Dall’attaccamento affettivo alla Libertà di Amare

di Dario Sepe, Adriana Onorati, Fortunata Folino

Premesse

In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta e per proteggersi dal freddo si stringono vicini. Ben presto però sentono le spine reciproche e il dolore li costringe ad allontanarsi l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li porta di nuovo ad avvicinarsi si pungono di nuovo. Ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non trovano quella moderata distanza reciproca che rappresenta la migliore posizione, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e nello stesso tempo di non farsi del male reciprocamente.

Questa breve favola di Schopenhauer introduce il tema del vero significato di Amare e della differenza tra attaccamento simbiotico e Libertà di Amare, evidenziando l’importanza della giusta distanza, nei rapporti, che permette di “darsi calore”, senza “togliere ossigeno” e senza farsi male.

Quello dell’Amore è il tema più diffusamente trattato sul piano filosofico, morale, religioso, spirituale.

IL raggiungimento della maturità affettiva segna per l’uomo un importante livello, perché gli consente di risolvere il problema centrale della vita umana, della solitudine e della incomunicabilità. Infatti, la ragione fondamentale dell’infelicità umana è l’angoscia della solitudine, poiché l’uomo è per natura fatto per vivere in società, in rapporto con i suoi simili, ed è portato da una forza innata ed istintiva a superare le barriere della sua separatività, per unirsi a qualcuno.

L’Amore, pur essendo una facoltà insita in tutti gli uomini, è una capacità che deve essere sviluppata ed educata, per potersi manifestare in tutta la sua bellezza e pienezza e richiede lo sviluppo e l’integrazione della personalità.

In questo articolo, ripercorreremo il passaggio dall’attaccamento, dalla dipendenza affettiva e dall’illusione simbiotica all’espressione dell’Amore con Libertà.

Attaccamento affettivo e simbiosi

Per comprendere l’effetto non evolutivo della simbiosi, è necessario partire dalla distinzione sostanziale tra attaccamento ed Amore.

L’Amore è quel flusso di Amore-Saggezza, che pervade questo Sistema Solare e può scorrere attraverso di noi, nella misura in cui siamo Coscienza: porta a sostenere l’evoluzione dell’altro, connettendosi alla sua Coscienza, senza generare lacci di alcun genere e senza chiedere nulla in cambio. Al contrario, l’attaccamento è un legame che nasce dalla nostra personalità, dalle sue insicurezze e paure e va ad agganciare la personalità dell’altro, collegandosi ai conflitti irrisolti ed alle paure più profonde: tende a generare una gabbia relazionale, di tipo emotivo e mentale.

In una relazione, la misura del legame di attaccamento è inversamente proporzionale all’ampiezza dell’Amore: il centro magnetico di due personalità in gabbia non richiama, né genera, Amore. Infatti, l’attaccamento non è mai innocuo, per quanto dolce ed avvolgente possa sembrare: esso tende sempre a bloccare, anche se inconsapevolmente, la crescita dell’altro. Spesso, un legame di attaccamento nasce dai bisogni infantili irrisolti e dall’illusione di poterli finalmente soddisfare, grazie al rapporto con una persona, che svolge il ruolo di genitore.

L’attaccamento, infatti, di solito, nasconde una mancata individuazione e cela la vera strada: la ricerca dentro ciascuno del genitore interno, che è mancato, durante l’esperienza di crescita.

L’attaccamento affettivo nei rapporti è strettamente collegato al concetto di simbiosi.

In termini più generici, la simbiosi mutualistica (dal greco: συν= insieme; βιος = vita) è la stretta relazione fra oggetti, azioni o persone diverse, per trarne un beneficio reciproco.

Il termine fu coniato da Heinrich Anton de Barynel 1879, per qualificare la natura dei licheni, ch’egli dimostrò essere un’associazione fra un’algae un fungo. Egli definì la simbiosi come “….il vivere insieme di organismi con diverso nome…”.

In campo psicologico, la simbiosi umana è una forma di pensiero, che determina un tipo di comportamentodi stretta dipendenza. Per esempio, si parla di relazione interpersonale simbiotica, come l’amiciziasimbiotica, l’amoresimbiotico o un matrimoniosimbiotico, quando una personao entrambe dipendono dall’altra persona, al punto da stare male o morire, quando l’altra persona si allontana o viene a mancare.

La simbiosi si instaura nelle fasi precoci dello sviluppo infantile sulle quali si struttura la personalità adulta, a causa di una mancata differenziazione del sé dalla madre, nel rapporto materno-infantile.

