Si vede con il cervello, non con l’ occhio

Che cosa è che guida il pensiero e i comportamenti degli esseri umani? Da sempre filosofi e scienziati cercano di dare risposte a domande tanto fondamentali. Oggi, le scienze della vita e i metodi di brain imaging hanno rivoluzionato lo studio del cervello. Sono in grado di individuare lesioni e indirizzare terapie sia mediche che chirurgiche. Essi  hanno aperto il campo allo studio oggettivo della mente e delle sue funzioni, consentendo di esaminare le aree cerebrali che si attivano in risposta a stimoli esterni. La questione viene inquadrata, come sottolinea Lamberto Maffei nel suo libro “La libertà di essere diversi. Natura e cultura alla prova delle neuroscienze” (Il Mulino, Bologna), attraverso il concetto di “eredità genetica” e di “influenze ambientali” (nature and nurture). La discussione spesso ha assunto toni accesi e ideologici a favore dell’una o dell’ altra posizione, fino a “falsificare” gli stessi dati sperimentali per far prevalere la propria tesi.

Nessuno può negare il ruolo dei geni, i quali determinano le caratteristiche della specie. Le ricerche ci dicono che il corredo genetico di ognuno di noi è “unico, originale e irripetibile”. Pur in presenza dello stesso messaggio, cervelli diversi vedono e capiscono cose diverse. Lo stesso soggetto a età diverse ha un cervello diverso perché diverse sono le sue esperienze, la sua memoria, le sue emozioni, la sua attività intellettiva e quindi la sua neocorteccia.

Non esiste funzione o attività nell’uomo che rimanga “stazionaria” nel tempo, cioè che non vari con il suo fluire. Il cervello e la mente non rimangono sempre uguali, ma si modificano continuamente. La ricerca ha infatti scoperto la natura “plastica” del cervello, la cui struttura cambia durante lo sviluppo e la vita adulta sotto l’impulso delle varie esperienze personali effettuate nell’ambiente familiare e socio-culturale. Il cervello poi invecchia, i neuroni muoiono e le connessioni cambiano.

Ognuno di noi ritiene poi di essere libero di decidere di fare una cosa piuttosto che un’altra: è il concetto di libero arbitrio. Alcuni recenti esperimenti tuttavia dimostrano che non c’è concordanza tra l’attività del cervello e i nostri atti. Secondo le ricerche di Benjamin Libet, le decisioni del cervello avvengono prima di arrivare alla nostra coscienza, ossia dopo 300 millisecondi di ritardo. Il cervello può farci compiere azioni “senza che noi ne siamo coscienti”. Questo dimostra che il nostro contatto con noi stessi e  il mondo esterno è “illusorio”. Il libero arbitrio? La libertà di decidere è “fallace, ingannevole”. La conclusione è dunque la seguente: “Non esiste libero arbitrio”. La questione è  complessa e merita ulteriori approfondimenti e dati definitivi.

Quello che emerge finora dalle ricerche è che tutto proviene dal cervello, il quale “non è un trasduttore passivo” della realtà, ma un “creatore” della realtà. Non è con l’occhio quindi che si vede, come già aveva intuito Plinio, ma con il cervello. E’ il cervello che crea la realtà, il mondo.

Il cervello dell’uomo ha un peso di circa 1350 grammi, è rimasto costante da centomila anni, è composto di 100 miliardi di neuroni e ogni neurone ha circa 10 mila connessioni o sinapsi con altri neuroni. I risultati di alcune ricerche indicano poi che non esiste alcuna relazione del peso del cervello con le capacità cerebrali.

Il cervello svolge molteplici funzioni: guida il comportamento motorio, il pensiero, il linguaggio, la vita vegetativa, emotiva e razionale.

Fin dall’antichità, con Platone ed Aristotele, e poi in epoca moderna con Freud, le funzioni del cervello sono state divise in tre parti. In epoca recente, il neuroscienziato MacLean ha concepito il cervello come una struttura unica e trina: il cervello rettili ano, cioè degli istinti primordiali (l’ Es di Freud e l’anima vegetativa di Aristotele); il cervello limbico o cervello dei mammiferi (L’Io freudiano e l’anima sensitiva di Aristotele) e il neocervello ( Il Super-Io di Freud e l’anima razionale di Aristotele).

