo le risposte organismiche finalizzate alla sopravvivenza si conservano lungo la scala della filogenesi per il loro valore adattativo.

Gli otto principali neurocircuiti o sistemi di comando delle emozioni di base sono:

– il sistema della ricerca, dell’interesse, dell’entusiasmo e dell’euforia, legato alla dopamina. Su questo sistema agiscono i chemocettori che determinano i comportamenti appetitivi, come la fame, la sete, il caldo, il freddo, la pressione dell’ossigeno e dell’anidride carbonica ecc.;

– il sistema della rabbia, dell’odio, dell’aggressività e della dominanza, legato all’adrenalina, alla noradrenalina e al testosterone;

– il sistema della paura, dell’allarme e dell’ansia, legato all’adrenalina, alla noradrenalina e al cortisolo;

– il sistema del desiderio sessuale, della sensualità, della bramosia, legato agli ormoni sessuali;

– il sistema dell’amore, della cura genitoriale, dell’attaccamento, della benevolenza, dell’accudimento dei propri consimili, legato all’ossitocina;

– il sistema del legame sociale, che però è definito in negativo dalla sua perdita, come sistema della tristezza, del dolore psichico, dell’angoscia di separazione, dell’abbandono e della solitudine affettiva, legati all’assenza delle cure e del legame di attaccamento; la perdita è antagonizzata dagli oppiodi endogeni;

– il sistema del gioco, della gioia, della fantasia, dell’interpretazione dei ruoli sociali nell’attività ludica, legato alla dopamina e alle endorfine;

– il sistema del SELF (acronimo per Simple Ego-type Life Form, Semplice Forma di Vita Ego-simile), un primitivo circuito neurale di autorappresentazione che costituisce la base dell’esperienza cosciente.

La serotonina, col suo effetto rasserenante e calmante, antagonizza e bilancia i sistemi della rabbia e della paura. La sorpresa corrisponde a uno stato di attivazione della vigilanza e dell’attenzione, con un aumento del tono noradrenergico. Quanto al disgusto, reazioni aversive sono determinate da enterocettori sensibili a sostanze che interferiscono con l’omeostasi fisiologica. Il piacere indica qualcosa che è biologicamente utile, e gli stimoli utili sono quelli che informano il cervello del loro potenziale di riportare il corpo all’equilibrio omeostatico, quando esso ha deviato dal suo punto d’aggiustamento biologicamente stabilito. Il piacere è una sensazione che è guidata dallo stato interno dei sistemi fisiologici rilevanti; è il modo del cervello di sentire che sta sperimentando stimoli che sono utili, in quanto sostengono la sopravvivenza dell’organismo aiutandolo a rettificare gli squilibri biologici. Gli stati affettivi legati al piacere dipendono dalle benzodiazepine e dagli oppiodi endogeni, ma la maggior parte degli stimoli sensoriali di piacere sorgono da segnali di ritorno degli squilibri corporei ad un livello ottimale di funzionamento.

Seguiremo ora più da vicino le vicissitudini dell’ultimo sistema, quello del SELF, per poi ricollegarci finalmente a tutti gl’altri.

 