Secondo la Mahler, dopo le prime settimane di vita, definite come autismo normale, caratterizzate da un’assenza relativa d’investimento degli stimoli esterni (la funzione di questo periodo è il raggiungimento di un equilibrio omeostatico attraverso meccanismi fisiologici), dal secondo mese di vita, inizia la fase simbiotica normale, in cui si realizza un maggiore investimento percettivo e affettivo da parte del bambino nei confronti del mondo esterno, in particolare verso la madre, anche se comunque non si verifica ancora una differenziazione tra l’interno e l’esterno, tra il Sé e l’altro.

Questa consapevolezza di separazione si realizza a partire dal quinto mese di età che segna l’inizio della prima sottofase della separazione-individuazione, cioè la differenziazione, momento in cui comincia a diminuire la dipendenza corporea totale dalla madre e l’esplorazione visiva e tattile del corpo materno rendono possibile la demarcazione tra Sé e non-Sé.

La seconda sottofase è rappresentata dal periodo di sperimentazione, dai dieci ai quindici mesi circa, in cui il bambino è capace di allontanarsi attivamente dalla madre e di tornare da lei per un rifornimento emotivo, dopo l’esplorazione dell’ambiente e la sperimentazione delle proprie capacità motorie.

Successivamente, si va incontro alla sottofase di riavvicinamento, dai quindici ai ventiquattro mesi di età, caratterizzata da una riscoperta della madre come oggetto separato e da un ritorno da lei dopo gli allontanamenti della precedete fase di sperimentazione. Culmina, spesso, con una crisi di riavvicinamento dovuta all’ambivalenza del bambino tra il voler essere ancora unito alla madre e al tempo stesso esserne separato.

L’ultima sottofase ha come elementi fondanti: il consolidamento dell’individualità e il conseguimento di un grado relativo di costanza oggettuale. In altri termini, a partire dalla fine del secondo anno, la differenziazione tra le rappresentazioni del Sé e dell’oggetto è adeguatamente stabilita, per cui la madre è chiaramente percepita come persona separata nel mondo esterno e presente nel mondo delle rappresentazioni interne del bambino.

Il mancato superamento di questa fase, sia in termini di simbiosi non risolta, che di rottura precoce della simbiosi, porta l’adulto ad agire questa dimensione simbiotica nei successivi rapporti.

Una fiaba finlandese esprime l’effetto non evolutivo della simbiosi, intesa come prigione relazionale, che blocca il processo di crescita degli individui coinvolti:

C’erano una volta un uomo e una donna che vivevano in pace e in armonia l’uno con l’altra. Una volta si trovarono a parlare della morte e l’uomo disse: “quando morirò ti scorderai di me e ti risposerai.” Lei negò, ribattendo che sarebbe stato lui invece, in caso di vedovanza, a risposarsi. A nessuno dei due piaceva l’idea di essere dimenticato, così pattuirono di non risposarsi mai più. La donna morì e dapprima l’uomo visse in solitudine, ma dopo un po’ pensò: “Perchè devo portare il lutto per lei? Mi risposo”. E si prese un’altra moglie. Ma ad un certo punto decise di andare a salutare la prima moglie e chiederle scusa. Andò sulla tomba a scusarsi e la defunta disse: “Vieni vieni, non avere timore, vieni qui”. Così lui entrò nella tomba e lei gli offrì del vino. Poi lui fece per andarsene ma lei lo trattenne ancora un po’ dicendo: “restiamo a chiacchierare”. A casa celebrarono una funzione in sua memoria pensando che fosse morto. La sposa attese e attese ma alla fine se ne andò. La morta offerse al marito un ultimo boccale e alla fine lo lasciò andare. Allora l’uomo se ne andò, giunse in chiesa ma il parroco non c’era più, la moglie non c’era più, lui stesso era ingrigito come una upupa, perchè era rimasto nella tomba per più di trenta anni.

Questa fiaba finlandese evidenzia proprio il significato della simbiosi “mortifera”.

Nella fiaba troviamo sintetizzati molti aspetti della problematica simbiotica:

– il tentativo di evitare che si verifichino cambiamenti

– la rimozione dell’ aggressività

– l’inizio della elaborazione della perdita e la ricerca del nuovo.

