La Mente Immortale

Esperienze di premorte, messaggi dall’aldilà, reincarnazione e altri stati alterati di coscienza

La grande domanda che in tutte le epoche l’uomo continua a porsi è se l’anima- mente, spirito- sopravviva alla morte. E’ stato Platone, il padre della filosofia occidentale, a “inventare” l’anima, definita sostanza immateriale, indipendente dal corpo e immortale. Finora, il pensiero umano si è diviso tra coloro che sostengono la sua immortalità e coloro che invece ritengono la mente una manifestazione del cervello. Il dato fondamentale al riguardo è che la scienza non può affermare l’esistenza di un’anima immortale né negarla.

  Secondo Ervin Laszlo e Anthony Peake, autori del volume “Mente immortale” (Ed. Il Punto d’Incontro, Vicenza) ci sono molteplici prove che la coscienza possa esistere “in assenza di un cervello vivente”. Per dimostrare questa ipotesi, gli autori presentano numerosi casi legati alle “esperienze di premorte”, “ai messaggi dall’aldilà”, alla “reincarnazione” e alle “informazioni neuro-sensoriali” fornite durante stati alterati della coscienza.

  Le esperienze di premorte (NDE) sono state fornite da soggetti con un cervello “clinicamente morto” (che poi riprende a funzionare), a seguito di malattie gravi o di danni cerebrali. I tratti distintivi di questo fenomeno riguardano l’esperienza extracorporea, l’esperienza del tunnel, l’incontro con persone della propria famiglia  o del proprio ambiente, l’ascesa rapida al cielo, la riluttanza a tornare indietro, il passare in rassegna le vite passate, l’incontro con un essere luminoso. I numerosi casi esaminati mostrano che durante il periodo in cui l’individuo è cerebralmente morto la coscienza è presente, suggerendo dunque che la coscienza “può persistere” anche in temporanea assenza delle funzioni cerebrali. La grande domanda è la seguente: la coscienza può esistere oltre la morte?

  Un altro fenomeno, noto da secoli, è quello delle apparizioni, visioni o visite sul letto di morte. Gli incontri con i defunti fanno parte della cultura popolare e sono stati rappresentati in letteratura e nel cinema. Una ricerca documenta oltre 3300 racconti personali di individui convinti di essere stati contattati da persone care già decedute.

  Può un’anima o uno spirito di una persona deceduta comunicare con un soggetto vivente? La questione appare discutibile.

  Ci sono poi casi in cui i contatti avvengono attraverso un medium, il quale si trova in uno stato alterato definito come “trance”. Il medium afferma di “vedere” o “sentire” amici o parenti deceduti del soggetto. 

  Altre forme di comunicazione sono la scrittura automatica, quando cioè un’entità incorporea attraverso le mani del medium scrive messaggi, lettere o libri e la “transcomunicazione strumentale”, ovvero la comunicazione con persone morte realizzata elettronicamente. Konstantin Raudive ha registrato oltre 70mila voci emesse da “fonti paranormali ignote, 25mila delle quali contenevano parole indecifrabili”. Un altro studioso, Oscar d’Argonnel, ha descritto centinaia di conversazioni telefoniche con “amici e familiari deceduti e con alcune personalità che non aveva mai conosciuto”. Le varie forme di trans comunicazione strumentale (ITC) comprendono radio, televisione, telefono, computer, macchina fotografica e altri strumenti tecnologici.

  Emblematico il caso di padre Agostino Gemelli, il quale di fronte alle difficoltà di registrare alcuni canti gregoriani invocò il padre morto. Il nastro riprese a funzionare e conteneva una voce: “Certo che posso aiutarti, sono sempre con te”. “Sei davvero tu, papà?” Certo, non mi riconosci, testone?”.

    Le prove fornite, secondo d’Argonnel, permettono di ritenere che “la coscienza di una persona deceduta possa essere contattata e coinvolta nella comunicazione attraverso strumenti elettronici”.

  C’è poi la credenza, presente in molte culture a partire dai tempi antichi, di aver vissuto una vita precedente. Per dare corpo a questa tesi, Laszlo presenta molti elementi attraverso il metodo della regressione, termine che in psicoanalisi significa “tornare indietro.

  Quella della reincarnazione, cioè della trasmigrazione dell’anima è una convinzione molto diffusa e “quasi universale”. Le ricerche mostrano l’esistenza di migliaia di casi di reincarnazione. La teoria della reincarnazione, che è sostenuta dall’antroposofia e dalla teosofia ed è molto diffusa soprattutto in Estremo Oriente e Asia, risulta “inconciliabile” con la dottrina tomistica dell’anima.

  Di fronte a questi fenomeni, ci chiediamo quale coefficiente di credibilità possiamo dare ai casi riportati in letteratura. E’ difficile parlare di prove o di certezze. Da parte di molti studiosi c’è la convinzione che la nostra coscienza (anima) non termina con la scomparsa del corpo e continua ad esistere “in un’altra dimensione dell’universo”. Sta di fatto che la scienza moderna ritiene reali soltanto le cose che possiamo vedere, toccare, e guardare, cioè quelle cose che entrano nella nostra esperienza. Esiste la materia. L’anima, la mente, lo spirito sono, per la scienza, “illusioni” e dunque siamo organismi mortali. Tuttavia, l’idea dell’anima immortale, indipendente dal corpo, e l’idea di Dio sono un bisogno dell’essere umano, sono un istinto primordiale. La scienza- lo ribadiamo- né dimostra l’esistenza dell’anima e di Dio né la confuta.

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