2 – Homuncoli osservanti e homuncoli agenti

Un modo di vedere la coscienza è quello di un sistema rappresentazionale. Questo può portare all’illusione che esista all’interno della testa un teatro cartesiano, secondo l’espressione di Dennett (1991, 1997-98), ovvero un locus circoscritto del cervello a partire dal quale un supposto homunculus  assiste al “teatro cartesiano” della coscienza, dove sono messe in scena le rappresentazioni che ne sono oggetto. Il filosofo della mente americano contesta doppiamente questa ipotesi: primo perché postula una doppia trasduzione, che sarebbe antieconomica, come se il cervello tessesse e disfacesse la tela di Penelope. Una prima trasduzione è quella da input sensoriali a impulsi nervosi, che avviene negli organi sensoriali periferici, una seconda, di senso inverso, avverrebbe nel “quartier generale” della coscienza, da impulsi nervosi a rappresentazioni, poi assemblate in un’unica rappresentazione multimediale, quella oggetto della visione dell’homunculus. Il secondo punto di contestazione è che l’esistenza di un homunculus presuppone quella di un altro homunculus al suo interno che assista al suo comportamento e lo descriva, e così via un inammissibile regressus ad infinitum. Ergo:  non c’è nessun quartier generale, nessun homunculus e nessun teatro cartesiano della coscienza, la coscienza invece è distribuita nei vari sottoprocessi e sottoagenzie del sistema nervoso, è una proprietà della rete, della sua struttura e dei poteri di trasformazione che possiede. Dennett propone il modello delle molteplici versioni, dove non c’è nessun quartier generale, nessun homunculus e nessuno schermo dove gli oggetti fenomenologici vengono proiettati, ma la coscienza è distribuita nei vari sottoprocessi e sottoagenzie del sistema nervoso, è una proprietà della rete, della sua struttura e dei poteri di trasformazione che possiede. L’architettura del cervello è massicciamente parallela, con milioni di canali operazionali simultaneamente attivi, e un elaboratore seriale di contenuti definiti che si alternano turbinosamente nella strozzatura dello spazio di lavoro globale.  Secondo questa visione, non esiste un flusso di idee, sensazioni e immagini che attraversa la mente, lo stream of consciousness, perché non c’è un quartier generale centrale, o un homunculus che assiste alla rappresentazione. Esiste un cervello che svolge le sue attività in modo parallelo, e dove niente è fuori o dentro la coscienza, ogni processo in un dato momento può diventare cosciente, e smetterlo di essere l’istante successivo, perché soppiantato da un altro nella strozzatura ad imbuto della coscienza. “La coscienza umana potrebbe essere l’attività di una specie di macchina virtuale e seriale implementata sull’hardware parallelo del cervello” (1991, p. 289), “e ogni cosa che ha una macchina virtuale del genere come suo sistema di controllo è cosciente nel senso più pieno del termine” (ibid., p.314) . Il Sé è il “centro di gravità narrativa” creato dal linguaggio e un’utile finzione prodotta dall’”atteggiamento intenzionale” –  che consiste nell’attribuire agli altri credenze, desideri, intenzioni –  un espediente alla base del legame sociale. Tuttavia non esiste nessun Sé interiore, dotato di coscienza, in grado di avere opinioni e di prendere decisioni, ma solo processi multipli e paralleli, che danno origine a una “magnifica finzione”, un’illusione efficace (Blackmore, 2004).

Tuttavia si può contestare l’esistenza di un homunculus osservante, ma ammettere un homunculus agente, come fa Panksepp (1998), che sostiene che esiste un Io agente, che può essere descritto come un complesso di stati di disposizione all’azione e di sensazioni emozionali che hanno come riferimento delle coordinate motorie, un processo centrale che non osserva ma è osservato dai più evoluti monitor o sistemi rappresentazionali sviluppati successivamente dall’evoluzione nel cervello. Quindi il SELF è l’attore che al centro del teatro cartesiano della coscienza rappresenta il nucleo di ogni esistenza individuale. Il SELF non ha pensieri o percezioni chiaramente definiti, ma aiuta ad elaborare sensazioni primitive, e serve come ancora che stabilizza o lega molti altri processi cerebrali.

 

 

2.1 – Un principio neurale di autorappresentazione radicato nel ronco encefalico

Secondo Panksepp un principio neurale di autorappresentazione sorge in età precoce da un processo motorio coerentemente organizzato nel mesencefalo, dove si sovrappongono e si connettono i primitivi sistemi neurali per le mappe motorie (schema corporeo), sensoriali (schema dell’ambiente) ed emozionali (schemi di valori). La funzione neurofisiologica dell’autorappresentazione sebbene sia piuttosto arcaica non rimane primitiva, ma continua ad evolversi man mano che si proietta ai livelli più alti dell’encefalo fino alla corteccia, il che permette all’essere umano di avere flessibilità comportamentale e dotazione di pensieri complessi e immagini interne. Infatti lo sviluppo delle funzioni superiori, come l’autoriflessività e la condivisione delle emozioni altrui (empatia, rispecchiamento, mentalizzazione) è legato all’espansione di un consapevole senso del sé multidimensionale nel cervello. Questo significa che le forme più alte di coscienza umana emergono dalla corteccia e dalle aree limbiche superiori, ma dipendono dai circuiti inferiori del cervello che generano le emozioni e le motivazioni di base. La rete rappresentazionale del Sé controlla il tono motorio e alcuni semplici processi di orientamento, interagisce ampiamente con tutti i sistemi operativo-emozionali, e i suoi ritmi intrinseci possono essere modulati da un’ampia gamma di input regolatori. La consapevolezza dei nostri stati interni si origina quando i sistemi endogeni sensoriali ed emozionali del cervello ricevono impulsi diretti dal mondo esterno oppure cominciano a riverberare con altri cambiamenti di ritmi di scarica neuronale all’interno.

