Problem Solving e Meditazione

Come la meditazione può migliorare la nostra capacità di problem solving

In questo articolo sfruttiamo una semplice analisi logico matematica per mettere in relazione la nostra capacità di problem solving e la pratica della meditazione. In questo modo riusciamo a trovare una similitudine tra due realtà molto differenti tra loro. Infatti, da una parte abbiamo un formalismo scientifico, in cui attraverso l’analisi di un dato matematico si identifica l’approccio ottimale per risolvere una classe di problemi. Dall’altra parte abbiamo la meditazione che rappresenta un argomento principalmente trattato in ambito filosofico.

L’obbiettivo di questo articolo è cercare di spiegare in modo semplice, come la pratica della meditazione influenza la nostra capacità di problem solving. A tale scopo, utilizzo un metodo logico matematico per caratterizzare i problemi in base al numero di possibili soluzioni che si possono avere. In questo modo risulta facile spiegare i due approcci primari che la mente utilizza nella risoluzione dei problemi. Il primo approccio è quello iterativo, ottimale nella risoluzione dei problemi semplici (problemi con un basso numero di soluzioni). Il secondo approccio è quello logico, ottimale nella risoluzione dei problemi complessi (problemi con un alto numero di soluzioni). L’aspetto interessante di questi due metodi è che sono l’uno l’opposto dell’altro. Il metodo iterativo è basato sull’azione, mentre il metodo logico è un approccio riflessivo, in cui qualsiasi azione non necessaria mi allontana dalla risoluzione del problema. Di conseguenza vedremo come attraverso la pratica della meditazione, si può riuscire a spostare la nostra predisposizione mentale verso l’approccio logico inibendo la nostra propensione all’approccio iterativo. Si tratta questo di un risultato molto importante, perché ci può permettere di migliorare la nostra capacità nella risoluzione dei problemi complessi. Questo tipo di attitudine è fondamentale in una società dove il progresso tecnologico sta rendendo sempre meno indispensabili tutti i lavori semplici e ripetitivi.

I due metodi fondamentali utilizzati dalla mente nella risoluzione dei problemi

Dal punto di vista logico matematico i problemi possono essere suddivisi in base al numero di possibili soluzioni che possono avere. Quindi, utilizzando questo approccio, possiamo definire due classi di problemi:

1) Problemi “semplici”: i problemi in cui lo spazio delle soluzioni possibili è costituto da un numero ridotto di elementi. Con il termine ridotto, si considera un numero tale in cui il tempo richiesto per provare tutte le possibili soluzioni, in modo iterativo, è limitato ed accettabile. Esempio: un lucchetto che ha 100 possibili combinazioni, se posso provare una combinazione diversa ogni 5 secondi, proverò tutte le combinazioni in un tempo accettabile.

2) Problemi “complessi”: i problemi in cui lo spazio delle soluzioni possibili è costituto da un numero elevato di elementi. Con il termine elevato, si considera un numero tale in cui il tempo per provare tutte le possibili soluzioni, in modo iterativo, tende ad infinito oppure ad un tempo non accettabile. Esempio: dimostrare un teorema di matematica, farlo in modo iterativo, provando soluzione casuali, richiede un tempo che tende ad infinito.

Grazie a questa classificazione possiamo studiare in modo semplice i due approcci fondamentali che la mente utilizza nella risoluzione dei problemi.

Il primo approccio è quello iterativo, la mente non tenta di risolvere il problema ma prova tutte le possibili combinazioni. Questo approccio è quello ottimale per risolvere i problemi “semplici”, ed e stato fondamentale nella parte iniziale dell’evoluzione dell’uomo.

Il secondo approccio è quello logico, la mente crea un modello del problema e cerca di risolverlo. Questo approccio è quello ottimale per risolvere i problemi “complessi”, e la sua importanza è andata aumentando nel corso dell’evoluzione dell’uomo. Di conseguenza, questa categoria di problemi è anche quella che maggiormente caratterizza la nostra capacità di problem solving.

Confrontando questi due metodi la cosa interessante che si nota, è che sono uno l’opposto dell’altro. Il metodo iterativo è basato sull’azione, più velocemente agisco meglio è. Invece il metodo basato sulla logica è un metodo riflessivo, qualsiasi azione non corretta ci porta lontano dalla soluzione.

