L’Entropia della Mente


Psicoterapia della Gestalt e Fisica Quantistica

Nessuna idea può pettinare il mare
E incanalarsi in saldo sentiero.
Ecco l’idea che viene
Come un uccello nella sua leggerezza,
Sulle vele delle esili ali
Bianche per l’acqua sollevata.
Vieni, stai per perdere la tua freschezza.
Vuoi scivolare da te nella rete,
O devo io trascinarti
Nella mia esotica compostezza?»

Dylan Thomas
Nessuna idea può turbare la mia insana condotta

 

Tra le più straordinarie proprietà della meccanica quantistica la più affascinante è probabilmente quella descritta con il termine tecnico di “entanglement quantistico“, ovvero il collegamento tra due particelle. Grazie a questa proprietà, se una delle due subisce una modificazione energetica, allora, istantaneamente tale effetto si ripercuote anche sull’altra. La distanza tra le due particelle è ininfluente (potrebbero essere distanti anni luce l’una dall’altra), ma la cosa ancor più sorprendente è che le particelle divengono entanglement solo se in precedenza sono state prodotte da un determinato processo che le ha vincolate in un modo speciale e irreversibile. In altre parole, l’entropia (lo scambio di energia) tra le due particelle avviene simultaneamente se questi due sistemi hanno interagito tra loro per un certo periodo di tempo.

Ma che cos’è l’entropia? Che relazione possiamo trovare con la psicologia e la psicoterapia?

Procediamo con ordine. L’entropia è una trasformazione da uno stato fisico ad un altro grazie ad uno scambio, una comunicazione termodinamica tra un dato elemento ed il suo ambiente. L’entropia può essere perciò positiva, negativa o nulla. Alla temperatura di -273° Centigradi (lo zero assoluto) l’entropia è nulla. L’entropia massima (positiva) rappresenta l’equilibrio statico in cui niente viene più scambiato, in cui la materia si presenta come un unico blocco inerte; in altri termini: la morte.

«Qual è l’aspetto caratteristico della vita? Quand’è che noi diciamo che un pezzo di materia è vivente? Quando esso va “facendo qualcosa”, si muove, scambia materiali con l’ambiente e così via, e ciò per un periodo di tempo molto più lungo di quanto ci aspetteremmo in circostanze analoghe da un pezzo di materia inanimata».[1]

Ma come fa un organismo vivente a rallentare il suo decadimento? La risposta è abbastanza ovvia: «mangiando, bevendo, respirando e (nel caso delle piante) assimilando. Il termine tecnico è: metabolismo».[2]

La parola «metabolismo» deriva dal greco μεταβολισμός che significa «cambiare» o «scambiare». In questo senso, la vita sembra quindi un impulso al continuo cambiamento cercando di non trovare mai un equilibrio stabile e duraturo.

Riassumendo, per gli organismi viventi ogni elemento assimilabile rappresenta entropia negativa, ovvero uno stato estremamente ben ordinato di materia che viene restituito in una forma molto degradata[3], quanto espresso dal secondo principio della termodinamica. Tale principio stabilisce, inoltre, che una trasformazione avviene spontaneamente in un modo piuttosto che in un altro e che la sua direzione è irreversibile. Ciò accade, ad esempio, con il calore che si trasmette da una sorgente più calda verso una più fredda, mentre il processo inverso è impossibile. Come vedremo in seguito, l’unico organo in grado di smentire tale principio sembra essere il nostro encefalo attraverso l’attività delle proprie capacità cognitive.

