Encoding & performance

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L’universo di conoscenze di cui si è in possesso circa la memoria umana ed i suoi processi appare sconfinato ed in continua evoluzione. Gli studi finora effettuati hanno ottenuto importanti verità, tuttavia parziali; così questo mondo continua ad essere avvolto da un fascino sconcertante. Troppe sono le vie che portano alla memoria, una sola quella che ritorna: il ricordo. E’ questa la strada da percorrere e al contempo la guida cui affidarsi per esplorare i complessi meccanismi delle funzioni mnestiche. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la considerazione che non si ha una sola memoria, ma più memorie; conclusione logica e consequenziale vuole che si parli quindi di studi specifici per tipi differenti di memoria. Si distingue, infatti, una memoria a lungo termine (MeLT) da una a breve termine (MeBT). La MeLT si suddivide a sua volta in memoria dichiarativa (semantica ed episodica) e memoria non dichiarativa (nelle sue componenti procedurale, di priming, di condizionamento, di apprendimento non associativo). La MeBT comprende: memoria fonologica, (visuo-) spaziale, visiva, uditiva non-verbale, tattile propriocettiva, del dolore, delle emozioni. La nostra attenzione sarà diretta selettivamente sulla relazione esistente tra il processo di codifica (encoding) in varie modalità sensoriali e la successiva performance di un individuo in compiti di MeLT implicita (non dichiarativa) ed esplicita (dichiarativa). Gli ultimi dieci anni sono stati particolarmente floridi di ricerche orientate in tale direzione, caratterizzate peraltro da un’integrazione metodologica (impiego parallelo ed incrociato di tecniche di indagine fisiologiche e di neuro-immagine) che ha fornito risultati complementari particolarmente affidabili. Citiamo di seguito solo alcuni dei più importanti studi. Nel 1990 Paller si propose di registrare i potenziali evocati di superficie correlati ad eventi (ERPs) durante la “fase di studio” (encoding) di una lista di parole, e di associarli successivamente alla rispettive performances nella “fase di test” (free recall o cue recall, in questo esperimento). I risultati evidenziarono che per parole ricordate gli ERPs erano nettamente più positivi, ma che tale differenza, denominata “Dn effect”, si manifestava solo in compiti di memoria esplicita. Infatti la Dn (profondità dell’elaborazione dello stimolo) è maggiore in compiti di codifica semantica (memoria dichiarativa) che in quelli di codifica strutturale (memoria non dichiarativa). Nel 1998 l’utilizzo di metodi di neuro-immagine ha permesso a Wagner e collaboratori di appurare l’attivazione di network di aree cerebrali, e non di una singola area, durante il processo di encoding, nonché di evidenziare il variare del “pattern di attivazione” in base alla differente natura dello stimolo (verbale/non-verbale, neutro/emozionale) ed al tipo di codifica effettuata (semantica o fonologica). Nel 2000 Canli et al. hanno trovato un’importante correlazione fra un più frequente ricordo di scene a forte contenuto emotivo ed una maggiore attivazione dell’amigdala (struttura appartenente al circuito di Papez), non coinvolta per scene “neutre”, durante l’encoding. I risultati di questi studi costituiscono un fondamentale contributo alla ricerca scientifica nell’ambito del funzionamento normale e patologico dei sistemi di memoria in varie condizioni di stimolazione-risposta nell’individuo ed in quello dell’influenza esercitata sui processi mnestici dai fattori emotivo-cognitivi. Il vantaggio pratico che si può trarre da tali situazioni sperimentali consiste nella possibilità di comprendere con esattezza le relazioni tra tecniche di memorizzazione e successiva capacità di “recuperare” il ricordo di un evento-stimolo. Non sarebbe la prima sfida che l’uomo si propone di vincere nell’infinito ed incommensurabile processo di autoconoscenza.

 

Bibliografia

 

1. Paller, K.A. (1990). Recall and stem-completion priming have different electrophysiological correlates and are modified differentially by directed forgetting. Journal of Experimental Psychology: Learning, Memory, and Cognition, 16, 1021-1032.
2. Wagner, et al.(1998). Memories: Remembering and Forgetting of Verbal Experiences as Predicted by Brain Activity. Science 281, 1188-1191.
3. Canli, et al.(2000). Event-Related Activation in the Human Amygdala Associates with Later Memory for Individual Emotional Experience. JNeurosci, 20:RC99.

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Daniela Scuticchio

INCARICHI
Frequentatrice volontaria della Clinica Psichiatrica dell’Università di Firenze da ottobre 2002 a settembre 2004.
Membro del comitato di redazione del portale www.neuroscienze.net
Psicologa nel progetto SCUDO (Servizio Domiciliari Oncologiche), con sede presso il centro Oncologico CALCIT di Arezzo.

FORMAZIONE
Mattinata studio su Winnicott, organizzata dalla Cattedra di Psicologia clinica della Facoltà di Psicologia, Università di Firenze. Firenze, 24 maggio 2003.
Convegno “Una svolta nella validazione dei risultati e dei processi delle psicoterapie”, organizzato dall’Università degli Studi di Firenze e dal Centro Ricerche Intervento Psicoterapeutico. Firenze, 17 maggio 2003.
Giornata di studio sulla patologia schizoide, organizzata dall’Istituto di Psicoterapia Analitica di Firenze. Firenze, 25 ottobre 2003.
Congresso “Bio-informazione e sviluppi cognitivi della scienza”, organizzato dall’associazione telematica Ego-CreaNET Gruppo Open Network for New Science (ON-NS) in collaborazione con l’Associazione Psico-LAB- Laboratorio di Ricerca e Sviluppo. Firenze, 15 marzo 2005.

EVENTI
Relatrice. IV Congresso nazionale S.I.R.M. “Verso una psichiatria della disabilità intellettiva”. Organizzato dalla Società Italiana per il Ritardo Mentale. Cortona (AR), 23-25 settembre, 2004.

PUBBLICAZIONI
Unica autrice. La diagnosi psichiatrica nella disabilità intellettiva attraverso la validazione dello SPAID. Tesi sperimentale di laurea in Psicologia Clinica e di Comunità. Università degli Studi di Firenze, Firenze 2004.
Quarto autore. The application of the SPAID-G: first results. Proceedings of the 12th IASSID world congress, Montpellier June 14-19 2004. Journal of Intellectual Disability Research 2004, 48; 4-5: 315

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