La nostra intelligenza tra microcosmo e macrocosmo

Apparati di interazione, loro dimensioni e origini

Le nostre capacità intellettive in confronto a quelle degli altri animali sono immensamente superiori, anche a parità o inferiorità delle nostre dimensioni corporee. Ma queste dimensioni fino a che punto sono ininfluenti relativamente alla potenza elaborativa del cervello? Dei limiti esistono, che ci piaccia o meno e in questo articolo andiamo ad esplorarli.

In natura ogni essere vivente dispone di apparati che gli consentono di interagire con l’ambiente circostante.

Generalmente questi apparati sono costituiti da sensori in entrata, dispositivi di elaborazione dati e attuatori in uscita ed hanno dimensioni e potenza elaborativa commisurate alle dimensioni dell’organismo di cui fanno parte.

La loro funzione è di rendere partecipe quest’ultimo della vita del pianeta.

La vita esiste in quanto gli esseri viventi sono dotati di questi apparati e questi apparati esistono per consentire agli esseri viventi di vivere.

È una tautologia ma è la reale logica dell’evoluzione, la quale non procede secondo la nostra ragione ma con una tutta sua che ci ricorda da vicino il famoso enunciato di Hegel: «Tutto ciò che è razionale è reale, tutto ciò che è reale è razionale».

Ovvero ciò che esiste esiste in quanto la natura lo ha prodotto, ciò che non esiste non esiste in quanto la natura non lo ha prodotto.

Questa affermazione, oltre ad avere una valenza per così dire “statica”, ne ha anche una “dinamica”, secondo la quale ciò che esiste si modifica “se e come” la natura lo modifica e non si modifica se la natura non interviene.

Potremmo porre questa affermazione alla base della logica dell’evoluzione, ma non è questo l’argomento che intendo approfondire in questa sede.

Espandibilità della potenza elaborativa degli apparati di interazione

Abbiamo detto che gli apparati di interazione dispongono di dispositivi di elaborazione di dimensioni e potenza commisurate alle dimensioni dell’organismo di cui fanno parte.

Questa è una asserzione che necessita di un approfondimento perché di importanza basilare per il messaggio che vorrei trasmettere.

È evidente che il dispositivo di elaborazione dati corrisponde al cervello, cioè all’organo di comando dell’apparato di interazione, alias del sistema nervoso.

Ebbene, questo organo di comando corrisponde effettivamente quanto a capacità (o potenza) “elaborativa” alle dimensioni corporee dell’organismo che lo ospita?

Non proprio. Qualora sussistesse questa diretta corrispondenza, balene ed elefanti sarebbero gli esseri viventi con maggiori capacità intellettive, e prima di essi mammut e dinosauri.

Non vi è dubbio alcuno, a contrariis, che tale primato spetti all’uomo, la cui capacità cranica e dimensioni corporee complessive sono ben minori rispetto a quelle di altri esseri viventi.

La verità è che, come ben sappiamo, la capacità (o potenza) elaborativa di un cervello non dipende tanto dalle dimensioni dell’organismo che lo ospita, quanto dal numero di neuroni presenti nel medesimo e dalla quantità e qualità delle loro interconnessioni.

I neuroscienziati mi perdoneranno l’eccessiva semplificazione terminologica e concettuale, ma l’obiettivo di questo breve saggio non è di natura scientifica bensì “filosofica”.

Chi volesse approfondire la questione da un punto di vista scientifico può consultare uno studio pubblicato su Frontiers in Neuroanatomy nel dicembre 2017 e riportato nel mio blog.

Tra i tanti dati di sicuro interesse, questo studio ci ricorda come la corteccia cerebrale dei gatti contenga 250 milioni di neuroni e quella dei cani quasi 530. Da altre fonti sappiamo che il cervello umano vanta circa 16 miliardi di neuroni corticali.

Ecco che già questi numeri dimostrano come non sussista un criterio di proporzionalità diretta tra dimensioni corporee e capacità intellettive: i 530 milioni neuroni del cane sono la trentesima parte dei nostri 16 miliardi, eppure il nostro peso e la nostra altezza non sono certo superiori trenta volte a quelli di un cane!

Ancor più evidente è il fatto che molti mammiferi hanno dimensioni superiori ad Homo sapiens e dispongono di un acume cerebrale ben inferiore.

È accertato dunque che la corteccia cerebrale, i neuroni e le sinapsi possono accrescersi più che proporzionalmente rispetto alle dimensioni corporee delle singole specie. Ma di quanto?

I limiti all’espandibilità della potenza elaborativa del cervello

Per affrontare in modo sensato l’argomento posto dal titolo di questo paragrafo bisogna tener conto che quello che abbiamo definito come apparato di interazione con il mondo esterno (il sistema nervoso) ha sì la sua parte rilevante nel “dispositivo di elaborazione” (il cervello), ma a tale “unità centrale” i dati arrivano da quei “sensori in entrata” che corrispondono ai cinque sensi di cui siamo dotati. E questi ultimi non sono modificabili per via evolutiva e men che meno artificiosamente.

Ecco dunque il primo limite all’espandibilità della potenza elaborativa del cervello: non potrà mai processare input che non riceve o che riceve in modo limitato (pensiamo ad esempio alle nostre capacità olfattive rispetto a quelle del cane).

Per comprendere quale sia il secondo limite (ancor più rilevante) occorre introdurre i concetti di microcosmo e macrocosmo.

Non sappiamo a che punto della scala delle grandezze dell’Universo ci collochiamo.

Siamo al primo piano o al centesimo? Sappiamo che sotto di noi ci sono tanti esseri inferiori (insetti, batteri) e ancor più sotto tante particelle di materia (atomi, elettroni, quark), mentre sopra di noi c’è l’intero cielo con tutti i pianeti e le stelle che punteggiano la volta celeste.

Nulla sappiamo dell’”al di qua” e dell’”al di là” a causa della limitatezza dei mezzi di indagine a nostra disposizione, ma le dimensioni del microcosmo e del macrocosmo a noi note sono già sufficienti a farci capire – se siamo in buona fede – che la potenza del nostro cervello non potrà mai assurgere ad altri livelli dimensionali.

Abbiamo surclassato cani, gatti e ogni altro essere vivente quanto a intelligenza, ma il nostro destino è di rimanere confinati nel cosmo nel quale siamo nati.

Così come vermi e formiche non potranno mai accedere al nostro livello intellettivo, noi non potremo mai accedere a livelli tanto superiori da farci comprendere il reale funzionamento dell’Universo.

Il triste corollario di questa affermazione è che, incuranti di questa realtà, abbiamo tentato di intervenire nei delicati equilibri dell’ecosfera e siamo riusciti a sconvolgerli, ma a causa dei nostri limiti non siamo in grado di ricomporli efficacemente.

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