Figli delle stelle?

Secondo due autori italiani, Pietro Buffa e Mauro Biglino, il nostro divenire uomini sarebbe addebitabile ad interventi biogenetici effettuati da misteriosi esseri provenienti dallo spazio. La tesi è stravagante e non si basa su prove storiche accertate, ma contiene un aspetto scientifico di estremo interesse. La nostra neocorteccia si sarebbe infatti accresciuta proprio in conseguenza di modifiche al nostro patrimonio genetico. Senza scomodare improbabili visitatori extra terrestri si può ritenere che tali modifiche si siano prodotte casualmente nel corso dell’evoluzione dando vita a quella abnorme crescita che ci ha consentito di dominare il mondo.

In un recente articolo ho parlato di un monumento enigmatico che sorge in Georgia, USA.

Secondo alcuni quel monumento (“la Stonehenge americana”) sarebbe una base di atterraggio per extraterrestri con le indicazioni ai medesimi per ricostruire la società degli uomini.

Altri fenomeni apparentemente inspiegabili vengono fatti risalire all’intervento di creature aliene per scopi non meglio precisati.

Uno su tutti: i famosi cerchi nel grano che hanno iniziato ad apparire in Inghilterra intorno al 1980 e che poi si sono diffusi in tutto il mondo.

Stravaganze indotte dall’attrazione per l’ignoto e dal desiderio di sensazionalismo.

Ma ben pochi, a mia conoscenza, si erano spinti fino ad attribuire la nostra stessa evoluzione di esseri umani all’intervento di extraterrestri.

A colmare questa lacuna, in modo diffuso e approfondito, ci hanno pensato due autori italiani che, grazie a questa loro teoria, hanno raggiunto un discreto grado di notorietà.

Mi riferisco al biologo molecolare Pietro Buffa e al biblista Mauro Biglino, autori del libro “Resi Umani” (2018, Uno Editori).

In precedenza Buffa aveva scritto “I geni manipolati di Adamo” (2015) e Biglino svariati libri, tutti volti a confutare la soprannaturalità dei testi biblici, che, a suo avviso, avrebbero invece semplicemente raccontato della colonizzazione della Terra da parte di extraterrestri denominati Elohim.

Costoro, secondo entrambi gli autori, avrebbero manipolato il nostro codice genetico, inserendo e modificando geni atti a far crescere la neocorteccia del nostro encefalo. Lo scopo di tale operazione sarebbe stato quello di avere a disposizione una nutrita schiera di lavoratori abili e disciplinati, una vera e propria opera di addomesticamento, ma di elevato livello.

Questa teoria prende nome di ”intervento biogenetico” e vorrebbe porsi come alternativa sia al creazionismo sia all’evoluzionismo.

Nell’introduzione a “Resi umani” la giornalista Sabrina Pieragostini scrive: «Non solo gli effetti deleteri sul pianeta di questa supposta superiorità umana sono sotto gli occhi di tutti, ma sono sempre più evidenti anche le incongruenze, le contraddizioni, le lacune e le illogicità che in misure e forme diverse i due sistemi dottrinali palesano.» (p. 9)

I due sistemi dottrinali sono per l’appunto creazionismo e evoluzionismo. Ma qui emerge in tutta la sua evidenza la contraddittorietà dell’ipotesi delineata: se questi esseri provenienti da altri mondi erano dotati di intelligenza così superiore, perché hanno provocato una crescita della nostra neocorteccia tale da metterci in grado di distruggere la biosfera?

Per la verità questa obiezione riguarda anche il creazionismo: come ha potuto l’essere perfettissimo consentire questo “errore di natura”?

Nei secoli i filosofi si sono affannati per cercare una risposta convincente a questo dilemma, e il parto di tanto travaglio ha preso il nome di “libero arbitrìo”.

Ma allora perché questi nostri “creatori” o “manipolatori” hanno consentito il “libero arbitrio” sapendo che l’avremmo usato per il male?

Queste obiezioni confermano l’evoluzionismo come unica dottrina in grado di spiegare la realtà: la natura opera a caso, i frutti buoni li conserva, quelli cattivi li scarta (lascio al lettore il compito di giudicare in quale categoria inserire l’essere umano).

Tornando agli Elohim manipolatori ci sono altre incongruenze che rendono ben poco credibile l’ipotesi di Buffa e Biglino, prima tra tutte il fatto che non vi è traccia alcuna del passaggio di questi esseri sulla Terra.

Dedurre la loro presenza storica dall’interpretazione letterale di alcuni passaggi dell’Antico Testamento è come ritenere profetiche (a posteriori!) le quartine di Nostradamus forzando arditamente il significato dei versi.

Ognuno di questi alieni avrebbe vissuto centinaia di anni (il più longevo avrebbe sfiorato il millennio). Motivo di più per lasciar traccia concreta del loro passaggio, considerando oltretutto che la loro civiltà sarebbe stata super-evoluta.

Sarà appena il caso di ricordare che l’uomo appena arrivato sulla Luna ha piantato la sua bandiera e ha lasciato una targa in acciaio inossidabile con la scritta: «Qui uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, luglio 1969 A.D. Siamo venuti in pace a nome di tutta l’umanità.»

E invece niente, i nostri “manipolatori” non ci hanno lasciato alcun segno della loro esistenza e noi oggi siamo costretti a tentare di decifrarne l’esistenza dal racconto di alcuni poveri esseri umani che li avrebbero conosciuti di persona.

Come si vede l’ipotesi è di ardua condivisione.

Ciò detto vi è da aggiungere che i libri di Buffa contengono una parte di impostazione scientifica ben più interessante ed affascinante di quella “paleoastronautica”.

Egli infatti indaga con competenza sulle mutazioni intervenute nei geni del DNA delle scimmie antropomorfe e su quelli originali della specie umana, e ci fornisce spiegazioni convincenti di come e perché il nostro encefalo si sarebbe abnormemente sviluppato.

Tali mutazioni e innovazioni genetiche avrebbero spinto in questa direzione, dopo di che altri fattori sarebbero subentrati per ulteriormente accrescere le nostre capacità cerebrali (l’alimentazione, la vita sociale, il linguaggio ecc.)

Ma questi ulteriori fattori erano ben noti da tempo, mentre la causa genetica alla base dello sviluppo della nostra intelligenza costituisce la spiegazione piuttosto recente del nostro essere “sapiens”.

Sennonché la mutazione genetica del DNA delle cellule è anche alla base della carcinogenesi, allorquando le cellule sane che subiscono tale mutazione si trasformano in cellule tumorali ed iniziano a proliferare indiscriminatamente, esattamente come è accaduto alla specie “Homo” una volta divenuta “sapiens”.

Questo Buffa non lo dice, l’analogia è tanto evidente quanto spaventosa e per condividerla occorre essere disposti a ribaltare ogni convincimento sulla positività del sapere scientifico.

Difficile per uno scienziato cimentarsi in una giravolta tanto ardita! Ma anche la fede negli alieni manipolatori è tesi alquanto ardita. E allora aspettiamo al varco Pietro Buffa e tutti gli altri scienziati intellettualmente onesti. Man mano che la situazione precipiterà saranno costretti a fare dietro front. L’augurio è che lo facciano il prima possibile, in modo tale da poter utilizzare il loro sapere per cercare di limitare il più possibile i danni che stiamo infliggendo alla biosfera.

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