Per spiegare l’importanza di non agire in modo irrazionale, quando si cerca di risolvere un problema complesso, mi piace fare il seguente esempio: immaginate di essere un escursionista che si è perso nella giungla, cosa pensate di fare? Se proviamo a fare questa domanda ad un esperto di sopravvivenza, ci risponderà che la cosa migliore da fare è non fare nulla ed aspettare i soccorsi, perché qualsiasi nostra azione non farà altro che stancarci e metterci in pericolo. La stessa cosa avviene nella risoluzione dei problemi complessi, in cui ogni azione irrazionale non solo è inutile ma ci fa perdere energia e tempo. Questo esempio ci fa capire quanto i due approcci mentali siano differenti, e quanto la nostra predisposizione mentale sia fondamentale per essere vincenti in situazioni in cui predomina una tipologia di problema.

Un altro punto di vista utile, per comprendere l’importanza di questi due approcci mentali, è capire il motivo per cui c’è così tanto interesse verso gli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale. La ragione di tanto interesse deriva dal fatto che tramite l’intelligenza artificiali gli algoritmi, per la risoluzione dei problemi, stanno passando da un approccio iterativo ad un approccio logico. Infatti, ad esempio, i software sviluppati per giocare partite in giochi come gli scacchi, utilizzavano fino a poco tempo fa approcci iterativi. In pratica simulavano tutte le possibili combinazioni e sceglievano la mossa migliore. Questo metodo aveva due importanti limitazioni: necessitava di un computer molto potente e non si poteva applicare a giochi come il “go” in cui le combinazioni di mosse possibili sono altissime. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale questi giocatori virtuali sono passati da un approccio iterativo ad un approccio logico con risultati incredibili. Il team di ricerca Deepmind di google ha sviluppato il primo software capace di battere il campione umano di “go”, su questo argomento vi consiglio di leggere l’articolo pubblicato su nature [1].

Adesso potete capire il motivo per cui la conoscenza di questi due diversi approcci mentali, nella risoluzione dei problemi, sia fondamentale per studiare le dinamiche che coinvolgono la nostra capacità di problem solving.

La meditazione come traning mentale per migliorare la nostra capacità di problem solving

In questo paragrafo cercheremo di spiegare le implicazione della meditazione sulla nostra capacità di problem solving. Con il termine meditazione si intende una grande quantità di tecniche, anche molto differenti tra loro, il cui compito è portare una completa consapevolezza sul presente. Una delle tecniche più antiche e conosciute, e di conseguenza tra le più praticate, si chiama vipassana. La pratica di questa meditazione è eseguita, nella maggior parte dei casi, stando seduti a gambe incrociate rimanendo completamente immobili in uno stato mentale in cui osserviamo tutto ciò che accade. Principalmente l’osservazione è rivolta verso i pensieri che ovviamente tendono a manifestarsi e verso il proprio respiro.

Se adesso analizziamo i due approcci mentali, descritti nel paragrafo precedente, risulta facile comprendere come la pratica di questo tipo di meditazione tende ad essere in netta contrapposizione con il metodo iterativo utilizzato nella risoluzione dei problemi. Come descritto nel paragrafo precedente tale approccio è basato sull’azione, in pratica agisco più velocemente possibile senza mai fermarmi. Quindi, il rimanere seduti fermi senza nessun scopo rappresenta il comportamento opposto a tale metodo.

Di conseguenza, la pratica costante e ripetuta di questo tipo di meditazione porta nel tempo ad inibire la nostra propensione ad agire in modo impulsivo. Su questo argomento esistono moltissimi studi scientifici [2],[3] e [4] in cui si evidenzia come la meditazione riduce la nostra propensione al multitasking (iperattività) e a tutti quei comportamenti irrazionali ed emotivi. Questo è un dato importante, perché l’approccio iterativo si basa su azioni casuali (irrazionali) e continue con una forte componente emotiva.

La meditazione in questo modo modifica la nostra capacità di problem solving rendendoci più riflessivi, aumentando di conseguenza la nostra propensione verso l’utilizzo dell’approccio logico nella risoluzione dei problemi. Questo risultato è significativo perché quando si parla di problem solving si sta parlando, nella maggior parte dei casi, della capacità di risolvere problemi complessi. Infatti in una società in cui l’avanzamento tecnologico ha un andamento esponenziale, la nostra capacità nel risolvere problemi di questo tipo, diventa una caratteristica sempre più importante e ricercata a livello lavorativo.

Un altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione riguardo l’importanza di allenare la mente ad un approccio più riflessivo, è capire l’impatto che le nuove tecnologie e i nuovi mezzi di comunicazione hanno sulla nostra mente. Per rispondere a questa domanda dobbiamo comprendere il modo in cui vengono sviluppate la maggior parte delle applicazioni che si utilizzano sugli smartphone, tablet etc.