L’homunculus del Sé può essere descritto come un corpo di forma molto primitiva, che fornisce i meccanismi esecutivi per i pattern comportamentali primari e la consapevolezza corporea; diviene sempre più sofisticato per via della sovrapposizione di successivi strati di controllo, piuttosto che per una modificazione della sua forma originale. E’ il punto di riferimento per la progressiva evoluzione dei livelli superiori di coscienza, grazie anche a fattori neuronali dipendenti dalla crescita prodotti con l’implementazione delle aree più evolute. La progressione epigenetica a gradini spiega come il senso di Sé sia un sentimento di coerenza interna, coesione spaziale e continuità nel tempo che si estende sempre più ampiamente con lo sviluppo, mentre si espandono le aree correlate al Sé, fornendo circuiti cerebrali progressivamente più evoluti per la rappresentazione e la decisione sul mondo esterno.

Gli strati profondi dei collicoli cerebrali e i circuiti sottostanti del grigio periacqueduttale mesencefalico elaborano una mappa viscerale del corpo e uno schema motorio. Nel SELF, la mappa motoria è più centrale della mappa dei processi enterocettivi perché la coerenza motoria deve precedere e indirizzare la guida sensoriale: la mappa somato-motoria e dei movimenti oculari è fonte di un insieme coerente di coordinate motorie che indirizzano l’azione e la percezione, garantendo uno stabile riferimento psicologico al campo percettivo. Diversamente, per Denton (2005) la priorità va alla entero-cezione: egli colloca l’origine della coscienza nelle afferenze degli enterocettori che monitorano i parametri omeostatici fondamentali, e che quando escono dal range vitale generano sensazioni impellenti accompagnate da intenzioni compulsive. Qualunque sia il sistema nucleare dell’autoesperienza, quello muscolo-scheletrico o quello omeostatico-viscerale, le regioni mesencefaliche periacqueduttali sono ampiamente interconnesse con l’area frontale motoria, dove sono generati piani, progetti e intenzioni e dove avviene il processo decisionale (decision making) e con l’area parieto-sensoriale, dove sono costruite le percezioni. La corteccia frontale, nello stabilire le priorità comportamentali nel tempo, ha bisogno di recuperare attivamente informazioni percettive dalla corteccia sensoriale. La coscienza primaria o nucleare (Damasio, 1999) è una intrinseca disposizione all’azione del sistema, che fornisce una massiccia stabilità per l’apparato percettivo, ed è essenziale per il recupero di informazione dai depositi della memoria; essa deve essere distinta dai contenuti della coscienza, che sono creati dai processi senso-percettivi cui si aggiungono le operazioni cognitive e del pensiero, e che possono esser considerati oggetto di una forma secondaria o derivata o di ordine superiore di coscienza, la coscienza estesa o secondaria o autobiografica (ibid.).

Il SELF si integra con la formazione reticolare ascendente attivante e i nuclei reticolo-talamici, ovvero col sistema dell’attenzione e della vigilanza, e la rappresentazione del Sé è oggetto di osservazione sia da sola, sia quando è fortemente ingranata con i processi percettivi superiori – fornendo input a diversi sistemi analizzatori sensoriali – e con i circuiti delle motivazioni e delle emozioni di base. L’homunculus del SELF costituisce un corpo virtuale neurosimbolico, che fornisce una rappresentazione unitaria e coerente dell’organismo e del suo funzionamento. Esso corrisponde al proto-Sé di Damasio (ibid.). Le percezioni delle emozioni si installano secondo Panksepp nel cervello attraverso le interazioni degli altri sistemi operativi-emozionali con la rappresentazione del corpo virtuale del SELF.

 

2.2 – Il sistema REM come sistema arcaico di vigilanza declassato all’integrazione delle motivazioni e delle emozioni nel sogno

