Gli Acidi Grassi Essenziali Omega-3 in Neurofisiopatologia

Gli Acidi Grassi Essenziali Omega-3 in Neurofisiopatologia

drugs-206150_1280Gli acidi grassi essenziali hanno una notevole importanza nello sviluppo del cervello e nella terapia di alcune patologie del sistema nervoso. La loro definizione(essenziali) deriva dal fatto che essi, non potendo essere sintetizzati nell’organismo umano, devono essere ingeriti o mediante il cibo, o sotto forma di integratori alimentari. Gli acidi grassi essenziali (Essential Fatty Acids) [ EFA ], in rapporto alla posizione del primo doppio legame all’interno della loro molecola, vengono distinti in acidi grassi omega-6 ed acidi grassi omega-3. Gli acidi grassi omega-3 più importanti sono il DHA (acido docosaesanoico) e l’EPA (acido eicosapentanoico) Entrambi vengono sintetizzati dalle microalghe e quindi si accumulano nei pesci che si nutrono di fitoplancton, in particolare: salmone, tonno, sardine, merluzzo, sgombro, alici ed ancora di più, nell’olio di questi pesci. Gli acidi grassi omega-3 si trovano anche nel latte materno, mentre sono assenti nel latte vaccino. Ricordiamo infine che in alcuni semi oleosi e nell’olio che da essi si ricava, sono presenti alte concentrazioni di acido alfa-linolenico, che può essere convertito dal nostro organismo in EPA. E’il caso dell’olio di lino, dell’olio di canapa e dell’olio di canola. Gli acidi grassi essenziali svolgono un ruolo fondamentale nel determinare la struttura delle membrane neuronali e sinaptiche e sono, dal punto di vista morfo-funzionale, componenti molecolari indispensabili per il cervello. Per garantire uno sviluppo efficiente del sistema nervoso, è necessario un adeguato apporto di acidi omega-3, soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza ed anche nei primi sei mesi di vita. E’ quindi importante, in tali periodi, controllare la dieta materna onde garantire il fabbisogno di tali sostanze. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha da tempo raccomandato l’aggiunta di EPA e DHA al latte in formula per i neonati. Uno studio danese è stato svolto su soggetti nati a Copenaghen, tra il 1959 ed il 1961. Un campione di 2280 bambini è stato diviso in cinque gruppi, in rapporto alla durata del loro allattamento al seno materno. La maggiore durata dell’allattamento è risultata associarsi significativamente a più alti livelli di quoziente intellettivo (QI) verbale, QI di performance e QI totale alla Wechsler Adult Intelligence Scale (WAIS). Gli effetti di una dieta neonatale arricchita con DHA rispetto ad una dieta di controllo senza EFA, sullo sviluppo cognitivo successivo, sono stati valutati in uno studio clinico controllato e randomizzato. Cinquantasei neonati (26 maschi e 30 femmine) sono stati arruolati nello studio, entro i primi cinque giorni di vita, e hanno assunto la dieta stabilita fino alla diciassettesima settimana di vita. All’età di 18 mesi sono stati sottoposti a valutazione mediante Bayley Scales of Infant Development, 2nd edition (BSID-II). I soggetti trattati con DHA hanno mostrato un notevole vantaggio sul piano cognitivo e motorio, con un trend in miglioramento anche del linguaggio.

Ora vedremo quali sono gli effetti benefici e terapeutici degli acidi grassi omega-3 su alcune patologie neuropsichiatriche sia del bambino che dell’adulto.

Disturbi Psicocognitivi nei Bambini

In uno studio condotto su 100 bambini dislessici, i soggetti con più bassi livelli di Omega-3 presentavano peggiori capacità di lettura, di spelling e di memoria uditiva. In un altro studio fu evidenziata una stretta correlazione tra deficit di acidi grassi essenziali e problemi neurolinguistici non solo visivi, ma anche uditivi e motori. Burgess et al. (2000) confermarono che i bambini con questo tipo di deficienze lipidiche, avevano disturbi del comportamento, dell’apprendimento e del ritmo sonno-veglia, assenti nei bambini di controllo sani.

Disturbi Psicocognitivi nell’Adulto

Schizofrenia

Sia in schizofrenici cronici, sia in schizofrenici all’esordio della malattia, la supplementazione dietetica di olio di pesce, a maggior contenuto di EPA, ha indotto un significativo miglioramento dei sintomi negativi (anedonia, apatia, affettività appiattita, rallentamento motorio).

