Il Computer Umano


La teoria computazionale della mente:
tra cognizione naturale e artificiale

«L’essenza del mentale
è la capacità di far funzionare
un sistema fisico di simboli.»

Newell (1980)

 

Osservo il computer. Scrivo una parola sul motore di ricerca. Procedo con un click e attendo il riscontro.

Questa procedura così semplice, per molti quotidiana, racchiude un’analogia nonché un parallelismo tra la mente umana e quella artificiale.

Sezionando in due parti la circostanza descritta possiamo constatare che: a) prima di immettere la parola nel motore di ricerca la nostra mente ha prodotto dei pensieri (stati mentali) per conseguire un risultato. b) Dopo il click, il computer, tramite programmi, “pensa” a come raggiungere l’obiettivo imposto.

Ma che differenza c’è in termini di pensiero tra un soggetto umano e un computer?

Dalla prospettiva della mente: l’immagine, il ragionamento, il ricordo, l’intenzione. Dalla prospettiva del computer: 01 01 10 11.

Ma in questa interazione uomo/computer (HCI: human-computer interaction) cosa si può definire cognizione naturale e cognizione artificiale?

 

Il concetto di computazione

La computazione riguarda un modo per analizzare sintatticamente l’informazione (Licata, 2003).

Il modello computazionale della mente rappresenta l’espressione della tendenza a risolvere il dualismo cartesiano riducendo gli stati mentali ad un problema computazionale, e quindi al software di un computer (Azzone, 2003). La teoria computazionale della mente (TCM) combina una teoria rappresentazionale della mente (TRM) con il calcolo computazionale del ragionamento (CAR), perché il pensiero si manifesta come un sistema rappresentazionale sintatticamente strutturato (Smart, Thagard, 2006).

Gli approcci cognitivisti corrispondono al classico e ancora comune punto di vista secondo il quale “la cognizione è un tipo di computazione” definita da rappresentazioni simboliche e i sistemi cognitivisti “istanziano tali rappresentazioni fisicamente come simboli e […] il loro comportamento è una conseguenza causale di operazioni effettuate su tali simboli (Pylyshyn, 1984)”.

 

Turing e il computer umano

Il concetto di Turing di una macchina di calcolo, a sua volta, ci mostra come collegare la sintassi alla causalità, in quanto è possibile progettare un meccanismo in grado di valutare qualsiasi funzione formalizzabile (…) ovvero delimitare la classe di funzioni che sono “computabili” nel senso tecnico di essere decidibili o valutabili dall’applicazione di una procedura o di un algoritmo. Molti processi fisici e biologici possono altresì essere caratterizzati in termini algoritmici; non tutte le funzioni matematiche sono computabili in questo senso; e mentre questo fu conosciuto dai matematici nel 19° secolo, non fu fino al 1936 che Alan Turing propose una caratterizzazione generale della classe delle funzioni computabili. È in questo contesto che ha proposto la nozione di una “macchina di calcolo”, una macchina che fa le cose analoghe a ciò che un matematico umano fa per “computare” una funzione. L’intuizione di base qui è che tutte le operazioni sensibili solo alla sintassi possono essere duplicate (o forse simulate) meccanicamente. La formalizzazione e il calcolo sono quindi strettamente correlati, e insieme forniscono il risultato che il ragionamento che può essere formalizzato può anche essere duplicato (o simulato) dal giusto tipo di macchina. Turing stesso sembra aver pensato che una macchina operante in questo modo avrebbe fatto letteralmente le stesse cose che i compiti eseguiti dall’uomo fanno – che sarebbe “duplicare” quello che fa il computer umano (Horst, 2011).

 

La macchina di Turing

La macchina di Turing, in sostanza, si identifica con un insieme di istruzioni volte a modificare i simboli in ingresso per pervenire al risultato finale e può calcolare le funzioni ricorsive. Ciò significa che, dimostrando come un problema può essere risolto da una macchina di questo tipo, si dimostra che esso può essere risolto in generale mediante metodi computazionali. Con la sua macchina, dalle caratteristiche non dissimili da quelle di un attuale computer digitale, Turing intervenne anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale (IA), inteso ad accertare se il comportamento umano possa essere spiegato in termini computazionali e se a un elaboratore possa essere attribuita la capacità di “pensare” (Licata, 2008).                                                                                                                                  L’esperimento mentale da lui proposto significa che una macchina che sia in grado di dialogare con un uomo, senza che questi si accorga di stare parlando con una macchina, testimonia della presenza di una macchina pensante ed è questo il modo in cui è stato in seguito interpretato il Test di Turing (Bianchini, 2007).

 

Bibliografia

  1. Newell, A. (1980). Physical symbol systems. Cognitive Science, 4: 135-183.
  2. Licata, Ignazio. “Mente & computazione.” Sistema Naturae, Annali di Biologia Teorica5 (2003).
  3. Azzone G.F., La moralità come adattamento. Altruismo degli animali e moralità degli esseri umani,ZADIG,Milano 2003.
  4. Di J. J. Smart, Paul Thagard, Identità e rappresentazione. Scienza cognitiva e teorie della mente; Stamen edizioni, 2006.
  5. Pylyshyn, Z.W., (1984). Computation and cognition: Towards a foundation for cognitive science. MIT Press, Cambridge, MA.
  6. Horst, Steven. “The computational theory of mind.” Stanford Encyclopedia of Philosophy(2011).
  7. Licata, Ignazio.(2008) La logica aperta della mente. Torino: Codice.
  8. Bianchini, Francesco. “L’IA e il linguaggio fra storia ed epistemologia.” (2007): 23-65.

 

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Claudio Lombardo

Il dott. Claudio Lombardo è laureato in «Scienze organizzative e gestionali», «Scienze e tecniche psicologiche» nonché laureando in «Processi cognitivi e Tecnologie».

È autore dei libri: Iscriversi in palestra e continuare ad andarci; La scienza del dimagrimento; Dal mondo del sovrappeso all’universo dell’obesità. 

È coautore dei libri: La dipendenza affettiva e sessuale tra normalità e patologia; La violenza al di là del genere: quando la vittima è lui; Il corpo nell’arte.

Per informazioni consultare il sito internet: www.dimagrirefit.com

Commenti

  1. interessante..penso a un loop dove la macchina convince se stessa, anzichè solo gli umani lá fuori, che essa esiste e pensa. Semplicemente parlando a sè stessa.In tal caso potremmo dire Ella esiste, c’è qualcuno dentro!

  2. Interessante la sua prospettiva! Grazie, Massimiliano Cosmelli.

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