Ti sei mai chiesto a cosa servono i sogni?

Il sogno sembra essere biologicamente costituito in modo da “assistere” l’essere umano lungo il suo cammino; ma perché? Perché l’esistenza deve aver predisposto un tale funzionamento e soprattutto perché c’è il bisogno di provarlo empiricamente, scientificamente e tecnologicamente per crederci?

Lo studio neurofisiologico del sogno ha prodotto un’importante scoperta: il cervello è un organo capace di autogenerare le proprie informazioni indipendentemente dai dati della realtà esterna.  Questo cosa significa? E soprattutto ci riguarda?

Partendo dal presupposto che chi sta scrivendo e chi legge ha un cervello, allora sì, ci riguarda e significa, come diversi studi hanno dimostrato, che il cervello ha una capacità di immaginare e creare biologicamente data. Non è semplicemente un computer che occulta od elabora dati come possiamo essere portati a credere, ma al contrario, è un sistema aperto capace di elaborare nuove informazioni; in poche parole una parte di noi è inesorabilmente impegnata nella ricerca di un senso anche là dove i dati che deve elaborare sembra non ne abbiano alcuno.

Sapere che il sogno non ha solo una causa ma uno scopo è a dir poco interessante ma non solo; infatti questa informazione per quanto possa essere affascinante dal punto di vista biologico è utile dal punto di vista psicologico. Vediamo come:

I sogni hanno conosciuto negli ultimi decenni del secolo scorso un’attenzione nuova e rilevante grazia agli studi psicoanalitici che hanno portato a comprenderne il collegamento con le problematiche che ogni persona porta dentro di sé. Tutti conoscono le superstizioni legate a morte, ricchezza, sciagure o al sogno come effetto di una cattiva digestione, tuttavia è meno noto che la percezione interiore è in diretto contatto con la vera struttura di ogni individuo che spesso non viene espressa all’esterno, per meglio dire c’è una parte vera di noi con cui noi siamo in contatto “di notte” e che durante il giorno non esprimiamo. Il sogno “sente” e cerca di esprimere questa struttura.

Il sogno non è un ragionamento, bensì un’esperienza improvvisa che emerge dalle nostre profondità, dai cantieri della nostra anima, complicata, spesso criptica, e di carattere emotivo, “manda a dire quello che deve dire, quello che vorremmo sentire e nello stesso tempo temiamo di ascoltare”. Il sogno è uno strumento naturale in grado di offrirci l’occasione di vederci come provenienti da una determinata situazione e allo stesso tempo destinati ad un’alternativa. Il sogno quindi ci interroga sulla modalità con cui siamo soliti guardare noi stessi e le cose, operando una revisione delle nostre teorie.

Possiamo quindi vedere la nostra attività cerebrale notturna come un tentativo operato dalla natura di renderci centrati, in contatto con il nostro centro più interiore; i sogni sono volti quindi a stabilizzarci, equilibrarci. L’inconscio, la terra “oscura” da cui provengono le nostre immagini mentali non ha un intento morale, vale a dire dirci “è bene, è male” ma è semplicemente natura, ci dice cosa sta accadendo al nostro interno oggettivamente e realmente, ed è in questo senso che il sogno dopo la sua interpretazione può diventare una guida, una bussola.

Come ci parla il sogno? In che modi lo fa?

Tra le tipologie e funzioni del sogno più chiare e quotidiane troviamo quella detta di “compensazione” e di “situazione”. Il sogno di situazione ci dice: “così è!” mentre quello di compensazione dice: “ecco cos’altro c’è!”. A volte il sogno quindi rappresenta la nostra situazione attuale, come una radiografia, o meglio, misura la nostra temperatura interiore e ci fornisce un feedback, a volte invece, quando siamo polarizzati, sbilanciati, ci riequilibra mostrandoci qualcosa che possiamo integrare, di cui possiamo diventare consapevoli, e che non ci deve spaventare, perché semplicemente dalla terra oscura esce una voce luminosa che ci dice: “di che cosa ho bisogno? Cosa mi manca?”

In poche parole, quando il sognatore devia dalla norma, dalla retta via, la funzione compensatrice dell’inconscio assume una funzione prospettica, di guida, in grado di dare una nuova direzione all’atteggiamento cosciente, vale a dire che il consiglio “ci dormo su” trova qui una chiara esemplificazione. Il sogno la notte ci porta il suo consiglio, in modo che da svegli possiamo cambiare atteggiamento sul problema da risolvere.

Il sogno sembra quindi essere biologicamente costituito in modo da “assistere” l’essere umano lungo il suo cammino; ma perché? Perché l’esistenza deve aver predisposto un tale funzionamento e soprattutto perché c’è il bisogno di provarlo empiricamente, scientificamente e tecnologicamente per crederci?

Se volete capire, se volete vivere, continuate a sognare.

Chiudete gli occhi e vedrete.

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