Chiudete gli occhi e vedrete

Da Hobson a Jung attraverso il sogno, per realizzare noi stessi

Nel corso di questo articolo vorrei presentare il contributo della recente ricerca neurofisiologica di autori importanti come Hobson, McCarley e Solms. Esaminerò poi attentamente la teoria di Sigmund Freud, il fondatore e grande innovatore dell’ interpretazione dei sogni, soffermandomi sui possibili errori o limiti nel pensiero del pioniere austriaco in linea con le ultime scoperte. Seguendo questa strada, farò luce sul pensiero di Carl Gustav Jung, riconoscendogli la precisione dei punti di vista introdotti già un secolo fa. Aggiungerò poi il mio contributo personale mettendo in evidenza il ruolo dei sogni e la loro analisi, come un modo per creare coscienza nella nostra vita facendo riferimento al metodo di individuazione postulato da Jung. Inoltre, grazie ai numerosi riferimenti tra Hobson e Jung per il loro pensiero simile ed i rimandi alla ricerca dell’altro, e quindi tra neurofisiologia e psicologia analitica, concludo che la Natura ha predisposto in noi uno strumento, il sogno, che può portare alla realizzazione di noi stessi.

«Nella nostra società moderna abbiamo conseguito la libertà sessuale. Si presenta adesso un problema di più vasta portata: la liberazione del cuore. Questo è il programma per i prossimi cinquant’anni»[1].

Come ha affermato visionariamente Marie Louise Von Franz più di trenta anni fa, i problemi e disordini della nostra società non sono più quelli derivati della repressione sessuale borghese ottocentesca, ma attirano la nostra attenzione come magneti su un altro orizzonte, più vasto e che per la nostra poca dimestichezza con esso, sembra avere un linguaggio incomprensibile, parlo del cuore umano.

Perché l’inconscio parla un linguaggio così difficile? Perché non dice chiaramente cosa sta succedendo? Per Jung ciò non era ovviamente possibile, l’inconscio non usa il linguaggio della mente razionale. I sogni sono la voce della nostra natura animale, istintiva, della sostanza cosmica che ci forma. Consapevole di formulare un ipotesi azzardata, Marie Louise Von Franz, autorevole voce nel campo dell’interpretazione dei sogni, paragona l’inconscio collettivo alla materia atomica organica: l’attività onirica si può paragonare alla fisica atomica, le cui formule più complicate non riescono a descrivere tutto ciò che avviene. I sogni in ultima analisi, sono la voce della materia cosmica[2]. Vogliamo ascoltarla?

I sogni sono una testimonianza dell’inconscio, come è ben noto, sono la “via regia” attraverso cui i messaggi del mondo notturno giungono a noi. Come comprenderli? Che scopo hanno? Tra gli innumerevoli filoni di pensiero che vanno dalla tradizione popolare alle più recenti scoperte neuroscientifiche, attraverso il mio lavoro di tesi magistrale ho avuto modo di trovare delle corrispondenze, congruenze tra la visione psicodinamica della mente di Carl Gustav Jung e quella neurofisiologica di Hobson. Lo scopo di questo articolo è fornire una visione di insieme di come le più recenti scoperte sul sogno avvalorino, supportino e forniscano la base biologica alle teorie e all’interpretazione junghiana.

Studi sul cervello

L’intento di Hobson nella sua opera La macchina dei sogni è di presentare una teoria psicofisiologica della formazione dei sogni, precisamente spiegando come la forma dei sogni sia correlata alla forma dell’attività cerebrale durante il sonno: il cervello in un primo momento si attiva nel sonno, successivamente genera ed integra le informazioni sensoriali e motorie elaborandone una sintesi. Da qui emerge come i segnali sensoriali e motori generati in modo automatico dal cervello siano la forza motrice e direzionino la trama del sogno che viene sintetizzata alla luce delle esperienze passate, degli atteggiamenti e delle aspettative del sognatore. L’ipotesi a cui arriva Hobson è chiamata “attivazione-sintesi”, e vede il sogno come un processo endogeno caratterizzato da una propria dinamica interna che non occulta alcuna informazione ma anzi il processo stesso dell’elaborazione dell’informazione risulta una delle funzioni del sogno[3]. Questo si può dire sia l’aspetto più deterministico della teoria; quello meno deterministico invece riguarda la supposizione che il sistema di trattamento dell’informazione sia aperto, capace sia di riprodurre e distorcere le informazioni immagazzinate, ma soprattutto di elaborarne di nuove: questa teoria vede quindi il cervello come creativo, inesorabilmente impegnato nella ricerca di un senso, anche là dove i dati che deve elaborare sembra non ne abbiano alcuno. Da questo approccio deriva una visione del cervello come di un meccanismo autocreativo[4]. L’autore, servendosi della fisiologia per comprendere il sogno vuole arrivare a dimostrare come la capacità del cervello di creare, sperare, immaginare sia fisicamente data e basata; il cervello è quindi un organo dinamico ed autoalimentato capace di autogenerare le proprie informazioni e di imporre continuamente la propria verità ai dati della realtà esterna.

Per arrivare alle sue conclusioni, l’autore ha esposto le sue principali scoperte, come l’aver dimostrato che l’emergenza della fase sognante del sogno sia legata a un’interazione tra certe “popolazioni di neuroni” situati nella parte più arcaica del cervello, in particolare la funzione del sognare verrebbe innescata nel ponte dall’attività di un gruppo di cellule a mediazione colinergica bloccate nella veglia e nel sonno non REM da un gruppo di cellule con un’attività contrastante a mediazione amminergica. Le rivelazioni a cui giunge Hobson mostrano come dal tronco encefalico, a intervalli regolari nella fase REM, parta una serie di messaggi che raggiunge i centri cerebrali più elevati mentre a causa dell’attivazione di un meccanismo inibitorio della sensorialità e della motricità l’organismo si trova immerso in un mondo interiore dove le informazioni non provengono dal mondo esterno ma sono generate dalle zone più antiche del cervello.

Hobson dichiara di allontanarsi da Freud poiché il modello che elabora e le cui caratteristiche andrò esponendo di seguito poggia su una concezione junghiana del sogno: l’autore infatti afferma più volte ne La macchina dei sogni come aderisca ad una visione dei sogni non oscurata ma piuttosto trasparente e ricca di significati che meritano l’attenzione del sognatore[5]. Per quanto riguarda gli aspetti funzionali del sognare Hobson si distacca dalla teoria psicoanalitica in quanto questa si fonda sull’idea che il sistema nervoso, mancando di energia propria, dipenda dall’esterno. Le ricerche dei neurofisiologi hanno mostrato invece come l’energia attivata durante il sonno REM sia neuronica e quindi il cervello sia in grado di generare autonomamente l’informazione. Le implicazioni di questa osservazione si trovano nel testo di Hobson nel quale l’autore mostra che la propria teoria poggi sul meccanismo di costruzione del sogno come additivo di significato[6]. Con ciò l’autore vuole proporre una nuova teoria di sintesi contrario a quello di “camuffamento” proposto da Freud.