Lo scopo principale di queste applicazione è creare una dipendenza, e per fare questo sfruttano l’approccio iterativo che la mente utilizza per risolvere i problemi semplici. Questo viene fatto perché, in questa situazione, la persona è costretta ad eseguire una continua serie di azioni, alle quali corrisponderanno una serie di risultati, la cui conseguenza è una stimolazione del sistema di ricompensa presente nel nostro cervello. Con questa tecnica l’utilizzatore dell’applicazione vivrà in modo compulsivo una successione di emozioni, il cui risultato è creare una vera e propria dipendenza. Su questo argomento vi consiglio di leggere il seguente articolo [5] in cui si è studiato il miglioramento della capacità di problem solving rimuovendo ogni dispositivo tecnologico portando le persone in mezzo alla natura.

In conclusione, questo tipo di tecnologie stanno modificando l’approccio alla risoluzione dei problemi delle nuove generazioni, facendo prediligere all’approccio iterativo rispetto a quello logico.

Risulta quindi fondamentale contrastare il condizionamento causato da queste applicazioni con tecniche come la meditazione, che inibiscono la nostra propensione ad affrontare i problemi in modo iterativo.

Conclusione

In questo articolo ho sfruttato una semplice analisi logico matematica per mettere in relazione la nostra capacità di problem solving e la pratica della meditazione. In questo modo siamo riusciti a trovare una similitudine tra due realtà molto differenti tra loro. Infatti, da una parte abbiamo un formalismo scientifico, in cui attraverso l’analisi di un dato matematico si identifica l’approccio ottimale per risolvere una classe di problemi. Dall’altra parte abbiamo la meditazione che rappresenta un argomento principalmente trattato in ambito filosofico. Quindi due punti di vista estremamente distanti che però, come abbiamo visto, tendono ad avere elementi di convergenza incredibilmente simili. Infatti, la pratica della meditazione rappresenta il modo di agire opposto all’approccio iterativo nella risoluzione dei problemi. Di conseguenza la meditazione agisce inibendo la nostra propensione ad agire in modo iterativo, facendoci prediligere l’approccio logico, fondamentale nella risoluzione dei problemi complessi. Abbiamo anche visto come le tecnologie moderne stanno influenzando le nuove generazioni ad approcci iperattivi e compulsivi. Quindi, diventa fondamentale contrastare questo tipo di condizionamento mentale, con qualcosa che va ad agire nel senso opposto portandoci ad agire in modo più riflessivo. La meditazione, da questo punto di vista, può essere vista come una pratica che agisce su alcuni aspetti primari utilizzati dalla mente in ogni suo processo. In questo modo si può in parte comprendere il motivo per cui qualcosa di così semplice ha implicazioni così profonde in molti ambiti riguardanti il funzionamento del cervello. Per questi motivi, ritengo che la meditazione diventerà una pratica sempre più importante a livello formativo.

Bibliografia

  1. Mastering the Game of Go without Human Knowledge David Silver*, Julian Schrittwieser*, Karen Simonyan*, Ioannis Antonoglou, Aja Huang, Arthur Guez, Thomas Hubert, Lucas Baker, Matthew Lai, Adrian Bolton, Yutian Chen, Timothy Lillicrap, Fan Hui, Laurent Sifre, George van den Driessche, Thore Graepel, Demis Hassabis.
  2. Meditation experience is associated with increased cortical thickness, Lazar SW, Kerr CE, Wasserman RH,  Neuroreport. 2005;16(17):1893-7.
  3. Effects of mindfulness-based cognitive therapy on neurophysiological correlates of performance monitoring in adult attention-deficit/hyperactivity disorder, Poppy L.A.SchoenbergacSevketHeparkbCornelis C.KanbHenk P.BarendregtaJan K.BuitelaarbcAnne E.M.Speckensb Clinical Neurophysiology Volume 125, Issue 7, July 2014, Pages 1407-1416 https://doi.org/10.1016/j.clinph.2013.11.03
  4. Initial results from a study of the effects of meditation on multitasking performance, David M. Levy, Jacob O. Wobbrock, Alfred W Kaszniak, Marilyn Ostergren, Research output: Chapter in Book/Report/Conference proceeding › Conference contribution
  5. Creativity in the wild: improving creative reasoning through immersion in natural settings, Atchley RA, Strayer DL, Atchley P. PLoS One. 2012;7(12):e51474.

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