Febbraio 12, 2021

coronavirus; bandiera;

L’Italia ai tempi della pandemia

Il Covid-19 ci ha travolti come un’onda in quanto sta trasformando la nostra mente. La pandemia sta provocando una serie di conseguenze sulla psiche così profonde da aver spinto l’Organizzazione mondiale per la sanità a lanciare l’allarme sulla necessità di tutelare la nostra salute mentale. Fino ad oggi, per lo meno ad orecchio e memoria, la parola Coronavirus, non ci è mai suonata familiare ed invece sono virus che da sempre circolano tra gli animali. Approfondendo un pochino la questione, si scopre subito che alcuni di essi infettano anche l’uomo: scoperti negli anni sessanta dalle cavità nasali dei pazienti con raffreddore comune, sono stati inseriti all’interno delle infezioni del tratto respiratorio più gravi. Ma come mai proprio questo nome? Notando la loro formazione, l’occhio cade immediatamente sulle caratteristiche punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie e dalle quali nasce il loro nome. Nonostante questi virus siano sempre esistiti, questo ci è stato presentato come nuovo, ma quest’aggettivo qualificativo indica che non è mai stato precedentemente identificato nell’uomo.
Correva l’anno 2019 quando tutto ebbe inizio con una polmonite anomala in una città della Cina Centrale. Tutti conosciamo la polmonite come un processo infiammatorio che interessa uno od entrambi i polmoni, ma la polmonite interstiziale, nella sua forma acuta di polmonite infettiva, si presenta come la conseguenza più seria dell’infezione da Coronavirus e in particolare da COVID-19, può sfociare in un’insufficienza respiratoria grave.
Una notizia illusoriamente non allarmante e circoscritta, ma, allo stesso tempo, anche poco approfondita e dalle mille sfaccettature e dubbi/domande. Nel giro di pochissimo tempo, quella stessa illusione divenne un vero e proprio incubo mondiale tanto da iniziare a parlare di diffusione di nuovi contagi in tutto il Paese. Fino a quel giorno sembrava una notizia come tante altre, una di quelle che non ti tocca da vicino perchè riguardante solo i cinesi, ma ecco che la regione Lombardia lancia l’allarme con il caso del “paziente zero” a Codogno. “Il nuovo coronavirus è molto più di una semplice influenza”, questa la frase che aprì le porte alla presa di coscienza che tutto sarebbe cambiato. Il nostro Paese diventa il nuovo epicentro di questo mostro invisibile che, con velocità e varianti, si sposta da una regione del mondo all’altra. L’allarme però resta quasi sottotraccia fino a quando, la città di Wuhan, entra in lockdown con l’obbligo di indossare la mascherina ed il mantenere il distanziamento sociale.
Alla luce di ciò, nell’anno 2020 ci fu un cambiamento in negativo e ci trovammo ad affrontare uno scenario da film horror che ad oggi sembra ancora la storia infinita. Catapultati in questo incubo, gli italiani hanno visto la pandemia pesare sulla loro qualità della vita: L’Italia sospende tutti voli da e per la Cina ed il presidente Giuseppe Conte annuncia i primi due casi di contagio nel nostro Paese ed, ironia della sorte, si tratta proprio di turisti cinesi, il luogo dove tutto ebbe inizio e dove sembrò un fatto a noi lontano anni luce. Il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara lo stato di emergenza globale e l’11 marzo la pandemia.