Quando si parla di sogno in ambito psicologico si evoca inevitabilmente il nome di Freud, genio del suo tempo che non ha potuto accedere alle conoscenze e più recenti scoperte, grazie alle quali prima Jung e poi Hobson hanno potuto rivedere la teoria del loro predecessore e fornire nuove risposte.

Freud vedeva l’inconscio come il deposito dei desideri rimossi ed il sogno come una rappresentazione di quei desideri che travestiti in diversi modi si insinuano nella coscienza inscenando in modo enigmatico il loro soddisfacimento. Partendo da questa ipotesi il fondatore della psicoanalisi credeva di aver individuato sia i meccanismi che presiedevano al processo di mascheramento, sia il metodo per risalire le rapide dell’apparenza del sogno per giungere alla vetta del significato, sia un simbolismo di matrice esclusivamente sessuale che configurava in termini limitati la ricchezza inesauribile delle immagini oniriche.

Per Jung il sogno invece è molto di più di una teoria che fa leva su una mentalità nevrotica e casuale del sogno, è anzi fautore di una visione finalistica, teleologica dello stesso: il sogno contiene un’indicazione precisa sullo stato dell’inconscio in rapporto a quello della coscienza, vale a dire che esprime una funzione compensatoria, non rinvia ad un passato remoto dominato dall’infanzia, bensì è un processo che si rinnova con il procedere della vita dell’individuo, nel segnalare infatti ciò che fa difetto alla coscienza, il sogno indica ciò che dev’essere integrato, disegnando in tal modo possibili scenari futuri.

Per comprendere la natura del sogno e la sua totale ampiezza espressiva (oggetto di successiva interpretazione), è necessario prima di tutto conoscere alcuni concetti nucleari del pensiero di Jung (1975-1961). In questa parte illustrerò in maniera sintetica la concezione della mente così come formulata dallo psicoanalista svizzero, soffermandomi su concetti come energia, inconscio collettivo, simbolo, archetipo, complesso e i rispettivi legami con il sogno.

Energia: concetto nuovo espressione di varie attività psicologiche

Considerando riduttiva la concezione della libido come teorizzata da Freud, Jung lo sostituì con il termine “energia psichica” per estenderne il significato. Insoddisfatto dell’esclusiva connotazione sessuale datale da Freud, Jung volle intenderla come una pulsione vitale universale[7], cioè come un valore energetico collegabile a una qualsiasi attività: potenza, fame, odio, sessualità, religione, senza essere un istinto specifico[8]. Per quanto riguarda il dinamismo della libido Jung non lo leggeva solo in termini causali, cioè secondo l’idea freudiana di determinismo secondo cui ogni evento psichico è determinato dagli eventi che l’hanno preceduto, ma anche finalistici: l’energia psichica quindi non ha solo una causa, ma anche uno scopo che tende verso un’organizzazione più alta o più completa della personalità[9].

Inconscio collettivo: l’intuizione più profonda del pensiero junghiano

Già Freud aveva intuito un’eredità arcaica nell’inconscio umano, come sembra dire in un passaggio de L’interpretazione dei sogni[10], ma fu Jung il primo a studiare la vita psichica dell’umanità, della quale noi siamo ereditari.

L’inconscio collettivo contiene in sé tutti i contenuti dell’esperienza psichica umana, sia quelli positivi che quelli negativi, e aspetto spesso omesso, è neutro, vale a dire che ai suoi contenuti viene attribuito un valore solo dal confronto con la coscienza. Attraverso gli archetipi, parla la voce della natura, la quale non è mai falsa e non influenzata dall’ambiente e le proprie proibizioni il cui deposito si può rintracciare nell’inconscio personale[11].

Simbolo

Le ricerche di Jung sui simboli sono state non solo pionieristiche ma ad esse spetta anche un posto preminente nell’attribuzione di un profondo significato psicologico e storico della civiltà umana.

Nella comprensione ed interpretazione dei simboli Jung ci mostra la differenza che ha con Freud nell’impostazione teorica che li contraddistingue e nell’ampiezza di prospettive: per quanto riguarda il simbolismo, Freud fornisce un’interpretazione causale che prende le mosse dal desiderio onirico rimosso, mentre al contrario Jung utilizza un’interpretazione finalistica con la quale non intende negare le cause del sogno ma dare una differente interpretazione dei materiali raccolti in riferimento allo stesso; la concezione causale, conformemente alla sua natura, tende all’univocità, ossia ad attribuire ai simboli significati fissi, mentre la concezione finalistica vede nel cambiamento dell’immagine onirica l’espressione di una mutata situazione psicologica[12], ad esempio, l’interpretazione dell’incesto tanto caro a Freud, per Jung anche se volta a comprendere i desideri infantili a livello “arcaico” del bambino può essere sviante per la comprensione di un adulto. Questi desideri “incestuosi” vanno intesi simbolicamente, come espressione della brama universale, sempre ricorrente, del ritorno allo stato primordiale di incoscienza e beatitudine, per il quale il seno materno è simbolo insuperabile. Tale valenza incestuosa non ha solo un aspetto negativo, bensì veicola una possibilità di superamento del legame vincolante con la madre e del conseguente trasferimento energetico da tale legame su un contenuto archetipico[13]. Risulta evidente come questa interpretazione abbia un senso più ampio, ciò che infatti ad un livello biologico può essere un atto riprovevole, su un piano simbolico può divenire un atto non solo sensato, ma necessario[14].

Questa funzione del simbolo può essere definita come trasformatrice: con la nascita del simbolo la regressione della libido si tramuta in progressione, il ristagno si volge in corrente e in questo modo si spezza la forza d’attrazione che esercitano le profondità primordiali[15]. Per quanto riguarda il ruolo del simbolo nel sogno, si rivela una duplice capacità, cioè di alleviare la tensione da un lato (fattore che produce il senso di liberazione che si può osservare con la comprensione simbolica dei sogni) e di predisporre una nuova strada per mezzo del reinvestimento dell’energia convertita. Per questo il simbolo è uno strumento fondamentale nel rivelare il vero senso dei sogni[16].

L’importanza dei simboli non si ferma al loro ruolo di mediatori e trasformatori, ma si svela nel ruolo che assumono nel processo di individuazione, il processo psichico di sviluppo di ogni uomo che si innesta anche con il lavoro analitico che mira all’allargamento del campo di coscienza e alla maturazione della personalità. Perché radicati su determinati archetipi, i simboli principali che accompagnano e segnano le tappe di questo processo di rinascita sono[17]: l’ombra, il vecchio saggio, il fanciullo, la madre (madre primordiale), l’Anima nell’uomo e l’Animus nella donna. Parallelamente al cambiamento delle tappe del processo di individuazione, quindi delle esperienze e idee della persona, anche i contenuti significativi dei simboli possono apparire sotto una nuova luce, in tal modo le forme stesse dei simboli, come si vedrà per gli archetipi, sono posti in connessioni sempre nuove e trasformati di conseguenza[18].

