Neurobiologia e Cervello

Il Cervello umano e il Linguaggio

Il cervello umano è un organo complesso e in continua evoluzione, formato da miliardi di neuroni che ricevono, trasmettono ed elaborano informazioni. Tra le sue funzioni più affascinanti c’è il linguaggio, gestito da aree cerebrali specifiche e capace di svilupparsi in modo sorprendente nei primi anni di vita. In questo approfondimento vediamo gli elementi neuroanatomici […]

Neuroscienze — Il Cervello umano e il Linguaggio
Il cervello umano è un organo complesso e in continua evoluzione, formato da miliardi di neuroni che ricevono, trasmettono ed elaborano informazioni. Tra le sue funzioni più affascinanti c’è il linguaggio, gestito da aree cerebrali specifiche e capace di svilupparsi in modo sorprendente nei primi anni di vita. In questo approfondimento vediamo gli elementi neuroanatomici del cervello, le aree deputate al linguaggio e le principali tappe evolutive del suo sviluppo fisiologico.

Elementi neuroanatomici del cervello

Il cervello umano è un organo complesso che si evolve continuamente. È formato da miliardi di neuroni, cellule nervose in grado di ricevere, trasmettere ed elaborare informazioni. Comprendere la sua architettura di base è il primo passo per capire come nasce e si organizza una funzione sofisticata come il linguaggio.

Il neurone

Il neurone è formato da tre componenti fondamentali:

  • il corpo cellulare, o soma, al cui interno si trova il nucleo, con il codice genetico della cellula;
  • i dendriti, sottili ramificazioni attraverso cui i neuroni ricevono informazioni provenienti da altri neuroni;
  • l’assone, prolungamento cellulare attraverso il quale le informazioni elaborate da ogni cellula nervosa si spostano come impulsi elettrici.

I punti di connessione tra un neurone e l’altro sono chiamati sinapsi. È proprio attraverso le sinapsi che i miliardi di neuroni comunicano tra loro, formando reti che sono alla base di ogni pensiero, movimento ed emozione. La ricchezza di queste connessioni, che si modificano con l’esperienza, spiega la straordinaria plasticità del cervello, soprattutto nei primi anni di vita.

Le quattro componenti principali

Le componenti principali del cervello umano sono quattro, ciascuna con compiti specifici:

  • Midollo spinale: controlla l’attività muscolare riflessa e volontaria dei muscoli del corpo e degli arti.
  • Tronco dell’encefalo: controlla la respirazione e mantiene il ritmo sonno veglia. È formato dal bulbo, dal ponte e dal mesencefalo.
  • Diencefalo: comprende il talamo e l’ipotalamo. Il talamo regola il ciclo sonno veglia e controlla le funzioni attentive, mnestiche ed emozionali. L’ipotalamo regola il comportamento alimentare, sessuale e della temperatura corporea.
  • Emisferi cerebrali: comprendono i gangli della base e la corteccia cerebrale.

I due emisferi sono collegati tra loro mediante il corpo calloso e hanno il compito di organizzare e regolare le abilità cognitive umane: il linguaggio, la scrittura, il calcolo e molto altro. Ogni emisfero ha una sua specializzazione. L’emisfero sinistro è analitico e coglie i dettagli, è astratto e giunge all’interno delle cose partendo dal dettaglio, procede in ordine lineare e sequenziale ed è logico, numerico, razionale, simbolico, temporale e verbale: è la sede di tutte le attività che coinvolgono il linguaggio, la scrittura e il calcolo. L’emisfero destro è invece sintetico e comprende l’insieme delle parti, è concreto e spaziale, coglie le relazioni nello spazio, è intuitivo e usa immagini e sensazioni, è analogico e ricorre a metafore, è globale e percepisce le strutture d’insieme: è la sede delle attività creative e di fantasia.

Aree cerebrali deputate al linguaggio

I primi studi sulle aree cerebrali deputate al linguaggio sono stati condotti su pazienti le cui lesioni cerebrali avevano causato un deficit linguistico. Osservare cosa smetteva di funzionare dopo un danno permise di collegare funzioni precise a zone precise del cervello.

Nel 1861 Pierre Paul Broca esaminò il caso di un paziente che, dopo un ictus, aveva perso la capacità di parlare: l’unica cosa che riusciva a produrre era la sillaba tan, mentre gli era rimasta intatta la capacità di comprendere. Una volta morto il paziente, Broca eseguì l’autopsia e individuò la zona della lesione: una particolare area del cervello con funzione di pianificazione ed esecuzione dei movimenti articolatori necessari a produrre le parole, la cosiddetta Area di Broca, dal nome del suo scopritore.

