Il Cervello Sinfonico: le allucinazioni uditive in ascolto

Il Cervello Sinfonico: le allucinazioni uditive in ascolto

 

SINGLE CASE REPORT

Quando sono in mezzo agli altri che mi parlano, mi sembra addirittura di captare i pensieri degli altri, ma quando sono in un coro polifonico questo non accade più: quello che sento è puro suono, pure musiche, pure parole intrise di melodia.

Premessa: La ricerca oggetto di questo articolo si rivolge a Giuseppe (G.G.), paziente affetto da schizofrenia e allucinazioni uditive. Giuseppe ha effettuato un percorso di musicoterapia durato circa otto anni ed un percorso quinquennale ancora in atto di partecipazione in un coro professionale in qualità di tenore. Ciò sottintende un buon livello di educazione musicale generale che ha permesso nell’intervista seguente l’utilizzo di un  vocabolario specialistico condiviso.

 

Dott.ssa Monica Maccaferri: Cosa succede alle tue voci quando canti in coro? Analizza cosa provi, cosa senti, cosa percepisci.

Giuseppe: Quando sono nel coro sono impegnato a cantare la mia parte, mentre il resto del coro canta delle polifonie diverse.

Sento me stesso, la mia voce, ma sento anche le altre voci. Se sono in pace, tranquillo, riesco a cantare la mia parte senza lasciarmi confondere dalle altre voci che cantano.

MM: Quindi, la presenza delle altre voci non ti infastidisce durante la lezione di coro o i concerti?

GG: No, le mie voci interne non mi infastidiscono, anzi trovo quasi una felicità in questi momenti: mi tolgono un peso sovrumano. La musica mi rilassa, mi distende. Sono riuscito a rendere l’idea? E’ un discorso difficile.

MM: Quindi, stai dicendo che le voci dei coristi, per te, sono paragonabili alle tue voci interne? Ti faccio un esempio: quando canto in un coro, riesco ad ascoltare (o no) le loro voci dei coristi… Anzi, tu devi non ascoltare le altre voci se vuoi cantare la tua parte…. Cioè, diventa un’attenzione selettiva?

GG: Esatto!

MM: … Perchè, altrimenti, se tu ascolti le altre canti la parte dei soprani. Ecco, la stessa cosa succede nelle allucinazioni uditive: cioè, devi fare in modo di concentrarti solo ed esclusivamente sulla tua parte?

GG: Proprio! Sì, è così Monica.

MM: Ma la domanda seguente è: quando canti senti anche le voci interne?

GG: No. Perchè la musica mi costringe nell’impegno, nello sforzo, di ascoltare una voce esteriore che si sovrappone alle voci interiori impedendomi di perdere il contatto con la “realtà”.

MM: Le allucinazioni uditive sono anche polifoniche? Quando tu hai le allucinazioni uditive, hai più persone, più voci, più rumori che si sovrappongono nel tuo cervello o no?

GG: Sì: io non sento una sola voce, il controllo di quello che sto cantando lo perdo nel momento in cui le voci mi fanno smettere di cantare la mia parte. Questo succede nel momento in cui faccio il solista: allora lì non riesco a cantare la mia parte e le voci prendono il sopravvento. Penso che sia perché imparare la parte è più difficile e non riesco ad immaginare la musica interiormente.

MM: Ma allora, se le allucinazioni uditive sono anche polifoniche, tu riesci ad ascoltare le tue voci interne una alla volta se vuoi? Cioè: riesci a dire al tuo cervello “ascolta la voce maschile e ignora le altre?”.

GG: Esatto, è quello che volevo dire!

MM: Sono tutti comandi negativi, imposizioni o offese, giusto? Riesci ad isolarle? Farne tacere due e farne parlare una, per esempio, se senti tre voci che parlano?

GG: Quando sono nella sofferenza no; come quando sono nel coro e non riesco a cantare la mia parte… Succede, è possibile. Sì, a volte mi capita che non riesca a sentire la mia voce ma solo le altre interiori. Non riesco a capire quale sia la fonte delle voci interiori.

MM: Quindi, magari il tuo direttore di coro sta dicendo “Giuseppe, stai più attento!”, ma in realtà non è una questione di attenzione, ma è una questione che in quel momento tu hai la voce che parla più forte della musica che stai ascoltando… Giusto?

GG: Esatto. Questa voce si sovrappone e si impone proprio con autorità, con una volontà superiore. (*)

MM: Si può pensare che esistano allucinazione uditive melodiche e allucinazioni armoniche?

GG: Sì. Le armonie sono una cosa… Per melodia intendi un suono unico, giusto? Devo ancora rifletterci…

MM: Più conosci la musica dello spartito, nel senso che l’hai ripetuta molte volte e quindi l’hai memorizzata (e questa è memoria musicale), meno si sentono le voci. Questo vuol dire che quando studi un pezzo nuovo fai più fatica di quando lo sai a memoria? Cioè: le voci si sentono di più quando il brano è nuovo?

GG: Sì! Questo è un paragone… A volte, le voci sono sempre quelle, si ripetono… E io ormai ho imparato a riconoscerle. Invece, in un brano nuovo, le voci sono da studiare. Ma cosa vuol dire studiare? Per me vuol dire imporsi con la propria volontà.

