fbpx

Quadro clinico e terapie

Abstract:

La malattia di Alzheimer è una tra le più diffuse forme di demenza. A livello anatomo-fisiologico è caratterizzata da una progressiva morte neuronale ed atrofia del sistema nervoso centrale. I sintomi cognitivi mostrano un esordio lento e insidioso: una iniziale perdita di memoria per i fatti recenti e programmi futuri accompagnata da alterazioni del comportamento. Col progredire della malattia il deterioramento si aggrava coinvolgendo altre funzioni cognitive quali l’attenzione, il linguaggio e il ragionamento; le difficoltà sperimentate nella vita quotidiana diventano tali da richiedere un’assistenza continuativa. Nelle fasi più avanzate della malattia insorgono disturbi neurologici ed internistici che portano alla totale perdita di autonomia personale ed infine alla morte. Le terapie per il trattamento della demenza di Alzheimer possono essere suddivise in due grandi categorie. Le terapie farmacologiche, volte a rallentare il decadimento cognitivo e gestire i disturbi comportamentali e psichiatrici, e le terapie non farmacologiche, finalizzate alla stimolazione della abilità cognitive presenti, mantenimento dell’autonomia e accompagnamento nelle diverse fasi della malattia.

 

La demenza di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa caratterizzata da un progressivo  deterioramento cognitivo accompagnato da disturbi comportamentali e alterazioni di personalità. Da un punto di vista anatomo-fisiologico si assiste ad una  atrofia e morte neuronale a livello del sistema nervoso centrale. I segni più evidenti consistono in una riduzione del peso del cervello associata ad un’atrofia corticale che determina un allargamento dei solchi e un appiattimento delle circanvoluzioni cerebrali. Tale atrofia può essere globale oppure localizzata (lobi frontali o regioni temporo-parieto-occipitali). Si evidenziano inoltre depauperamento neuronale, placche senili e degenerazione neurofibrillare. Sul piano della sintomatologia cognitiva  l’esordio  è lento ed insidioso. Nelle prime fasi della malattia si manifestano principalmente deficit a livello di memoria anterograda di tipo episodico e di memoria prospettica accompagnati da alterazioni sonno-veglia, stati depressivi e accentuazione di alcune caratteristiche di personalità. Nella fase intermedia si assiste ad un aggravamento dei deficit di memoria che coinvolgono ora anche quella retrograda e semantica, deficit nell’orientamento spazio-temporale, disturbi del linguaggio (più frequenti sono le anomie), disturbi del gesto, agnosia visiva, aprassia costruttiva ed ideativa, deficit nelle funzioni esecutive, difficoltà attentive e di scrittura. Tali sintomi cognitivi sono spesso accompagnati da disturbi comportamentali e dell’affettività, agitazione, deliri e allucinazioni. In fase avanzata i deficit cognitivi diventano sempre più diffusi e gravi, subentra l’apatia o nei casi più rari disinibizione e irritabilità. Col progredire della malattia si passa da una sintomatologia neuropsicologica-psichiatrica ad una neurologica-internistica caratterizzata da  crisi epilettiche, atassia e difficoltà di deambulazione fino ad arrivare alla completa dipendenza del paziente dall’esterno. I  principali fattori di rischio nell’insorgenza della demenza di Alzheimer sono l’età avanzata, il sesso femminile,  la bassa scolarità, maternità per Sindrome di Down, diabete, la presenza di traumi cranici precedenti e ictus. Rappresentano invece fattori protettivi uno stile di vita attivo, alto livello di istruzione, potus moderato, l’uso di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e alte dosi di antiossidanti (vitamina C ed E). L’iter diagnostico prevede una serie di esami ematochimici, neuroimaging morfologico (TC e RMN) e funzionale (SPECT, PET fMR) ed una valutazione neuropsicologica. Per quanto riguarda la cura di tale patologia, la terapia per la malattia di Alzheimer si articola su due livelli. Il primo è di tipo farmacologico e prevede l’utilizzo di farmaci anticolinesterasici, volti a contrastare il decadimento cognitivo, in associazione ad antidepressivi, neurolettici, ansiolitici non benzodiazepinici e  ipnoinducenti che agiscono sui sintomi psichiatrici e i disturbi comportamentali. Accanto alle terapie farmacologiche, si sono sviluppate una serie di terapie non-farmacologiche che rappresentano il secondo livello del trattamento della demenza di Alzheimer. Esse agiscono principalmente sugli aspetti cognitivi e sul tono dell’umore e possono essere classificate in base all’approccio teorico su cui si basano. Tra gli approcci cognitivi e compensatori sempre più diffusa è la stimolazione cognitiva. Tale intervento si basa sulla ri-attivazione delle abilità cognitive e mira al rallentamento del decadimento in associazione all’acquisizione di strategie  di compensazione volte al superamento delle difficoltà e al mantenimento dell’autonomia personale. Fanno invece parte dell’approccio multistrategico la terapia di riorientamento alla realtà, la terapia della reminiscenza e la terapia della validazione. La terapia del riorientamento alla realtà (R.O.T.) è caratterizzata dalla presentazione di informazioni circa l’orientamento (es. nel tempo, nello spazio, personale) al fine di aumentare il senso di controllo e la stima di sè. Le terapie della reminiscenza  e della validazione sono invece derivate dall’approccio psicoanalitico e psicoterapico. La prima è incentrata sulla discussione delle attività ed episodi di vita passati e apporta benefici in termini di autostima e un miglioramento del tono dell’umore. La seconda è  ispirata ai principi della validazione, accettazione della realtà e della verità dell’esperienza personale e supporta le necessità della persona nei differenti stadi della demenza. Infine nell’ambito dell’approccio comportamentale si trovano l’aromaterapia, la musicoterapia e lo snoezelen; si tratta di terapie improntate alla stimolazione sensoriale della persona affetta da demenza e finalizzate a gestire i comportamenti disadattivi e promuovere un tono dell’umore positivo. I trattamenti non-farmacologici sono stati utilizzati con successo in associazione a quelli farmacologici; non sono quindi da considerare come un’alternativa a questi ultimi ma come una valida integrazione ed una nuova possibilità di cura che implementa i risultati positivi ottenuti con il solo trattamento farmacologico. Tutto ciò si pone in linea con gli indirizzi più recenti nella cura della persona affetta da demenza che impongono un’attenzione globale al paziente in tutti i suoi aspetti biologici, psicologici e sociali.