Il pacemaker endogeno per la generazione del sogno e del sonno REM risiede in una ristretta zona del tronco encefalico prossima alla giunzione ponte-mesencefalo, inserito nel più ampio sistema reticolare ascendente attivatore, adibito alla veglia e alla vigilanza, ed è costituito da neuroni colinergici sparsi nella parte caudale del ponte di Varolio; dunque l’ubicazione più caudale del pacemaker del sonno rispetto al sistema della veglia e vigilanza  suggerisce che il sistema del sonno REM è filogeneticamente più antico di quest’ultimo. Panksepp ipotizza che il sistema REM sia un sistema di vigilanza più arcaico, che è stato soppiantato da quello più evoluto emerso nell’ARAS, e che tuttavia sia stato mantenuto dall’evoluzione ma relegato a funzioni di secondo piano, come l’integrazione dell’informazione emozionale che avviene durante il sogno. Infatti le spinte emozionali più ancestrali dell’uomo vengono codificate e incluse nella costruzione dei sogni. Il sistema arcaico che è stato poi deputato al sonno REM mediava in origine la vigilanza emozionale selettiva, una informazione emozionale fortemente impregnata dalle routine comportamentali dei processi primari, dominante prima dell’emergenza di complesse strategie cognitive. Il fatto che i sistemi operativi emozionali comportamentali siano al servizio del sistema arcaico di vigilanza che è stato poi declassato alla produzione del sogno spiega il perché del vivido contenuto emozionale dei sogni. Mentre per Hobson (1988) la loro ricchezza simbolico-emozionale è frutto dello sforzo interpretativo della corteccia, che ricorre alle sue risorse più profonde per conferire agli impulsi astrutturati di origine mesencefalica la loro coerenza tematica, per Panksepp l’impronta pulsionale è intrinseca al meccanismo generativo del sogno.

Secondo Panksepp le routine motivazionali preprogrammate che regolano il comportamento animale sono alla radice dei sogni – e quindi si dovrebbe sostituire nel determinismo del sogno al desiderio freudiano, che è prevalentemente desiderio sessuale, il concetto più generale di bisogno – e dell’organizzazione della coscienza . Tutti i mammiferi sperimentano emozioni di base ma non sono in grado di riflettere su di esse e di apprezzare la durata di tali emozioni nel tempo. Ciò che caratterizza l’elaborazione tipicamente umana delle emozioni, portandola a costituire la base del fenomeno della coscienza, è il senso di “ego-ità” o “ipseità” (I-ness in inglese), attraverso il quale l’uomo giunge a rappresentare se stesso e i suoi interessi nel mondo.

 

2.3  – L’organizzazione del comportamento e dell’esperienza: interazioni tra il SELF e le altre strutture regolative

L’emergenza di circuiti emozionali, e conseguentemente di stati emozionali, ha fornito potenti poli d’attrazione per sincronizzare vari eventi neurali in modo da coordinarli a specifiche tendenze cognitive e comportamentali in risposta a problemi ancestrali di sopravvivenza: avvicinarsi alle fonti di approvvigionanmento nella ricerca ( sistema del seeking), fuggire nella paura (fear), attaccare nella rabbia (rage), cercare sostegno sociale e accudimento nell’angoscia di separazione (panic), corteggiare e godere nel desiderio sessuale (lust), accudire la prole e i propri consimili (care), sperimentare divertimento e dominanza sociale nel gioco (play). Ognuno di questi sistemi operativo-emozionali ha una valenza affettiva, producendo emozioni che sono positive o negative, desiderabili o indesiderabili, forme distinte di ognuno di questi tipi generali di esperienza. Il nucleo di riferimento di queste esperienze, quasi un nucleo centrale dell’essere, è subcorticale, essendo ubicato in regioni centrali motorie del mesencefalo – le aree periventricolari, periacqueduttali e limitrofe – che appaiono le possibili sorgenti neuronali degli stati affettivi della coscienza e del sogno. Essi possono elaborare un senso fondamentale del Sé nel cervello, che nonostante sia preconscio ha un’influenza pervasiva, non molto abile né intelligente. Esso comunque assicura l’esperienza dell’agentività e costituisce la base ontogenetica del Sé più maturo.  L’autopercezione protopatica del Sé fornisce una immagine corporea di base che può controllare il fuoco attenzionale e intenzionale primitivo, stabilendo il riferimento per forme di competenza più sofisticate nel cervello. Il senso di egoità (I-ness) è legato criticamente a tale rappresentazione motoria nel cervello, e il senso di coerenza autoreferenziale fornita da antiche e stabili coordinate motorie è fondamentale per l’unità delle forme più complesse di coscienza.

Modificando direttamente l’intrinseca dinamica del SELF, i circuiti emozionali e motivazionali stabiliscono le condizioni per creare la consapevolezza affettiva, nel senso che la mutevole dinamica delle reti delle rappresentazioni estese del SELF è essenziale per generare le emozioni nel cervello di tutti i mammiferi. Gli stati affettivi di base, che sorgono dalle dinamiche trasformative della rappresentazione del SELF, possono fornire un fondamento psichico essenziale per tutte le forme di coscienza.