Il processo di individuazione rappresenta nell’approccio junghiano un’interazione tra i contenuti dell’inconscio e i contenuti della coscienza, nella quale i simboli svolgono il ruolo di ponti, conciliando le parti spesso in contraddizione. Il compito della coscienza, sempre secondo Jung, è proprio di “comprendere” questi simboli. Se ciò non avviene, l’individuazione procede ugualmente, solo che noi veniamo trascinati verso la meta che ci aspetta e alla quale saremmo potuti arrivare con un andatura dritta se ci fossimo sforzati di comprendere i numina della via del destino, in poche parole, i simboli[19]. Jung usa l’espressione “andatura dritta” perché la via dell’individuazione è profondamente, io aggiungerei geneticamente, incisa nella vita dell’uomo, al punto che una deviazione da essa è legata al pericolo di disturbi psichici[20].

Complesso nell’accezione junghiana

Jung definì complessi in primo luogo i contenuti del profondo formati da un nucleo centrale il quale sottraendosi alla volontà cosciente rimane inconscio e incontrollabile, e in secondo luogo i legami di associazioni che li veicolano legate ad esso sia per esperienze individuali che per disposizioni innate della persona. L’urto tra la realtà e la predisposizione individuale “carica” emotivamente il nucleo del complesso, il quale si attiva opponendo una resistenza all’Io comportandosi in maniera autonoma, come un corpo estraneo animato all’interno della coscienza[21]. Questo ruolo fondamentale dei complessi nella vita dell’uomo porta Jung a esprimersi così: “ognuno oggi sa che tutti abbiamo complessi. Ma che i complessi hanno noi è meno conosciuto”[22]. L’autonomia dei complessi è infatti una caratteristica che dovrebbe evidenziare come la volontà abbia ben poca forza o dominio esclusivo nella coscienza dell’Io.

Per Jung l’Io di ogni persona non è esente da questo panorama, anzi, egli stesso è un complesso che forma il centro caratteristico della psiche, un complesso tra tanti altri che solitamente divengono coscienti per il fatto che entrano in contatto con il complesso che identifica l’Io[23].

Archetipo

Secondo Jung gli archetipi costituirebbero le “possibilità ereditarie di umana rappresentazione”[24], ciò che si eredita però non sono le rappresentazioni in sé, ma la possibilità di rappresentare[25]. Gli archetipi, pertanto, costituirebbero categorie ereditarie, cioè il corrispettivo psichico di ciò che per la biologia è un pattern of behaviour, uno schema di comportamento[26].

Il luogo psichico in cui si incontrano con più frequenza e facilità i motivi archetipici è senza dubbio il regno dei sogni, e nella maggior parte dei sogni in cui appaiono contenuti archetipici, insieme a questi vi sono anche contenuti derivanti dall’inconscio personale; i sogni di carattere puramente archetipico sono infatti rari, presso i primitivi erano considerati come “grandi sogni”, in opposizione ai “piccoli sogni” che si occupano dei problemi meno importanti della vita di tutti i giorni[27]. Questi grandi sogni illustrano i contenuti dell’inconscio collettivo, attraverso i cui contenuti si esprimono i problemi umani universali o in rari casi, cosmici o idee di carattere universale. Per Jung questi tipi di sogni si verificano principalmente nelle fasi fatidiche della vita come la pubertà, la metà della vita e in prossimità della morte; essi infatti hanno un compito di autoregolazione psichica: compensano nei sogni ogni atteggiamento unilaterale della coscienza, ogni arresto, deviazione, eccentricità o disorientamento della vita cosciente costituendo in tal modo un nuovo equilibrio[28].

Ciò che distingue il sogno archetipico dai sogni comuni l’intensità emotiva, per cui va considerato in un duplice aspetto: ogni interpretazione si rivolge innanzitutto all’essenza del sognatore, in secondo luogo però trascende il singolo individuo e interessa, a seconda del grado di validità universale del contenuto espresso, molti o tutti gli uomini[29]; inoltre ogni archetipo manifestatosi simbolicamente rappresenta direzioni di crescita non solo già sviluppati ma anche ancora da verificarsi, il suo senso quindi è orientato come le facce di Giano, al presente ed al futuro. Da qui il significato profetico attribuito dalla superstizione ai sogni. Jung precisa che non di rado i sogni sono anticipazioni di modificazioni future della coscienza[30].

L’archetipo ha un rapporto essenziale con l’uomo, si può dire infatti che la maggior parte delle psicosi odierne sia derivata dalla deviazione della società rispetto alla struttura istintiva dell’uomo. Jung nei suoi seminari sui sogni ripeteva come se ci si trova a mezz’aria non si riceve più la sostanza nutritiva dalla terra, e quando si ritorna ad una situazione archetipica avviene questo cambiamento: si è nel giusto atteggiamento istintivo, in cui si deve rimanere se si vuole vivere sulla terra[31]. L’archetipo rappresenta quindi l’uomo naturale istintivo, quale è sempre stato, gli antichi sacerdoti e gli stregoni lo capivano per intuizione, riportavano il malato in una situazione archetipica[32].

Il sogno

La visione che accomuna Hobson e Jung è testimoniata dal desiderio che ha mosso entrambi gli autori nell’esplorazione del cervello e della mente; per loro infatti concepire i sogni come adempimenti di desideri infantili era troppo ristretto e non rendeva giustizia alla natura del sogno; come afferma Jung, il sogno è una componente risultante della totalità della psiche, pertanto come la vita non si limita ad una sola pulsione fondamentale ma si fonda ed articola su una molteplicità di pulsioni, necessità, condizionamenti, allo stesso modo il sogno non può essere spiegato in maniera riduttiva[33]. Per tale ragione per Hobson, il metodo di interpretazione che deriva dalle osservazioni sulla natura del sogno da lui scoperte può “suggerire una delle molte direzione che potrebbe imboccare in futuro la ricerca sui sogni”[34]. 

Lo psichiatra svizzero ebbe un ruolo pioneristico nella ricerca sui sogni. Scoprì che questi tendono a regolare ed equilibrare le energie fisiche e mentali rivelando in questo mondo non soltanto la causa dei disagi emotivi e delle disarmonie interiori, ma indicando anche una soluzione volta alla realizzazione del potenziale latente esistente in ognuno di noi, a come trovare un senso alla nostra vita e a realizzare il nostro destino[35].

Molte vite umane sono caratterizzate da un modello preesistente che le ordina. Conoscerlo, leggerlo interpretando i sogni permette di imprimere un senso positivo alla nostra vita. Possiamo cambiare la nostra vita grazie alla comprensione del modello della nostra esistenza, evitando quindi direzioni e conseguenze negative[36].