Nel 1874 Carl Wernicke studiò dei pazienti che, pur non riuscendo a capire la lingua parlata e scritta, erano apparentemente in grado di fare discorsi scorrevoli, ma privi di senso logico. Egli scoprì una zona, vicina alla corteccia uditiva dell’emisfero sinistro, preposta alla comprensione del linguaggio, che da lui prese il nome di Area di Wernicke e che, se danneggiata, provocava un tipo particolare di afasia.

Grazie agli studi di Broca e Wernicke, l’emisfero sinistro del nostro cervello è stato identificato come l’area deputata alle funzioni linguistiche. In seguito, le ricerche di Roger Sperry portarono alla conclusione della lateralizzazione degli emisferi: ogni emisfero cerebrale svolge compiti ben precisi e l’emisfero sinistro si considera dominante per quanto riguarda il linguaggio.

Tappe evolutive del linguaggio

Lo sviluppo del linguaggio segue tappe abbastanza regolari nei primi anni di vita. Conoscerle aiuta genitori ed educatori a riconoscere i progressi del bambino e a cogliere eventuali ritardi, sempre tenendo presente che ogni bambino ha i propri tempi.

Tra i 18 e i 24 mesi

Il bambino ha un vocabolario espressivo di circa 130 parole, cioè è in grado di usare parole per stabilire una relazione: sì, no, dammi. Riesce a eseguire piccoli compiti su richiesta degli adulti e, durante il gioco, parla tra sé e sé. In questo periodo compare il linguaggio telegrafico, cioè frasi composte da due paroline, come mamma nanna, prive di articoli, forme verbali e congiunzioni.

Tra i 24 e i 30 mesi

Il bambino possiede circa 500 parole: avviene cioè una vera e propria esplosione del linguaggio. È capace di indicare almeno sei parti del suo corpo, scompare l’uso delle parole onomatopeiche, sa costruire frasi semplici con soggetto e verbo e usa il plurale di alcune parole.

Tra i 30 e i 36 mesi

Le frasi che il bambino usa diventano più complesse. Sa usare i suoni affricati, come C e G, e i suoni fricativi, come F, V e S. In alcuni bambini emerge anche il suono R, tra i più difficili da acquisire.

Domande frequenti

Quali sono le parti principali del cervello umano?

Le componenti principali sono quattro: il midollo spinale, che controlla l’attività muscolare; il tronco dell’encefalo, che regola respirazione e ritmo sonno veglia; il diencefalo, con talamo e ipotalamo; e gli emisferi cerebrali, che organizzano le abilità cognitive come linguaggio, scrittura e calcolo.

Quale emisfero controlla il linguaggio?

L’emisfero sinistro è considerato dominante per il linguaggio. Grazie agli studi di Broca e Wernicke e alle ricerche di Sperry sulla lateralizzazione, è stato identificato come sede delle funzioni linguistiche, oltre che della scrittura e del calcolo.

Che differenza c’è tra l’area di Broca e l’area di Wernicke?

L’area di Broca si occupa della pianificazione ed esecuzione dei movimenti necessari a produrre le parole: una sua lesione compromette la capacità di parlare pur conservando la comprensione. L’area di Wernicke, vicina alla corteccia uditiva, presiede alla comprensione del linguaggio: un suo danno produce discorsi scorrevoli ma privi di senso logico.

A che età un bambino comincia a costruire frasi?

Intorno ai 18 e 24 mesi compare il linguaggio telegrafico, con frasi di due parole. Tra i 24 e i 30 mesi, con l’esplosione del vocabolario, il bambino inizia a costruire frasi semplici con soggetto e verbo, che diventano progressivamente più complesse tra i 30 e i 36 mesi.

Il linguaggio nasce dall’architettura del cervello: miliardi di neuroni connessi tra loro, emisferi specializzati e aree dedicate come quelle di Broca e Wernicke, con l’emisfero sinistro dominante. Nei primi tre anni di vita lo sviluppo linguistico procede per tappe riconoscibili, dal linguaggio telegrafico alle prime frasi complesse. Conoscerle aiuta a valorizzare i progressi del bambino e a cogliere per tempo eventuali segnali di ritardo.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.