Quindi, la simbiosi è una strategia relazionale non sana, per ritrovare illusoriamente un senso di realizzazione, in cui sentirsi importante per l’altro, con la percezione illusoria, che in quello spazio simbiotico, non ci può essere posto per il dolore, o per qualsiasi altro accadimento, considerato negativo o spiacevole, per la personalità.

Spesso, la simbiosi è strettamente legata alla paura della perdita: la forma pensiero dominante è “finchè sto vicino alla persona che amo, non succederà nulla”, nella fantasia onnipotente infantile di avere il potere di proteggere l’altro e preservarlo da ogni sofferenza. Il rimando dell’altro di essere accolto e sentirsi amato rappresenta una linfa vitale, che alimenta, in un processo perverso, questa dinamica.

Per questo, la rottura di rapporti simbiotici richiede di affrontare ed elaborare il dolore, che vi si nasconde dietro.

Come evidenzia Assagioli, la paura del dolore è uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo spirituale: essa paralizza “il piede del pellegrino, svuotandolo dell’energia necessaria a procedere”, e rappresenta un vero e proprio blocco, tra la mente ed il fisico, che porta ad azioni, o ad omissioni, di natura egoistica ed individuale. Infatti, quando si attiva la paura, il canale di contatto con la Coscienza si annebbia immediatamente, e subentra la luce falsata e negativa della paura, che negativizza la mente, che comincia vedere gli eventi esterni in negativo, cioè nella loro evoluzione più infausta e dolorosa.

Per riuscire ad indebolire e sconfiggere la presa che la paura ha sull’essere umano, occorre fissare la lezione del dolore: occorre imparare a vedere il dolore con la Luce della mente globale, perdendo l’idea che esso sia un vissuto ingiusto, incomprensibile e crudele, da tenere alla larga e sviluppando una visione evolutiva del dolore.

Importanza del processo di individuazione come base della libertà di Amare

In psicologia, l’individuazione è, in generale, il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui, e, in particolare, lo sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva. L’individuazione è, quindi, un processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale. La necessità dell’individuazione è una necessità naturale: impedire l’individuazione significa pregiudicare l’attività vitale dell’individuo. Per il fatto stesso che l’individuo non è soltanto un essere singolo, ma presuppone anche dei rapporti collettivi per poter esistere, il processo di individuazione non porta all’isolamento, bensì a una coesione collettiva più intensa e più generale.

Il concetto di individuazione viene introdotto per la prima volta, nell’ambito della psicoanalisi, da Jung negli anni ‘20, ed indica quel processo psichico unico e irripetibile di ogni individuo, che consiste nell’avvicinamento dell’Iocon il . L’avvicinamento avviene tramite l’attribuzione di significato ai simboli (sia del mondo interno che di quello esterno) e la loro interpretazione che l’individuo incontra durante la sua vita. Questo percorso designa, quindi, una sorta di “viaggio spirituale” verso una maggiore consapevolezza di sé: in questo senso, la sincronicità(il processo che permette di descrivere una connessione fra eventi, psichicio oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto, ma un’evidente comunanza di significato) aiuta l’individuo a vedere simboli, non solo al suo interno, ma anche nel mondo che lo circonda.

Jung descrive le diverse tappe di tale processo.

La prima tappa è caratterizzata dall’archetipo dell’Ombra, ossia tutti quegli aspetti che l’individuo non conosce di se stesso. L’Ombra rappresenta tutto ciò che è stato rimosso per l’educazione e le influenze dell’ambiente sottoposte all’individuo. Questi elementi sono rappresentati nei sogni e nei simboli generalmente con figure demoniache, discariche, viaggi nell’oscurità, mostri e inseguimenti.

La seconda tappa è caratterizzata dall’incontro con l’archetipo dell’Anima per il maschio e l’Animus per la donna. L’Anima rappresenta tutti quegli aspetti prettamente psichici e mentali, ossia il primo contatto iniziatico dell’individuo con la propria psicologia. di tutti gli altri Viene rappresentata come una donna, una figura femminile. L’Animus rappresenta tutti quegli aspetti prettamente maschili, pratici e concreti, razionali, e reali, ossia il contatto con la sfera del diretto e del tangibile, il “ora e qui”. La non comprensione di tali archetipi può costare un blocco, una stasi, una nevrosi. Entrambi hanno potenzialità di creatività e distruzione.