I sogni puntano sempre al nostro centro interiore, sono dei tentativi operati dalla natura di renderci centrati, in contatto con il nostro centro più interiore; sono volti quindi a stabilizzare la nostra personalità[37]. Una delle differenze con il pensiero freudiano consiste in questo: l’inconscio non ha un intento morale, è semplicemente natura, ci dice cosa sta accadendo al nostro interno oggettivamente e realmente, in questo senso il sogno dopo l’interpretazione può diventare una guida, una bussola[38]. Dare ascolto ai sogni significa dedicarsi alla piena realizzazione della parte di vita che ci è stata assegnata, l’unicità della nostra personalità. Occuparsi pienamente dei sogni, in ultima istanza, significa realizzare l’intenzione più nobile della vita, quella che il sogno ha per scopo di servire ed indicare[39].

Classificazione di sogni: catalogazioni di Aeppli

Per Ernst Aeppli (1892-1954), psicoanalista junghiano con una grande esperienza nel campo dei sogni, è possibile fare una classificazione del sogno in base alla molteplicità delle funzioni e manifestazioni dello stesso. In primo luogo il sogno ha la funzione di offrire un’immagine della nostra situazione esistenziale, come una specie di bilancio; una seconda categoria di sogni è caratterizzata da quelli che rappresentano avvenimenti e conflitti della giornata rimasti inconsci rimettendo al posto giusto ciò che è stato sopra o sottovalutato, adempiendo in questo modo al compito di rettificare la nostra esistenza. Un terzo tipo di sogni è quello costituito che crea nell’anima tensioni al fine di mettere in moto le energie verso un fine produttivo; si tratta dei sogni in cui emerge l’ombra, funzione psicologica che rappresenta ciò che non sviluppiamo; in tal modo si crea un allargamento di coscienza volto a un’evoluzione della nostra personalità. Nel quarto tipo di sogni invece è attivo e protagonista solo l’inconscio: si tratta dei “grandi sogni” in cui è presente materiale archetipico, non più personale, e cosa più importante, questi sogni sono rivolti al collettivo umano, sono patrimonio non più del singolo, ma apparterrebbero all’umanità intera, perché parlano all’Uomo[40]. Jung scoprì che questi sogni, improntati a immagini ancestrali per mantenere il loro significato, presso i popoli primitivi come gli Elgòni dell’Africa centrale. Da loro erano considerati messaggi da parte degli dèi, ed erano rivolti a tutta la tribù, la quale si faceva ricettacolo della numinosità del messaggio e delle indicazioni che portava rivolte all’avvenire[41]. I “grandi sogni” quindi rappresentano quanto di importante, ricco, vitale esiste; dinanzi a queste caratteristiche l’uomo fa bene a spaventarsi, può infatti prospettarsi una rottura della coscienza, dal momento che le forze in gioco sono quelle che contengono la forza propria di una metamorfosi che è partecipe di vita e morte, e dispensatrice di un messaggio di vita nuova. Sono ciò che gli antichi profeti e predicatori hanno accolto come messaggi, visioni, giunti spesso tramite sogni[42].

Tra le altre tipologie e rispettive funzioni del sogno c’è quello di compensazione, di situazione e riduzione; se il sogno di situazione dice: “così è!”, quello di compensazione dice: “ecco cos’altro c’è!”. Questi tipi di sogni ci obbligano a riconoscere che la personalità inconscia è ben più dell’io con cui ci identifichiamo e a cui diamo tanta importanza[43]. Dal momento che gli aspetti consci e inconsci sono in un rapporto di antinomia tendente all’equilibrio, un atteggiamento unilaterale della coscienza tenderà ad essere compensato da sogni dove predominano immagini contrarie, pertanto nell’ottica di un’interpretazione occorre chiedersi: di che cosa ha bisogno il sognatore? Di che cosa manca la sua coscienza?[44]. Quando il sognatore devia dalla norma la funzione compensatrice dell’inconscio assume una funzione prospettica, di guida, in grado di dare una nuova direzione all’atteggiamento cosciente; Jung tuttavia precisa che sebbene questa funzione sia una caratteristica essenziale del sogno, non è bene sopravvalutarla credendo che il sogno sia in grado di indicare una direzione infallibile all’esistenza[45]. Se è vero che l’inconscio è sottovalutato, è vero anche che non bisogna cadere nel tranello di sopravvalutare l’inconscio ai fini della vita reale. La funzione compensativa si sposa bene con un’altra distinzione energetica sempre all’interno della Psicologia Complessa, vale a dire quella dei tipi psicologici: il sogno infatti può mettere in luce il nostro tipo psicologico o far rivivere una funzione poco sviluppata. Le distinzioni tipologiche indicano che la psiche opera interamente ed esternamente con il pensiero ed il suo contrario, il sentimento, con la percezione o sensazione ed il corrispettivo contrario l’intuizione[46]. Jung confessa che ciò che ha scoperto a questo proposito si riduce al fatto che la nostra coscienza dice che nell’inconscio c’è qualcosa: la sensazione percepisce, sa che la cosa c’è, il pensiero dice cos’è, il sentimento dice che valore assume per noi, se viene accettata o la rifiutiamo, mentre l’intuizione dice cosa può diventare[47].

Il sogno di situazione, svolge quel compito che spesso l’uomo fugge senza adempiere, vale a dire che non si pone la biblica domanda che Dio pose ad Adamo: uomo, dove sei? [48] A che punto della vita ti trovi?  Chi sei? Il simbolismo del sogno senza essere interrogato risponde: “Ecco dove sei e chi sei”[49]. Il sogno di situazione quindi ci pone dinanzi alla realtà, dice ciò che è e in tal modo rende possibile un comportamento saggio; questo atteggiamento ci rende liberi, infatti le energie che sprecheremmo vengono riversate verso altri fini, come l’individuazione.

Sogno: il nostro “navigatore” che guida

I sogni hanno conosciuto negli ultimi decenni del secolo scorso un’attenzione nuova e rilevante grazia agli studi psicoanalitici che portarono a comprenderne il collegamento con le problematiche che ogni persona porta dentro di sé. Tutti conoscono le superstizioni del popolo legate a morte, ricchezza, sciagure o al sogno come effetto di una cattiva digestione, tuttavia ignorano che la percezione interiore è in diretto contatto con la vera struttura di ogni individuo che spesso non viene espressa all’esterno; il sogno quindi “sente” e cerca di esprimere questa struttura, (spesso collegata a disagi o varie patologie), riportando la sintonia tra interno ed esterno[50].

Il sogno esprime quindi le problematiche più importanti e meno conosciute proprio nel momento in cui la persona perde coscienza, collegandosi al suo continuum di vita. Si può tranquillamente affermare che il sogno sia in grado di aprire una pista non solo alla persona, ma anche al terapeuta, da seguire per riportare l’equilibrio nella persona.

Il sogno non è un ragionamento scaturito da riflessioni sottostanti alle leggi del pensiero, bensì è un’esperienza improvvisa che emerge dalle nostre profondità, dai cantieri della nostra anima, complicata, spesso criptica, e di carattere emotivo; spetta quindi al terapeuta un lavoro equiparabile a quello di un interprete che traduce da una lingua sconosciuta un messaggio per il sognatore: l’analisi dei sogni ha il merito di portare il soggetto a una maggiore conoscenza di sé, di aprirgli le porte di quella spaventosa e meravigliosa terra dalla quale e alla quale siamo continuamente ricondotti durante l’esitenza, vale a dire l’inconscio.

