Una prospettiva neurofisiologica

Premesso che Il cervello è uno, e qualunque sua attività psichica, conscia o inconscia che sia, non può che emergere dalle connessioni dei suoi 100 miliardi di neuroni che, a loro volta, sono state determinate dalle esperienze registrate dai sensi, ne discende che in termini neuroscientifici l’emergere di un qualsiasi pensiero sia sempre frutto di un “lavoro” che comporta un dispendio energetico a livello biochimico neuronale.

Premesso che Il cervello è uno, e qualunque sua attività psichica, conscia o inconscia che sia, non può che emergere dalle connessioni dei suoi 100 miliardi di neuroni che, a loro volta, sono state determinate dalle esperienze registrate dai sensi, ne discende che in termini neuroscientifici l’emergere di un qualsiasi pensiero sia sempre frutto di un “lavoro” che comporta un dispendio energetico a livello biochimico neuronale.

In questo quadro, poiché le leggi della termodinamica impongono il perseguimento del minimo dispendio energetico nell’attuazione di tutti i fenomeni, sia il pensiero lineare che l’intuizione creativa non possono che emergere dalla necessità di trovare la strada più rapida e meno dispendiosa per la soluzione dei problemi che si presentano nella vita.

Si può facilmente constatare che la maggior parte delle soluzioni di questi problemi viene trovata grazie all’esplorazione consequenziale dei dati acquisiti, poiché rispondono a esigenze che possiamo definire “logiche”, ma talvolta accade che non si giunga a risposte utili con l’esplorazione degli assetti neuronali che in base alle nostre esperienze si sono consolidati. Ecco che allora scatta un’esplorazione parallela di tali assetti che, avendo registrato dati in maniera avulsa gli uni dagli altri, sono in grado di offrirci una soluzione che emerge e stupisce noi per primi proprio perché nasce da accostamenti inusuali di queste esperienze. Accostamenti che si rendono necessari dato il maggior dispendio energetico dovuto alla frustrazione causata del mancato successo della reiterazione dei tentativi cosiddetti razionali.
In pratica, penso che a livello biochimico, per le intuizioni avvenga un’affannosa e rapidissima ricerca a tutto campo dell’equilibrio energetico dell’apparato cerebrale.

Infiniti sono i fattori, anche inconsci, che vengono vagliati e che possono contribuire alla soluzione “creativa”. Così, ad esempio, quando cammini per la strada e magari guardi le vetrine e le persone che passano, i tuoi occhi hanno anche visto quel vaso di gerani sul balcone al quarto piano del palazzo di fronte e tu non lo sai. Ma nella tua corteccia visiva e cerebrale è avvenuta un’acquisizione di dati che saranno rappresentati dalle modifiche dei percorsi sinaptici preesistenti: Il vaso di fiori è entrato nel tuo bagaglio culturale e quando, preso da un raptus creativo, emergerà la necessità di un’intuizione poetica, magari in una strofa assocerai i gerani al rosso del vestito esposto in vetrina che avevi visto e associato coscientemente alla tua amata. Questo ti apparirà come il mistero delle intuizioni, ma tutto è emerso da una nozione che hai acquisito anche inconsapevolmente: il vaso di gerani sul balcone al quarto piano del palazzo di fronte.

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