Il nuovo libro di Guido Brunetti

“Le ali dell’anima. Dal neurone al pensiero”.

 

Le-Ali-dell'AnimaIl titolo del nuovo libro di Guido Brunetti Le ali dell’anima. Dal neurone al pensiero (Edizioni Neuroscienze, pagine 258)  è  “un’immagine suggestiva, evocativa e poetica”. E’ la metafora   dell’anima, “l’angelica farfalla”  di Dante,  la quale  può volare, mentre il corpo rimane inerte. E’ l’eterna aspirazione alla trascendenza  dell’uomo, il quale  tenta di spiegare le ali della sua anima nel volo.

 

Questa rappresentazione  è in sostanza la proiezione  di un lungo e affascinante itinerario filosofico e scientifico compiuto dall’autore, diretto a comprendere  il mistero della vita, del cervello e dell’anima con tutti gli strumenti del pensiero, della letteratura, dell’arte  e  della scienza. Un modello di ricerca che conferma – scrive nella prefazione il professor Rapisarda – le notevoli capacità dell’autore di fondere discipline umanistiche e discipline scientifiche. Un merito non comune tra gli autori, una qualità  che  da sempre gli è stato  riconosciuto da autorevoli scienziati. Il professor Raffaello Vizioli, neuro scienziato di fama mondiale, ed Edoardo Boncinelli hanno infatti definito rispettivamente Brunetti un “umanista-scienziato” e “uno dei pochi autori capace di scrivere un libro sul cervello, la mente e la coscienza”. “Tre parole- dichiara Brunetti in questa bella e densa  intervista-  che sono  avvolte  nel mistero e  nascondono  ancora abissi di ignoranza,  nonostante i progressi scientifici degli ultimi anni che hanno scoperto più cose sul cervello e la mente di quante ne siano state apprese nei precedenti cinquemila”. Sono argomenti che suscitano meraviglia, soggezione e sgomento tali da “far tremare le vene ai polsi di qualsiasi scienziato”.

Ciò che rappresenta la sua peculiarità  e lo differenzia dalla maggior parte degli altri autori è il “valore aggiunto” della sua concezione etico-spirituale dell’essere umano. Una visione che non contrasta con le neuroscienze, ma si pone come elemento fondamentale  di integrazione  dei molteplici saperi.

 

D’accordo con il neuroscienziato australiano Costa, docente nell’Università di Adelaide, Brunetti sostiene che il mondo della materia e il mondo dello spirito, il sapere trascendente e quello scientifico immanente, sono da considerare “conoscenze parallele”. Oggi, continuare ad affermare che la conoscenza del mondo fisico è “prerogativa” della scienza, mentre la conoscenza  della mente e dei pensieri, cioè del mondo spirituale,  è “prerogativa” della filosofia è una dicotomia “insostenibile”, una separazione “artificiale”.  Sia la costruzione del mondo esterno che la creazione di un mondo soggettivo interno (spirituale) sono il “prodotto” dell’evoluzione. E dunque essi vanno considerati  soggetto di studio sotto una stessa prospettiva. La sfida per i neuroscienziati è quella di trovare i “correlati neurali” alle esperienze esterne ed interne. Sia il mondo materiale sia il mondo spirituale,  l’insieme cioè delle attività della mente, sono “parte” dello stesso universo a cui si può “accedere” soltanto con la mente dell’essere umano.

In questa visione, la scienza è considerata entro “l’ottica dell’evoluzione biologica e  dell’evoluzione culturale  e rappresenta quindi anch’essa un’attività spirituale “per eccellenza” (Costa).

E’ una concezione umanistica, scientifica e spirituale dell’uomo e del mondo vista come un’esigenza fondamentale dell’essere umano, una spiritualità che sappia interagire con il mondo moderno e post-moderno.

 

Spirituale, spiritualità, spirito: concetti difficili, professor Brunetti.

 

Spirituale è ciò che concerne la realtà dello spirito. Sostanza spirituale: lo spirito. Spiritualità è ciò che ha natura spirituale. Sostanza immateriale. Che è spirito. Qualità che si attiene ai valori dello spirito e rifugge da istinti (Gabrielli). Per spirito s’intende una sostanza pensante, “il principio delle facoltà intellettive e razionali dell’uomo”, il complesso delle attività creative, i riti e il senso “quasi religioso” (Boncinelli) della grandiosità del creato. Il termine corrisponde al greco pneuma   o soffio, a noùs, respiro, fiato. Il concetto di spirito include l’anima, la mente, il pensiero, la coscienza, la cultura e dunque la scienza.

