Mente e Coscienza

La mente, il problema dei problemi

Che cos’e’ la mente? Chiamata anche anima, soffio, spirito o psiche, resta uno dei concetti piu’ sfuggenti del pensiero umano. Filosofi, scrittori, poeti e, piu’ di recente, neuroscienziati l’hanno interrogata senza arrivare a una definizione condivisa. Raffaello Vizioli la chiamava “il problema dei problemi”. Questo articolo attraversa le principali teorie sulla mente, dal riduzionismo di […]

La mente, il problema dei problemi
Che cos’e’ la mente? Chiamata anche anima, soffio, spirito o psiche, resta uno dei concetti piu’ sfuggenti del pensiero umano. Filosofi, scrittori, poeti e, piu’ di recente, neuroscienziati l’hanno interrogata senza arrivare a una definizione condivisa. Raffaello Vizioli la chiamava “il problema dei problemi”. Questo articolo attraversa le principali teorie sulla mente, dal riduzionismo di Kandel alla mente “incarnata e relazionale” di Daniel Siegel, fino alla questione ancora aperta del rapporto tra cervello e coscienza.

Una struttura sfuggente e indefinibile

Nella letteratura scientifica il concetto di mente appare ancora misterioso ed enigmatico, spesso permeato di significati immateriali e persino soprannaturali. Filosofi, scrittori, poeti e neuroscienziati ne hanno esaminato la natura, ma finora manca una definizione comune: la mente resta una realta’ sfuggente, ineffabile, difficile da circoscrivere.

Il termine indica l’insieme delle qualita’ intellettive e cognitive, cioe’ delle qualita’ psichiche. Si va dalle piu’ semplici, come percezione, attenzione e memoria, a quelle piu’ complesse, come apprendimento, intelligenza, immaginazione, emozioni e giudizio, fino alle piu’ elevate, come i sentimenti, la volonta’ e la coscienza.

Dall’anima alla mente: uno sguardo storico

Karl Popper sosteneva che l’uomo e’ un essere spirituale, un Io, una mente, la quale resta pero’ strettamente legata a un corpo che soggiace alle leggi della fisica. Per Platone la mente si identificava con l’anima, sostanza immateriale e immortale. Oggi l’idea di anima e’ quasi scomparsa dai testi di neuroscienze, che preferiscono parlare di mente o di funzioni mentali.

Lo studio della mente e del cervello e’ del resto un problema antico e arduo. Proprio perche’ irrisolto, ha dato origine a innumerevoli teorie. Le concezioni fondamentali sono almeno tre: quella materialistica; quella mentalistica e funzionalistica, sostenuta tra gli altri da John Eccles e Karl Popper; e quella ermeneutica e personologica. A queste si affiancano gli orientamenti ispirati al monismo, che riconduce tutto a un’unica sostanza, e al dualismo, che distingue mente e materia.

La posizione delle neuroscienze: la mente e’ il cervello?

Il neuroscienziato Eric Kandel, premio Nobel per la medicina, ha affermato che tutti i processi psichici, normali e anormali, sono funzioni del cervello. E’ un principio che sembra stare alla base delle nuove neuroscienze: la mente sarebbe riducibile al corpo e in particolare al cervello. La mente, e con essa la coscienza, sarebbe il prodotto dell’attivita’ dei neuroni.

Qui pero’ si apre il grande enigma. Come una sostanza materiale, il cervello, possa generare qualcosa di apparentemente immateriale, come i pensieri e le esperienze soggettive, non lo sappiamo ancora. E’ questa la sfida che continua a interrogare gli scienziati, il punto in cui la fisiologia incontra la filosofia della mente.

La mente incarnata e relazionale di Daniel Siegel

Una risposta influente arriva da Daniel J. Siegel, che nel libro “La mente relazionale” invita a non ridurre la mente alla sola attivita’ cerebrale. Per Siegel la mente trae origine sia dal corpo sia dalle relazioni con il mondo circostante e comprende tutto cio’ che riguarda gli stati soggettivi: emozioni, pensieri, idee e processi di interconnessione con gli altri e con la realta’.

Ma il cervello e’ davvero l’unica origine della mente? A influenzarla, risponde Siegel, non c’e’ soltanto il cervello, ma anche i geni, il corpo, le relazioni personali e l’ambiente socio-culturale. La mente va quindi considerata non solo incarnata, radicata nel corpo, ma anche relazionale. Seguendo questo ragionamento, puo’ essere definita come un processo incarnato e relazionale: un sistema interconnesso che comprende il corpo e il cervello dell’individuo, ma anche i legami sociali, l’ambiente e la dimensione interpersonale e transpersonale. Mente e cervello, in questa visione, sono strutture che si influenzano a vicenda.

