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Man with conceptual spiritual body artMisteriosa, enigmatica, permeata  di valenze metafisiche, espressione principale dell’ essere umano, l’anima negli ultimi anni è passata dal dominio della filosofia a quello delle neuroscienze. Le neuroscienze studiano le basi neurali (biologiche) di tutti i processi  della mente. Dovrebbero dunque essere chiamate neuroscienze mentali e non neuroscienze cognitive, includendo anche i processi emotivi ed affettivi, come dimostrano le splendide scoperte di Jaak Panksepp.

Nella riflessione filosofica, i termini “anima” e “spirito” vengono usati come sinonimo di mente. Mente, per Abbagnano, è lo stesso che intelletto e spirito, “funzioni superiori dell’anima”.

Il concetto di anima, come soffio, vento, principio vitale, nasce soprattutto con Platone, il quale nel Fedone  definisce l’anima come sostanza immateriale e immortale. Questa posizione dà vita al  dualismo ontologico di mente e corpo, di res cogitans e  res extensa, materia e anima, concetto presente specialmente in Cartesio. Anima e materia vengono assunti come due mondi separati, “assolutamente distinti”, L’uomo dunque ha un corpo e un’anima.

Il problema mente-corpo (Mind-body-problem)  assume in tal modo grande rilevanza nel pensiero umano. E’ stato definito da Raffaello Vizioli “il problema dei problemi”.

A partire dal Novecento, la ricerca sulla mente e il cervello diventa una disciplina autonoma. Negli anni Sessanta del secolo scorso, comincia a prevalere una corrente di pensiero che ha poi dato origine alle neuroscienze cognitive. Le quali  sviluppano, come ci ricordano Legrenzi e Umiltà nel bel libro Perché abbiamo bisogno dell’anima (Il Mulino), “una progressiva riduzione delle funzioni mentali a quelle neurali”. Il riduzionismo  sostiene che la mente “coincide” con il cervello. Meglio, la mente “è” il cervello.

La tendenza a “ridurre” le funzioni mentali a quelle neurali comporta in pratica il superamento del concetto di dualismo per il quale mente e cervello sono invece due realtà “distinte”.

L’attività mentale per i neuroscienziati viene ridotta in termini di proprietà biologiche di regioni del cervello (localizionismo). Gli eventi della mente sono assunti come “identici” agli eventi del cervello. Ogni stato mentale dunque corrisponde a uno stato neurale. Gli studi sul cervello abbandonano così un’impostazione filosofica e metafisica durata fino al Novecento, avviando la ricerca empirica, ossia lo studio  basato su dati scientifici sperimentali. Permane tuttavia una evidente contrapposizione delle due teorie denominate per l’ appunto dualismo e  riduzionismo.

Il principio di base delle nuove neuroscienze è che il comportamento animale è un “prodotto” dell’ attività del cervello, la mente è un “prodotto” del cervello. A nostro parere, si tratta di una via obbligata, poiché l’unico metodo per analizzare la mente con i sistemi scientifici è quello di “ridurre” le funzioni mentali a quelle neurali, cioè alla sfera di fenomeni naturali. La scienza insomma non può   studiare la sostanza immateriale, l’anima, la mente, lo spirito. Il dualismo, affermano Legrenzi e Umiltà, è “un errore dal punto di vista del naturalismo scientifico”.

I metodi di indagine delle neuroscienze sono soprattutto lo studio sulle conseguenze delle lesioni cerebrali e l’uso delle tecniche di brain imaging.

Che cosa sappiamo sul cervello e la mente? Oggi, sappiamo che il cervello contiene circa cento miliardi di neuroni e che ogni neurone è collegato a migliaia di altri neuroni. Grazie agli straordinari metodi di brain imaging, sappiamo che il cervello non è un organo statico, come si credeva fino agli anni Ottanta, ma un organo plastico. Esperimenti effettuati su roditori mostrano che il cervello è in grado di produrre sino a diecimila neuroni al giorno. E’ il fenomeno della neurogenesi. Dalle ricerche è emerso inoltre che l’emisfero di sinistra, l’emisfero linguistico, ha un ruolo superiore a quello dell’emisfero destro. Agli inizi degli anni Novanta del XX secolo sono stati scoperti i “neuroni specchio” (mirror neurons), i quali hanno la capacità di “conoscere i contenuti delle menti altrui”, cioè di “entrare” nella mente degli altri.

Le scoperte delle neuroscienze infine contraddicono la teoria di Cartesio secondo cui il pensiero è la proprietà essenziale che ci fa uomini e dimostrano che la nostra specie non è l’unica in grado di pensare. Molti animali, come ad esempio scimmie e cani, “sono dotati infatti di capacità mentali” (de Waal).

La grande sfida delle neuroscienze è quella di arrivare a comprendere come dalle reti neurali possa emergere la mente, come cioè da una struttura materiale (il cervello) possa levarsi una struttura immateriale (l’anima, la mente, lo spirito). Oggi, non siamo ancora in grado di spiegare i processi della mente sulla base di meccanismi neurali. E tuttavia, nella riflessione filosofica e nell’idea della persona umana permane il concetto dell’esistenza dell’anima (mente) e della dimensione soprannaturale. Citiamo per tutti Popper, il quale sostiene che “l’uomo è un essere  spirituale…un Io, una mente, la quale è estremamente legata ad un corpo che soggiace alle leggi della fisica”. La storia della psichiatria, al riguardo, ci fornisce molti esempi di questo oscillare tra corpo, mente e anima.

In realtà, da sempre l’essere umano costruisce credenze e convinzioni nell’anima, in Dio, nell’immortalità spirituale e nella sopravvivenza metafisica. E’ un fenomeno che perdura da quando l’uomo abita la terra. Gli Inca, gli Egizi, i Greci e tutte le maggiori civiltà possiedono “un forte sistema di credenze” (Gazzaniga). Le quali sono “proprietà biologiche”, sono un fenomeno “antico e universale, profondamente radicato- ha scritto il grande biologo de Duve, premio Nobel per la medicina- nella nostra stessa natura” inciso in esse dalla selezione naturale.

“Non esiste nessuna razza umana,  scriveva Cicerone oltre duemila anni fa, che non creda negli dèi”. Il mondo antico, soprattutto il mondo della Bibbia, è uno solo, è un tutt’uno, come unico è il suo Dio. Ogni cosa che viene da lui è sacra: sacra la malattia, sacra la guarigione. La malattia è qualcosa di soprannaturale ed è dovuta a una colpa umana suscitatrice della collera divina. Dal Dio biblico dunque tutto il bene, ma anche a fin di bene o a scopo di guarigione tutto il male: tutta la medicina, ma anche tutta la patologia e gli stessi tre flagelli: fame, guerra, peste.

Ed allora, sostenere che l’unica realtà è quella scientifica- afferma il neuro scienziato de Waal- è negare all’umanità le sue speranze e i suoi sogni. Alcune realtà esistono, altre sono solo sogni, nei quali ci piace credere.