In questo senso, l’evoluzione culturale e l’evoluzione biologica appaiono come un’edificazione ed attuazione dello spirito. Attraverso lo spirito, ossia le facoltà intellettive, razionali e l’insieme delle percezioni e intenzioni consce e inconsce, l’essere umano è arrivato a scoprire tante cose inaspettate e meravigliose. Tante ne scoprirà e ne saprà.

 

“I più autorevoli neuroscienziati, da Wilder Penfield ai premi Nobel Eccles e Sperry, dopo aver dedicato le loro vite alla ricerca sul cervello, si sono inchinati di fronte al mistero della mente, di come cioè una struttura materiale- il cervello- possa produrre un’ attività immateriale, l’anima. E’ragionevole assumere che la mente risieda nel cervello. Il problema centrale tuttavia è che se il  concetto di mente- come rileva Boncinelli-  appare sfuggente, quello di anima è “addirittura inafferrabile”. Secondo alcuni autori, la mente (l’anima) è “una scatola nera” della quale non è possibile comprendere  i meccanismi.  La vita mentale, dicono alcuni autori, è immateriale ed epifenomenica, non può essere analizzata dalla scienza, la quale si basa su osservazioni oggettive. La mente (l’anima) è dunque intrinsecamente “un abisso insondabile”, il “grande profundum” di Sant’Agostino

 

C’è anzitutto da considerare  che “ gli stati mentali, i contenuti della coscienza, sono un fenomeno soggettivo, privato, personale, non dimostrabile scientificamente (William), ossia non riducibile ad indagine sperimentale. Non possiamo nemmeno sostenere  che l’anima sia reale.   Autori, come Eccles e Flanagan, ritengono che il problema della mente contenga grandi enigmi che “forse non saranno mai spiegati e risolvibili. Popper giudica che quello della mente e del cervello sia “un mistero grande quanto l’origine della vita”, il problema “più profondo e difficile della filosofia e della nuova scienza del cervello e della mente”.  Molti  altri neuroscienziati  invece reputano che sia possibile esplorare e comprendere sul piano scientifico la mente, in quanto dotata  di contenuti e di proprietà. Gli stati mentali- dicono i neuro scienziati- scaturiscono da una rete neurale. Si tratta allora di ricercare i meccanismi oggettivi, biologici, degli stati soggettivi, attraverso gli strumenti sperimentali. E’ possibile dunque “manipolare” la mente e la coscienza. Lo scopo della ricerca neuroscientica è pertanto quello di analizzare e capire l’insieme di questi meccanismi. Le neuroscienze, per Panksepp, sono pronte a “chiarire definitivamente i modi in cui il cervello dei mammiferi genera l’attività della mente”.

 

“Nella concezione delle neuroscienze non esiste una forma di dualismo  che pone cervello e mente su due realtà distinte.  Si ammette l’esistenza di “una identificazione” della mente con il cervello. In tal modo, al dualismo filosofico tradizionale di anima e corpo, si sovrappone, (rectius: si contrappone), la teoria del monismo, cioè dell’unità di mente e corpo. Questa teoria porta al riduzionismo biologico: ogni spiegazione di natura mentale viene valutata in termini di proprietà biologica di regioni del sistema nervoso. Si assume che gli eventi mentali siano “identici” agli eventi neurali. nel senso che ad ogni stato mentale corrisponda un possibile stato neurale. C’è insomma “identità” del cervello con la mente”.

 

 

“A partire dagli ultimi anni del secolo scorso, la ricerca sul cervello e la mente abbandona la pura analisi filosofica e dà vita all’indagine empirica, fondata cioè su metodi scientifici sperimentali.