Il mezzo principale nonché fondamentale per comprendere i contenuti dell’inconscio è il metodo delle libere associazioni, senza il quale non è possibile analizzare la sequenza delle immagini oniriche; attraverso queste infatti il sogno viene messo “in lavorazione” ed è così in grado di condurre alla problematica personale di chi ha sognato: le associazioni sono come dei sentieri in grado di condurre alla collocazione dei contenuti nella vita del sognatore[51].

Dal momento che stiamo parlando di un prodotto dell’inconscio autonomo, che emerge senza la partecipazione della volontà, bisogna escludere ogni struttura logica nel sogno, ma aspettarsi delle modalità funzionali all’equilibrio del sognatore: il sogno, utilizzando un espressione di Fontana, “manda a dire quello che deve dire, quello che il paziente vorrebbe sentire e nello stesso tempo teme di ascoltare”[52].

Per esprimersi alla coscienza, il sogno utilizza una dinamica data dal concatenamento di scene e immagini oniriche che sottostanno alla grammatica del processo primario, cioè senza leggi logiche di spazio-tempo, di causalità, di non contraddizione. Ciò che è in grado di legare insieme i contenuti delle immagini oniriche è il simbolo, tuttavia non si può sapere a priori quali siano i nuclei fondamentali intorno ai quali l’inconscio ha costruito le immagini onririche dal momento che ogni persona viene da condizioni, contesti ed esperienze differenti; tuttavia la pratica analitica mostra come i nuclei fondamentali non sono molti e ricalcano le tappe principali della crescita dell’uomo. Per scoprire quindi i nuclei intorno ai quali si annoda la vita emozionale inconscia bisogna indagare le relazioni arcaiche, la storia della crescita, della socializzazione primaria di ognuno; infatti l’inconscio raccoglie i contenuti che sono sfuggiti al processo secondario di razionalizzazione e attraverso la psicoterapia tali contenuti riemergono progressivamente lasciandosi di volta in volta, come in un “racconto a puntate” conoscere e decriptare[53].

L’analista deve indagare con pazienza ed intelligenza la presenza dei sentimenti e bisogni più urgenti nel continuum di vita del sognatore poiché questi hanno un’attinenza con le immagini e i simboli che compaiono nel sogno. Le immagini che appaiono nel sogno mirano a presentare “qualche cosa” alla persona, presentando dei contenuti dell’esperienza personale con la modaltà espressiva presa dalla cultura; ad esempio nei sogni dei matematici se appaiono formule matematiche, non esprimono misurazioni numeriche bensì alludono ad altro, così la strumentazione medica in chi ne esercita la professiona può significare la vita affettiva del medico. Anche se le immagini non vengono comprese subito, le sequenze del sogno hanno una funzione fisiologica espletiva, attraverso di esse la vita inconscia si scarica e si riequilibria[54].

Approccio di Jung: amplificazione

Per interpretare i sogni archetipici Jung elaborò il metodo dell’amplificazione, per mezzo del quale i singoli elementi del sogno vengono arricchiti da materiale simbolico analogo fino a che non emerge con sufficiente chiarezza il vero senso. Le analogie che si ricercano possono variare da epoca o contesto culturale senza alcun problema, l’unico criterio rilevante è che mostrino un contenuto significativo comune o simile. Una volta compreso ogni elemento del sogno viene ricondotto, ricollegato a quello più prossimo, fino a che non è chiarito all’interno della intera catena dei motivi del sogno in modo tale che il sogno stesso possa essere considerato come un’unità[55]. Se si tratta di un sogno contenente pochi o nessun motivo archetipico, oltre all’amplificazione oggettiva occorre utilizzare un’amplificazione soggettiva, nella quale il sognatore riferisce delle associazioni personali biografiche al fine di chiarire in modo sufficientemente utile il senso del sogno. Jung sottolinea che ogni interpretazione è solamente un’ipotesi, e che perché si possa considerare valida e definitiva occorrono ulteriori criteri, ad esempio una serie di sogni più lunga; di solito infatti un singolo sogno esprime un aspetto parziale o un problema attuale della psiche del sognatore. Una serie di sogni può correggere eventuali errori di interpretazione[56].

Un’interprete con una buona esperienza può accorgersi se un argomento è nuovo: tale cambiamento si verifica di solito quando i problemi che costituivano precedentemente il materiale della serie di sogni viene riavvicinato alla coscienza e allora si produce un atteggiamento psichico nuovo[57].

Tale metodo venne ideato da Jung ed è utilizzato quando gli altri metodi falliscono. Consiste nel concentrare l’attenzione su dei particolari del sogno che risultano incomprensibili al sognatore ma che tuttavia rivestono una grande importanza. Solitamente si tratta di particolari impressionanti che non vengono capiti perché spesso sono solo accennati, ambigui, spezzettati. Lo scopo dell’amplificazione è quello di ricercare il motivo archetipico che sottende il sogno[58].

Per chiarire ulteriormente il concetto di amplificazione bisogna dire che le libere associazioni così come concepite da Freud in questo caso non servono, la ricerca non è infatti lineare, centrifuga, concatenata attraverso elementi che si allontanano dalla prima associazione per terminare con un significato sessuale, bensì per Jung si tratta di una ricerca concentrica mirata su un particolare che arricchendolo di significato lo investe di ulteriori contenuti. Va specificato che secondo il metodo di Jung le libere associazioni vengono attutate dall’analista e non dal paziente[59].

Interpretazione sul piano dell’oggetto e del soggetto

Con interpretazione sul piano dell’oggetto Jung intende l’interpretazione tipicamente freudiana seconda la quale i personaggi che si presentano nei sogni corrispondono o sostituiscono i personaggi della realtà. Con interpretazione sul piano del soggetto Jung intende la non corrispondenza di alcune caratteristiche tra sogno e realtà che hanno portato Jung a formulare un’interpretazione più simbolica e riferita, nel senso che si riferisce appunto al sognatore[60].

Una delle regole poste da Jung nell’interpretazione, è che allorchè il sogno tratti di persone con cui il sognatore ha un rapporto vitale, l’interpetazione utilizzata è quella oggettiva, a volte se il sogno rivela un senso più soddisfacente con un’interpretazione soggettiva si applica invece quest’ultima, altrimenti viene applicata regolarmente l’interpretazione soggettiva[61].

Per quanto riguarda l’interpretazione a livello dell’oggetto occorre dire che si tratta in questo caso delle persone concrete di cui parla il sogno, ma la cosa importante è che non si tratta di analizzare le persone e le rispettive azioni, bensì l’oggetto dell’analisi deve essere il rapporto che il sognatore ha verso le figure oniriche: riassumendo, l’interpretazione a livello dell’oggetto va intesa nel senso che non è l’oggetto sognato ad essere espresso, ma il rapporto personale con questo oggetto.[62]

Concepire le immagini oniriche a livello del soggetto equivale a strappare al primitivo le immagini dei suoi antenati e a cercare di fargli capire che il potere guaritore non va ricercato nell’oggetto ma nella psiche dell’uomo. Questa semplice idea è rivoluzionaria, infatti le conseguenze non sono immaginabili neppure per la piscologia dell’uomo moderno: nessuno più da accusare, giudicare, educare, migliorare, punire. In ogni cosa bisognerebbe ricominciare da sé stessi, e le pretese rivolte agli altri dovrebbero essere rivolte esclusivamente a sé stessi[63].

