Dislessia: possibili origini ed aspetti psicofisiologici

Abstract: cosa si cela dietro la dislessia, il più diffuso Disturbo Specifico dell’Apprendimento? Numerosi studiosi si interrogano sulle possibili origini di questa problematica, la scoperta delle quali potrebbe far luce su aspetti ancora ignoti e fornirebbe un notevole contributo per la progettazione di possibili interventi mirati e più efficaci.

Gli uomini sono in grado di comunicare tra loro mediante il linguaggio (verbale, non verbale e paraverbale) e la trasmissione scritta delle informazioni, meccanismi molto diversi tra loro in quanto soggetti a differenti tipologie di elaborazione e di analisi, oltre che per la loro origine.

La capacità di parlare è infatti molto antica ed è derivata da un’evoluzione naturale delle abilità funzionali che interessano le strutture comunicative umane, mentre la lettura e la scrittura sono invenzioni dell’uomo molto più recenti dovute al fatto che ogni singolo popolo, con il passare del tempo, ha avvertito la necessità di adottare un sistema convenzionale di simboli grafici (grafemi) per rappresentare i suoni (fonemi) usati per comunicare.

fonte: http://intranet.comune.argenta.fe.it/ PoloScolastico/sede/ chi-siamo/offertaformativa/ images_progetti/dislessia.jpg
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L’apprendimento della lettura non è però così automatico come quello del linguaggio parlato, è un processo molto più complesso che per alcuni bambini nei primi anni della scuola elementare rappresenta un vero e proprio ostacolo ed evidenzia delle difficoltà non riconducibili ad alcuna carenza intellettiva. Questo si verifica in presenza di un particolare tipo di disturbo che prende il nome di dislessia e fa parte dell’insieme dei DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), ossia di quelle problematiche non riconducibili a particolari mancanze dell’alunno, ma specifiche dell’apprendimento della lettura (dislessia), delle regole ortografiche (disortografia), della scrittura (disgrafia) e del calcolo numerico (discalculia). Tutti i DSA si manifestano nonostante un’istruzione adeguata, in assenza di deficit intellettivi, neurologici o sensoriali ed in presenza di adeguate condizioni socioculturali proprie del contesto di appartenenza dell’alunno.

Ma da cosa dipende in particolare il processo di lettura, così difficile per alcuni individui?

La lettura dipende dall’abilità di mettere in sequenza parole e suoni in maniera accurata, la quale a sua volta è collegata a meccanismi visivi ed uditivi adeguatamente funzionanti. Quando si inizia a leggere, tutte le lettere devono essere identificate e poi messe nel giusto ordine affinché si possa avere un’accurata esecuzione e comprensione del testo che ci troviamo davanti. Questo processo non è così semplice come sembra, perché gli occhi eseguono continuamente piccoli e rapidi movimenti, alternando fissazioni e saccadi, mediante i quali passano da una lettera all’altra e da una parola all’altra. In particolare le lettere devono essere messe in ordine per arrivare a cogliere la parola nell’insieme e questo è possibile solamente se il messaggio proveniente dall’apparato motorio dell’occhio viene correttamente integrato con ciò che l’occhio vede.

Secondo una delle ipotesi attualmente più diffuse sull’origine della dislessia, questa integrazione tra visione e movimento è permessa dall’azione del “sistema magnocellulare”, una rete di neuroni di grandi dimensioni che va dalla retina, attraverso la corteccia cerebrale ed il cervelletto, fino ai motoneuroni dei muscoli oculari. Questo sistema è specializzato nel rispondere particolarmente bene agli stimoli in movimento e rende possibile la percezione delle relazioni spaziali tra gli oggetti. Ha quindi un ruolo fondamentale anche nel meccanismo di posizionamento dell’occhio su ciascuna lettera in sequenza e nel determinare l’ordine di esse nella costruzione di ogni parola.

Alcuni neuroscienziati, sulla base soprattutto di risultati ottenuti da esami effettuati con tecniche di visualizzazione cerebrale, sostengono che in molti dislessici il sistema visivo magnocellulare non è del tutto efficiente e che la sensibilità del sistema visuomotorio in essi è minore rispetto a quella dei soggetti che leggono senza difficoltà. Il controllo del meccanismo visivo nei pazienti dislessici appare come più debole e questo spiega la percezione che a volte hanno di lettere che sembrano muoversi e spostarsi nel corso della lettura. Questa confusione nella visione potrebbe essere la conseguenza di un’incapacità del sistema magnocellulare di stabilizzare gli occhi in maniera normale.