La mente- ha scritto Sherrington- è un telaio incantato che “tesse rappresentazioni mentali e stati d’animo”. Le rappresentazioni mentali sono entità più o meno astratte quali simboli, immagini, idee, modelli mentali, sensazioni, emozioni, sentimenti

Il principio alla base delle nuove neuroscienze- afferma il premio Nobel  Kandel- è che “tutti i processi mentali, perfino i processi psichici più complessi, derivano da operazioni del cervello”. L’assunto cardine è che ciò che chiamiamo mente “rappresenta un insieme di funzioni svolte dal cervello”. Un principio correlato è che qualsiasi disturbo psichiatrico (o alterazione di questi processi) deve avere anche una base biologica.

La convergenza di ricerche che provengono da varie discipline, soprattutto dalle nuove neuroscienze, mostrano che la mente (l’anima) è il “prodotto” delle interazioni tra strutture e funzioni del cervello ed esperienze personali. Tali scoperte rendono “inutili e controproducenti” le antiche distinzioni fra cervello e mente, fra biologia ed esperienza, fra natura e cultura e sottolineano il ruolo fondamentale che fattori genetici e influenze esercitate dalle esperienze ambientali svolgono nello sviluppo dell’individuo.

L’obiettivo della nuova scienza del cervello è quello di “svelare” i segreti del cervello e della mente. E’ una scienza giovane, ma ha già conseguito formidabili progressi. Oggi, le conoscenze neuro scientifiche sono “anni luce” più avanti rispetto alla metà del secolo scorso.

Certamente. la scienza finora ha compiuto straordinari progressi, ha identificato galassie lontane anni luce, studiato particelle più piccole di un atomo. Ma non ha svelato il mistero del cervello, della mente e della coscienza. Fin tanto che la mente resterà un mistero- ha scritto Ramon y Cajal- resterà un arcano anche l’universo che ne riflette la struttura. Il divario tra mente (anima) e cervello in sostanza “non sembra essersi ridotto affatto”. Aggiungiamo poi che alcune definizioni del termine “psiche” comprendono: 1. l’anima; 2.l’intelletto; 3. la mente intesa come soggettività con “processi complessi suoi propri”. Queste definizioni riflettono di fatto la tesi che la mente “non sia semplicemente il prodotto del cervello”.

 

“Quando pensiamo al cervello e alla mente- afferma Damasio- “restiamo sconcertati”. Di che cosa è fatta la mente? Proviene dall’aria o dal cervello? E’ un processo “incarnato e relazionale” (Siegel) o è qualcosa di extra? I neuro scienziati dicono che proviene dal cervello. Di più. Credono che la mente sia il cervello. Anche questa ipotesi- precisa il nostro neuro scienziato- è “una risposta insoddisfacente”. Come fa il cervello a costruire la mente? E’ un fatto misterioso. Infatti, le proprietà della mente appaiono diverse da quelle della materia visibile. Non c’è quindi da sorprendersi- ragiona il grande neuro scienziato Damasio- se la mente sembra “possedere” una natura non fisica, immateriale. Cartesio, al riguardo, sosteneva l’esistenza di un’anima immateriale perché non riusciva a capire come una macchina (il cervello) potesse generare una varietà di pensieri, usare il linguaggio e altri simboli, riferire i pensieri mediante le sottigliezze del linguaggio e riflettere sui suoi  stessi stati mentali.  La sfida per i neuroscienziati è quella di comprendere in che modo il cervello generi e interagisca con qualcosa di extra. I fenomeni neurobiologici sono in realtà “immensamente complessi ed è una “falsa impressione” sostenere che la ricerca sui correlati neurali della mente sia espressione di “un rozzo riduzionismo”.

 

“E tuttavia sostenere che la mente sia un’entità misteriosa è cosa ben diversa dal sostenere- come concorda Kandel- che il mistero sia insolubile. Occorre cautela, in considerazione che le nostre conoscenze della biologia, della fisica e del cervello sono incomplete e lacunose, nonostante i successi delle neuroscienze.

Dunque, tutto dal cervello, oppure io sono un’anima o in parte uno spirito racchiuso nel corpo?

I pensatori presentano un ricco ventaglio di ipotesi. Ippocrate mette l’anima nel cervello; Democrito e Aristotele, per tutto il corpo; Epicuro, nel petto; Empedocle, nel sangue; gli stoici, nel cuore; Galeno pensa che ogni parte del corpo abbia la sua anima; per Cartesio, la sede dell’anima era la ghiandola pineale”.