Tutte queste funzioni rientrano nel concetto di mente. Oggi, le parole  mente e cervello sono usati come sinonimo. C’è uguaglianza. Ossia identità di cervello con mente.

Eredità genetica e ambiente contribuiscono alla formazione dell’essere umano. Gli studi sui gemelli monovulari (hanno lo stesso corredo genetico) attribuiscono livelli molto alti alla componente genetica (50-70 %). L’importanza dei geni, il cui numero è dell’ordine di 30 mila, è sostenuta da tutti gli studiosi.

Il cervello a sua volta possiede la “magica proprietà” di cambiare struttura e funzione in risposta all’ambiente e alle esperienze di vita. Questo processo di cambiamento è dovuto alla “plasticità cerebrale”, un fenomeno presente per tutta la vita, contrariamente a quanto si riteneva fino ad alcuni anni fa. Molte ricerche indicano che la deprivazione sensoriale, ossia la mancanza di stimoli, ha effetti negativi sullo sviluppo umano,soprattutto nei primi anni di vita, alterando il sistema cognitivo del cervello. Si assume oggi che la plasticità del cervello sia una proprietà biologica di ogni animale, che può essere modificata dall’ambiente. Un cervello privo di un ambiente stimolante e arricchito crea un cervello povero, con effetti molto gravi sul suo sviluppo.

L’attività mentale legata soprattutto ad un ambiente “arricchito” può rallentare il processo di invecchiamento, ha un’influenza positiva nel decorso dei diversi tipi di demenza senile, in particolare sulla malattia di Alzheimer e su molte funzioni cognitive ed affettive. Un tale ambiente produce negli animali, come mostrano ricerche sperimentali, “farmaci endogeni” con effetti terapeutici. Uno stimolo sensoriale, motorio o cognitivo, può portare all’aumento di produzione di dopamina. Uno stimolo affettivo o amoroso, l’eccitazione intellettuale che accompagna la ricerca culturale e scientifica oppure la vista di un’opera d’arte, assistere ad un tramonto, tutto ciò genera la produzione di endorfine, che sono sostanza che attivano aree cerebrali legate  al piacere e alla gratificazione. Ulteriori ricerche sugli animali dimostrano che un ambiente arricchito “accelera” lo sviluppo del cervello e determina cambiamenti plastici del sistema nervoso.

Esperimenti effettuati prima su ratti e poi su bambini nati prematuri attraverso l’applicazione di un delicato massaggio hanno rivelato un’accelerazione dello sviluppo del sistema nervoso, una diminuzione del cortisolo, minore stress, un aumento di peso e sviluppo del sistema visivo. Un ambiente ricco di stimoli rappresenta una vera e propria terapia, la più efficace terapia delle malattie dell’età avanzata. Un ambiente povero di stimoli sociali e motori, la mancanza di relazioni e di colloqui, la solitudine possono causare il declino delle funzioni biologiche e mentali.

Concludendo, la nostra vita- cervello, mente, coscienza, pensieri, emozioni affetti- è l’espressione di un complesso e difficile intreccio determinato dal nostro patrimonio genetico e dall’ambiente in cui viviamo. Il corredo genetico di ognuno di noi controlla e modula la nostra vita. A loro volta, gli stimoli ambientali e socio-culturali modificano e modellano continuamente la nostra mente e i nostri comportamenti. In sostanza il nostro sviluppo cognitivo, sociale e morale ne trae un evidente beneficio. Questa combinazione di geni e ambiente ci rende “animali unici”.

Author: Guido Brunetti

Guido Brunetti vive e lavora a Roma. Ha tenuto lezioni nelle Università di Roma, Lecce e Salerno. Ha esercitato attività sanitaria nella cura delle malattie mentali come libero professionista e presso istituzioni pubbliche e private. Ha svolto altresì attività nel Ministero di Grazia e Giustizia, Tribunale di Roma e Presidenza del Consiglio dei Ministri. E' autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche che spaziano nei più diversi campi delle neuroscieze, della psichiatria e della psicoanalisi. Il professor Raffaello Vizioli, neuroscienziato di fama mondiale, ha definito Brunetti un "umanista- scienziato" e uno "scrittore completo". Un altro scienziato, Edoardo Boncinelli, ha dichiarato che Brunetti "è uno dei pochi autori capaci di scrivere un libro sul cervello, la mente e la coscienza". Collabora alla "Rivista di psichiatria" e a "Formazione psichiatrica".

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