La terza tappa è caratterizzata dall’incontro con il Vecchio Saggio. Tale archetipo racchiude tutte le potenzialità dell’individuo, ossia la sua previsione, la sua capacità di ragionamento e la sua esperienza. Il Vecchio Saggio rappresenta tutto ciò che l’individuo sta per diventare dopo aver attraversato le fasi precedenti, un uomo, un saggio che sa, che ha conosciuto il passato, il presente e il futuro. Il Vecchio Saggio è capace di districarsi dalla tela appiccicosa dell’Anima e dalle battaglie furenti dell’Animus e come tale viene rappresentato come un consigliere, un filosofo, un esperto in materia. La sua non comprensione può tenere saldo l’individuo nella sua situazione bloccandone l’evoluzione che rappresenta.

La quarta tappa è caratterizzata dall’incontro con l’archetipo del Sé. Tale archetipo è la summa del percorso di individuazione, il fine dell’individuo che si dispiega avanti a lui, come un fiore che sboccia. Viene rappresentato come luce, come mandala, come quaterna, come centro e come Dio. Tale archetipo rappresenta l’individuo stesso, tutto ciò che durante la strada ha visto e ha accumulato. Se l’individuo ha incontrato il Sé significa che l’Io è allineato con esso. Non andarci incontro significa semplicemente che il percorso non è ancora terminato. (Jung, 1920)

Il concetto di individuazione viene ripreso anche da Assagioli (1966), che specifica come man mano che un essere umano sviluppa le sue qualità e potenzialità, dal basso verso l’alto si avvicina sempre di più alla coscienza del Sé, attraverso un reciproco scambio di energie, verso l’Unità, superando l’apparente dualità tra personalità e Sé. All’inizio del suo sviluppo, l’essere umano si identifica con le “zone” più basse della sua personalità, creando una dualità, una scissione con il Sé. Quindi, tutto il cammino dell’uomo non è che un graduale superamento dell’apparente separazione e allontanamento dall’Uno, per costruire prima un sé, prima separato e poi unito al Sé, scintilla dell’Uno.

In un primo tempo, nella cosiddetta fase di purificazione, l’uomo deve procedere nello “sforzo” di elevare la sua Coscienza, rompendo i vecchi automatismi e le vecchie forme: in questa fase, il Sé viene visto come “esterno”, fonte luminosa da raggiungere “sacrificando” la materia. Progressivamente, la coscienza tende ad allinearsi al Sé, e comincia a sviluppare quella capacità di guardare ai diversi aspetti della personalità e della materia con maggiore distacco.  Il Sé si trasforma, in questa nuova visione, in un nucleo attivo, che si protende verso la personalità e la materia, per fondersi con lei: il Sé discende nella materia attraverso successive prese di coscienza.

Accanto al processo di individuazione della personalità, possiamo considerare, dal punto di vista dello sviluppo spirituale di un individuo, il processo di individualizzazione, ossia il processo di autorealizzazione intelligente, che consente di integrare, dentro di sé, Spirito e Materia, personalità e Coscienza. Quindi, attraverso il processo di individualizzazione, l’essere umano diviene cosciente di sé (discriminando tra ciò che è e ciò che non è) e poi di essere parte di un sistema più ampio, l’Umanità. In questo modo, l’essere umano impara a Servire profondamente, vale a dire, a sacrificare se stesso, per il bene di un Organismo più grande.

Amare con Libertà

Per comprendere il significato di Amare con Libertà, possiamo partire dalla distinzione dell’Amore in due aspetti:

  1. ricettivo-passivo
  2. positivo-attivo

Per mezzo del primo aspetto, nasce nell’uomo l’empatia, mentre, per mezzo del secondo aspetto, nasce la capacità di dare, l’oblatività.

Chi sente realmente l’Amore è capace di dare e sente in questa offerta una profonda gioia, un senso inesorabile di pienezza, di vitalità e di completezza.

Dare non significa privarsi di qualcosa, ma espandersi, irradiare la propria energia, esprimere se stessi e rivolgersi all’altro, vivificati dalla forza del suo Amore.

Questo dare è un atteggiamento attivo e creativo, suscita nell’altra persona una reazione analoga: evoca la sopita capacità di amare che è latente in ogni individuo, l’Amore suscita Amore.

L’uomo passa attraverso vari stadi, e varie esperienze dolorose, prima di poter esprimere pienamente e comprendere l’Amore, imparando a superare gli attaccamenti, gli egoismi e la possessività.

La Psicologia ci dice che un uomo è psicologicamente sano se sa esprimere un Amore altruistico verso gli altri, se ha superato il narcisistico amore di sé e se è capace di affermare il prossimo: “affermo l’altro, lasciandolo libero”.