Lontani, ma vicini

Contagi, tamponi, ricoveri, terapie intensive, virologi, vittime, decreti che emanano lockdown, smartworking, didattiche a distanza, “zone rosse”, uso di mascherine, distanziamento sociale, canzoni sui balconi, l’“#andratuttobene”, il “bollettino” serale con i numeri dei nuovi contagi e la voglia di sentirci vicini anche se fisicamente lontani, sono diventati il simbolo di questi anni ed hanno segnato l’inizio di una nuova realtà: l’era della pandemia, l’era del coronavirus SARS-CoV2, più semplicemente COVID-19 che non solo ha coinvolto in pochi mesi il nostro Paese, ma il mondo intero.
Se ci riflettiamo un secondo però la patologia non è circoscritta solo all’ambito sanitario, ma è anche di tipo economico e psicologico con radici solide e ben fondate nel continuo prolungarsi dello stato di emergenza.
L’Istituto Superiore di Sanità lancia l’appello: «È fondamentale che la popolazione rimanga a casa quando possibile e riduca tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie».
Il virus non festeggia il Natale, il Capodanno e neanche le altre feste comandate. È una fase senza precedenti: Cerimonie religiose ed usanze sono state stravolte dalle regole anticontagio. Orari anticipati, presenze ridotte. Tutto è stravolto, tranne i pochi istanti preziosissimi per rendere felici i bambini che attendono tutto l’anno Babbo Natale. I piccoli hanno una capacità di adattarsi alle situazioni che è superiore a quella degli adulti e così questo Natale 2020, con tutte le limitazioni che il Covid 19 prevede, non sarà stato per loro uno shock se avranno sentito comunque l’affetto dei familiari che avranno reso l’atmosfera magica. Per quanto riguarda i più grandi, potrebbe essere stata l’occasione per passare più tempo in famiglia, riscoprendo, senza cene lunghe e abbondanti con numerosi invitati, il vero significato del Natale. Un Natale più intimo, più raccolto.
La mente continua ad andare avanti e arriva a Capodanno, dove ci siamo trovati tutti alle finestre e sui balconi a fare il conto alla rovescia.
Ed ora eccoci al periodo di Carnevale, da sempre abituati a vedere le persone mascherate, i carri, le stelle filanti e i coriandoli che ci ritrovavamo sul giubbetto, la musica a palla, l’allegria dei bambini, i giocolieri, gli spettacoli, i dolci tipici e tanto altro…un “chiasso” che non poco manca.

Passato, presente e futuro

Come ogni situazione estrema, anche questa pandemia ha portato alla luce quanto di meglio e di peggio c’è in ciascuno di noi, ma soprattutto un senso di fatalismo che non è funzionale. Nella prima ondata si è affrontata l’emergenza con la speranza che se ne potesse uscire nel giro di alcuni mesi, nella seconda invece c’è un tratto di cronicizzazione della situazione vigente.
Alla significativa riduzione della qualità del sonno ed all’innalzamento dei livelli di stress e sedentarietà, si è aggiunta la crisi di governo che non ha di certo facilitato questo stato di cose. Ebbene sì, come se non bastasse, eccoci qua, a discutere di poltrone e poltroncine, mentre continuiamo a registrare decine di migliaia di contagi, centinaia di vittime al giorno, ritardi sui vaccini, caos sui tamponi e operatori sanitari allo stremo delle forze con attacchi gratuiti su social o addirittura denunce in tribunale.
Le fake news riguardo questo virus si sono sprecate, come così le tesi complottiste.
Alla luce di quanto detto, in un periodo così instabile, quello che forse non è a tutti chiaro è che in questa vera e propria “battaglia per la vita” siamo in questo momento tutti/e impegnati/e in quanto i comportamenti di ognuno e ognuna di noi contribuiscono alla diffusione o meno del virus. I nostri comportamenti non possono essere orientati solo all’immediata tutela della salute propria o dei propri cari, ma devono mirare al bene comune, alla riduzione del rischio di contagio per tutta la popolazione.
Le malattie, dunque, possono modificare la storia, ma non sono indifferenti al contesto culturale in cui operano. A questo punto, la domanda che tutti ci poniamo è: “Come ne usciremo?” La risposta risiede sicuramente nel senso di comunità e nella nostra resilienza, ma tanti invece sostengono che: “Dopo il Covid-19 non saremo migliori, la storia non insegna niente, è nella natura umana il dimenticarsi presto delle tragedie passate per riprendere la vita di sempre. La tempesta passerà, ma il mondo che troveremo dipenderà anche dalle scelte fatte in piena emergenza. Tutto questo non è pessimismo cosmico, non siamo certo persone migliori oggi, ma non è detto che non accada domani.

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