“In realtà, “l’inventore” dell’anima- precisa Brunetti –  è stato Platone, il padre della filosofia occidentale. Egli teorizza l’esistenza di una’anima, di una “sostanza spirituale”, indipendente dal corpo e dunque immortale. Questa concezione è ripresa da Aristotele e sviluppata poi dal pensiero medioevale con le tesi teologiche proposte dal Cristianesimo. In epoca moderna, è stato Cartesio a concepire il dualismo metafisico: il concetto di una mente costituita di una sostanza immateriale.

Fino agli anni Ottanta del secolo scorso, i termini anima e coscienza rimangono fuori degli ambiti delle neuroscienze. Dovremo bandire- scriveva nel 1962 George Miller- questa parola, finché saremo in grado di giungere a definizioni più precise. Nei laboratori scientifici, il termine anima rimaneva tabù e non compariva in nessuna pubblicazione seria. Tutto cambia alla fine degli anni Ottanta grazie all’avvento dei metodi di brain imaging”.

“Oggi, il problema della mente e della coscienza è oggetto di ricerca di primissimo piano, un campo di studio affascinante. La mente (l’anima) così perde il suo stato speculativo, filosofico, e diventa argomento centrale delle neuroscienze, ossia oggetto di sperimentazione scientifica. Un mistero filosofico- l’anima- si trasforma così in un fenomeno scientifico, sperimentale, oggetto di laboratorio”.

 

Ma perché – si chiede il neuro scienziato Gazzaniga- pensiamo che sembrano esserci due parti di una persona, due entità distinte, una mente (immateriale e immortale) e un corpo. L’insieme delle ricerche e l’esame  della letteratura del nuovo campo di ricerca definito “neuroteologia” e “neuroetica” porta ala conclusione- rileva Boyer- che il cervello umano “genera credenze, come “spirito”, “Dio”, credenze morali, credenze religiose,  credenza in una mente separata dal corpo,  in una vita dopo la morte, in una mente superiore, ossia in  Qualcuno che ha progettato la nostra esistenza e il mondo (creazionismo). Possiamo concepire essenze senza un corpo fisico, come gli angeli, i demoni, le divinità, ecc.

Abbiamo dunque un sistema nel cervello, cioè meccanismi “ innati e precostituiti” (Blumstein), comuni a tutti gli esseri umani, che ci permettono di ricercare le cause degli eventi in avvenimenti che non sono osservabili, che non hanno proprietà fisiche, che non sono visibili. Il cervello umano costruisce queste credenze (Schacter, Dehaene), che sono “proprietà biologiche” innate. Esiste  una grammatica universale, una “scintilla morale” (Hauser), una struttura interiore  profonda (Green). Si è immaginato di poter individuare un “centro di Dio” nel cervello ( A. Newberg, E. d’Aquili). Dean Hamer ha  scoperto un gene che ha chiamato il “gene di Dio”, le cui variazioni determinano il grado di spiritualità.

Esperimenti di “brain imaging” hanno scoperto che durante la meditazione dei monaci buddisti, le preghiere delle suore carmelitane e francescane (Newberg), durante intense esperienze religiose o quando si sente nominare Dio (Persinger) si attivano alcune aree del cervello (Ramachandran). Altre ricerche hanno mostrato che i bambini nascono, credendo nelle “essenze”, e non si tratta di qualcosa che gli viene insegnato (Gelman).

L’esistenza di credenze, e l’uso universale dell’idea di Dio, di anima o della sopravvivenza perdurano dunque da quando l’uomo abita la terra e si basano anche sull’ansia e la paura che gli esseri umani hanno della morte, della malattia e delle avversità della vita (Swaab).

 

Questi ed altri affascinanti temi vengono trattati nel libro  di  Guido Brunetti, un’opera che ci illustra gli ultimi, splendidi  progressi compiuti dalle neuroscienze, progressi che rappresentano altrettanti sicuri punti di partenza alla scoperta di nuove, mirabili  frontiere. Tecniche avveniristiche, come i metodi di brain imaging , strumenti della neurobiologia molecolare e della genetica rendono la ricerca sulla mente e il cervello un’impresa sempre più affascinante.