L’interpretazione a livello del soggetto tuttavia non deve essere esagerata, si tratta di capire che quanto più l’impressione di un oggetto che mi colpisce è carica di una tonalità affettiva, tanto più si tratterà di una proiezione[64].

Il metodo junghiano dell’interpretazione a livello del soggetto ha dischiuso degli aspetti nuovi di comprensione del materiale onirico, in quanto ha compreso le singole figure come riferite a condizioni intrapsichiche del sognatore consentendo in tal modo di ritirare le proiezioni e la soluzione dei problemi nella propria area psichica[65]. Tutto ciò che è inconscio e non viene riconosciuto come tale viene proiettato, ed in particolare viene proiettato sulle persone del nostro ambiente; quando la proiezione viene riconosciuta si ritira, e di conseguenza si riferisce ad aspetti interni. A questo punto risulta evidente l’importanza di questo meccanismo nell’ottica di realizzare una personalità autentica. Solo così si avvia il cammino dell’individuazione, preceduto dalle fatiche analitiche di aver affrontato l’ombra, la personificazione di tutti gli aspetti della nostra personalità rimossi e che pertanto vengono proiettati sugli altri, ma non solo: tavolta si incontrano delle immagini arcaiche che rappresentano, traducono i valori dell’altro sesso che è in noi: l’Animus per la donna e l’Anima per l’uomo. L’avventura non finisce qui, alcune forme, figure, esprimono degli stati sempre più remoti nella nostra anima, ed è lì che il processo di cui stiamo parlando e che si svela attraverso i sogni ci conduce, vale a dire all’istanza ultima che è il principio direttivo della nostra vita[66]. Accettare il sogno, cioè il proprio ordinamento psicologico, significa affidarsi al rischio di seguire l’azione che riavvicina la nostra vita al suo vero fine, cioè condurre la personalità alla sua realizzazione[67].

Compensazione

Per utilizzare l’interpretazione sul piano del soggetto per Jung è necessario conoscere la situazione cosciente del sognatore, dal momento che tra questa e il sogno sussiste una relazione compensatoria: spesso il sogno infatti compensa una visione troppo unilaterale della realtà, correggendola. Ma chi stabilisce tale compensazione e perché? Per Meier la risposta alla prima domanda è nell’archetipo del Sé, o della totalità, mentre per quanto riguarda la ragione di tale compensazione egli la attribuisce alla tendenza fisiologica alla complementarietà, al riempimento o rimpiazzo con o di qualcosa che manca[68].

Come ha dimostrato Jung, l’unico concetto possibile in grado di unificare tutti i tipi di comportamenti del sogno è quello della compensazione; tale termine, precisa Jung, dev’essere distinto dalla complementarietà: la compensazione, al contrario dell’atto di integrazione della complementarietà, si basa un un confronto di punti di vista diversi dai quali emerge un equilibrio, una rettifica del comportamento[69]. Per Jung il funzionamento della compensazione può essere rappresentato da tre situazioni: se l’atteggiamento della coscienza è unilaterale il sogno indicherà il polo opposto; se la coscienza ha un atteggiamento centrale, il sogno sottolineerà alcune varianti; se invece l’atteggiamento della coscienza è corretto, allora il sogno coincide con la tendenza della coscienza amplificandola[70]. Da questa esposizone emerge l’atteggiamento compensativo essenziale dell’azione onirica, la quale è volta quindi a correggere gli atteggiamenti unilaterali, deviati, erronei. Se si prendono in esame dei gruppi di sogni si può osservare come celato dietro il meccanismo di compensazione entri in gioco di volta in volta una sorta di processo evolutivo della personalità; in un primo momento le compensazioni assumono la forma di bilanciamenti di equilibri alterati, più tardi invece, ad un esame approfondito si può rivelare come questi atti compensativi si dispongano in una forma di piano: essi sembrano uniti da una relazione reciproca e subordinati ad un fine comune; ne consegue che un gruppo di sogni non appare più come una semplice concatenzione onirica incoerente ma come un processo coordinato di sviluppo, questo processo è stato definito da Jung “processo d’individuazione”[71].

Tecnica interpretativa

Per Jung ci sono delle condizioni indispensabili perché un sogno sia interpretabile: primo, occorre che il sognatore esponga i fatti che si sono verificati in quel periodo in modo da facilitarne la comprensione. Secondo, il sognatore deve esporre dettagliatamente le vicende del sogno al fine di individuare eventuali resti diurni; terzo, il sognatore deve associare, collegare i vari contenuti del sogno con altri contenuti della coscienza (questo procedimento è molto utile per l’interpretazione sul piano dell’oggetto). Se compaiono immagini o motivi archetipici l’analista procede con l’amplificazione circolare (metodo utile soprattutto sul piano del soggetto)[72].

Meier suggerisce di arrivare alla chiarificazione del sogno attraverso sei passaggi:

  • Raccolta dei dati relativi al tempo, luogo e persone del sogno.
  • Raccolta dei dati relativi alle esperienze esterne che hanno proceduto il sogno.
  • Raccolta delle associazioni del paziente sui contenuti del sogno.
  • Raccolta di paralleli mitologici fatti dal paziente sui contenuti del sogno.
  • Applicazione dell’amplificazione circolare da parte dell’analista.
  • Raccolta da terzi di informazioni sul paziente[73].

Chi trova beneficio nell’analisi dei sogni

L’interpretazione dei sogni non è solamente un processo tecnico, ma un vero e proprio apprendimento professionale. Come per ogni scienza, pochi sono in grado di addentrarsi nelle profondità di quest’arte e dei problemi ad essa connessi; è una vera e propria professione, che l’uomo comune non è in grado di svolgere a fondo[74]. Da queste affermazioni non ci si sorprende se Von Franz consiglia di non interpretare i propri sogni; infatti questi mirano ai nostri lati oscuri, si strutturano sulle informazioni che ignoriamo, motivo per cui lo stesso Jung suggeriva agli analisti di frequentare di tanto in tanto un collega per scambiare delle opinioni sui sogni. Il problema dell’interpretazione dei sogni è che non è possibile guardarsi le spalle, se infatti noi mostriamo la schiena ad un altro questi sarà in grado di osservarla, ma noi no; i sogni mirano a ciò che sta dietro le spalle, a quello che non vediamo[75].