A questo punto, possiamo porci alcuni quesiti che riguardano più specificatamente l’ambito della psicobiologia, della psicologia e della psicoterapia: se la sopravvivenza e la crescita di un essere vivente deriva da uno scambio tra un tipo di ordine ed un altro, quale potrebbe essere l’entropia negativa che trasforma il sistema nervoso centrale in una mente? Il cervello è paragonabile alle altre strutture organiche o le sue funzioni hanno una valenza diversa? Senza dubbio, il fegato, i polmoni, i reni e gli altri organi del nostro corpo, attraverso processi metabolici contribuiscono allo scambio di materiali permettendoci di vivere e di crescere. Le loro funzioni sono molto complesse, ma le attività a cui sono destinati si limitano allo scambio di sostanze e alla produzione di altre utili all’organismo. Anche le cellule del nostro cervello scambiano elementi chimici e i neuroni attraverso le sinapsi stabiliscono collegamenti costituendo le reti neurali.

Ma oltre alle funzioni per così dire “normali”, il cervello dell’uomo fa qualcosa di più.

Esso genera idee, inventa soluzioni e produce artefatti. Il livello da organico passa a quello immateriale, trasformando la biologia in psicologia. I nostri pensieri non sono osservabili, le immagini e i ricordi altrettanto, eppure esistono. Potremmo dire che il cervello, come parte del corpo, trasforma sostanze chimiche in rappresentazioni mentali, il visibile nell’invisibile. Ed è grazie alle nostre capacità cognitive, che l’invisibile si traduce in immagini e simboli percepibili che sono alla base di creazioni concrete nella realtà.

Creiamo e trasformiamo la realtà che ci circonda, realizziamo cose che, molto spesso, non hanno niente a che vedere con la nostra sopravvivenza. L’arte ne è un esempio, le speculazioni filosofiche un altro, la religione un altro ancora e così via. Anche gli altri animali creano cose, ma le loro attività non diviene coscienza.

Per comprendere il mondo e ciò che ci circonda abbiamo appreso dei simboli (i caratteri alfabetici e numerici) in grado di dare un senso alla realtà. Senza questi segni (le parole, le cifre, i codici ecc.) non avremmo la consapevolezza di esistere e non saremmo consci della nostre possibilità e dei nostri limiti, compresa la nostra morte. È la capacità di dare un nome alle cose a renderle pensabili e trasmissibili. La coscienza è un prodotto proprio di questa attività, che attraverso il nominare unisce una cosa concreta a un segno che non ha nulla a che fare con quella cosa.

Abbiamo inventato simboli comunicabili per comprendere e descrivere il mondo. La conoscenza e la comunicazione sono elementi inscindibili che costituiscono e rappresentano il nostro essere profondo. Come la trasmissione di elementi biologici è vitale per il nostro organismo, così i significati veicolati dal linguaggio lo sono per la mente. Più dell’azoto, del sodio o del potassio, elementi primari di cui si nutre il nostro cervello, sono le “sostanze” ideali, i segni, i simboli e significati, cioè strutture di senso impalpabili che rappresentano l’entropia negativa. È per tale ragione che l’apprendimento, lo studio, la ricerca, l’arte e tutto ciò che possiamo identificare come strutture logiche ritardano il decadimento delle nostre cognizioni. Oltre a ciò, soltanto la nostra mente è in grado di assimilare forme strutturate producendo forme ancora più complesse. Questo avviene, ad esempio, con le cognizioni e le meta cognizioni o con le nostre capacità riflessive. La mente che si auto osserva e genera pensieri, trova soluzioni a problemi posti da lei stessa e oltre a gratificarsi attraverso tale attività, si evolve e si sviluppa ulteriormente. Questa crescita non si interrompe con l’estinzione dell’ultima generazione, ma prosegue perché viene tramandata alle successive, grazie alla capacità che soltanto l’uomo possiede tra gli esseri viventi: conservare e trasmettere la memoria culturale e storica delle sue capacità cognitive. In termini di entropia, l’energia scambiata non solo si conserva, ma registra un aumento di generazione in generazione di entropia negativa, ovvero di maggiore ordine. La mente, quindi, assimila ordine producendo altro ordine, più complesso e strutturato di quello originario. L’attività del cervello umano sembra non tener conto del secondo principio della termodinamica in cui l’ordine produce disordine, ma di procedere con principi energetici e fisici molto diversi.

