Il neurone specchio esiste ?

Questa operetta volge uno sguardo alla teoria dei neuroni specchio. All’origine c’è un dato: un fascio di neuroni, presso l’area motoria del cervello, si mette all’opera non solo quando avvio una azione ma anche quando la osservo. Poi la teoria si avventura nelle congetture: che l’imitazione mi permetta di riconoscere l’azione che osservo e, appunto, che quest’arte di specchiare sia un privilegio di neuroni specchio. Tra il dato e la teoria c’è una voragine che è colmata dall’ideologia del riduzionismo. Ecco perché sono congiunte la critica all’esistenza e la critica all’ideologia dei neuroni specchio. Qui anticipo solo un appunto. Noi sappiamo che ogni neurone modella la propria morfologia in accordo con la propria funzione. Eppure i presunti neuroni specchio, a giudizio del microscopio, non espongono un segno caratteristico. Questi neuroni, così graditi al maestro di salotto quanto al novizio dell’ateneo, di innumerevoli virtù si possono vantare ma non della virtù di esistere.

 FIGURA:    Bosch   –   Il prestigiatore e il credulone

Wikipedia:

I neuroni-specchio sono una classe di neuroni che risiedono nell’area pre-motoria del cervello e si attivano quando un animale compie un’azione e quando osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto. I neuroni-specchio nella scimmia e l’analogo sistema dimostrato nell’uomo sono un’osservazione neurofisiologica che va tenuta distinta, nella sua validità, da opinioni interpretative sul loro ruolo.

Rizzolatti (2008-2009)

In molte aree della corteccia cerebrale esiste un meccanismo neurofisiologico che trasforma le rappresentazioni visive in rappresentazioni motorie: il meccanismo specchio. I neuroni specchio sono appunto un meccanismo che permette di capire le azioni e le intenzioni degli altri come se fossero state fatte da noi. La teoria della comprensione degli altri basata sui neuroni specchio si contrappone alla teoria classica che sostiene che capiamo il comportamento degli altri mediante delle inferenze cognitive. […] I neuroni specchio dell’uomo controllano processi molto sofisticati come la comprensione delle azioni, intenzioni ed emozioni altrui, l’imitazione, l’apprendimento e il linguaggio.

NEURONE SPECCHIO: IL DATO E LA TEORIA

Allo scadere del secondo millennio a partire dalla nascita di una divinità, in un locale della nostra città a pochi passi dal fruttivendolo, succede nuovamente qualcosa di portentoso. Un uomo allunga la mano e coglie una banana dalla cesta. Un macaco lo guarda senza battere un ciglio eppure qualcosa si agita nella regione del suo cervello dove è in memoria quel movimento. Questo è il dato che vale anche per l’uomo. Questa, invece, è la teoria dei neuroni-specchio: nella regione pre-motoria ma anche altrove è ospitata una categoria di neuroni cui compete l’arte di imitare, specchiare, allo scopo di comprendere in prima persona le azioni e le intenzioni degli altri. Il trapasso dal fatto al teorema impone due balzi, piuttosto coraggiosi, che denomino prima tesi e seconda tesi.

LA PRIMA TESI E LA SECONDA TESI

Subito metto in luce le congetture che reggono la teoria dei neuroni specchio. 1) La prima tesi porta in dono il meccanismo specchio, lo specchio motorio, secondo cui riconosco un gesto risvegliando in me il programma di quel gesto. Anche un bambino si rende conto che questa modalità avvicina le persone e invita alla socialità. 2) La seconda tesi realizza il passaggio dal meccanismo specchio al neurone specchio supponendo che alla base del meccanismo ci sia una apposita servitù di neuroni. Questa deduzione, per fortuna, si concede a un accertamento piuttosto agevole.

Bloom – Fawcett

La varietà morfologica dei neuroni corrisponde a una varietà di specializzazioni per cui ciascun tipo di neurone è deputato a svolgere una certa funzione. Nelle varie aree sono presenti tutti i tipi di neurone ma in diverse proporzioni.

Rizzolatti (2009)

I neuroni specchio? Non sono una deduzione ma sono un dato empirico. Pascolo non sa che i neuroni specchio sono un dato facilmente verificabile. I nostri filmati sui neuroni specchio sono stati visti da centinaia di scienziati nel mondo e non ce ne è uno, a parte Pascolo, che dubiti della loro esistenza.