Demenza Senile

Livelli plasmatici ridotti di DHA sono stati evidenziati nella demenza senile tipo Alzheimer (SDAT), nelle altre forme di demenza (OD), ma soprattutto nel deficit cognitivo senile non demenziale (CIND). In uno studio randomizzato della durata di sei mesi, sono stati valutati gli effetti dell’EPA in pazienti affetti da Morbo di Huntington in stadio avanzato (III). Tutti i soggetti trattati hanno avuto un miglioramento dei movimenti patologici oro-facciali, mentre la RMN tridimensionale ha addirittura messo in luce un processo neuroplastico inverso all’atrofia che caratterizza invece la malattia.

Depressione

In soggetti depressi sono stati rilevati bassi livelli di Omega-3, in primis DHA. Tali composti agiscono direttamente nella modulazione della proteina C-AMP Response Element Binding (CREB) e del Brain Derived Neurotrophic Factor (BDNF). Per questo motivo molti autori suggeriscono la somministrazione di acidi grassi omega-3 nel trattamento della depressione lieve o media e come integrazione terapeutica nella depressione grave.

Depressione Post-Partum

È stato dimostrato che gli acidi grassi essenziali, soprattutto il DHA, durante la gravidanza, decrescono progressivamente nella madre. L’apporto dietetico di DHA è correlato inversamente con l’incidenza di depressione post-partum. I dati di prevalenza della depressione post-partum sono stati valutati su 14.532 soggetti, reclutati in 41 diversi studi,in 23 nazioni. Più alte concentrazioni di DHA nel latte materno e più alti consumi di pesce correlano con una più bassa prevalenza di depressione post-partum.

Disturbi Bipolari

Diverse osservazioni cliniche ed alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato una correlazione diretta tra maggiore consumo di pesce e ridotta prevalenza di disturbo bipolare. La somministrazione di EPA e DHA in pazienti con terapia farmacologica e psicoterapeutica in atto, ha determinato una remissione della sintomatologia depressiva (non tanto quella maniacale) con effetto preventivo anche sulle ricadute.

Gli acidi grassi omega-3 sono generalmente ben tollerati. Possono verificarsi disturbi gastrointestinali. Infine gli integratori sono controindicati durante la gravidanza ed interagiscono negativamente con i farmaci antitrombotici. Al contrario, l’assunzione di cibo ricco di acidi grassi omega-3 non comporta alcuna controindicazione e va pertanto consigliata.

 

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Medico chirurgo perfezionato in Neurofisiologia Clinica, Master di II livello in Fitoterapia conseguito all’università di Siena, autore di: “La ghiandola pineale: splendida connessione tra cervello ed anima

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Fulvio D'Avino

Medico chirurgo perfezionato in Neurofisiologia Clinica, Master di II livello in Fitoterapia conseguito all’università di Siena, autore di: “La ghiandola pineale: splendida connessione tra cervello ed anima” Acquista in formato KindleAcquista in formato ePub

Comments

  1. Il mio rapporto con gli acidi grassi omega 3 dura da poco più di 2 anni cioè da quando ne ho scoperto l’esistenza grazie alle informazione la sua assunzione consiste in una merenda a mezza mattinata con 4 noci e vari pasti principali con salmone sgombro e tonno almeno un paio di volte a settimana alle volte anche 4 .
    Considerando che sono bipolare ho deciso che con la mole di farmaci che assumo aggiungere un integratore non era la scelta migliore comunque vantaggi credo di averne sono più concentrato e più attento a quello che mangio per esempio la farina raffinata e i suoi derivati gli ho eliminati dalla mia dieta e mi sono comperato un estrattore al posto della centrifuga che lo uso per le mie colazioni con il risultato che nell’arco di 2 anni ho perso 10 chili.
    Comunque non solo la dieta ne è coinvolta perché svolgo anche un’attività fisica intensa e costante .
    Credo che un colpevole di tutte queste migliorie fisiche sia l’assunzione regolare degli acidi grassi omega 3 con il risultato di nuove attività sinaptiche.