 

Bibliografia

Chung JCC, Lai CKY.(2002). Snoezelen for dementia. Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 4.

Ladavas E., Berti A. (2009). Neuropsicologia. Il Mulino

Ministero della Salute (2010). Quaderni del Ministero della Salute: criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale nell’assistenza dell’anziano. Vol.6 novembre-dicembre 2010.

Neal M, Barton Wright P.(2003). Validation therapy for dementia. Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 3.

Spector A, Orrell M, Davies S,Woods B. (2000). Reality orientation for dementia. The Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 3.

Spector AE, Wiles A, Orrell M. (2003) Aroma therapy for dementia. Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 3.

Vallar G., Papagno  C. (2007). Manuale di Neuropsicologia. Il Mulino

Vink AC, Birks J, Bruinsma MS, Scholten RJPM. (2003).Music therapy for people with dementia.

Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 4.

Woods B, Spector AE, Prendergast L, Orrell M. (2005). Cognitive stimulation to improve cognitive functioningin people with dementia (Protocol). Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 4.

Woods B, Spector AE, Jones CA, Orrell M, Davies SP.(2005). Reminiscence therapy for dementia. Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 2.

 

foto: http://images2.corriereobjects.it/ methode_image/2013/11/06/ Salute/Foto%20Salute/Alzheimers.jpg