Alcune osservazioni di Aeppli sul sognatore ci mostrano l’atteggiamento da tenere adeguato a chi abbiamo davanti. Dice prima di tutto che non è possibile interpretare un sogno senza il sognatore, ad eccezione del caso di grandi sogni, i quali si manifestano con un simbolismo universale. Oltre a questo è utile conoscere l’età del sognatore, dal momento che ogni fase della vita ha una relativa problematica principale che spesso viene tradotta nei sogni[76].

Ogni sognatore ha un proprio particolare modo di essere uomo, il suo tipo; ad esempio il sogno di vita povera fatto da un estroverso non avrà la stessa interpretazione se il sognatore è introverso, sarebbe opportuno quindi conoscere il tipo psicologico a cui appartiene il sognatore, per potersi districare più agevolmente nell’interpretazione[77].

Non tutte e non sempre le persone devono sottoporsi all’interpretazione dei propri sogni. Alla domanda “chi deve interpretare i propri sogni?” Aeppli risponde che il bambino corre il rischio di essere rituffato nel mondo inconscio, quando invece ha bisogno di ben altro dal momento che il compito della fase in cui si trova è di liberarsi dell’inconscio: proprio per questo motivo se ci sarà bisogno di un’analisi, questa sarà volta ad indicargli la strada che porta verso direzioni nel mondo esteriore[78]; lo stesso si può dire per l’adolescente, il quale potrà ricavare utilità dall’aiuto dei sogni, ma non si dovrà mai iniziale un trattamento con l’analisi onirica. Per gli adulti invece la situazione è totalmente differente, a questi va richiesto di osservare dettagliatamente i propri sogni, perché non basta infatti incontrarsi con l’inconscio, ma bisogna imparare ad accettarne i consigli[79].

Jung per specificare quanto fosse difficile l’interpretazione del sogno si impose come regola di rispondere a chi gli chiedesse cosa ne pensasse del significato del proprio sogno: “non ho idea di cosa significhi questo sogno”[80].

I sogni sono in grado di informarci sullo stato e sulla direzione della nostra energia. Ogni sogno è un messaggio in grado di aumentare la nostra consapevolezza su una determinata situazione che stiamo vivendo. L’interpretazione dei sogni porta un soggetto a rendersi conto dei legami significativi che si instaurano tra i vari sogni. Von Franz sottolinea più di una volta come sembri esserci in essi una forza superiore, un’intelligenza capace di guidare ognuno verso la realizzazione del proprio destino[81]. L’analisi ha un ruolo fondamentale nell’evoluzione di un soggetto: la concentrazione dell’attenzione che ne deriva sulle varie tematiche che emergono di volta in volta porta ad accellerare il corso naturale di rielaborazione della problematica. I sogni sono infatti in grado di “cuocere” nel profondo determinate tematiche della vita di una persona, per periodi più o meno lunghi, in una maniera lenta di rimuginazione operata dalla natura stessa che di tanto in tanto permette vengono inviati messaggi in superficie: intercettare, comprendere questi messaggi equivale ad “aggiungere legna al fuoco, in modo da rendere più veloce il processo”[82].

L’esperienza dell’interpretazione di un sogno poggia sull’ “ascolto”, sulla partecipazione emotiva di chi ci sta di fronte; l’analista infatti si lascia impregnare e risuona con i contenuti del paziente e come sostiene Fontana il terreno su cui avviene l’interpretazione è la relazione all’interno della quale si sincronizzano l’inconscio dell’analista e quello del sognatore[83]. Attingendo alla teoria sparsa negli scritti di Jung, e alla propria pratica pluridecennale, Fontana usa ricondurre a documento su cui lavorare i contenuti onirici del paziente. In questo modo è più facile ricostruire la dinamica espressiva leggendo le sequenze di immagini ed allargandone i simboli[84].

Questa breve presentazione teorica della pratica interpretativa non ha voluto essere un’esposizione metodologica dell’intero processo terapeutico ma una breve introduzione atta a dimostrare come possa esserci un’interpretazione in grado di lavorare con il sogno inteso come mezzo naturale in grado di portarci alla nostra destinazione, sulla quale fortunatamente Jung e Hobson attraverso i loro studi, senza conoscersi, hanno viaggiato insieme, lastricandola di segni, svolte, indicazioni, in modo da poter giungere alla meta alla quale tutti aspiriamo.

Tutti i passaggi riassunti brevemente servono per decodificare il messaggio criptato nelle immagini oniriche: l’interpretazione ha la finalità di suggerire nuove modalità riguardo al proprio essere, nuove visuali nel valutare le situazioni della propria vita, slancio e direzione al cambiamento dei comportamenti determinati dalla nuova disponibilità energetica recuperata dai nuclei arcaici attorno ai quali si era sedimentata.

Riassumendo alcuni concetti basilari, Jung definisce il sogno come un’autorappresentazione naturale della situazione attuale dell’inconscio espressa in forma simbolica[85].

Il sogno è un prodotto psichico caratterizzato da un’autonomia nei confronti della coscienza, dato che emerge dalle deviazioni caratteristiche del significato dei sogni rispetto alla tendenze della coscienza. Il sogno va inteso quindi come un’espressione psichica dotata di una razionalità propria, altra rispetto a quella della coscienza. La nozione di autonomia inoltre si connette al concetto di compensazione del sogno, con il quale si definisce la caratteristica del sogno di confrontare e paragonare dati, punti di vista differentri, dal cui confronto scaturisce un’azione equilibratoria[86].

Da questa caratteristica peculiare del sogno si deduce come il lavoro sul sogno consista nel prendere coscienza dell’inconscio attraverso la conoscenza del funzionamento della coscienza stessa. I sogni sono infatti in grado di produrre nel sognatore così tanti altri pensieri su di sé da portarlo a ridefinire i confini entro i quali credeva di trovarsi; l’analisi di queste rappresentazioni può quindi portare a correggere le rappresentazioni di sé e del mondo fino ad allora messe in atto e consciute dal sognatore[87].

Il funzionamento onirico rinvia continuamente il soggetto all’analisi della situazione in cui si trova, sembra che chieda di essere “pensato”. Il sogno è uno strumento naturale in grado di offrirci l’occasione di vederci come provenienti da una determinata tradizione e allo stesso tempo destinati ad un alternativa. Il sogno quindi ci interroga sulla modalità con cui siamo soliti guardare noi stessi e le cose, operando una revisione delle nostre teorie[88]. È interessante notare come questo aspetto naturale del sogno sia connesso al processo di individuazione: questo concetto centrale della psicologia analitica, infatti, viene inteso come lo sguardo con cui ciascuno ogni volta guarda sé stesso ed il mondo[89]. Sembra esserci un legame naturale, carico di significato e predisposto naturalmente tra sogno e individuazione. L’idea che emerge in questo articolo è quello di mostrare come i sogni siano uno strumento naturale prestabilito biologicamente in grado di reindirizzare continuamente l’essere umano, come un navigatore sulla strada che porta a realizzare ciò che si è destinati a diventare.

