La mente, il problema dei problemi


Nella letteratura scientifica, il concetto di mente- chiamata anche anima, soffio, spirito, psiche- appare ancora misterioso ed enigmatico, permeato di significati immateriali e soprannaturali.

   Filosofi, scrittori e poeti, e ultimamente i neuro scienziati, hanno esaminato la natura della mente, ma finora non abbiamo ancora una definizione comune. Una struttura sfuggente, ineffabile, indefinibile.

Il termine mente indica le qualità intellettive, cognitive, ovvero l’insieme delle qualità psichiche. Che vanno dalle più semplici (percezione, attenzione, memoria) alle più complesse (apprendimento, intelligenza, immaginazione, emozioni, giudizio) fino alle più elevate (sentimenti, volontà, coscienza).

Popper sostiene che l’uomo è un essere spirituale, un Io, una mente. La quale è “strettamente legata ad un corpo che soggiace alle leggi della fisica”. Per Platone la mente è identificata con l’anima, sostanza immateriale ed immortale. Oggi. l’idea di anima è scomparsa nei testi di neuroscienze e si preferisce parlare di mente o di funzioni mentali.

Invero, lo studio della mente e del cervello è un problema antico e arduo. E’, come ha scritto Raffaello Vizioli, “il problema dei problemi”, fatto che ha dato luogo alla elaborazione di innumerevoli teorie. Le concezioni fondamentali riguardano: quella materialistica; quella mentalistica e funzionalistica (Eccles, Popper) e quella ermeneutica e personologica. Ci sono poi gli orientamenti ispirati al monismo e al dualismo.

Il neuro scienziato Kandel, premio Nobel per la medicina, ha dichiarato al riguardo: “E’ provato che tutti i processi psichici, normali ed anormali, sono funzioni del cervello”. Si tratta di un principio che sembra essere alla base delle nuove neuroscienze. La mente è in sostanza riducibile al corpo, al cervello. La mente – ma così anche la coscienza- è il “prodotto” dell’attività dei neuroni, cioè del cervello. Come una sostanza materiale produca una sostanza immateriale non lo sappiamo ancora. E’ questo il grande mistero, l’immane sfida per gli scienziati.

La mente- ha affermato Daniel J. Siegel nel suo libro “I misteri della mente (Raffaello Cortina Editore, Milano 2017) trae origine sia dal corpo che dalle relazioni  con il mondo circostante. La mente per questo autore è intesa come tutto ciò che riguarda gli stati soggettivi, le emozioni, i pensieri, le idee e i processi di “interconnessione” con gli altri e con la realtà.

Ma il cervello è davvero l’unica origine della mente? Ad influenzare la mente non è soltanto il cervello- risponde Siegel- ma anche altri fattori come i geni, il corpo, le relazioni personali e l’ambiente socio-culturale. La mente dunque deve essere considerata non solo “in-corpo-rata”, incarnata, ma anche “relazionale”. La mente è qualcosa di più che non la semplice attività del cervello, il prodotto della scarica dei neuroni.

Seguendo questo ragionamento, la mente può essere definita come “processo incarnato e relazionale”, un sistema interconnesso e interagente che comprende non solo il corpo e il cervello dell’individuo, ma  anche le relazioni sociali, l’ambiente, il livello interpersonale e transpersonale. Mente e cervello sono strutture interconnesse e si influenzano a vicenda.

All’interno di questo processo dinamico e relazionale, l’empatia diventa un elemento importante poiché favorisce il miglioramento del sistema immunitario e un profondo senso di benessere e  distensione neuromotoria. Viene a crearsi un legame, un processo di sintonizzazione fra noi e gli altri che “ci fa sentire bene e ci fa bene”, accrescendo in tal modo la salute e l’armonia interiore.

L’indagine delle dimensioni fondamentali della mente ha portato poi a notevoli scoperte rivoluzionarie. Fino a pochi anni fa, si riteneva che il cervello aveva funzioni “localizzate” e che nell’età adulta smetteva di svilupparsi. Recenti esperimenti condotti con i metodi di “brain imaging” hanno mostrato che entrambe queste teorie non sono vere. Le funzioni del cervello non sono infatti circoscritte a una ristretta zona del cervello, ma sono distribuite in  tutte le aree cerebrali. Il cervello non smette quindi di svilupparsi alla fine dell’infanzia o dell’adolescenza, ma continua a crescere in tutto l’arco della vita. Il cervello viene modellato e rimodellato dalla qualità delle  esperienze e dall’ambiente, che ci “forgiano e ci trasformano”. Questi cambiamenti sono dovuti  alla neuroplasticità e alla neurogenesi: l’attivazione dei neuroni, di nuove connessioni sinaptiche e la formazione di nuovi neuroni.

Si tratta di un processo di integrazione che coinvolge la dimensione personale e la dimensione esterna, perché la mente, per Siegel, è “dentro di noi e fra noi”. Di qui, l’emergere di due principi: 1. Se vuoi essere felice, aiuta gli altri; 2. Se vuoi che gli altri siano felici, aiutali (Vieten, Scammel).

 

Queste scoperte recano notevoli benefici anche alla crescita di una medicina più umana e umanizzante. Ora è chiaro che il medico per guarire la persona deve conoscere non solo il corpo, ma anche la mente, gli stati soggettivi, le emozioni, i sentimenti, i pensieri e i processi di “interconnessione” che avvengono nell’essere umano che soffre. Una realtà già intuita da Ippocrate. Dal cervello- ha scritto il padre della medicina- , e soltanto da esso, hanno origine il  piacere, la gioia, il riso e il divertimento, così come la pena, il dolore, i dispiaceri e le lacrime. E’ nel cervello che hanno dimora la follia, il delirio e gli orrori che ci tormentano”. Noi- ha dichiarato Dick Swaab- “siamo  il nostro cervello”.