Empatia, benessere e neuroplasticita’

All’interno di questo processo dinamico e relazionale, l’empatia diventa un elemento importante, perche’ favorisce il buon funzionamento del sistema immunitario e un profondo senso di benessere e distensione. Si crea un legame, una sintonizzazione tra noi e gli altri che, come sintetizza Siegel, ci fa sentire bene e ci fa bene, accrescendo la salute e l’armonia interiore.

Lo studio delle dimensioni fondamentali della mente ha portato a scoperte che hanno cambiato paradigma. Fino a pochi anni fa si riteneva che il cervello avesse funzioni rigidamente localizzate e che in eta’ adulta smettesse di svilupparsi. Gli esperimenti condotti con le tecniche di brain imaging hanno mostrato che entrambe queste idee sono errate. Le funzioni cerebrali non sono confinate in zone ristrette, ma distribuite tra piu’ aree; e il cervello non smette di svilupparsi dopo l’infanzia o l’adolescenza, ma continua a cambiare per tutta la vita. Viene modellato e rimodellato dalla qualita’ delle esperienze e dall’ambiente, che ci forgiano e ci trasformano. Alla base ci sono la neuroplasticita’ e la neurogenesi: l’attivazione dei neuroni, la formazione di nuove connessioni sinaptiche e la nascita di nuovi neuroni.

E’ un processo di integrazione che coinvolge insieme la dimensione personale e quella esterna, perche’ la mente, per Siegel, e’ al tempo stesso “dentro di noi e fra noi”. Da qui due principi che ne riassumono la ricaduta pratica: se vuoi essere felice, aiuta gli altri; se vuoi che gli altri siano felici, aiutali.

Verso una medicina piu’ umana

Queste scoperte portano benefici anche a una medicina piu’ umana e umanizzante. Oggi e’ chiaro che, per curare la persona, il medico deve conoscere non solo il corpo ma anche la mente: gli stati soggettivi, le emozioni, i sentimenti, i pensieri e i processi di interconnessione che avvengono nell’essere umano che soffre. Una realta’ gia’ intuita da Ippocrate, secondo il quale dal cervello, e soltanto da esso, hanno origine il piacere, la gioia, il riso, ma anche la pena, il dolore e le lacrime; ed e’ nel cervello che trovano dimora la follia e il delirio. Come ha sintetizzato il neurobiologo Dick Swaab, “siamo il nostro cervello”.

Resta infine una domanda aperta, che molti autori continuano a porsi: a guidare il cervello contribuisce forse anche un’altra dimensione, altrettanto affascinante e difficile da definire, che alcuni chiamano anima. Abbiamo un cervello, un corpo, una psiche: c’e’ chi ritiene che vi sia anche un’essenza ulteriore dell’essere umano. E’ un interrogativo che la scienza, da sola, non ha ancora chiuso.

Domande frequenti

Qual e’ la differenza tra mente e cervello?

Il cervello e’ l’organo fisico fatto di neuroni; la mente e’ l’insieme dei processi psichici, dai piu’ semplici ai piu’ elevati. Per le neuroscienze piu’ riduzioniste la mente e’ il prodotto dell’attivita’ cerebrale. Per autori come Siegel, invece, la mente e’ un processo incarnato e relazionale, che coinvolge il cervello ma anche il corpo, le relazioni e l’ambiente.

Perche’ la mente e’ chiamata “il problema dei problemi”?

L’espressione, ripresa da Raffaello Vizioli, indica la difficolta’ di spiegare come una struttura materiale, il cervello, possa dare origine a qualcosa di apparentemente immateriale come pensieri, emozioni e coscienza. Questo passaggio dal fisico al soggettivo resta uno degli enigmi piu’ profondi della scienza.

Che cosa significa che la mente e’ “incarnata e relazionale”?

Significa che non risiede soltanto nel cervello. Secondo Siegel, la mente e’ incarnata perche’ radicata nel corpo, e relazionale perche’ si forma e si nutre nel rapporto con gli altri e con l’ambiente. E’ insieme dentro di noi e fra noi.

Il cervello adulto puo’ ancora cambiare?

Si’. Gli studi di brain imaging hanno smentito l’idea di un cervello che smette di svilupparsi dopo l’adolescenza. Grazie alla neuroplasticita’ e alla neurogenesi, il cervello continua a formare nuove connessioni e nuovi neuroni per tutta la vita, modellato dalle esperienze e dalle relazioni.