Pascolo (2009)

La scoperta dei neuroni-specchio venne annunciata nel 1996. Da allora si dà per scontato che i neuroni-specchio siano stati visti. Eppure Rizzolatti ammette che non sono stati individuati istologicamente per cui nessuno può averli visti in azione. L’errore è alla radice: i neuroni-specchio così definiti non esistono.

FALLIMENTO DELLA SECONDA TESI:

L’ISTOLOGIA SCONFESSA IL NEURONE SPECCHIO

I neuroni specchio ritraggono una milizia in marcia per carpire, come vorrebbe il titolo di un libro, l’intimità di chiunque. Sono incaricati di portare a termine la loro missione in ogni distretto del cervello. Ma perché quei neuroni sono gemelli? Il manuale di istologia ci insegna che l’analogia del compito comporta l’analogia nella forma: ciascun neurone mostra un certo aspetto perché si adegua al proprio ruolo. Qui campeggia il “bus-illis”. Il professor Rizzolatti conta di contrassegnare questa famiglia di cellule e chiama a raccolta le potenze del laboratorio. Vede all’opera i neuroni e li isola pronosticando che corrispondano a uno dei tipi che sono sparsi nel cervello. Invece c’è una sorpresa all’occhio del microscopio. Quei neuroni non sono somiglianti ma sono differenti l’uno dall’altro. Il professore è corrucciato e dubita dell’onestà della lente. Questa notizia è fatale per i neuroni specchio. Il marchio di familiarità avrebbe assicurato la loro esistenza ma ora è vero il contrario: l’istologia fornisce la prova che non esistono.

FALLIMENTO DELLA SECONDA TESI:

L’UFFICIALE RINUNCIA AL NEURONE SPECCHIO

Alla fine del 2018 mi capita di assistere a una conferenza del professor Gallese il quale sarebbe il filosofo, così lo chiamano, nella scuola dei neuroni specchio. Questo prof racconta, come se lo sapesse da sempre, che i neuroni specchio sono normali neuroni: mica indossano divisa e distintivo e mica sono una squadra di calcio con la maglietta rossa. Così asseconda l’irresistibile contromarcia del professor Rizzolatti il quale ormai non parla più di neuroni specchio ma parla di meccanismo specchio. Ci sarebbe solamente un meccanismo per il quale lavorano i vari neuroni che popolano i territori del cervello. L’oratore della conferenza certifica il fallimento della seconda tesi. Non di meno il pubblico, rispettoso della cattedra e incantato dalla spavalderia, applaude felicemente e confida nei neuroni specchio come fossero l’Araba Fenice: dove sia nessun lo sa, che vi sia ciascun lo dice. Ma il neurone specchio purtroppo non c’è e il favoloso uccello dalla sfavillante piuma è consumato nella cenere. Io sono in compagnia di una amica e le traduco il pistolotto. L’amica mi rimprovera con severità e mi rivela che case di cura sono inaugurate in nome di quella promessa. È pure notorio che ci sono cattedrali e sinagoghe e moschee, ce n’è dappertutto, ma ciò non garantisce la presenza della divinità.

Anatole France

Se cinquanta milioni di persone dicono una cosa scioccaquesta rimane una cosa sciocca.

Rizzolatti (2009)

Solo negli ultimi mesi sono usciti tre importanti lavori sui neuroni specchio nelle massime riviste scientifiche internazionali. Gli autori lavorano in università tedesche, americane e giapponesi. I nostri lavori più importanti hanno avuto più di 1500 citazioni. Inoltre una nostra rassegna sui neuroni specchio scritta nel 2004 (Annual Review of Neuroscience) è stata citata 1100 volte. Cinque anni (5) moltiplicato per i giorni di un anno (365) fanno 1825. Vuole dire che negli ultimi cinque anni è uscito un lavoro sui neuroni specchio ogni due giorni. Lavori su qualche cosa che non esiste? Follia collettiva? Suvvia, un po’ di serietà. Pascolo mandi i suoi lavori a riviste internazionali. Prenderà inizialmente delle bastonate. Ma se è bravo capirà la lezione ed uscirà dal circolo vizioso di ragionamenti che, mi spiace dirlo, sono pura paranoia.