Noi, come tanti altri autori, riteniamo che a guidare il cervello contribuisca anche un’altra struttura, anch’essa misteriosa, affascinante e dai mille colori: l’anima. Abbiamo un cervello, un corpo, una psiche, ma anche un’anima. Che è l’essenza dell’essere umano, come abbiamo cercato di mostrare in molte nostre pubblicazioni.

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Guido Brunetti

Guido Brunetti vive e lavora a Roma. Ha tenuto lezioni nelle Università di Roma, Lecce e Salerno. Ha esercitato attività sanitaria nella cura delle malattie mentali come libero professionista e presso istituzioni pubbliche e private. Ha svolto altresì attività nel Ministero di Grazia e Giustizia, Tribunale di Roma e Presidenza del Consiglio dei Ministri.
E’ autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche che spaziano nei più diversi campi delle neuroscieze, della psichiatria e della psicoanalisi. Il professor Raffaello Vizioli, neuroscienziato di fama mondiale, ha definito Brunetti un “umanista- scienziato” e uno “scrittore completo”. Un altro scienziato, Edoardo Boncinelli, ha dichiarato che Brunetti “è uno dei pochi autori capaci di scrivere un libro sul cervello, la mente e la coscienza”.
Collabora alla “Rivista di psichiatria” e a “Formazione psichiatrica”.

Comments

  1. la domanda: “Come puo’ una sostanza materiale produrre una sostanza immateriale ? ”
    E’ una domanda giusta? Cosa si puo’ dire a riguardo? Intanto si puo’ dire che presuppone che ,appunto, una sostanza materiale dia luogo in qualche modo ad una sostanza immateriale. Lo da per scontato. Ma e’ vero? In che senso e’ immateriale il prodotto delle attività che hanno luogo nella materia cerebrale? Non c’e’ nulla di immateriale in cio’ che sembrano a noi le attivita’ del cervello materiale.
    Le nostre attività cerebrali fisiche si palesano a noi come fenomeni e quindi non c’e’ niente di immateriale. I fenomeni sono l’effetto che fa possedere delle attivita’ cerebrali, non sono entita’ immateriali. I fenomeni non sono fantasmi ma l’effetto diretto di azioni materiali anche se essi esistono solo dal punto di vista dell’Io che li osserva. Chi sia questo osservatore, l’Io, sarebbe una domanda interessante da porsi.

  2. Il paradosso d questo “problema” è che parte dal presuppostto che esista una materia che produce fenomeni immateriali.
    Di che parliamo, se la fisica quantistica ha dimostrato che gli elementi ultimi di qualunque aggregato sono solo energetici, e cioè immateriali?
    Di che parliamo se si pensa ai tremila ricercatori del CERN che sono costretti a dedurre i comportamenti della cosiddetta materia solo dalle tracce lasciate sui monitor dall’energia?

  3. mettiamola cosi’; il cosidetto Hard Problem della coscienza, ossia l’apparente impossibilita’ di poter spiegare come e perche’ possediamo i qualia ed abbiamo delle esperienze fenomeniche deve per forza essere spiegato dall’introduzione di concetti quali “sostanza immateriale” etc? oppure possiamo ragionare sulla questione dei punti di vista e dell’esistenza di un osservatore per quanto virtuale esso sia?
    Magari e’ appunto solo questione di punti di vista. L’effetto che fa vedere una mela rossa lo fa a me e non a te, anche se magari a te fa lo stesso effetto ma non e’ quello mio. Percio’ e’ questione di riferire l’effetto a qualcosa sul quale questo effetto si riversa. Che sia l’Io che assiste allo spettacolo in un Teatro Cartesiano o che sia qualcos’altro e’ pero’ in tutta evidenza l’esistenza di qualcosa sul quale si esplica l’effetto che produce i qualia e la fenomenologia che solo quel qualcosa puo’ esperire. Ma parliamo sempre di qualcosa di materiale. Un personaggio simulato dentro un gioco di simulazione prova qualcosa? Come faccio ad accorgermene? Se non puo’ provare nulla cosa mancherebbe nella sua simulazione perche’ possa provare qualcosa? Pacman potrebbe provare una reale, autentica paura, provata in prima persona, mentre viene inseguito dai fantasmini? Cosa dobbiamo mettere nella simulazione di Pacman affinche’ cio’ avvenga? Parlare di cose immateriali non porta da nessuna parte in quanto possiamo manipolare solo cose materiali. Energia e materia esistono, diciamo impropriamente che sono materiali; diffatti la materia la si puo’ pensare come energia “condensata” e l’energia come materia che ha energia di movimento, magari uguale a C (vel della luce)e l’una si puo’ trasformare nell’altra come dice la nota formula E=mc2. Noi viviamo ed abbiamo a che fare solo con questo mondo di energia e materia anche se e’ solo una piccola parte del tutto. E poi la meccanica quantistica introduce solamente il concetto di funzione d’onda , di un “campo” probabilistico che si palesa in energia e materia quando avviene una osservazione. Ma non credo che la meccanica quantistica sia la soluzione al problema mente corpo. La mente esiste nel campo dell’energia e della materia, quindi impropriamente e’ nel campo delle cose materialistiche che dobbiamo cercar di capire come funziona. Come si fa a creare un punto di vista? E un punto di vista lo e’ rispetto a cosa? Come si fa a creare un osservatore? ..e a creare un osservatore con un punto di vista? Se il prof. Guido Brunetti ritiene sensate queste mie osservazioni potrebbe cortesemente cercare di rispondervi? ringrazio. Massimiliano

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