Il valore del linguaggio

Neuroscienze.netIl linguaggio è lo strumento attraverso il quale possiamo entrare in comunicazione con il mondo. La teoria del rinforzo, propugnata da Burrus Frederick Skinner, afferma che i bambini imparano a parlare in modo appropriato perché guidati e stimolati dalla reazione di un rinforzo positivo da parte dei genitori. L’apprendimento linguistico procederebbe in tal caso secondo le regole dell’associazione e della generalizzazione. Le teorie innatiste o maturative propugnate da Noam Chomsky e Andrew Lieberman affermano l’esistenza di una disposizione all’acquisizione linguistica che orienta e determina lo sviluppo del linguaggio in gran parte indipendentemente dalle variazioni ambientali. Il bambino nel giro di pochissimi anni, impara, senza bisogno di un insegnamento specifico, la lingua a cui viene esposto. Soltanto nell’uomo sembrano essersi sviluppate, nel corso dell’evoluzione, le basi neurologiche che rendono possibile un’acquisizione spontanea del linguaggio. Il linguaggio va quindi considerato come un comportamento specifico della specie umana, profondamente ancorato alla matrice biologica di questa specie, il cui sviluppo dipende, in primo luogo, dalla maturazione di strutture e processi fisiologici, inscindibili dall’esposizione ad un ambiente linguistico. Il bambino ha un ruolo attivo nel processo di acquisizione del linguaggio poiché vi contribuisce una serie di potenzialità, di modi di analisi e di elaborazione degli elementi linguistici. Lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio è caratterizzato da una serie di fasi, corrispondenti alla maturazione delle strutture cerebrali deputate a tale funzione che si succedono in un determinato ordine, condiviso da molti bambini. Al tempo stesso ogni bambino è diverso dagli altri, perché in questo processo grandissime sono le variazioni individuali che riguardano non solo i tempi, ma anche i modi e le strategie di apprendimento. Le prime forme di comunicazione tra madre e bambino, prima che quest’ultimo sia in grado di utilizzare le parole, si sviluppano attraverso le cure materne. Le esperienze sensoriali, in questa fase di vita del bambino, sono i canali privilegiati della comunicazione tra lui e la madre, che lo manipola e gli parla. Le parole della madre sono equivalenti alle sue cure, al suo accudirlo ed hanno per il bambino un valore essenzialmente corporeo e concreto. D’altre parte i comportamenti sia gestuali (i sorrisi, le smorfie, le posture) che vocali (pianto, vocalizzazioni, suoni di lallazione) prodotti dal bambino già nei primi mesi di vita fungono, per gli adulti che si prendono cura di lui, da segnali comunicativi di stati, emozioni, bisogni. L’interpretazione, il rinforzo e la riproduzione speculare che gli adulti operano di questi segnali, fanno sì che, gradualmente, essi assumano per il bambino un significato affettivo ed un potere comunicativo preciso. Così verso i nove mesi di vita, si può parlare della nascita di una vera e propria comunicazione intenzionale. E’ verso quest’età infatti, che il bambino diviene cosciente delle sue possibilità comunicative ed è consapevole a priori dell’effetto che i segnali gestuali e/o vocali da lui prodotti avranno sul suo ascoltatore. Da questo momento in poi, il bambino mette in atto i suoi comportamenti comunicativi in maniera più regolare e stabile, e attraverso l’interazione con l’adulto e con l’ambiente questi diventano segnali convenzionali. (Caselli M.C. et al, Il primo vocabolario del bambino, Milano 1995, FrancoAngeli) La seconda fase di sviluppo del linguaggio è monoverbale e inizia dal dodicesimo mese circa. Il bambino inizia a produrre le sue prime parole, per lo più entro la lunghezza di due sillabe e il suo vocabolario si arricchisce rapidamente. Apprende le regole per costruire morfemi a sviluppare il nesso logico tra le parole per costruire frasi sviluppando progressivamente le capacità grammaticale e sintattica. (Canestrari et al, Psicologia generale, 2000) Caratteristiche della funzione linguistica nei due emisferi cerebrali Numerosi studi evidenziano la specializzazione dell’emisfero sinistro nella funzionalità linguistica, sia nell’elaborazione lessicale che sintattica, mentre l’emisfero destro ha dimostrato di avere un ruolo fondamentale nella risoluzione di ambiguità lessicali. Sebbene