Il colloquio di Counseling secondo la Gestalt

Il colloquio di counseling è uno strumento di comunicazione, scambio e conoscenza che utilizza l’incontro fra due o più persone, allo scopo di raccogliere informazioni e acquisire consapevolezze che riguardano l’ambito esistenziale. Presuppone che uno dei partecipanti abbia capacità, abilità, e conoscenze, e che le usi in accordo con gli altri.

Il termine “colloquio di aiuto” indica quei particolari colloqui in cui, in maniera predominante, sono utilizzati l’approccio e la tecnica inizialmente messa a punto da Carl Rogers. Il counseling, quindi, è una modalità particolare del colloquio di aiuto e il suo scopo è quello di offrire al cliente l’opportunità di esplorare e riconoscere i propri schemi di comportamento e di pensiero e di aumentare il suo livello di consapevolezza, così da saper utilizzare al meglio le proprie competenze personali per guidare in modo efficace il suo agire e raggiungere un benessere maggiore e più costante.

Il Counselor opera nell’ambito della prevenzione della malattia e in quello della promozione della salute, in quanto possiede competenze specifiche per la promozione del benessere dell’individuo, senza esercitare attività sanitarie.

Nella prospettiva della Gestalt, il colloquio è inquadrato in un tempo e in uno spazio ben definito, in cui l’attenzione e la concentrazione è posta nel presente. La coppia counselor-cliente si incontra per intraprendere un cammino insieme in un rapporto di reciprocità e di co-costruzione di una relazione autentica in grado di dare nutrimento e crescita.

In questo contesto, un elemento molto importante è la possibilità di aprirsi all’incontro con l’altro e come tale modalità possa essere fonte di trasformazione per entrambi. Nel Colloquio la “danza” tra counselor e cliente permette, in una dinamica di figura-sfondo cara all’approccio gestaltico, l’integrazione delle risorse della persona di cui non ne è ancora ancora consapevole. La giusta distanza è la co-creazione di uno spazio condiviso (Menditto, 2010), consente al cliente di attivare e contattare i propri stili e competenze relazionali anche in modo inedito (Minotti, 2015).

Uno degli obiettivi principali del colloquio ad approccio gestaltico è l’integrazione di ogni aspetto polarizzato della persona, per giungere ad una gestalt chiara, confermata dal processo di contatto che avviene in modo fluido e spontaneo. Tale dinamica si attua se il continuum di consapevolezza riesce a identificare gli introietti che impediscono un sentire autentico, traducendo in emozioni le sensazioni iniziali, facendo emergere la figura sottostante, come un’immagine nitida. Gli introietti sono tutti quegli elementi che sono tramandati dall’educazione e dalla cultura e che ci permettono di vivere in un contesto sociale condiviso. Tali regole costituiscono il nostro patrimonio di comportamenti stabiliti che definiscono e indirizzano il nostro comportamento. Purtroppo questi codici o schemi, se assimilati senza una consapevolezza o una significazione, divengono dei diktat per la persona che spesso lo costringono ad agire in modo poco spontaneo e non autentico rispetto al suo sentire.

Il comportamento, guidato dalle emozioni, si traduce, attraverso l’intenzionalità, ovvero “nell’andare verso”, “un tendere a”, in quello che la gestalt classica definisce contatto finale. Ogni contatto con l’ambiente, che determina una crescita dell’individuo, comporta consapevolezza, in cui l’eccitazione (ansia costruttiva) si esprime attraverso la mobilizzazione dell’energia e il raggiungimento del bisogno soggiacente. Quando ciò avviene il sé emerge formando una gestalt definita e a sua funzione è assolta. Ciò che impedisce tale fluire, come si affermava in precedenza, è determinato dai blocchi o introietti che costituiscono delle interruzioni all’energia che tende al contatto, sia con il proprio sentire, che con l’ambiente.

Il lavoro del counselor, molto spesso, si focalizza proprio su queste interruzioni che non permettono un contatto autentico con il contesto di riferimento. In questi ultimi anni, tale concetto è stato rivisto, sia teoricamente che nella prassi della gestalt, spostando la propria attenzione sulle risorse della persona e sulle sue modalità relazionali. In questa nuova ottica, le interruzioni al contatto sono considerate come modalità della persona per ricercare e creare una relazione, anche se tali comportamenti posso essere percepiti o interpretati come atti difensivi o addirittura ostili. Il talento maggiore del counselor è proprio quello di andare oltre le apparenti resistenze e comprendere che la persona tende per la sua natura sociale alla relazione.

Con il concetto di interruzione al contatto, l’individuo appariva l’unico responsabile per un eventuale raggiungimento del contatto e del cambiamento; con la prospettiva relazionale tale responsabilità viene estesa a tutti i componenti dello spazio condiviso e, soprattutto, l’interruzione non è più considerata come un limite o un blocco alla relazione con l’altro, ma una dinamica comunicativa, un link relazionale.

Nella prima fase del colloquio. il counselor cerca di stare con ciò che accade e con il proprio sentire. Ogni elemento è utile per comprendere come co-creare lo spazio condiviso della relazione. Ogni elemento in questa fase può essere rilevante. Ascoltare il clima della relazione e rispettare la direzione della persona, cercando di non essere direttivi, di non avere fretta e non orientarsi esclusivamente al problema o alla soluzione.

Nella seconda fase del colloquio, l’abilità del counselor consiste nello spostarsi dalla focalizzazione sul sentire, all’attivazione delle risorse. In questo momento il counselor dovrebbe essere particolarmente attento a connettere ogni particolare emerso, per raggiungere un buon contatto con il cliente.

