I misteri e i segreti del cervello e della mente


La riflessione su mente, anima, psiche, spirito appartiene alla storia della filosofia, a cominciare da Platone, Democrito, Aristotele e dagli stoici, attraversa il pensiero di Agostino e giunge alla filosofia moderna, quando Cartesio opera una svolta nel considerare la mente una sostanza immateriale che interagisce con il corpo (dualismo interazionista).

Nel ‘900, prima la filosofia della mente poi le nuove neuroscienze assumono peculiarità materialistiche e naturalistiche, soprattutto sotto la spinta del comportamentismo, il quale esclude ogni ricorso a sostanze immateriali inosservabili, ovvero all’introspezione e agli stati mentali soggettivi, ritenendo validi solo i comportamenti osservabili dei soggetti. Sono le scienze cognitive ad operare un mutamento di prospettive negli anni ’70, in quanto giudicano che la scienza non può ignorare i processi mentali e il rapporto mente-cervello. Emerge una visione materialistica della mente e si proclama l’ identità tra mente e cervello, tra eventi mentali ed eventi cerebrali. Ogni evento cerebrale è identico a un evento mentale.

Queste teorie portano a forme estreme di materialismo, fino ad asserire che non esistono “entità mentali” (eliminativismo, fisicalismo). Altri autori, come Crick, Edelman, Nagel e Searle, criticano queste concezioni, sottolineando le difficoltà del fisicalismo di analizzare le esperienze soggettive, cioè gli stati qualitativi (qualia), la coscienza, le emozioni, l’intenzionalità.

Il cervello e la mente nel tempo hanno attratto l’interesse non soltanto di filosofi e antropologi, ma anche di scienziati, biologi, ingegneri, chimici, giuristi, economisti. Sono soprattutto le neuroscienze che a partire dalla seconda metà del Novecento stanno cercando di comprendere la struttura e il funzionamento di questi due  fondamentali organi, in relazione a funzioni importanti, come il pensiero, le emozioni, la percezione, l’aggressività, la violenza, i sogni, il linguaggio, ecc.

Per capire la mente, come abbiamo scritto più volte, bisogna conoscere il cervello, la struttura più straordinaria e meravigliosa dell’universo conosciuto. E’ un percorso che ci mette in contatto con l’intimità del nostro Io per rintracciare ciò che siamo, come costruiamo i nostri pensieri, prendiamo decisioni, formuliamo i giudizi, sogniamo, immaginiamo, sentiamo, a partire dalla nostra infanzia.

Siamo ancora all’inizio, anche se le ricerche nel campo delle neuroscienze  ci forniscono sempre nuovi, straordinari risultati. Esperimenti in tal senso mostrano, ad esempio, che il bambino, come afferma Mariano Sigman nel suo libro “La vita segreta della mente” (UTET), è già pronto per il linguaggio prima di camminare ed è in grado di elaborare “nozioni sia matematiche e del linguaggio che nozioni morali, del bene, del giusto e della cooperazione, e perfino del ragionamento scientifico e sociale”. I bambini inoltre hanno la capacità di sviluppare rappresentazioni “astratte e sofisticate”, le quali  lasciano “tracce” nel loro modo di ragionare e decidere.

Locke pensava che il cervello di un neonato fosse una “tabula rasa”, una pagina bianca sulla quale scrivere. Ora, sappiamo che non è così. Nasciamo già con un corredo di idee, intuizioni, rappresentazioni, capacità.

Sono stati scoperti, tra l’altro, i neuroni specchio, i quali codificano azioni , come sollevare un braccio o aprire la mano.

Il cervello del bambino oltre ad elaborare concetti, è “predisposto” al linguaggio universale, come hanno rivelato gli studi di Noam Chomsky, linguaggio che poi si affina attraverso conoscenza nuove nel contatto con gli altri.

Altre ricerche hanno indicato che noi tendiamo ad essere empatici con chi ci somiglia sul piano culturale, politico, religioso, etnico o sportivo, mentre possiamo provare piacere per la sofferenza altrui, un sentimento che viene espresso con il termine tedesco Schadenfreude. Questo comportamento, secondo alcune ipotesi, è costitutivo del nostro cervello ed ha una radice evolutiva.

Tali predisposizioni si sviluppano e si trasformano con l’esperienza. La quale influisce sulla biologia del cervello. Differenti esperienze producono cervelli “completamente diversi”. Un gesto, un sorriso, una carezza, un atto di generosità, ovvero ogni esperienza della nostra vita lascia una “traccia”, un’impronta nel nostro cervello.

Il cervello di un bambino di tre anni, ad esempio, che cresce in un ambiente socio-familiare incapace di dare  affetto e serenità, risulta”anormalmente più piccolo” del cervello di un bambino di tre anni che cresce in un ambiente ricco di affetto e di stimoli cognitivi.

Per mezzo dell’apprendimento, dell’educazione e dell’ambiente, il cervello subisce continui cambiamenti. Le sinapsi si modificano, creando connessioni tra i neuroni. Gli esperimenti al riguardo hanno scoperto che abbiamo un cervello plastico, il quale si modella e rimodella continuamente.

C’è insomma un continuo processo d’interazione tra ciò che è biologico e ciò che è sociale.

Oggi, attraverso i metodi di brain imaging, i neuro scienziati possono “leggere ed esplorare” il cervello, la mente e la coscienza. Entità invero ancora misteriose. Tutti, ad esempio, conosciamo la coscienza, ma finora non siamo riusciti ancora a definirla, né a chiarire la sua natura, in quanto sfuggente.

E’ stato Freud a sostenere che la coscienza ha origine nei circuiti inconsci e non in quelli coscienti. Quasi tutta l’attività mentale è inconscia. L’inconscio è dunque il “motore” del nostro comportamento. Queste ipotesi sono state confermate per mezzo di esperimenti, i quali hanno messo in luce i limiti del nostro libero arbitrio. Infatti, prove effettuate    da B. Libet hanno scoperto che c’è uno “sfasamento” di circa 300 millisecondi tra quando un soggetto crede di aver preso una decisione e quando la rende “effettiva”. In sostanza, il cervello agisce prima che diventiamo “coscienti” delle sue azioni. E quindi, secondo Ramachandran, “la nostra mente cosciente non sarebbe dotata di libero arbitrio, ma di libero veto”, poiché quando prendiamo una decisione “ignoriamo” che essa era già stata presa qualche secondo prima. Il cammino è lungo, ma è pieno di prospettive per il futuro dell’umanità.

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Guido Brunetti

Guido Brunetti vive e lavora a Roma. Ha tenuto lezioni nelle Università di Roma, Lecce e Salerno. Ha esercitato attività sanitaria nella cura delle malattie mentali come libero professionista e presso istituzioni pubbliche e private. Ha svolto altresì attività nel Ministero di Grazia e Giustizia, Tribunale di Roma e Presidenza del Consiglio dei Ministri.
E’ autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche che spaziano nei più diversi campi delle neuroscieze, della psichiatria e della psicoanalisi. Il professor Raffaello Vizioli, neuroscienziato di fama mondiale, ha definito Brunetti un “umanista- scienziato” e uno “scrittore completo”. Un altro scienziato, Edoardo Boncinelli, ha dichiarato che Brunetti “è uno dei pochi autori capaci di scrivere un libro sul cervello, la mente e la coscienza”.
Collabora alla “Rivista di psichiatria” e a “Formazione psichiatrica”.

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