MM: Spiegami cosa vuol dire “le stesse”? La stessa persona? Lo stesso timbro? Lo stesso contenuto?

GG: Stesso contenuto.

MM: Indipendentemente dal timbro?

GG: Sì.

MM: Quindi, potrebbe esserci uno stesso contenuto trasmesso da due fonti diverse?

GG: Stesso contenuto che si ripete… Però non sento delle voci nuove quando comincio a studiare uno spartito nuovo. Cioè, le voci rimangono le stesse.

MM: Le allucinazioni sono di più quando esegui musica o quando la ascolti? O sono uguali più o meno?

GG: Quando canto sono di meno, perché vengo maggiormente coinvolto.

MM: Se il brano è strumentale o vocale noti differenza rispetto alle voci?

GG: Nel momento in cui ho davanti un brano vocale mi impegno di più, posso sentirmelo con l’orecchio interno; lo strumento invece mi porta ad una dimensione più esteriore.

MM: Le voci si sentono di più o di meno se il brano è strumentale o se il brano è vocale? Hai più allucinazioni uditive se suoni o se canti?

GG: Se suono.

MM: Le allucinazioni vocali correggono gli errori vocali durante le esecuzioni dal vivo? Influiscono in qualche modo? Sono in grado di imporsi?

GG: A volte mi è capitato di sentire qualcosa che mi correggesse mentre stavo cantando, ma non so bene distinguere se si tratti del mio orecchio musicale, di qualcosa di istintivo o altro…

E’ difficile da spiegare: le voci parlano anche mentre canto, però non mi impediscono di ascoltare perché io lo impedisco loro volontariamente. Tutto questo è andato in crescendo con i miei studi musicali: più passa il tempo, più aumentano le mie conoscenze e zittisco le voci.

MM: La prossima volta che ti trovi nel coro, per favore, fai attenzione a questa cosa: se dovessi capitare che qualche voce ti corregga, mi dici che timbro ha e in che modo lo fa? Se in modo positivo o in modo negativo…

GG: Sicuramente ci provo…

 


(*) INTERPRETAZIONE DI GANDINI

E’ lo stesso discorso che facevamo prima.

Lo spazio della coscienza.

L’io del cervello sinfonico è uno solo e non si fa confondere.


RIFLESSIONE CONDIVISA DA GIUSEPPE, 17 MARZO 2017

Quando canto, in particolare con la dott.ssa Monica Maccaferri, le voci si sentono meno di quando non canto; quando l’intensità esterna è elevata, le voci si abbassano; quando l’intensità è bassa, sono i pensieri a tacere.

Devo fare una precisazione: le mie allucinazioni uditive non sono gravi o di patologia molto acuta, più che udire delle voci, dei rumori, dei suoni (come cita nei suoi scritti Sucks) sento dei pensieri che mi tolgono il mio silenzio interiore… Mi distraggono in particolare quando gli altri mi parlano. Ma quando canto, tutto questo non accade, e più è la gente con cui canto più la mia concentrazione è forte; in particolare, quando canto musiche polifoniche. Infatti, l’esercizio di cantare la mia parte insieme ad armonie differenti è per me un esercizio di concentrazione e di rimanere saldo in me stesso, capace di usare la mia volontà.

Quando sono in mezzo agli altri che mi parlano, mi sembra addirittura di captare i pensieri degli altri, ma quando sono in un coro polifonico questo non accade più: quello che sento è puro suono, pure musiche, pure parole intrise di melodia. Il suono vibra in me, entra nei miei orecchi, risuona nella mia cassa toracica e arriva ad attivare e sollecitare – per dirlo coi termini della dott.ssa Monica Maccaferri – al mio “cervello sinfonico”, che smette di pensare e di produrre psicosi che mi chiudono in me stesso, nel mio mondo interiore di solitudine, paranoie e allucinazioni.

Sì, non c’è esercizio di socializzazione più forte e più sublime di quello del cantare in coro, che si esercita nell’espressione del “noi”, guidata e diretta dall’ “io” del direttore. Il risultato, quello che si sente di un coro, sono delle armonie di più suoni e con ritmi uguali o diversi, guidati dalla coscienza e dall’intelletto del direttore. Ciò è tutto il risultato di tecnica e uso della ragione (cervello sinfonico). Più i ritmi sono difficili (valzer, sincopato, pause…), più il cervello è distolto dal suo pensare libero e nocivo, quasi patologico, e più si usa la mente. Oltre la mente, si coinvolge la psiche che, oserei dire, è l’ “anima”  del cervello… Quando in noi risuonano i suoni, le note, le armonie, le polifonie, facendoci vibrare tutto il corpo (orecchio, cassa toracica, polmoni e cervello).


NOTA DELLA DOTT.SSA MACCAFERRI:

L’intervista è stata effettuata il 17/03/2017 dalla sottoscritta.

Un ringraziamento speciale a Giuseppe, per avermi concesso la sua fiducia, condiviso la sua sensibilità e aiutato nel percorso di una conoscenza profonda che deriva dal farsi domande complesse.

 

 

 

 

 

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Monica Maccaferri

Dirige il centro di musicoterapia "Il Cervello Sinfonico" a Novellara (RE), convenzionato con l'AUSL per neuropsichiatria infantile e psichiatria degli adulti. Insegna musicoterapia e linguaggio all'università di Parma.

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