La mente resta il problema dei problemi: sappiamo che e’ profondamente legata al cervello, ma non abbiamo ancora spiegato come l’attivita’ dei neuroni diventi esperienza soggettiva. Le neuroscienze contemporanee tendono a superare l’immagine di un cervello isolato e immutabile: grazie a neuroplasticita’ e neurogenesi, esso cambia per tutta la vita, plasmato dalle esperienze e dalle relazioni. La lettura di Siegel, che descrive la mente come processo incarnato e relazionale, ricorda che curare la persona significa considerare non solo il corpo, ma anche emozioni, legami e ambiente.
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3 risposte a “La mente, il problema dei problemi”

  1. la domanda: “Come puo’ una sostanza materiale produrre una sostanza immateriale ? ”
    E’ una domanda giusta? Cosa si puo’ dire a riguardo? Intanto si puo’ dire che presuppone che ,appunto, una sostanza materiale dia luogo in qualche modo ad una sostanza immateriale. Lo da per scontato. Ma e’ vero? In che senso e’ immateriale il prodotto delle attività che hanno luogo nella materia cerebrale? Non c’e’ nulla di immateriale in cio’ che sembrano a noi le attivita’ del cervello materiale.
    Le nostre attività cerebrali fisiche si palesano a noi come fenomeni e quindi non c’e’ niente di immateriale. I fenomeni sono l’effetto che fa possedere delle attivita’ cerebrali, non sono entita’ immateriali. I fenomeni non sono fantasmi ma l’effetto diretto di azioni materiali anche se essi esistono solo dal punto di vista dell’Io che li osserva. Chi sia questo osservatore, l’Io, sarebbe una domanda interessante da porsi.

  2. Il paradosso d questo “problema” è che parte dal presuppostto che esista una materia che produce fenomeni immateriali.
    Di che parliamo, se la fisica quantistica ha dimostrato che gli elementi ultimi di qualunque aggregato sono solo energetici, e cioè immateriali?
    Di che parliamo se si pensa ai tremila ricercatori del CERN che sono costretti a dedurre i comportamenti della cosiddetta materia solo dalle tracce lasciate sui monitor dall’energia?

  3. mettiamola cosi’; il cosidetto Hard Problem della coscienza, ossia l’apparente impossibilita’ di poter spiegare come e perche’ possediamo i qualia ed abbiamo delle esperienze fenomeniche deve per forza essere spiegato dall’introduzione di concetti quali “sostanza immateriale” etc? oppure possiamo ragionare sulla questione dei punti di vista e dell’esistenza di un osservatore per quanto virtuale esso sia?
    Magari e’ appunto solo questione di punti di vista. L’effetto che fa vedere una mela rossa lo fa a me e non a te, anche se magari a te fa lo stesso effetto ma non e’ quello mio. Percio’ e’ questione di riferire l’effetto a qualcosa sul quale questo effetto si riversa. Che sia l’Io che assiste allo spettacolo in un Teatro Cartesiano o che sia qualcos’altro e’ pero’ in tutta evidenza l’esistenza di qualcosa sul quale si esplica l’effetto che produce i qualia e la fenomenologia che solo quel qualcosa puo’ esperire. Ma parliamo sempre di qualcosa di materiale. Un personaggio simulato dentro un gioco di simulazione prova qualcosa? Come faccio ad accorgermene? Se non puo’ provare nulla cosa mancherebbe nella sua simulazione perche’ possa provare qualcosa? Pacman potrebbe provare una reale, autentica paura, provata in prima persona, mentre viene inseguito dai fantasmini? Cosa dobbiamo mettere nella simulazione di Pacman affinche’ cio’ avvenga? Parlare di cose immateriali non porta da nessuna parte in quanto possiamo manipolare solo cose materiali. Energia e materia esistono, diciamo impropriamente che sono materiali; diffatti la materia la si puo’ pensare come energia “condensata” e l’energia come materia che ha energia di movimento, magari uguale a C (vel della luce)e l’una si puo’ trasformare nell’altra come dice la nota formula E=mc2. Noi viviamo ed abbiamo a che fare solo con questo mondo di energia e materia anche se e’ solo una piccola parte del tutto. E poi la meccanica quantistica introduce solamente il concetto di funzione d’onda , di un “campo” probabilistico che si palesa in energia e materia quando avviene una osservazione. Ma non credo che la meccanica quantistica sia la soluzione al problema mente corpo. La mente esiste nel campo dell’energia e della materia, quindi impropriamente e’ nel campo delle cose materialistiche che dobbiamo cercar di capire come funziona. Come si fa a creare un punto di vista? E un punto di vista lo e’ rispetto a cosa? Come si fa a creare un osservatore? ..e a creare un osservatore con un punto di vista? Se il prof. Guido Brunetti ritiene sensate queste mie osservazioni potrebbe cortesemente cercare di rispondervi? ringrazio. Massimiliano

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