La terza è la fase in cui ci si prepara alla chiusura della seduta; il counselor può ridefinire alcuni elementi emersi e dare lo spazio temporale per far assimilare al cliente le esperienze fatte durante il colloquio. In questa ultima frazione, è sempre sconsigliato proporre delle nuove esperienze al client. È molto utile, invece, prendersi, alcuni minuti per fissare l’appuntamento, il pagamento e accompagnare il cliente all’uscita dello studio.

Inoltre, nel post-contatto si possono trascrivere gli elementi più rilevanti del colloquio.

Ogni fase del colloquio (approccio, contatto, contatto finale e post-contatto) è fondamentale, poiché ogni momento è connesso agli altri come una narrazione, e soltanto rispettando e mantenendo questa fluidità, si potrà più facilmente instituire una relazione autenticamente reciproca.

Alla fine dei colloqui iniziali (2-3), il counselor può decidere se prendere in carico il cliente, considerando soprattutto il problema presentato e l’assenza di patologie psicologiche/psichiatriche.

L’attenzione del counselor gestaltico si rivolge maggiormente ad alcune dimensioni specifiche che riguardano il processo comunicativo, il continuum di consapevolezza, la costruzione dello sfondo relazionale, l’aspetto etico e il rispetto per la persona.

Come è noto, la Gestalt si fonda su radici fenomenologiche, umanistiche ed esistenziali e il suo metodo utilizza l’osservazione fenomenologica, metodo di indagine filosofica fondata da Edmund Husserl.

Per mezzo della riduzione fenomenologica, il counselor “depura” le esperienze che accadono durante la relazione con il cliente da pregiudizi inutili e fuorvianti.

Il metodo descrittivo adottato, che parte dall’esperienza vissuta, permette di mettere il mondo tra parentesi (epoché) e, quindi, di non accettare alcunché di scontato tanto meno di rifiutare qualcosa a priori.

Il counselor focalizza la sua attenzione sul tipo di approccio esperienziale che viene maggiormente utilizzato dal cliente per discriminare, nel qui e ora, le sensazioni e le emozioni esperite; tale modalità può far comprendere quale sia il canale comunicativo più utilizzato dal cliente (corporeo, immaginativo, emotivo ecc.) ed eventualmente collegarlo agli altri stili relazionali.

Si osserva la persona nella sua totalità, descrivendo le sue risorse e i suoi limiti proprio perché la persona non è il suo disagio, ma un insieme di specificità costituite da altrettanti adattamenti creativi con l’ambiente. L’osservazione successiva e l’eventuale valutazione da parte del counselor prevede la comprensione di come quegli schemi nelle attuali relazioni, siano o meno funzionali al cliente.

Come si può ben intuire, il colloquio nella Gestalt è usato come strumento di conoscenza, in quanto il professionista della relazione di aiuto, vive la relazione nel setting in modo attivo e paritetico, osservando e significando le esperienze che accadono. Tutto questo però è connesso con il processo trasformativo che lo stesso percorso attiva; sarà compito del counselor osservare queste trasformazioni e valutare i margini di cambiamento da parte del cliente. L’auto-osservazione è il momento in cui lo stesso counselor valuta le sue modalità di contatto nella relazione, ascoltandosi e osservandosi ogni volta. La supervisione, l’aggiornamento e la formazione permanente sono aspetti imprescindibili per la figura del counselor della Gestalt che deve considerarsi, come il suo progetto terapeutico, sempre in divenire.

Il porsi in ascolto della persona per comprendere i suoi vissuti emotivi e il suo disagio, attraverso l’empatia, ci fa rimanere sempre in contatto con i nostri bisogni e quelli del cliente.

Il colloquio, in questo modo, favorisce il processo comunicativo e segue i tempi e i ritmi della diade cliente/counselor; durante il percorso stabilito è importante che il counselor aiuti il cliente a raggiungere una più attuale e viva consapevolezza del proprio problema e dei propri vissuti.

La conclusione del colloquio può coincidere con il momento della restituzione, che è la fase in cui il counselor, tenendo conto del motivo per cui è stato consultato, comunica al cliente le impressioni che ha osservato dal colloquio e le conclusioni cui è giunto. Una buona restituzione può avere un importante valore per la crescita della persona e contribuire a quel processo creativo-trasformativo del cliente di cui parlavamo sopra.

Si è consapevoli che il colloquio non finisce con l’uscita del cliente dal setting, poiché sia il cliente che il counselor possono continuare ad elaborare cognitivamente ed emotivamente quanto è successo. Se il colloquio è stato proficuo, anche il counselor avvertirà una sensazione di pienezza e di crescita per avere svolto un lavoro creativo e costruttivo insieme al cliente che avrà raggiunto una nuova consapevolezza, sia per quanto concerne una nuova visione della sua situazione, che per aver ricevuto aiuto per le sue difficoltà.

 

Bibliografia

Menditto: Comunicazione e Relazione, Ed Erickson, Tn, 2008Menditto, G. Ferrari: Il ciclo di relazione, sviluppi ed innovazioni, in La psicoterapia della Gestalt contemporanea, pag. 118/125

Menditto M. La diagnosi secondo la Gestalt Psicosociale, in SIGnature, Roma 2003.

Minotti R. (2017), la Gestalt Dialogica, <http://www.stateofmind.it/2017/02/terapia-della-gestalt-contatto-relazione/>

Minotti R. (2017), le strutture relazionali, <http://www.stateofmind.it/2017/02/strutture-dinamiche-relazionali-gestalt/>

Polster E. e M., Psicoterapia della Gestalt Integrata – Giuffrè Editore, Mi, 1983.

Polster E., Psicoterapia del quotidiano. Migliorare la vita della persona e della comunità. Ed Erickson, Trento 2007.

Perls F., Hefferline R.F. e Goodman P., (1951), Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma.

 

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