Jung infatti dice che «ogni sogno è un’asserzione della psiche su sé stessa, e che forse, chissà, queste immagini eterne sono ciò che si chiama destino»[90];

Queste due ultime righe possono sembrare semplicistiche (e forse criptiche): la definizione ed il messaggio di Jung diventano però, a ben riflettere, un monito a chi legge. In questo articolo non si è parlato di oniromanzia, onironautica, né di divinazione; non è un caso se la parola “sogno” forma un’assonanza con “segno”; forse un segno segreto, antico di millenni, che è stato rappresentato da simboli, leggende, tradizioni e dogmi religiosi con il solo fine di spronare l’uomo a guardare dentro sé stesso. D’altra parte il sogno si presenta come esperienza improvvisa, ha a che fare con la creatività, è dominato da “regole illogiche”, così come nella produzione artistica; il sogno testimonia la presenza dell’ombra, la presenza dell’alterità, insita in ciascuno, ed è un motivo per la formazione dell’identità (sotterranea); infine il sogno può essere visto come teatro e rappresentazione, si possono ravvisare in esso le stesse caratteristiche del teatro, e cioè un certo coinvolgimento e allo stesso tempo una distanziazione del soggetto.

Cui prodest? A chi giova tutto questo?

Il sogno sembra anche essersi biologicamente costituito in modo da “assistere” l’essere umano lungo il suo cammino; ma perché? Perché l’esistenza deve aver predisposto un tale funzionamento e soprattutto perché c’è il bisogno di provarlo empiricamente, scientificamente e tecnologicamente per crederci?

Chiudete gli occhi e vedrete.

Bibliografia

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  • [1] VON FRANZ, Il mondo dei sogni, Novara, Red edizioni, 197.
  • [2] VON FRANZ, Il mondo dei sogni, cit., 220.
  • [3] J. Allan HOBSON, La macchina dei sogni, Firenze, Giunti gruppo editoriale, 1992, 22.
  • [4] Ivi, p. 24.
  • [5] Ivi, p. 264.
  • [6] Ivi, p. 268.
  • [7] Carl Gustav JUNG, Energetica psichica, Opere: vol. VIII, p.38.
  • [8] Carl Gustav JUNG, Simboli della trasformazione, cit., p.140.
  • [9] Riccardo BERNARDINI, Jung a Eranos, Milano, FrancoAngeli, 2011, p. 61.
  • [10] Ivi, p. 508.
  • [11] JACOBI, Complesso archetipo simbolo, cit., 61.
  • [12] JUNG, Opere vol. VIII, cap. 9, cit., 261.
  • [13] JACOBI, Complesso archetipo simbolo, p. 85.
  • [14] Ivi, p. 86.
  • [15] JUNG, Tipi psicologici, cit., 266.
  • [16] JACOBI, Complesso archetipo simbolo, cit., 93.
  • [17] Ivi, p. 103.
  • [18] Ivi, p. 106.
  • [19] Ivi, p. 105.
  • [20] Ibidem.
  • [21] Ivi, p. 18.
  • [22] Ivi, p. 19.
  • [23] Ibidem.
  • [24] JUNG, Psicologia dell’inconscio, Opere, vol. VII, cit., p. 66.
  • [25] Ibidem.
  • [26] JUNG, Psicologia dell’inconscio, cit., p.188.
  • [27] Ivi, p. 115.
  • [28] Ibidem.
  • [29] Ivi, p. 119.
  • [30] JUNG, Simboli della trasformazione, cit., 62.
  • [31] JUNG, Analisi dei sogni, cit., 164.
  • [32] Ibidem.
  • [33] JUNG, La dinamica dell’inconscio, Opere vol. VIII, cit., 296.
  • [34] HOBSON, La macchina dei sogni, cit., 345.
  • [35] VON FRANZ, Il mondo dei sogni, cit., 8.
  • [36] VON FRANZ, Il mondo dei sogni, cit., 215.
  • [37] Ivi, p. 226.
  • [38] JUNG, Analisi dei sogni, Torino, Boringhieri, 2003, 147.
  • [39] AEPPLI, I sogni e la loro interpretazione, cit., 61.
  • [40] AEPPLI, I sogni e la loro interpretazione, cit., 43.
  • [41] Ivi, p. 67.
  • [42] Ivi, p. 68.
  • [43] Ivi, p. 45.
  • [44] Ibidem.
  • [45] JUNG, La dinamica dell’inconscio, opere vol. VIII, cit., 275.
  • [46] AEPPLI, I sogni e la loro interpretazione, cit., 51.
  • [47] JUNG, Analisi dei sogni, cit., 569.
  • [48] Cf. Gen 3,9.
  • [49] AEPPLI, I sogni e la loro interpretazione, cit., 52.
  • [50] Umberto FONTANA, Sentieri verso il profondo, Padova, Libreriauniversitaria.it, 2011, 70.
  • [51] Ivi, p. 72.
  • [52] Ivi, p. 73.
  • [53] FONTANA, Sentieri verso il profondo, cit., 91.
  • [54] Ivi, p. 93.
  • [55] JACOBI, Complesso archetipo simbolo, cit., 118.
  • [56] Ivi, p. 119.
  • [57] AEPPLI, I sogni e la loro interpretazione, cit., 109.
  • [58] MEIER, L’interpretazione del sogno, cit., 25.
  • [59] Ivi, p. 31.
  • [60] Ivi, p. 128.
  • [61] JACOBI, Complesso archetipo simbolo, cit., 95.
  • [62] AEPPLI, I sogni e la loro interpretazione, cit., 129.
  • [63] Ivi, p. 294.
  • [64] Ivi, p. 291.
  • [65] JACOBI, Complesso archetipo simbolo, cit., 94.
  • [66] AEPPLI, I sogni e la loro interpretazione, cit., 133.
  • [67] Ivi p. 134.
  • [68] MEIER, L’interpretazione del sogno, Roma, Mediterranee, 1993, 131.
  • [69] JUNG, La dinamica dell’inconscio, Opere, vol. VIII, cit., 310.
  • [70] Ivi, p. 310.
  • [71] Ivi, p. 312.
  • [72] MEIER, L’interpretazione del sogno, cit., 157.
  • [73] Ivi, p. 159.
  • [74] VON FRANZ, Il mondo dei sogni, Novara, Red Edizioni, 2003, 21.
  • [75] Ivi, p. 23.
  • [76] AEPPLI, I sogni e la loro interpretazione, cit., 110.
  • [77] Ivi, p. 111.
  • [78] Ivi, p. 112.
  • [79] Ivi, p. 113.
  • [80] JUNG, La dinamica dell’inconscio, Opere vol. VIII, cit., 305.
  • [81] VON FRANZ, Il mondo dei sogni, cit., 211.
  • [82] Ivi, p. 212.
  • [83] FONTANA, Sentieri verso il profondo, cit., 78.
  • [84] Ivi, p. 77.
  • [85] Paolo PIERI, Dizionario junghiano, Torino, Boringhieri, 1998, 430.
  • [86] Ibidem.
  • [87] Ivi, p. 431.
  • [88] Ivi, p. 432.
  • [89] Ivi, p. 213.
  • [90] JUNG, Psicologia dell’inconscio, cit., 172.

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