La rappresentazione primitiva del SELF consiste presumibilmente di una rete neurale intrinsecamente riverberante legata al tono corporeo di base e alla generazione dei movimenti assiali grossolani. Quando altri stimoli sopraggiungono, sia interni che esterni, essi interagiscono con tale schema corporeo e stabiliscono nuove riverberazioni rientranti. Le caratteristiche uniche dei vari comportamenti emozionali possono sorgere da come i vari circuiti di comando delle emozioni modulano le riverberazioni e le risonanze neuronali con queste rappresentazioni estese del SELF. I sistemi operativi emozionali nella loro interazione col SELF conferiscono a quest’ultimo il tono emotivo della situazione. Il SELF modula l’ARAS  e quindi determina lo stato di vigilanza, che è a questo punto condizionato dai neurotrasmettitori interessati dalla motivazione in atto. Si ha per esempio un aumento di vigilanza nella paura e nella rabbia, una diminuzione di essa nella perdita del legame sociale. Attraverso il sistema reticolare ascendente l’attivazione giunge al talamo e di qui alla corteccia, dove si ha la rappresentazione a livello superiore del SELF.

 

3 – Maturazione, differenziazione funzionale ed encefalizzazione progressiva della rappresentazione del Self

Per Damasio (2010) la coscienza emerge quando a un processo mentale elementare va ad aggiungersi un processo del Sé. Il Sé è il fulcro e la condizione necessaria della coscienza, perché se in una mente manca il Sé quella mente non può essere cosciente. I contenuti pertinenti al Sé possono giustapporsi ad altri eventi mentali e accompagnarli: in tal caso questi eventi mentali diventano coscienti. Quando un oggetto entra nel campo percettivo dell’organismo, questo registra contemporaneamente i mutamenti relativi all’oggetto e gli aggiustamenti richiesti all’organismo stesso per mantenere l’oggetto nel campo percettivo. L’organismo mette in relazione i due eventi attraverso il rientro, e quello che ne risulta è la coscienza nucleare, la quale è la registrazione del mutamento che si verifica nell’organismo in funzione dell’incontro con l’oggetto (Damasio, 1999). Essa è la descrizione non verbale, per immagini, nei dispositivi cerebrali di rappresentazione, del modo in cui lo stato dell’organismo viene modificato dall’elaborazione di un oggetto da parte dell’organismo stesso e di come tale processo intensifica l’immagine dell’oggetto causativo, mettendolo in posizione saliente in un contesto spaziale e temporale. Le modificazioni relative all’oggetto vengono momento per momento correlate con le modificazioni relative al SELF – che Damasio chiama proto-Sé –  in un processo che può essere tradotto in una narrazione non verbale (in un secondo tempo verbalizzabile) dell’incontro tra l’oggetto e il Sé: questa continua correlazione tra la mappatura dell’oggetto e quella del proto-Sé costituisce, come una musica contrappuntistica, la coscienza nucleare. La coscienza nucleare però è solo il primo livello della coscienza; al di là del qui e ora della coscienza nucleare, a ritroso e in avanti, esiste la coscienza estesa, che è la capacità di essere consapevoli di una vasta estensione di entità ed eventi. Essa scaturisce dall’integrazione dell’insieme di ricordi pertinenti a una classe di oggetti – i ricordi autobiografici, che possono esser richiamati per un qualsiasi oggetto – con le immagini, attivate simultaneamente e per una certa durata, la cui raccolta costituisce il Sé autobiografico. Il risultato è che ai ricordi autobiografici relativi all’oggetto viene associata la corrispondente rappresentazione del Sé, che acquisisce un senso di prospettiva, di possesso e di azione individuali più ampi della coscienza nucleare.

Lungo la scala della differenziazione funzionale, la coscienza coinvolge una serie di strutture successive:

– A livello mesencefalico, il grigio periacqueduttale e i collicoli superiori, dove ha sede la rappresentazione innata degli schemi muscolari e di movimento e del monitoraggio dell’omeostasi viscerale. Il sistema del SELF, così costituito, si appoggia al sistema reticolare ascendente attivatore, sede della vigilanza: il fenomeno della coscienza richiede un adeguato livello di vigilanza;

– A livello diecefalico, l’ARAS si connette coi nuclei talamici intralaminari e a proiezione diffusa. Il talamo è un relè fondamentale tra le vie sensoriali e la corteccia. A questo livello le rappresentazioni sensoriali del mondo esterno si associano al tono di base chinestesico e cenestesico veicolato dal SELF. Si costituiscono così il Sé nucleare e la coscienza nucleare, che sono dati dalla registrazione dell’incontro con l’oggetto del nucleo emozionale di base dell’organismo. La rappresentazioni modificate dell’oggetto e dell’organismo sono temporaneamente legate in una configurazione coerente, che è descritta in una sequenza di immagini ed emozioni.