Se consideriamo il concetto di irreversibilità descritta dall’entropia (la freccia del tempo), soltanto la mente umana può viaggiare nel tempo, osservando ciò che è stato, proiettandosi verso eventi futuri, pur restando e vivendo nel presente. Questa energia mentale è la sola ad operare flussi reversibili di energia sotto forma di rappresentazioni (ricordi ed immagini) connettendo aree del cervello deputate alle tre dimensioni temporali. L’irreversibilità dell’energia della materia, ordine verso disordine, sembra essere oltrepassata dalla reversibilità del pensiero, ordine verso ordine. Quanto affermato, fino ad ora, non solo ci dimostra che la nostra mente è un sistema complesso che oltrepassa i limiti o i criteri descritti dalla fisica dei quanti, ma che rivela quale sia l’attività che la rende così particolare.

Infatti, non è soltanto il tipo di energia scambiata che fa della nostra mente un sistema complesso, ma ciò che genera vita e produce ulteriore vita è costituito dall’atto comunicativo in sé. Non è il cosa viene trasmesso, ma la dinamica comunicativa che trasforma un agglomerato di cellule in una struttura psichica. Le potenzialità del cervello sono indissolubilmente connesse alla comunicazione; le nostre funzioni psichiche tendono allo scambio perché la nostra è una mente comunicativa, relazionale. Per tali motivi, la psicoterapia rappresenta un ambito in cui la crescita della persona  ha più possibilità di compiersi, in quanto lo scambio di entropia negativa è continua e costante: la terapia è il campo metabolico in cui due o più individui comunicano. L’approccio della psicoterapia della Gestalt, che accoglie e osserva l’altro in tutte le sue espressioni, corporeee, emotive, cognitive ecc., un tutto che oltrepassa le singole parti, tale comunicazione diviene ancor più relazione tra entropie. Ma cosa accade quando questo non può realizzarsi, per una ragione innata o acquisita?

 

Bibliografia

  • Bion W., (1972), Apprendere dall’esperienza, Roma, Armando Editore, 20039.
  • Bion W., (1965), Trasformazioni, Roma, Armando Editore, 2001.Heisenberg W., (1933), Lo sviluppo della meccanica quantistica, in Mutamenti nelle basi della scienza, Torino, Bollati Boringhieri.
  • Husserl E., (1952), Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologia, Torino, Einaudi.Jung C.G., (1954), L’archetipo della madre, Torino, Bollati Boringhieri.
  • Jung C.G., Tipi psicologici, Roma, Newton, 2001.
  • Minotti R. (2017), la Gestalt Dialogica, <http://www.stateofmind.it/2017/02/terapia-della-gestalt-contatto-relazione/>
  • Minotti R. (2017), le strutture relazionali, <http://www.stateofmind.it/2017/02/strutture-dinamiche-relazionali-gestalt/>
  • Perls F., Hefferline R.H., Goodman P.: Teoria e pratica della terapia della Gestalt. Ed. Astrolabio, Roma 1997.
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  • Perls F.: La teoria Gestaltica parola per parola. Ed. Astrolabio, Roma 1980.
  • Perls F.: Qui e ora. Ed. Sovera, Roma, 1991.
  • Polster E. Psicoterapia del quotidiano. Migliorare la vita della persona e della comunità. Ed Erickson, Trento 2007.
  • Polster E., Polster M.: Terapia della Gestalt integrata. Ed. Giuffrè, Milano 1986.
  • Schrödinger E., (1944), Che cos’è la vita, Adelphi, Milano, 1995
  • Thomas D., Poesie, a cura di R. S. Crivelli, Torino, Einaudi, 2002.
  • Vygotskij L. S., (1934), Pensiero e Linguaggio, Firenze, Giunti – Barbera, 1980.

Note

[1] Schrödinger E., (1944), Che cos’è la vita, Adelphi, Milano, 1995, p. 120.
[2] Idem. p. 122.
[3] Idem. p. 127.

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Roberto Minotti

psicologo - psicoterapeuta

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