Il cervello che si connette agli altri
Una delle scoperte piu’ straordinarie delle nuove neuroscienze riguarda la capacita’ del cervello di connettersi con altri cervelli. Da questi studi e’ nata una disciplina chiamata neuroscienza sociale, che analizza come il cervello governi il comportamento sociale e come, viceversa, il comportamento sociale influenzi il cervello e la biologia individuale. Le ricerche mostrano che le interazioni sociali occupano un livello fondamentale nell’organizzazione e nel funzionamento del nostro cervello.
A questa si aggiunge una seconda scoperta decisiva, quella della neuroplasticita’: le esperienze ripetute “scolpiscono” letteralmente la forma e il numero dei neuroni. Il cervello, in altre parole, viene modellato da cio’ che viviamo, e in particolare dalle relazioni che intratteniamo con gli altri.
I neuroni specchio e la risonanza empatica
La scoperta di una nuova classe di neuroni ha aperto la strada a questa lettura relazionale della mente. Nel suo libro “Il terzo cervello” (Marsilio Editori), Jean-Michel Oughourlian attribuisce al sistema specchio un ruolo centrale, tanto da distinguerlo come “terzo cervello”. Il terzo cervello, o cervello mimetico, e’ quello che, come precisa l’autore, introduce il bambino alla socievolezza, al rapporto con l’altro, alla dimensione interpersonale, per cosi’ dire all’ominita’. Da qui l’idea che la struttura mentale e psicopatologica sia il risultato anche dell’interazione e dell’equilibrio tra i tre cervelli.
I neuroni specchio ci permettono, in sostanza, di entrare in un processo di empatia con gli altri, creando quello stato che i neuroscienziati definiscono risonanza empatica. Non e’ un caso che i soggetti autistici presentino spesso un funzionamento alterato di questo sistema: una difficolta’ nella risonanza con gli altri puo’ tradursi in maggiore isolamento rispetto alle persone e alle cose che li circondano.
Relazioni che riscrivono il cervello
I neuroscienziati ritengono che tutte le relazioni significative possano riattivare i processi neuroplastici e modificare il funzionamento del cervello. Il legame tra esperienze interpersonali e crescita biologica mette in risalto il ruolo delle cure genitoriali e del caregiver: cure che possono collocarsi all’interno di un quadro di salute fisica e mentale oppure, quando mancano o sono inadeguate, dentro un percorso di malattia e sofferenza.
Il nostro cervello, va ribadito con forza, non e’ una struttura completamente formata e immodificabile, ma un processo dinamico in continuo cambiamento. Ogni volta che incontriamo qualcuno si attivano numerosi sistemi neuronali e diverse aree cerebrali. Sono esperienze che concorrono a formare, come scrive Oughourlian, “un nuovo io”, cioe’ cio’ che chiamiamo personalita’. L’interazione tra le persone influenza lo sviluppo normale o patologico dell’individuo. Si tratta di un rapporto mimetico che riveste una funzione primaria nella genesi e nell’evoluzione del disturbo mentale.
Il terzo cervello: relazione e reciprocita’
Al cervello cognitivo e al cervello emotivo si aggiunge dunque il cervello mimetico, il terzo cervello. Il suo tratto distintivo e’ il rilievo dato alla relazione e alla reciprocita’: e’ il cervello del sistema dei neuroni specchio, dell’empatia, dell’amore e dell’odio, quello che introduce il bambino a sperimentare le relazioni sociali. Non descrive tanto una singola struttura anatomica quanto un modo di funzionare, orientato verso l’altro.
Da MacLean a Freud: il cervello “uno e trino”
L’idea di una mente organizzata in tre livelli ha una lunga storia. Prima di Oughourlian, uno dei grandi protagonisti delle neuroscienze, Paul MacLean, aveva delineato un’ampia teoria dell’evoluzione del cervello, quella del cervello tripartito, uno e trino. E’ una concezione in linea con le teorie di Darwin e di Freud, che descrive tre strati: il cervello rettiliano, il paleomammaliano e il neomammaliano.
Suggestioni analoghe attraversano il pensiero occidentale. Platone descrive l’anima come una biga guidata da un auriga che tiene a freno due cavalli. Il neurofisiologo Aleksandr Lurija concepisce l’organizzazione cerebrale in termini di tre unita’ funzionali. E il modello della mente teorizzato da Freud e’ anch’esso trinitario, con Es, Io e Super-Io.
Possiamo cosi’ pensare al cervello rettiliano di MacLean come corrispondente dell’Es freudiano, sede degli istinti primordiali; al cervello paleomammaliano come sede dell’Io; e alla neocorteccia come luogo del Super-Io, preposto, come ricordava Raffaello Vizioli, alla coscienza morale, alla critica e al giudizio. Una concezione che MacLean ha verificato sul piano scientifico, che Platone aveva intuito e che Freud ha percorso su altri fronti.
Domande frequenti
Che cosa sono i neuroni specchio?
Sono una classe di neuroni che si attivano sia quando compiamo un’azione sia quando osserviamo qualcun altro compierla. Questo meccanismo ci permette di “rispecchiare” internamente cio’ che fa l’altro e di entrare in sintonia con lui, dando origine a quella che i neuroscienziati chiamano risonanza empatica.
Perche’ Oughourlian parla di “terzo cervello”?
Perche’ accanto al cervello cognitivo, che pensa, e al cervello emotivo, che sente, individua un terzo sistema dedicato alla relazione con gli altri. Questo cervello mimetico, fondato sui neuroni specchio, introduce il bambino alla socievolezza e ha un ruolo primario nella formazione della personalita’ e nella genesi dei disturbi mentali.
Il “terzo cervello” e’ davvero una struttura anatomica separata?
No. Come chiarisce lo stesso ragionamento, espressioni come cervello sociale, cervello motorio o terzo cervello sono definizioni utili ma convenzionali, adottate per comodita’ euristica. Non esiste una singola zona che controlla l’interazione sociale: e’ l’insieme di piu’ reti neurali a cooperare.
Cosa c’entra la neuroplasticita’ con le relazioni?
La neuroplasticita’ e’ la capacita’ del cervello di cambiare con l’esperienza. Poiche’ le relazioni significative sono tra le esperienze piu’ potenti che viviamo, esse possono riattivare i processi plastici e rimodellare il cervello, nel bene, con cure e legami positivi, e nel male, con relazioni carenti o traumatiche.
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.