– A livello telencefalico, le proiezioni del talamo giungono a varie aree corticali, tra cui le aree senso-motorie, l’insula, il cingolo anteriore, le cortecce sensoriali, la corteccia associativa postero-mediale. Il Sé nucleare si snoda lungo una serie di rappresentazioni nel passato e nel futuro, che gli conferiscono coerenza interna e continuità nel tempo. I ricordi autobiografici generano pulsazioni del Sé nucleare che sono collegate temporalmente in una configurazione coerente su vasta scala, il Sé autobiografico.

La corteccia parietale dell’emisfero destro contiene le rappresentazioni mentali del mondo esterno (somato-sensitive) e interno (estero-cettive) organizzate attraverso le loro proprietà visuo-spaziali, mentre nell’emisfero sinistro la realtà è rappresentata secondo le proprietà audio-verbali e logico-narrative. L’organizzazione della realtà in un sistema logico-linguistico richiede il passaggio dall’emisfero destro al sinistro e la ritrascrizione delle connessioni insature delle rappresentazioni in un modo che può essere descritto come simbolico (Kaplan-Solms & Solms, 2000).

La corteccia postero-mediale (CPM) del lobo parietale comprende la corteccia del cingolo posteriore, la corteccia retrospleniale e il precuneo. Essa è una regione di convergenza-divergenza, ovvero un crocevia di smistamento di vie associative che riceve segnali dalle regioni sensoriali di ordine superiore – che cioè presiedono alle associazioni delle aree sensoriali primarie – e dalle regioni premotrici, nonché dai nuclei sottocorticali che regolano lo stato di vigilanza; mentre invia segnali in aree corticali implicate nell’attenzione e nella ricompensa, a livello del tronco encefalico e del proencefalo basale, a regioni implicate nelle routine motorie – i gangli delle base – , a regioni che presiedono alla motivazione – il grigio periacqueduttale. La corteccia postero-mediale è una regione abbastanza antica filogeneticamente, che si suppone deputata alla gestione delle disposizioni all’azione, e quindi anche degli schemi regolatori interattivi. Damasio ipotizza che essa contribuisca alla coscienza partecipando all’assemblaggio degli stati del Sé autobiografico, e quindi costituendo quella scena spazio-temporale dove lo spettacolo del Sé può essere rappresentato (2010).

 

3.1 – Il cerchio si chiude

Ritorniamo al punto di partenza. La coscienza ha un valore adattativo perché ottimizza la regolazione dei processi vitali. Quindi essa è la risultante dell’interazione dell’organismo con l’oggetto, e dell’informazione di ritorno sul cambiamento che l’oggetto produce sull’organismo.  Perché si costituisca sono necessarie:

–           delle rappresentazioni dell’oggetto come senso-percezioni nella memoria di lavoro;

–           delle rappresentazioni dello stato del Sé;

–           delle rappresentazioni della relazione tra l’oggetto e il Sé, ossia delle variazioni infinitesimali nel tempo dell’uno e dell’altro.

A livello corticale le rappresentazioni somestesiche e viscerali del Sé si collegano alla memoria di lavoro, ai centri del linguaggio, ad aree associative di livello superiore, alle funzioni esecutive, alla corteccia interpretativo-narrativa del lobo frontale sinistro. Lo stato del Sé viene istante per istante raffrontato alle modificazioni dei portali sensoriali e si costituisce l’esperienza cosciente.