Il concetto di Amore è poliedrico ed è maggiormente comprensibile attraverso la riflessione su alcune sue possibili definizioni:

  • E’ la ferma determinazione di fare il meglio per l’Umanità, e di farlo qualunque ne sia il prezzo personale e con il più totale sacrificio
  • E’ saggezza lungimirante, che cerca di mantenere vive, nell’oggetto amato, quelle sottigliezze che garantiscono un sicuro progresso; quindi, l’Amore vigila, stimola e protegge, ma non è una questione personale
  • E’ risposta al contatto, e, nell’essere umano, ciò significa comprensione, inclusività e identificazione
  • E’ comprensione percettiva, la capacità di riconoscere ciò che ha prodotto la situazione esistente, e la conseguente assenza di critica
  • E’ lo sviluppo della Coscienza del Tutto.

Il vero Amore, o la vera Saggezza, scorge con perfetta chiarezza le mancanze in ogni forma, e volge ogni sforzo ad aiutare la vita entrostante a liberarsi da ciò che l’impaccia e riconosce saggiamente coloro che hanno bisogno di aiuto e coloro che non hanno bisogno.

Quando riusciamo a coltivare più costantemente un atteggiamento di Specularità, nella nostra vita si apre la possibilità di accedere ad uno Spazio di Reciprocità: con questo termine, intendiamo un processo di costruzione di uno spazio mentale, emotivo ed energetico, di carattere relazionale, che riguarda due o più persone.

L’Amare con Libertà implica l’amare l’altro, accettandone i limiti, producendo pensieri e sentimenti elevati nei suoi confronti, e stimolandone le parti migliori: tutto ciò è molto lontano dall’attaccamento affettivo, che nasce dal bisogno di essere amati e protetti. Questa forma elevata di Amore permette di creare uno Spazio di Reciprocità, ossia uno spazio mentale, emotivo ed energetico, di carattere relazionale, che riguarda due o più persone. Esso si compone di tutte le energie più sottili che due o più persone mettono in condivisione, in una relazione significativa e tende a crescere ed a sostanziarsi nel tempo (Sepe, Onorati, Folino, Rubino, 2014).

Conclusioni

In sintesi, l’attaccamento, che spesso nasce da una mancata individuazione e dall’illusione di poter soddisfare bisogni infantili irrisolti, tende sempre a bloccare, anche se inconsapevolmente, la crescita di sé e dell’altro. In questo senso, ogni attaccamento non rispetta la Legge della Vita, poiché presuppone il tentativo (illusorio!) di irrigidire, in una forma, una parte di Vita, mentre la Vita è un’immensa corrente in continua trasformazione. In questo senso, gli attaccamenti, soprattutto quelli “buoni”, perché apparentemente giustificati, rappresentano un intralcio alla Legge dell’Evoluzione.

Al contrario, l’Amore è la tendenza, insita in ogni essere, all’unione, al completamento e all’integrazione. E’ l’espressione della Legge di Attrazione, che tende a riunire verso l’Uno, fonte della Creazione di tutte le creature.

In questo senso, l’Amore si collega al concetto elevato di Saggezza: l’Amore è l’applicazione ed espressione della Saggezza. Infatti, la Saggezza è l’intelligenza del cuore, ed unita all’amore indica la qualità di amore maturo, comprensivo, intuitivo, inclusivo.

Infatti la saggezza nasce quando la mente non ostacola il cuore, ma anzi collabora con lui e mette la sua luce al servizio della sua sensibilità; così l’amore diviene anche comprensione, preveggenza, capacità, di aiutare e di consigliare, di educare divenendo una reale e intelligente forza di bene (A. La Sala Batà, 2000).

 

 

Bibliografia

  1. Assagioli R. (1966) . Roma: Ed. Mediterranee.
  2. Galimberti U. (1992) Dizionario di Psicologia. Torino: UTET.
  3. Jung C.A. (1920) Tipi psicologici. Torino: Boringhieri, 1968.
  4. Kast V. (1999) Le fiabe della paura. Roma: Red Edizioni
  5. Mahler M. S. (1978) La nascita psicologica del Bambino. Torino: Boringhieri
  6. Sepe D., Onorati A., Folino F., Rubino M. P. (2014) La Psicologia per l’Evoluzione Armonica della Coscienza. Roma: Armando
  7. La Sala Batà A. M. (2000) I Sette temperamenti umani. Roma: Ed Armonia e Sintesi

 

 

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