Intelligenza emotiva ed Intelligenza corporeo-cinestesica

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Una coalizione fisiologica

Abstract
La lettura dei segni che la corporeità manifesta nelle relazioni interpersonali denota una forte connessione tra intelligenza emotiva e intelligenza corporeo-cinestesica; tale interazione non si limita ad una mera interdipendenza, ma esprime opportunità di costruzioni cognitive spendibili prettamente in ambito educativo. 

Thomas Hatch, un collega di Howard Gardner al progetto Spectrum, la scuola fondata sul concetto delle intelligenze multiple (Gardner, 2000), in occasione di alcuni momenti di sperimentazione ed osservazione relativi all’attivazione dell’intelligenza interpersonale, afferma che comportamenti come “riconoscere i sentimenti dei compagni” o “stabilire con essi connessioni rapide e facili”, denotano un talento che andrà maturando lungo tutto l’arco della vita. Esso si identifica nelle quattro componenti dell’intelligenza interpersonale: Capacità di organizzare i gruppi – si tratta dell’abilità essenziale del leader, che comporta la capacità di coordinare gli sforzi di una rete di individui. Questo è il tipo di talento che si osserva nei registi, negli impresari teatrali, nei militari con mansioni di comando, ecc. Capacità di negoziare soluzioni – questo è il talento del mediatore, capace di prevenire i conflitti, o di risolvere quelli già in atto. Gli individui dotati di questo talento eccellono nelle trattative, riescono a far bene da arbitri o da mediatori nelle controversie e potrebbero far carriera nella diplomazia. Capacità di stabilire legami personali – questa è la dote dell’empatia e del sapere entrare in connessione con gli altri. Essa facilita l’inizio di un’interazione, il riconoscimento dei sentimenti e delle preoccupazioni degli altri e stimola la risposta adeguata – è l’arte stessa della relazione. Le persone che ne sono dotate sono giocatori di squadra, buoni amici o partner d’affari e possono anche rivelarsi eccellenti insegnanti. Capacità d’analisi della situazione sociale – la capacità di riconoscere e di comprendere i sentimenti, le motivazioni e le preoccupazioni altrui. Questa conoscenza del modo in cui si sentono gli altri può facilitare l’intimità e i rapporti. Nel caso migliore questa abilità porta ad essere terapeuti o consulenti competenti (Goleman, 2002). A tutte queste capacità va anteposta la necessità di un corpo che manifesta segnali coerenti con il messaggio da comunicare; nel lavoro dell’interlocutore, infatti, è naturale analizzare meticolosamente se la semeiotica motoria del soggetto si indirizza e rafforza il significato dell’informazione da trasmettere. Pertanto, quanto e come c’è di connesso, dipendente, causale con il “talento del corpo intelligente” e quali sono le condizioni ed i contesti dove questo legame può, eventualmente, essere alimentato e guidato a buon fine? Per rispondere alle domande su menzionate, è opportuno fare un veloce accenno a ciò che Gardner definisce intelligenza corporeo-cinestesica, quella capacità del corpo di esprimersi, governarsi, manipolare le cose, orientarsi in maniera precisa, rispondere costantemente ed efficacemente ai problemi motori che si manifestano nelle forme più diverse (Gardner, 2000). È chiaro, per altro, che la nuova dimensione corporea esula dal mero concetto storico-filosofico del corpo inteso come mortificazione (Le Doux, 2002) o come elemento in idiosincrasia culturale con la mente, con la ragione. Il termine stesso “corpo” e, di conseguenza il valore culturale assegnatogli, cambia! Nasce la corporeità, un corpo “intelligente”, un corpo che non riflette più “l’avere sociale”, l’immagine guida, il modello di scultura estetica; ma un corpo che rispecchia “l’essere individuale”, spoglio della moda, ricco nell’anima, nel significante soggettivo della vita (valore concettuale che gli si attribuisce), nell’amore con cui si collega sinapticamente al cervello. Ma se la vita, ciò che siamo, è il frutto di modifiche biochimiche delle sinapsi, (Le Doux, 2002) è il risultato della nostra esperienza, quindi, del nostro patrimonio di conoscenze, perché il corpo non dovrebbe essere cultura (input), emotività (elaborazione), intelligenza (output)? È su questo postulato che s’innesta la relazione cognitiva tra intelligenza emotiva e intelligenza corporeo-cinestesica ed il corpo non potrebbe essere che il migliore veicolo culturale di cui siamo dotati! Già nel 1974, infatti, uno psicologo americano, Robert Ader, aprì la strada alla studio delle vie biologiche che rendono la mente, le emozioni e il corpo entità non separate, ma intimamente interconnesse (Goleman, 2002). Altre ricerche e studi furono portati avanti da scienziati di tutto il mondo con risultati rivoluzionari: terminazioni nervose, simili a sinapsi, entrano in contatto diretto con cellule immunitarie. Questi punti di giunzione neuro-immunitari consentono una trasmissione dei messaggi dal sistema nervoso autonomo al sistema immunitario e sensitivo (dolore, piacere, ecc.) determinando il condizionamento delle difese e delle sensazioni corporee da parte delle emozioni della vita. Ecco come si giustifica oggi la somatizzazione, il riportare cioè, attraverso manifestazioni generali o localizzate del corpo, i sentimenti vissuti in eccesso, positivo o negativo che sia. L’amigdala (LeDoux, 2002) è l’organo propulsore dell’emotività della vita: le sinapsi neurali che collegano questa al corpo rappresentano una serie di filtri biochimici atti, attraverso i neurotrasmettitori e i neuromodulatori, al dosaggio dell’impulso e, di conseguenza, responsabili delle risposte sensitive e motorie del corpo. La consapevolezza del meccanismo di tali processi aiuta l’essere umano a intervenire costruttivamente nel complesso ambito dell’educazione; dove variabili umani, infatti, eccedono è fondamentale ricercare punti fermi e di riferimento. La chiarezza e la coscienza dell’interazione emotiva e corporea come elaborazione cognitiva, esprime nuove frontiere nella sfera della didattica ed alimenta le modalità alternative che la collettività oggi ci richiede (Contini, 2001). La società d’oggi, infatti, offre agli allievi una serie di stimoli che, poiché di breve durata e di esagerata frequenza, sono percepiti troppo in “superficie”. Anche se la nostra mente ha modellato il suo sistema di ricezione, analisi, elaborazione e sintesi operativa in relazione agli input offerti dall’ambiente, non ha ricevuto sollecitazioni per far accreditare valore profondo all’aspetto umano, emotivo e spirituale della vita. La corporeità potrebbe essere lo strumento cognitivo più adeguato…

 

Bibliografia

  • Balduzzi L., Voci del corpo – Prospettive pedagogiche e didattiche, La Nuova Italia, Milano 2002
  • Bonetta G., Il secolo dei ludi – Sport e cultura nella società contemporanea, Lancillotto e Nautica, Roma 2000
  • Contini M.G., Per una pedagogia delle emozioni, La Nuova Italia, Milano 2001
  • Damasio A. R., Emozione e coscienza, Adelphi, Milano 2000
  • Gardner H., Formae mentis: saggio sulla pluralità dell’itelligenza, Feltrinelli, Milano 2000
  • Goleman D., Intelligenza emotiva, Bur Saggi, Milano 2002
  • Le Doux J., Il sè sinaptico –  Come il nostro cervello ci fa diventare quello che siamo,  Raffaello Cortina Editore, Milano 2002
  • Sibilio M., Il corpo intelligente, Simone, Napoli 2001

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Author: Filippo Gomez Paloma

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