Cancrismo e limiti dell’intelligenza

Quale è la connessione tra il “cancrismo” (ovvero la teoria che equipara gli esseri umani alle cellule tumorali del pianeta Terra) e un argomento tipico delle neuroscienze quale i limiti dell’intelligenza?

Per comprendere quanto i due temi siano strettamente correlati bisogna risalire a quella che il cancrismo ritiene essere la carcinogenesi del tumore che affligge la biosfera.

Nel mio primo libro, “Il Cancro del Pianeta”, ho individuata l’origine di questa malattia nell’“abnorme evoluzione del cervello umano”.

Nel mio secondo libro, “Il Cancro del Pianeta Consapevole”, ho approfondito la questione indagando su come e quando il cervello umano abbia superato, nel suo percorso evolutivo, la soglia di “ecocompatibilità”, ovvero quando abbia consentito all’animale-uomo di contravvenire alle regole istintuali che fino ad allora avevano regolato la sua vita esattamente come quella di tutti gli altri esseri viventi.

Da notare che il maggiore sviluppo dell’encefalizzazione nell’uomo rispetto agli altri animali non è oggetto di alcuna contestazione.

Si può tranquillamente affermare che il fatto è “di per sé evidente”.

La novità introdotta dal cancrismo è che questo sviluppo “abnorme”, lungi dal doversi considerare positivamente, come hanno fatto tutte le teorie e ideologie sin qui elaborate, è da ritenere sommamente negativo, l’autentica origine di tutti i mali.

È l’equivalente di quella mutazione genetica che trasforma una cellula normale di un qualsiasi tessuto sano del corpo in cellula cancerogena.

Tale trasformazione, come sappiamo, è di per sé irreversibile; parimenti l’intelligenza, una volta sovra-evoluta, non può regredire. Può solo sospingere l’uomo verso invenzioni e conquiste sempre più dirette ad accrescere la sua egemonia su ogni altro essere vivente.

A questo punto sembrerebbe logico chiedersi: perché questo predominio è da considerare negativo anziché positivo?

La risposta non è semplice, ma la questione è fondamentale per comprendere la reale portata della teoria cancrista.

Proviamo a rispondere con un’altra domanda: l’intelligenza umana sovra-evoluta, dopo aver rotto l’equilibrio della biosfera a proprio esclusivo vantaggio, è in grado (o lo sarà in futuro) di ricomporre un nuovo equilibrio che consenta la sopravvivenza della vita su basi artificiali?

Un’intelligenza in grado di assolvere un siffatto compito dovrebbe essere dotata di una “potenza elaborativa” assai superiore a quella messa in campo dalla natura per creare la vita a partire dal brodo primordiale in cui si trovarono a ribollire i primi elementi. Assai superiore in quanto la natura ha avuto a disposizione miliardi di anni per realizzare la sua costruzione, mentre all’uomo di oggi non rimane che una manciata di anni (dieci, cento, mille?) per rimediare ad una situazione di squilibrio da lui causata con ritmi crescenti secolo dopo secolo.

Per di più questa azione di risanamento artificiale dovrebbe avvenire in un mondo frazionato in centinaia di stati, molti dei quali in guerra tra loro e per nulla intenzionati a lasciar prevalere la fazione opposta.

Più o meno consapevolmente è questo il motivo che spinge l’umanità in due direzioni:

  • verso un Governo Unico Mondiale
  • verso lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale

In assenza del conseguimento di questi due obiettivi ben poche sarebbero le speranze di salvezza della biosfera.

Oggettivamente pare più facilmente conseguibile il secondo obiettivo rispetto al primo, il quale, oltretutto, per essere efficace richiederebbe al genere umano una rigida disciplina esistenziale.

Per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale vi è da dire che il suo sviluppo è coerente con il desiderio di onnipotenza di Homo sapiens , ma, al tempo stesso, rappresenta anche il miglior riconoscimento dei limiti della nostra intelligenza e della incapacità del nostro cervello di ricostituire quell’equilibrio naturale che abbiamo distrutto.

Né vi è speranza che il nostro “organo di comando” si potenzi ulteriormente in tempi brevi, sia perché i tempi dell’evoluzione sono comunque lunghi, sia perché secondo alcuni studi recenti, su cui avremo modo di tornare, l’intelletto umano avrebbe raggiunto il suo limite massimo e non potrebbe più espandersi per problemi di spazio e di energia.

Ma a questo punto si impone la considerazione più importante: se anche l’Intelligenza Artificiale consentisse all’uomo di ricomporre un nuovo equilibrio per la sopravvivenza della vita su basi artificiali, di che vita si tratterebbe? Ovviamente sempre e solo di quella umana e, per quanto riguarda i regni animale e vegetale, solo di quella parte necessaria alla nostra alimentazione.

Addio biodiversità, addio alle specie non utili all’umana sopravvivenza (alle poche ancora non estinte), addio a foreste e boschi.

E che mondo sarebbe questo? Il regno dei robot? Un incubo da film di fantascienza?

La sopravvivenza di un’unica specie in un mondo retto dall’Intelligenza Artificiale sarebbe cosa ben diversa dall’armonia che la natura aveva saputo creare tra tutte le specie in milioni e milioni di anni.

Questa armonia, lo sappiamo bene, si basava principalmente sulla selezione naturale (lotta per la sopravvivenza, legge del più forte, catena alimentare in cui il pesce più grosso mangia il più piccolo, ecc.). Ma quello che la morale umana considera “male”, per il mondo della natura era semplicemente il sistema per mantenere in equilibrio il numero degli appartenenti alle varie specie, e, in definitiva, per garantire l’armonia della biosfera.

A fronte di questa impasse nella quale oggi ci troviamo, il cancrismo intende riportare l’essere umano alla reale consapevolezza dei limiti della propria intelligenza.

Il renderci conto che l’evoluzione subìta dal nostro cervello è stato un errore commesso da madre natura, uno dei tanti vicoli ciechi imboccati nel corso dell’evoluzione, è forse l’estremo tentativo per indurci a fermare la folle corsa verso il precipizio.

Avverrà questa presa di coscienza? Servirà a qualcosa?

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