Taylor (2016)

All’inizio la teoria dei neuroni-specchio venne respinta da “Nature” per mancanza di interesse. La loro reputazione cambiò nel 2000 quando ne parlò Ramachandran. Da allora questo meccanismo (putativamente riferito a certi neuroni) cattura la fantasia del pubblico ed è propagandato come ciò che offre spiegazione dello stare insieme, di apprezzare le arti e insomma di essere ciò che siamo. Negli ultimi anni sono sempre più numerose le crepe nella teoria. Questo induce i fautori a limitare le loro rivendicazioni. Ora che il mito ha cominciato a dissiparsi vedremo che cosa ne rimane.

FALLIMENTO DELLA PRIMA TESI:

CHE COSA RIMANE DELLO SPECCHIO ?

È il momento del commiato per la prima tesi e per l’intera teoria. Consegnare a un meccanismo specchio le nostre virtù, la finezza dei sentimenti e dell’empatia, costituiva la mossa più avventata. Lo specchio motorio è caratterizzato dall’automatismo e, perciò, è definito meccanismo. Ora è convocato in un sistema ramificato e volubile assieme a metodi di conoscenza nient’affatto automatici. Al centro ritorna l’abilità cognitiva che Rizzolatti cercava di emarginare. Ciò che rimane della teoria e dello specchio è il dato originario secondo cui nel valutare una azione partecipano i neuroni dove è impressa quell’azione. Null’altro che l’opportunità, vantata persino nell’epopea di Gilgamesh, di comparare me stesso per penetrare gli atteggiamenti dei miei simili. Ma ciò si riduce a qualcosa di più prosaico che le vicende di comunità: la mia amica, quella di prima, nel mezzo del simposio si reca in bagno e dischiude la valvola dell’acqua perché lo scroscio la soccorra nella bisogna dei condotti urinari. Qui si completa la risposta alla domanda di esordio: il neurone specchio esiste? Alla scomparsa del neurone che specchia fa seguito questa malasorte per ogni meccanica dello specchio.

FALLIMENTO DELLA PRIMA TESI:

L’UFFICIALE CRISI DELLO SPECCHIO

Come avviene questo declino dello specchio motorio? Premetto che Pascolo, docente di bioingegneria, inizia una polemica con il professor Rizzolatti quando analizza il resoconto degli esperimenti e insinua che una corretta lettura dei tempi sia incompatibile con un circuito specchio. Io resto neutrale rispetto a una controversia così sofisticata e mi accontento delle prove più semplici. Non è vero che imitare sia necessario per intendere la condotta degli altri: ci sono lesioni cerebrali che impediscono di compiere un atto, come lavarsi i denti, ma non impediscono di leggere quell’atto quando sia osservato. Non è vero che l’autismo sia dovuto alla compromissione dello specchio: le relative sedi del cervello, nei casi di autismo, reagiscono normalmente nel simulare o nell’intuire. Ma soprattutto si accresce una serie di prove logiche contro il potere dello specchio. Riporterò la testimonianza del professor Pascolo e infine riporterò la chiusura di un recente articolo del professor Rizzolatti. Quell’articolo, con l’appellativo di Specchio a più dimensioni, rinnova appunto le ragioni degli oppositori e ritratta il So quel che fai. L’ultima frase quasi commuove perché cede all’abitudine, che perseguita noi uomini, di contestare contro ogni evidenza il quotidiano crepuscolo delle ambizioni.