 

Le ali dell’anima di Brunetti rivela  la suggestione  dello spirito umano che da sempre  esprime il bisogno e il desiderio di un aldilà metafisico. E’ l’anima (la mente) che vola verso luoghi e tempi lontani, libera come un passero.

“ Già nell’arte preistorica e nel simbolismo di ogni cultura – chiarisce Brunetti -ricorre la rappresentazione degli uccelli e delle anime. L’uccello è la metafora universale più naturale dell’anima. L’allegoria degli uccelli e delle colombe è l’immagine della presenza di una sostanza immateriale- l’anima-  separata e distinta radicalmente da quella materiale, il corpo.

Presso molti popoli e culture, l’uccello e la colomba simboleggiavano la qualità dell’anima di volare. Nell’antico Egitto, un uccello simbolizzava l’anima immateriale e immortale, la quale dopo la morte spiccava il volo verso l’aldilà. Nei testi dell’Induismo, l’anima è rappresentata da una colomba che vola via dopo la morte. Nel Cristianesimo, colombe ed uccelli dalle bianche ali sono il simbolo dell’anima, degli angeli e dello Spirito Santo. Uccelli e colombe sono “spiriti volanti”, l’allegoria dell’anima che è distinta dal corpo e non può essere “ridotta” a sostanza materiale e quindi non può scaturire dal cervello”.

 

“Siamo un corpo, siamo materia. Siamo anche pensiero, spirito, anima. Perché non possiamo immaginare che non siamo un’anima incapsulata nel cervello? Perché non possiamo ipotizzare che oltre al corpo ci sia un’anima? Un’anima già concepita in numerose culture primitive come un principio distinto dal corpo e in grado di sopravvivere oltre la morte.

Tra materia (il cervello) e sostanza immateriale (la mente) tra dimensione naturale e dimensione soprannaturale, l’uomo- afferma Popper-  è “un essere spirituale”, un Io legato al corpo. Non dobbiamo dunque “escludere”, d’accordo con il neuroscienziato LeDoux, una visione spirituale degli individui e una visione neuronale (biologica).

Grandi autori, come Dostoevskij, Tolstoj e Turgenev, pongono in risalto l’irripetibile interiorità della persona, il suo sentimento spirituale e l’emergere di una coscienza morale assunta come espressione di “un’autorità esterna superiore”. Così, accanto alla sfera fisica (il cervello) e a quella psichica (la mente) emerge una sfera spirituale. Una spiritualità che non si oppone alla scienza, poiché entrambi possono coesistere in una creativa, fertile e armonica integrazione”.

Lo ribadiamo: allo stato della ricerca, abbiamo ancora a  che fare, come concordano autorevoli scienziati, con un “mistero insolubile”, troppo profondo, un “mysterium tremendum” (R. Otto).

E’ certo che senza cervello non è possibile parlare di anima o di mente. Ma la mente non può essere  “ridotta” o descritta solo come “funzione” o “prodotto” del cervello. Da alcune ricerche appare evidente – affermano Penrose e Damasio- “l’irriducibilità” della mente ad una semplice funzione del cervello.

Tutto ciò mostra che c’è in ognuno di noi la seduzione e il fascino del trascendente con la nostalgia dell’anima. Un’anima da Dante chiamata, come abbiamo detto, “l’angelica farfalla”, da Adriano “piccola anima, dolce e vagabonda, ospite e compagna del corpo” e da Platone “anima bella”.

“Se la mia ferma persuasione che l’anima è immortale dovesse rivelarsi un’illusione, è per lo meno – sostiene Cicerone – un’illusione piacevole, e me la terrò cara fino all’ultimo respiro”. Una concezione condivisa  da Dostoevskij quando scrive: “Se distruggessi nell’uomo la fede nell’immortalità, non solo l’amore, ma tutte le forze vive che mantengono in vita il mondo inaridirebbero. Inoltre, nulla più sarebbe immorale, tutto sarebbe permesso, anche il cannibalismo”. “Sentiamo e sappiamo- aggiunge Spinoza – di essere eterni”.

Sostenere, quindi, che l’unica realtà è quella empirica, che i fatti sono più importanti delle credenze è “negare all’umanità – rileva il neuro scienziato de Waal – le sue speranze e i suoi sogni”. Alcune realtà esistono, altre sono solo sogni nei quali ci piace credere. Forse un giorno, le nuove neuroscienze riusciranno a risolvere questo grande mistero.

