L’amore da Omero ai tempi delle neuroscienze

Dai poemi di Omero all’opera di Esiodo dalla poesia lirica al “Simposio” di Platone dagli autori moderni e contemporanei fino alle scoperte delle neuroscienze, il tema dell’amore rappresenta un paradigma costante e originario dell’essere umano.

In Omero, l’amore è soprattutto relazione sessuale – unione d’amore e di letto-, indicata con  philòtes, termine che comprende anche i sentimenti dell’amicizia e della benevolenza. Il “Simposio” di Platone è considerato “una enciclopedia dell’eros antico”, ovvero un compendio della letteratura erotica greca.

L’Eros rappresenta una figura “universale” ed è celebrato quale principio coordinatore delle manifestazioni del cosmo, in quanto divinità cosmico-cosmogonica e antropica. L’impulso erotico è l’espressione di un desiderio, la manifestazione di una interiore tensione conoscitiva dell’anima. L’anima, per Platone, è un’entità immortale. L’essere umano è espressione di un’anima “caduta”, la quale anela a riconquistare l’antica condizione, il ritorno nel mondo delle idee.

Nel “Simposio”, l’Eros è un “grande demone”, un “dio”, “qualcosa di divino”.   Il suo compito- come precisa  Roberto Luca in “Labirinti dell’eros” (Marsilio Editori)- è quello di stabilire una relazione tra il divino e il mortale e di preservare l’armonia del cosmo. La sua sede è posta nell’animo umano, ma soltanto nelle anime in cui dimorano delicati sentimenti.

  Ma da dove nascono questi sentimenti delicati? Forse dal cuore, considerato l’organo simbolo dell’amore?

Invero, le nuove scoperte delle neuroscienze dimostrano che è il cervello a creare quell’insieme di stati  emotivi che caratterizzano le vicende d’amore. Esperimenti condotti   con i metodi di brain imaging mostrano, ad esempio che vedere la persona amata attiva l’insula ed altre aree cerebrali, favorendo la produzione di dopamina, una sostanza responsabile dei sistemi di gratificazione, euforia, benessere e uno stato di notevole eccitazione.

L’ormone dell’amore è l’ossitocina, la quale induce le contrazioni del parto, favorisce l’allattamento, crea nella madre un senso di piacere, che accresce i suoi sentimenti materni, e viene prodotta attraverso stimolazione tattile, prima e durante il rapporto sessuale. Nell’ambito di questo processo affettivo e d’amore vengono rilasciati  altri neurormoni, come la vasopressina, la serotonina , le endorfine, i quali assumono, come precisa Grazia Attili nel suo recente libro “Il cervello in amore” (Il Mulino, Bologna, 2017), la funzione di “vere e proprie sostanze del piacere”.

Nel tempo, la frequenza dei rapporti sessuali diminuisce. Da una ricerca risulta che la metà dei soggetti esaminati ha dichiarato che durante i primi quattro anni di matrimonio i loro rapporti sessuali    si sono ridotti  a due volte e poi una volta la settimana. Il 43 per cento ha poi dichiarato di fare sesso dopo i quattro anni non più di due volte il mese. Le persone sposate da almeno 15 anni hanno ammesso che fare sesso per loro era “una vera eccezione”.

Perché dunque Eros, amore, sesso? Secondo le teorie darwiniane, nel corso dell’evoluzione è emersa la tendenza a stabilire un “legame esclusivo” con un partner, tendenza che poi si è costituita nella nostra biologia, in quanto “vantaggiosa” sia per la riproduzione che per la sopravvivenza.

Alla base di questo processo, concorrono- ci ricorda Attili- due sistemi motivazionali: il sistema dell’attaccamento e il sistema dell’accudimento. Si tratta di sistemi già presenti nella relazione madre-bambino fin dall’origine della nostra specie e volti ad assicurare la cura e la protezione della prole. Questi processi producono nell’individuo l’attivazione di quei neurotrasmettitori, come ossitocina, dopamina,  vasopressina, oppioidi, endorfine, che generano enorme piacere e gratificazione. Sono esperienze che portano alla costruzione di relazioni affettive stabili, sicure e mature. Si crea cioè sistemi comportamentali fondati sulla disponibilità a “predersi cura” dell’altro.

La minaccia o la fine di un amore riducono i livelli di questi ormoni dell’amore, e subentra l’ormone dello stress, il cortisolo, insieme con l’ansia, la depressione e altri disturbi psichiatrici.

Concludendo, i legami affettivi sono il risultato di un complesso e delicato intreccio di moltissime variabili di natura genetica, biologica, personale e socio-culturale.

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