Ipnosi e Meditazione

Ipnosi e Meditazione

Confronto tra ipnosi e una tecnica di meditazione nella terapia del dolore cronico osteoarticolare: uno studio pilota*

di A. Mahony, Presidente Società Italiana Tecniche di Meditazione (SITEM).

*Ricerca svolta con fondi del finanziamento MIUR per il “Progetto Giovani Ricercatori” dal titolo “L’utilizzo di due tecniche a mediazione corporea nella terapia di pazienti con sindromi dolorose croniche” del 05/02 presso la Cattedra di Psicologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Brescia.

 

Background

A fronte della sofferenza umana e del grave problema del dolore cronico, gli psicologi non possono esimersi dal partecipare alla ricerca e dal cercare di apportare nuove conoscenze e contributi. Sappiamo oggi ancora poco di come la mente umana percepisce, o meglio, costruisce, l’esperienza soggettiva del dolore (Raij et al, 2005).

Le terapie a mediazione corporea  possono essere di grande aiuto nella gestione del paziente con tale patologia, con i vantaggi di un facile apprendimento ed applicabilità da una parte anche in vista di una riduzione della terapia farmacologia spesso inefficiente e costosa, con notevoli effetti collaterali e responsabile di assuefazioni.

L’ipnosi è considerato un buon metodo per il controllo e la gestione del dolore acuto e  cronico, e la sua validità è ben documentata: il controllo del dolore è superiore a quello ottenuto con la distrazione, il condizionamento operante o la terapia cognitivo-comportamentale (Hilgard e Hilgard, 1983). Non si conoscerebbero ancora esattamente i meccanismi psicofisiologici che possano spiegarne il funzionamento; è però accertato che l’analgesia ipnotica non è endorfino-dipendente (Barber e Mayer, 1977), e sappiamo comunque che essa permette ai pazienti di agire su funzioni fisiologiche normalmente involontarie (Barber e Adrian, 1982), che rivestirebbero un ruolo molto importante nel dolore.

Un altro metodo eccellente è dato dalle tecniche di meditazione. Le prime notizie su di esse risalgono a 7000-8000 anni fa. Esse sono state usate per millenni come terapia olistica e medicina in moltissime patologie, recando conforto nei secoli a quelle popolazioni che null’altro avevano se non il loro stesso corpo per curarsi, non avendo spesso sviluppato tecniche mediche e chirurgiche adeguate. La loro unica possibilità era sviluppare un metodo basato sull’autoguarigione; e le nostre tecnologie moderne – dopo avere solo da pochi anni riscoperto queste tecniche- sembrano spesso dare ragione a chi sostiene la loro validità.

Le tecniche di meditazione sono veramente decine, a dir poco, ma complessivamente tutte producono effetti psicologici e psicofisiologici che sono stati accuratamente studiati e confermati: da diverso tempo si sa che ad esempio provocano una risposta di rilassamento dovuta ad un riequilibrio del sistema parasimpatico rispetto al simpatico, una diminuzione dei livelli di adrenalina e noradrenalina, un aumento dei livelli di serotonina e di dopamina, una sincronizzazione degli emisferi cerebrali con aumento di onde alfa e theta prevalentemente nell’area frontale (Benson, Wallace, 1972).

 

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Alessandro Mahony

Comments

  1. Faccio subito i complimenti ai ricercatori nel campo. Non solo l’articolo è di estremo fascino ma al contempo mi permette di ampliare gli studi che sto facendo per la discussione della tesi di laurea.
    Sembra via via più evidente che fra le tecniche di anestesiologia vi sia sempre più posto per quelle “alternative” e allo stesso tempo diviene sempre più a galla la realtà che il nostro corpo non ha il reale bisogno di sostanze esogene per raggiungere alcuni obiettivi. Il fatto meraviglioso è che quanto appena detto vale anche per le tecniche di rilassamento che sfruttano, per via diversa, gli stessi meccanismi.

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