Finora, non esiste alcuna certezza. La questione di fondo riguarda ancora la contrapposta alternativa di “unità mente-cervello”  (monismo) e distinzione tra corpo e mente, “res extensa e res cogitans” (dualismo). Sta di fatto che in Occidente la connotazione metafisica dell’ anima (mente) è scomparsa, mentre è ancora viva in Oriente.

 

Francesco Albanese
Responsabile di Neuroscienze.net

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Francesco Albanese

Author: Francesco Albanese

Psicologo Clinico, Psicoterapeuta, Giornalista, Autore. Ho collaborato per oltre dieci anni alla ricerca in campo di Attaccamento col Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa, e sono stato cultore della materia al corso di Psicologia Sociale presso l’Università degli Studi di Firenze, Scuola di Psicologia, dove tuttora tengo seminari sulla Psicologia del Traffico. Da quasi quindici anni mi occupo di divulgazione su carta stampata e online. Sono co-fondatore della rivista PsicoLAB.net e attualmente dirigo le riviste Neuroscienze.net e QuanticaMente.net. Da sempre interessato agli aspetti psicologici legati alla dimensione spirituale dell’essere umano, sono alla continua ricerca dei punti di incontro tra scienza e spiritualità. Divulgo il mio pensiero attraverso convegni e seminari, articoli e libri di saggistica e narrativa, contribuendo a porre le basi concettuali per una visione olistica dell’uomo e del mondo. Tra le mie ultime pubblicazioni: “Perché mi Capita? Alla ricerca del senso nascosto della vita” (in stampa), “Racconti per l’Anima. Bervi storie per piccoli adulti e grandi bambini”, Edizioni Meteora (2014) e “Psicologia e Alchimia della Coppia. Trasformare se stessi attraverso le relazioni”, Editoriale Programma (2013).

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2 Comments

  1. Prendendo per buono che Dio sia un qualcosa di unico,cioè che sia anche tutta la materia esistente,ogni singolo atomo che compone l’universo dovrebbe esserne una sua parte.In sostanza,Dio costituendo tutta la materia ne è pure parte in quella organizzata nel cervello umano,il quale potendo contare su un grande numero di neuroni e una loro elevata complessità organizzativa,crea la coscienza e il pensiero.
    In questo caso si potrebbe dire benissimo che il pensiero umano sia Dio stesso o una sua parte.
    A questo punto i concetti di anima ,e di mentecoscienza come i qualia che la caratterizzano,assumono un altro valore dopo la morte dell’individuo,ogni individualità sparisce e,si può immaginare solo un’anima collettiva,un qualcosa di unico, dove potrebbero confluire tutte le aspiranti anime dei singoli individui.
    Anche il concetto di libero arbitrio non avrebbe più alcun senso.Il sistema nervoso che produce la coscienza,punta dell’iceberg di tutta la sua attività,viene plasmato a partire dalla sua nascita e per tutto il resto della sua vita,da fattori ambientali che interagiscono con una struttura nervosa che si è formata sotto lo stimolo di fattori ambientali prederminati,il DNA stesso.
    Ma con la sola filosofia non si potrà certamente capire come l’attività del cervello riesca a produrre la coscienza,la mente e l’anima immortale,bisogna andare un po’ più sul concreto.Si dovrà partire da approfondite nozioni di chimica,biologia,informatica e un poco di elettronica,e poi utilizzarle nello studio di un bel librone di neuroscienze,come per esempio “Il sistema nervoso centrale “ della casa editrice Springer, concentrandosi magari più sull’interpretazione delle numerose,bellissime e esaustive figure presenti,che non sulla loro scarsa descrizione.
    Dunque bisogna solo sperare che un giorno non troppo lontano,un bel numero di neuroscienziati riesca a capire come l’attività del cervello sia in grado di formare la coscienza umana,e si trovi d’accordo nel descriverla ,magari con una spiegazione accessibile a tutti.

  2. Admin

    Intanto partiamo dal dimostrare con certezza che il cervello crea la coscienza. Il fatto che mutamenti neurofisiologici avvengano simultaneamente a movimenti di coscienza non prova che i primi generino i secondi.

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