A questo punto la teoria di Damasio si può raccordare con quella del presente ricordato di Edelman, se attribuiamo al proto-Sé, in quanto rappresentazione dei parametri omeostatici essenziali dell’organismo, il posto che quest’ultimo attribuisce alla nozione di valore. La teoria di Edelman (1989, 1992) deriva dalla sua teoria della morfogenesi del sistema nervoso, per la quale è stato insignito del Premio Nobel, la Teoria della Selezione dei Gruppi Neuronali. L’accoppiamento tra mappe nel sistema nervoso entrale  fa sì che vengano rafforzate le combinazioni “premiate” dall’esperienza, e quindi che vengano collegate e correlate – categorizzate – le attività di una mappa con quelle di un’altra, in funzione dei “valori”. I valori sono “gli aspetti fenotipici di un organismo selezionati nel corso dell’evoluzione e che vincolano gli eventi selettivi somatici” (Edelman & Tononi, 2000, p. 105), e quindi il monitoraggio dei parametri omeostatici di base. La categorizzazione dell’ambiente esterno è il risultato della costruzione di mappe globali corrispondenti nel sistema nervoso, caratterizzate da connessioni ad elevato grado di rientro, e selezionate con l’eredità in funzione dei sistemi di regolazione omeostatici, in modo da conferire allo stimolo corrente una riconoscibilità in funzione della sopravvivenza dell’organismo. Il riconoscimento è dato dall’accoppiamento dei contenuti della memoria di lavoro (la scena attuale) con scene similari immagazzinate nella memoria remota, nelle “associazioni valore-categoria”, in cui le rappresentazioni sono selezionate e in immagazzinate in base allo stato di attivazione del cervello al momento dell’evento saliente; lo stato funzionale del cervello è determinato da una serie di sistemi a proiezioni aspecifiche, funzionali al mantenimento dell’omeostasi, invianti segnali a tutto il sistema e caratterizzati da uno specifico neurotrasmettitore. Le rappresentazioni della memoria remota sono categorizzate in funzione di segnali interni del cervello che veicolano informazioni sullo stato comportamentale e di vigilanza dell’organismo o sull’improvvisa comparsa di eventi salienti. Edelman distingue due tipi di coscienza, la coscienza primaria, che appartiene anche ad animali più evoluti come i mammiferi superiori, e la coscienza di ordine superiore, che presuppone l’uso del linguaggio e quindi è tipicamente umana. La coscienza primaria è un presente ricordato, in quanto emerge dall’interazione – attraverso una continua segnalazione rientrante –  delle categorie percettive correnti della memoria di lavoro con le rappresentazioni della memoria a lungo termine selezionate in base alla corrispondenza del loro valore omeostatico-adattativo. La coscienza primaria è l’esperienza del qui-e-ora, ed è costituita da esperienze fenomeniche come le immagini mentali, è vincolata al presente, priva di passato e futuro e del concetto di Sé. In un secondo momento, l’organismo è in grado di collegare e pianificare le contingenze, organizzandole in continuum temporale, attraverso lo stabilirsi di nuove connessione rientranti tra i centri di categorizzazione percettiva e concettuale e i centri del linguaggio. Si costituisce così la coscienza di ordine superiore, cui si deve la continuità e la coerenza del Sé – con le esperienze collegate dell’identità e dell’autoriconoscimento –  prodotta dall’organizzazione della successione delle esperienze del presente ricordato col riferimento ai sistemi simbolico-linguistici. Assieme a Tononi, Edelman afferma che il processo neurale sotteso all’esperienza cosciente costituisce un grande e variegato aggregato funzionale, comprendente un gran numero di gruppi neuronali variamente distribuiti nel cervello – anche se con una buona componente nel sistema talamo-corticale – che comunicano attraverso il rientro in meno di un secondo, e funzionano come un sistema complesso, tanto che il legittimo spazio neurale di riferimento dell’esperienza cosciente è dato dall’attività dell’intero nucleo dinamico (teoria del nucleo dinamico, 2000). La coscienza è prodotta dall’attività rientrante  tra aree corticali e sistema talamo-reticolare, tra aree corticali e altre aree corticali e tra tutte queste strutture e le strutture subcorticali (Edelman, 2006).

 

 

