Il Bambino di Fronte alla Morte

Trasmettere al bambino il senso della spiritualità

 

La morte, vale a dire l’abbandono, può causare paura ed essere traumatizzante. Per questo motivo, al di là di ogni religione, dovremmo crescere l’infanzia nel senso della spiritualità. Un bambino cresciuto in una famiglia dove si prediligono la materia e la razionalità, non sarà in grado di utilizzare, come sostegno al vuoto che si produce in occasione di una morte, quella impalcatura di valori e fondamenta indispensabili alla formazione di un sano equilibrio del suo percorso di crescita.

 

Prima di affrontare il problema della morte, e in questo caso di trasmettere all’infanzia il significato strutturale nonché spirituale di un fatto che provoca al bambino il sentimento dell’assenza all’interno di un equilibrio centrale o periferico costituitosi nella famiglia, dovremmo considerare il criterio dell’adulto e della sua individuale composizione.

Non dimentichiamo che l’infanzia è il passaggio più importante e sovente trascurato attraverso il quale il bambino respira i messaggi più impercettibili e i sentimenti più intimi del singolo genitore che funge da guida, da conduttore nel percorso della sua quotidianità. Pertanto chiederci quale potrebbe essere il sentimento immediato di un figlio che assiste alla morte ovvero alla mancanza del soggetto familiare, cogliendolo come episodio inconsueto e destabilizzante, significa tradurre prima quanto di positivo e rassicurante abbiamo trasferito in lui fino ad oggi attraverso l’esempio volto alla sua crescita morale ed intellettiva.

La morte per il bambino rappresenta fondamentalmente assenza; ciò significa allora che la necessità di comunicare, la gestualità, il senso di sicurezza, l’ascolto, perdono improvvisamente quello specifico referente e poiché ognuno di noi è irripetibile egli si chiederà se sarà possibile la sostituzione o la capacità di immaginare che qualcosa legato a tale perdita rimanga possibile tramite il ricordo e lo conforti.

Trasmettere al bambino il senso della spiritualità significa dotarlo di grande sostegno, in particolare nel primo periodo infantile, poiché il bambino vuole essere rassicurato e fugge il senso dell’abbandono. Morire, inteso come “abbandonare”, può causare paura ed essere traumatizzante. Pertanto al di là di ogni religione dovremmo crescere l’infanzia nel senso della spiritualità il cui messaggio è elaborare la concezione dell’esistenza all’interno di noi stessi. Un bambino cresciuto nell’ambito di un contesto familiare nel quale si prediligono la materia e la razionalità, non utilizzerà come sostegno al vuoto che si produce in occasione di una morte, quella impalcatura di valori e fondamenta indispensabili alla formazione di un sano equilibrio del suo percorso di crescita.

Il grande difetto della nostra società è legato alla memoria; ci si dimentica rapidamente del senso intrinseco dell’esistere consapevolmente e poiché non rispettiamo un tempo fisiologico vivendo in tensione il domani, trascuriamo nonchè offuschiamo il proprio ieri senza alcuna elaborazione di questo che possa comunque renderne possibile un ricollocamento. Imparare quindi a significare le morti, portarle con noi come elemento sperimentale insostituibile per la nostra formazione, affiancandolo con serenità al senso dello spirito è il grande esempio da mostrare ai nostri figli bambini, permettendo loro così di affrontare una breve ultima visita a colui che raggiunge il suo epilogo.

 

Letture consigliate


Il Bambino Cipolla e Altre Storie
Raccontare la spiritualità ai bambini con le favole

Autore: Francesco Albanese

Editore: Meteora Edizioni, 2016

Pagine/immagini: 158 pagine, 15 illustrazioni

Prezzo: 14,50 Euro

 

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