Pascolo (2008-2009)

Che certi neuroni si attivino sia nell’eseguire che nell’osservare un gesto è uno dei tanti eventi che si possono verificare nella rete che controlla l’agire. Ritenere che questo sia il modo per comprendere il gesto è una interpretazione ma ce ne possono essere altre fra le quali l’idea di una scarica multimodale: un gruppo di neuroni scarica in occasioni diverse come effettuare, pensare o guardare un movimento. D’altronde una squadra di pompieri accorre se c’è un incendio ma si adopera anche in altre emergenze. […] Il meccanismo per cui, nell’osservare un gesto, si attiva in me il relativo programma motorio avrebbe una applicazione molto ristretta. Non serve per imparare ma solo per riconoscere un comportamento che sia già conosciuto. Ora assisterò a un tuffo di Klaus Di Biasi dal trampolino. Di certo non ce l’ho in memoria. Perciò nella lettura dell’esercizio mi aspetto che siano coinvolti i neuroni che presiedono ai miei tuffi ma, allo stesso tempo, sarà richiesto un contributo di altre facoltà. Va notato che la stessa cosa vale per i gesti semplici e apparentemente conosciuti. Lo schema motorio è una procedura generica che si concretizza in contesto sempre diverso. Nel caso di un uomo che cammina c’è una marea di incognite che travalica la mia cognizione del camminare. […] Imitazione ed empatia sono atti complessi che richiedono la partecipazione di una pluralità di gruppi funzionali i quali cambiano di volta in volta. L’empatia per l’amato paguro e l’empatia per Cristo in croce sono emozioni non assimilabili e non possono dipendere dagli stessi neuroni che scaricano di meno o di più. […] Dunque non esiste una classe speciale di neuroni bensì un sistema che recluta i neuroni per l’occorrenza. In certi casi chiamiamolo pure “specchio” purché sia chiaro che non è l’imitazione, lo specchio motorio, a monopolizzare il processo.

Rizzolatti (2016)

Possiamo comprendere gli altri in più modi come avviene, per esempio, nel caso di comportamenti di cui non abbiamo una rappresentazione motoria: il volo degli uccelli. La nostra comprensione di ciò che osserviamo deve andare oltre la comprensione dovuta al meccanismo specchio. Infatti, una volta capito qual è lo scopo dell’azione osservata, dobbiamo in molti casi comprendere le ragioni che hanno indotto l’agente a compiere l’azione, le sue motivazioni, le sue intenzioni, le sue credenze. Però la fisiologia indica che al centro di tutto ciò sta un meccanismo di base: il meccanismo specchio.

Bibliografia

  • Bloom – Fawcett (1968): Trattato di Istologia, Piccin, Padova, 1970.
  • De Ioanna Lucia (2018): dialogo tra Patrizia Valduga e Vittorio Gallese.
  • Gallese Vittorio (2007): Dai neuroni specchio alla consonanza intenzionale: meccanismi neurofisiologici dell’intersoggettività, Rivista di Psicoanalisi.
  • Pascolo Paolo (2008): Neuroni mirror nell’area F5: c’è stata evidenza sperimentale?, Rivista Medica volume 14 supplemento 4, Trento.
  • Pascolo Paolo (2009): intervista (Neuroni specchio: la teoria si appanna), Il Gazzettino (Pordenone) 2 agosto 2009.
  • Pascolo Paolo (2009): intervista (Sui neuroni-specchio confermo i miei dubbi), Il Gazzettino (Udine) 25 settembre 2009.
  • Rizzolatti Giacomo e collaboratori (1996): Premotor cortex and the recognition of motor action, Cognitive Brain Research.
  • Rizzolatti Giacomo e Sinigaglia Corrado (2006): So quel che fai: il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Rizzolatti Giacomo e Vozza Lisa (2008): Nella mente degli altri: neuroni-specchio e comportamento sociale, libreriauniversitaria.it
  • Rizzolatti Giacomo (2009): lettera (I neuroni specchio non sono una deduzione ma sono un dato empirico), Il Gazzettino (Udine) 18 agosto 2009.
  • Rizzolatti Giacomo (2016): Specchio a più dimensioni, Il Sole 24 Ore.
  • Simonetti Nicola (2013): I neuroni-specchio tra neuroscienze e filosofia della mente, Filosofia e Nuovi Sentieri.
  • Taylor Johnmark (2016): Un pensiero sui Mirror Neurons dopo un quarto di secolo: nuova luce e nuove crepe, in http://sitn.hms.harvard.edu/flash/2016/mirror-neurons-quarter-century-new-light-new-cracks.

QUESTO E’ UN COMPENDIO DEL LIBRO “IL NEURONE SPECCHIO E L’ARABA FENICE”, CONSULTABILE IN ACADEMIA.EDU PRESSO IL SITO DELL’AUTORE

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