4 – Livelli di evoluzione e livelli di coscienza

Per Jung (1947-54) l’indagine sulla coscienza mina il valore scientifico della psicologia, poiché nel momento in cui vogliamo indagarla ci troviamo di fronte al paradosso che in quest’indagine oggetto osservato e soggetto osservante coincidono, in quanto la coscienza non ha un al di fuori di sé da cui osservarsi. Venticinque anni più tardi, Nagel (1974), scienziato cognitivista, argomenta elegantemente che l’esperienza soggettiva è indagabile esclusivamente dal soggetto, e non è riproducibile sperimentalmente: ad esempio, noi non possiamo figurarci l’esperienza soggettiva di un pipistrello perché, per quanto non si tratti di una specie troppo distante da noi lungo la scala filogenetica, esso esperisce un mondo totalmente costruito sull’udito e sugli echi di ritorno del suo sonar anziché sull’occhio, con un cervello strutturato di conseguenza. Tuttavia si è cercato di trovare un fondamento al fenomeno della coscienza, ponendo come condizione di essa l’esperienza del Sé, e quindi dell’identità e dell’autoriconoscimento. Essa è un dato soggettivo, ma è in parte riscontrabile obiettivamente. Ad esempio Lacan (1936) ha descritto la fase dello specchio come il momento in cui il bambino tra i sei e i diciotto mesi si guarda allo specchio e dà segno di riconoscere la propria immagine e l’ha interpretata come il momento in cui nella mente infantile si comincia a costituire il nucleo dell’Io. Il bambino è in uno stato di dipendenza emotiva e di immaturità della coordinazione motoria, e riconoscere la propria immagine gli dà un senso di giubilo e di allegria, che si esprimono nella mimica e nella gestualità. Ma anche alcune scimmie antropomorfe sembrano in grado di riconoscersi allo specchio, come evidenziato già da Darwin (1872), che dopo aver fatto sistemare uno specchio tra due oranghi nel giardino zoologico di Londra ha descritto i loro tentativi di giocare e sporgere le labbra verso la propria immagine tentando di baciarla. Gallup (citato in Blackmore, 2005) ha dimostrato che giovani scimpanzé dipinti di rosso durante il sonno in aree in cui non possono vedersi da sé (un sopracciglio e la punta dell’orecchio opposto) posti davanti a uno specchio cominciano a guardarsi e a toccarsi le aree marcate, riconoscendo evidentemente che l’immagine rimandata dallo specchio appartiene a loro. Secondo altri invece la coscienza presuppone il linguaggio, che trasforma le menti introducendo la capacità di rappresentarsi gli stati mentali propri e altrui (TOM, Theory of Mind), di collocarsi nel passato e nel futuro (Sé autobiografico) e infine quella di mentire, che  introduce una distanza tra ciò che il soggetto sente e ciò che esprime con le parole; in definitiva sono questi elementi che determinano il senso del Sé  e quindi la coscienza.

Dunque l’acquisizione della coscienza è controversa per gli animali. Ma anche sugli umani… c’è in giro del pessimismo, che fa dire a Pessoa che esistono diversi livelli di coscienza, il raggiungimento dei quali non è dato in partenza né garantito neppure per l’uomo:

Non ho mai dimenticato quella frase del biologo Haeckel… che l’uomo superiore (un Kant o un Goethe, sembra che dica) è di gran lunga più distante dall’uomo comune di quanto non lo sia l’uomo comune dalla scimmia. Non ho dimenticato la frase perché essa è vera. Fra me, che poca cosa sono nella gerarchia del pensatori, e un contadino di Loures, senza dubbio corre maggiore distanza che fra questo contadino e, non dico la scimmia, ma il gatto o il cane. Nessuno di noi, infatti, dal gatto fino a me, fa la vita che gli viene imposta, o realizza il destino che gli è stato attribuito; deriviamo ugualmente tutti da chissà cosa, siamo ombre di gesti fatti da altri, effetti incarnati, conseguenze che hanno sentimento. Ma fra me e il contadino c’è una differenza di qualità, che deriva dal fatto che in me esiste il pensiero astratto e l’emozione disinteressata; e tra lui e il gatto c’è, spiritualmente, solo una differenza di gradi…L’uomo superiore differisce dall’uomo inferiore e dagli animali fratelli di quest’ultimo, per la semplice qualità dell’ironia. L’ironia è il primo indizio del fatto che la coscienza è diventata cosciente.  (1982, p. 110-1).

Abstract

Il fenomeno della coscienza è basato sull’emozione e sulla motivazione. Come gli altri sistemi operativo-emozionali  descritti da Pankepp, il SELF ha sede nel grigio peri-acqueduttale; è un nucleo di autorappresentazione delle coordinate motorie di base e degli enterocettori che monitorano i parametri omeostatici fondamentali. Interagisce con gli altri sistemi operativi emozionali, regola la spinta all’azione e attraverso il sistema reticolare ascendente attivante lo stato di vigilanza. Con l’evoluzione onto e filogenetica, il SELF si encefalizza progressivamente e giunge ad essere rappresentato in sede corticale  e coordinato con altre aree attraverso la corteccia postero-mediale. Il suo collegamento con la memoria di lavoro permette di registrare istantaneamente le modificazioni che avvengono nell’organismo a seguito del rapporto con l’oggetto, strutturando il fenomeno della coscienza (Damasio).

 

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