un danno all’emisfero destro non produca quasi mai una condizione afasica, molte ricerche mettono in evidenza comunque disturbi del linguaggio e della comunicazione, nonostante non sia l’emisfero dominante per il linguaggio. Tali deficit si caratterizzano come lessicali o semantici. Grazie ai processi di plasticità neuronale l’emisfero destro può in alcuni casi supplire totalmente alle funzioni linguistiche del sinistro entro il decimo anno di vita, come ad esempio nei casi di rimozione parziale dell’emisfero sinistro posteriore nei bambini. (Paulson S.K. et al, 1995) La prosodia consiste nella caratterizzazione del discorso attraverso l’intonazione e la modulazione della voce: negli adulti l’emisfero destro è dominante nella prosodia, mentre l’emisfero sinistro è responsabile degli aspetti linguistici della comunicazione non-verbale. Anomalie della prosodia (monotona e inespressiva), associate ad ecolalia e all’inversione dei pronomi, sono anomalie del linguaggio presenti nella sindrome autistica. In presenza di danni all’emisfero destro si rilevano deficit nella comprensione emozionale. Nell’ambito dell’emisfero sinistro i deficit nella formulazione di discorsi sono causati da un interessamento dell’area di Broca, mentre quelli relativi alla comprensione linguistica sono causati dal coinvolgimento sia dell’area di Broca che di Wernicke. (Schaffer L. et al, 1996) Il linguaggio neuropsicofisiologico: scopi e finalità L’io del bambino è predisposto fin dalla nascita a crescere in coscienza e conoscenza attraverso la graduale scoperta e identificazione di tutto ciò che lo circonda: più acquisisce conoscenza, più è in grado di gestire il rapporto con l’ambiente (M. Trimarchi) Il cervello del bambino con i suoi due emisferi cerebrali se non viene condizionato con informazioni caotiche ed alterate rimane in grado di mantenersi in sintonia con la realtà naturale, e in tal caso la sua crescita e le sue risposte all’ambiente vanno sempre considerate giuste e adattive all’ambiente. Attraverso il codice linguistico il bambino comunica con il mondo circostante sempre identificando la realtà e gli oggetti che lo circondano nel contenuto e nell’utilizzo funzionale, cioè a che cosa serve? Questo processo permette al bambino di integrare e memorizzare nuove informazioni perché associate ad una emozione reale, ad una esperienza vissuta o ad un concetto e sempre alla sua rappresentazione visiva. Ogni simbolo dovrà essere presentato al bambino con il corrispettivo sostanziale (immagine e linguaggio simbolico- emisfero destro/emisfero sinistro). Il linguaggio inoltre diventa strumento di relazione in quanto permette di razionalizzare le emozioni e di superare stati d’animo che portano il bambino a chiudersi. Per utilizzare al meglio questo strumento occorre tener presente la realtà del bambino e il suo percorso evolutivo. Il gioco diventa strumento finalizzato alla comunicazione in quanto stimola l’attenzione, modifica l’umore, elimina le difese e libera l’energia. La parola dovrebbe contenere in sé il profondo rispetto dell’altro e in quanto tale dovrebbe essere sempre positiva e costruttiva. Per far questo occorre avere coscienza di sé e del proprio percorso evolutivo ed utilizzare l’informazione per affermare la propria soggettività ed individualità per dare soggettività all’altro, emettendo una comunicazione che risuoni nel cervello del bambino affinché la riconosca e lo stimoli al rispetto e alla scoperta di sé. Per utilizzare bene l’informazione occorre inoltre essere coscienti di sé ed essere responsabili di ciò che affermiamo. E’ di fondamentale importanza infatti acquisire il valore della parola e il suo utilizzo funzionale. E’ nostra responsabilità avere chiaro l’obiettivo di ciò che vogliamo comunicare, spiegare ciò che affermiamo e le motivazioni sottostanti le nostre affermazioni, lasciando spazio alla verifica ed alla conseguente integrazione dell’informazione. Tali strumenti ci permetteranno di migliorare grandemente la nostra comunicazione: la chiarezza interiore e la conoscenza di tali processi darà chiarezza e forza alle nostre parole e il nostro intervento sarà sempre più positivo, costruttivo e preventivo, diventando adulti e guide responsabili per una reale e sostanziale scoperta di noi stessi e del mondo.

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