Molti dislessici presentano anche diverse difficoltà a livello fonologico: non riescono ad ordinare correttamente i suoni delle parole sbagliandone la pronuncia, sono più lenti nella lettura rispetto agli altri bambini e meno capaci di tradurre le lettere nei suoni corrispondenti. Queste difficoltà fonologiche potrebbero essere causate da alcune problematiche delle capacità uditive di base: di solito nella lettura le persone distinguono i suoni associati alle lettere e le variazioni di frequenza ed intensità di essi e questo è possibile grazie ad un sistema di grandi neuroni uditivi che non sembra essere particolarmente sviluppato nei pazienti dislessici.

Nonostante siano molti gli studi che hanno evidenziato come in diversi compiti che coinvolgono il sistema magnocellulare i dislessici hanno prestazioni peggiori rispetto ai soggetti che leggono normalmente, rimane ancora da capire come questo sistema sia effettivamente responsabile del deficit di lettura nella dislessia. Alcuni autori hanno ipotizzato un coinvolgimento della corteccia parietale posteriore, la quale si occupa del controllo dei movimenti oculari sia nei compiti di attenzione visuospaziale, sia nella visione periferica, entrambe funzioni fondamentali per un corretto processo di lettura.

La seconda maggiore ipotesi sulle origini della dislessia sostiene invece che nel paziente il problema maggiore è rappresentato da una forte incapacità di effettuare una corretta analisi fonologica della frase e questo è dimostrabile partendo dall’analisi della conoscenza delle strategie utilizzate da ogni persona per imparare a leggere le parole che vede per la prima volta. Questo processo di apprendimento avviene in diverse fasi: la parola viene scomposta in grafemi, i quali vengono associati ai fonemi corrispondenti; questi infine vengono ordinati così da permettere la lettura corretta della parola. A favore di questa ipotesi vi sono molti dati acquisiti mediante le nuove tecniche di neuroimaging, come ad esempio la presenza di un’attività limitata e ritardata nei dislessici dell’area responsabile della memoria visiva delle parole, una minore attivazione delle aree del linguaggio (Wernicke e Broca) e delle aree frontale anteriore e temporale, anch’esse legate alla composizione dei fonemi per la produzione di parole.

Nonostante ancora non vi sia un accordo comune sulle possibili origini dei disturbi specifici dell’apprendimento ed in particolare della dislessia, attualmente il più diffuso tra questi, è importante che vengano utilizzate tutte le tecnologie disponibili affinché si possa arrivare ad avere una diagnosi precoce ed efficace. I DSA hanno dei risvolti molto tristi nello sviluppo normale del bambino poiché implicano una sofferenza ed un danno all’autostima che possono portare ad un forte sentimento di tristezza e depressione, oppure ad una forma di ribellione e ad un aumento dell’aggressività verso tutti coloro che dimostrano di non comprendere le sue difficoltà, ma anzi le criticano pesantemente. Spesso non comprendere il problema del bambino può portare a sottovalutare le sue capacità e a pensare che non sia all’altezza dei suoi compagni, tanto da far sì che lo studio per lui diventi un ostacolo, un qualcosa da tralasciare e da interrompere appena possibile.

La presenza di queste problematiche non è necessariamente un freno per le altre abilità del bambino in settori come ad esempio lo sport o la scienza e questo dimostra ancor di più quanto sia importante stargli vicino per assecondare lo sviluppo sano di ogni sua dote. I dislessici sembra che abbiano inoltre capacità notevoli nella discriminazione dei colori e nella percezione globale delle forme, e come tutti gli altri bambini possono avere talento ed essere a volte geniali, basti ricordare che Leonardo da Vinci, JFK, Einstein, Walt Disney e molti altri personaggi avevano questo disturbo e nonostante ciò sono riusciti a cambiare la storia dell’umanità.

L’utilizzo delle più recenti tecniche di visualizzazione cerebrale può esser d’aiuto per comprendere come velocizzare i meccanismi di individuazione precoce del disturbo, ma anche per la progettazione di programmi riabilitativi e per il monitoraggio dei progressi delle persone che sono in cura. Solamente conoscendo il problema in ogni suo aspetto si riuscirà a comprendere come intervenire in tempo ed evitare che un disturbo dell’apprendimento di un bambino si trasformi in una limitazione della sua vita adulta.

Bibliografia:

  • Chiarenza, G.A. & Casarotto, S. (2004), Imparare a leggere: i meccanismi psicofisiologici, Quaderni acp, 11(5): 212-215.

  • Scalisi T.G., Pelagaggi D., & Fanini S. (2003), Apprendere la lingua scritta: le abilità di base, Carocci.

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