  2. Livelli anomali di acidi grassi essenziali individuati nelle membrane plasmatiche delle cellule del sistema nervoso presenti nelle patologie neurodegenerative,dicono poco sulla possibile origine di queste ultime;non si può sapere se sono la causa o la conseguenza della patologia,il solito dilemma “dell’uovo e della gallina“.
    La composizione precisa della membrana plasmatica di una cellula dovrebbe essere stabilita alla sua nascita dalla relazione che ha con la cromatina,questa essendo complementare come livello energetico alla membrana la mantiene in equilibrio,costringendola a piccole e continue modifiche per mantenere stabile l’ambiente interno cellulare;la continua ricerca di equilibrio interno al citosol costituisce anche il motore metabolico che innesca e mantiene la vita cellulare.
    L’invecchiamento di una cellula,e di conseguenza di tutto l’organismo in generale,dovrebbe essere dato da uno scostamento continuo e progressivo,della composizione della cromatina e della membrana plasmatica,da quelle iniziali,cioè quelle che aveva la cellula quando è nata; cromatina e membrana nella loro vita si modificano continuamente,influenzandosi a vicenda in una specie di ping pong metabolico, producendo e cumulando piccoli errori che nel tempo modificano profondamente le strutture iniziali.
    Le cellule perenni invecchiano cumulando proteine non più degradabili e modificando la membrana plasmatica,mentre nelle restanti cellule si ha un maggiore degrado del DNA;tutto l’insieme porta a un livello di tossicità tale da portare un organismo alla morte.
    Il metabolismo che guida la vita di tutta la cellula dovrebbe obbedire a poche e semplici regole “energetiche”che appartengono all‘organizzazione di tutta la chimica organica;il condizionale è d’obbligo specialmente quando si fanno voli di fantasia come quello che sto per fare,perdipiù conditi con una grammatica sgrammaticata,personale e intuitiva come tutto il resto.
    Le regole principali attorno alle quali girano tutte le altre sono due;la prima la possiamo chiamare la “regola del tre”,questa è basata sulla perfetta simmetria energetica spaziale tetraedrica dell’elemento carbonio;la seconda “regola del due”,è basata su una simmetria energetica bipolare dell’elemento ossigeno nei confronti dell’elemento idrogeno,e dal fatto che questi elementi hanno il primo livello di ionizzazione in comune; questo è alla base delle caratteristiche ed esclusive proprietà dell’acqua.
    La combinazione delle due regole principali dovrebbe creare tutte le altre.
    Il carbonio utilizzando i quattro “spazi energetici”a disposizione,legandosi a ossigeno e idrogeno è in grado di incamerare trasportare e rilasciare indirettamente energia libera,ma questo può avvenire solo in un ambiente creato su misura dalla cellula cioè nel citosol,un ambiente riducente che deve essere definito meglio se si vuole arrivare a capire come funziona il tutto.
    Utilizzando solo tre dei suoi “spazi energetici” il carbonio diventa il componente base di tutte le strutture interne della cellula,dalle più semplici fino al DNA,tutti polimeri dove scorre energia,al contrario dei costituenti della membrana plasmatica ,che fanno una eccezione solo nel momento della scarica elettrica nel neurone.
    Una molecola che contiene tre atomi di carbonio in serie dovrebbero concentrare nel secondo,quello centrale,l’energia presente nell’ambiente circostante.
    Questo vale anche nella sintesi delle proteine e per tutti gli aminoacidi ad eccezione della glicina.
    Anche nella lettura delle tre basi azotate del codone del mRNA,a identificare lo specifico aminoacido da inserire durante la sintesi proteica,è il livello energetico che si trova nel secondo nucleotide,più precisamente nel secondo carbonio del desossiribosio.
    Il funzionamento della lettura del codice genetico,visto da un semplice e curioso appassionato della materia come il sottoscritto dovrebbe funzionare nel seguente modo.
    Adenina e guanina dovrebbero rappresentare due livelli energetici,max e min,all’interno di questi due livelli,timina e citosina rappresentano altri due livelli max e min,in modo che il max del livello superiore diventa complementare al min del livello intermedio,e il max del livello intermedio complementare al min di quello superiore;in questo modo l’energia di legame tra i due filamenti rimane sempre uguale,e per tutte le manipolazioni a cui viene sottoposto il DNA questo non è certo un vantaggio di poca cosa.
    Il livello energetico di riferimento per stabilizzare il DNA all’interno del nucleo è invece assicurato dal gruppo fosfato del nucleotide,mentre il desossiribosio è costretto a fare la parte dell’accumulatore.
    Tornando al tema,livelli anomali di acidi grassi essenziali individuati nelle membrane plasmatiche si possono ricondurre solo a un DNA “malato”,ed è inutile anche dare la colpa a qualche preciso gene perché questo rappresenterebbe solo la punta dell’iceberg di un’anomalia su più cromosomi.

    Fiorenzo Masotti

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