Neuroscienze Cognitive

L’uomo a tre dimensioni

La riflessione sul cervello, la mente e l’anima e’ antica quanto il pensiero umano. Dagli Egizi, dai Greci e dai Romani fino alle neuroscienze del Novecento, l’idea di un’anima come principio di vita, immateriale e immortale, ha attraversato filosofia, scienza e letteratura. Questo approfondimento ricostruisce quel dialogo e propone una lettura dell’essere umano a tre […]

L’uomo a tre dimensioni
La riflessione sul cervello, la mente e l’anima e’ antica quanto il pensiero umano. Dagli Egizi, dai Greci e dai Romani fino alle neuroscienze del Novecento, l’idea di un’anima come principio di vita, immateriale e immortale, ha attraversato filosofia, scienza e letteratura. Questo approfondimento ricostruisce quel dialogo e propone una lettura dell’essere umano a tre dimensioni: corpo, mente e spirito.

Il contributo della filosofia, delle neuroscienze e della letteratura

Una concezione umanistica, scientifica e spirituale dell’esistenza

Fin dall’antichita’, con gli Egizi, i Greci e i Romani, si sostiene il concetto di un’anima come principio di vita, immateriale e immortale.

In origine, il significato di anima presenta diverse definizioni: psiche, spirito, mente, pneuma, soffio. L’atto di nascita della speculazione filosofica sulla mente e’ la teoria di Platone sull’immortalita’ dell’anima, indipendente dal corpo, e sulla trascendenza. L’essenza della natura umana, dicono Socrate e Platone, sta nella sua “psyche”, ossia nella sua anima. Questa concezione viene riproposta nel pensiero moderno e contemporaneo da Cartesio, con la dualita’ tra “res cogitans” e “res extensa”.

L’avvento delle neuroscienze, nel Novecento, segna un mutamento epocale nel concetto di mente, poiche’ si delinea l’affermazione della preminenza della “tesi materialista” dell’unita’ corpo-mente: la mente (l’anima) e’ riconosciuta essere nient’altro che una parte del corpo (MacDonald).

Si e’ venuta affermando in sostanza nell’ambito della ricerca neuroscientifica una visione positivista, che si muove tra relativismo e riduzionismo, posizione che non soltanto si e’ allontanata da ogni riferimento alla dottrina spirituale del mondo, ma ha anche lasciato cadere ogni riferimento all’idea metafisica, ontologica e morale. Il pensiero contemporaneo, rifiutando l’assoluto e la dimensione del trascendente, oscilla tra “visioni prometeiche” di grandezza e “tragiche negazioni” della propria identita’. L’uomo vuole sostituirsi all’assoluto, diventando “uomo-Dio”, o vuole negarsi all’abisso del nulla. La conseguenza e’ che gli scienziati rischiano di non avere al centro del loro interesse la totalita’ ed unita’ della persona umana, cedendo alla tentazione di un potere demiurgico.

La negazione della spiritualita’ e della dimensione del trascendente e l’affermazione del relativismo e del materialismo classico conducono al rigetto di quei principi millenari che hanno concorso all’avvento dell’Homo sapiens. La frase di un personaggio di Dostoevskij, “Se Dio non esiste, tutto e’ permesso”, significa il venir meno di ogni fondamento valido per tutti e di ogni distinzione tra bene e male, giusto e ingiusto. E’ una condizione esistenziale senza progettualita’, finalita’ e speranza, che puo’ portare alla disperazione e all’angoscia e trasformarsi in cultura del malessere e della morte.

L’idea filosofica e teleologica della “morte di Dio” elaborata da Nietzsche esprime, per alcuni studiosi, una nichilistica assenza di valori, rappresenta la fine di tutte le illusioni e delle certezze, la scomparsa di essenze, la crisi della civilta’. Un mondo senza anima. Quando l’uomo si e’ fatto Dio o ha creduto di esserlo, il suo progetto ha registrato un misero fallimento.

Il problema mente-cervello: il “mistero dei misteri”

Invero, nel solco di una concezione millenaria, la scienza occidentale, ha dichiarato Jacob, premio Nobel per la medicina, e’ fondata sulla dottrina di un “universo ordinato, creato da un Dio che rimane fuori della natura e la governa per mezzo di leggi”. D’altra parte, poiche’ la soluzione materialistica, ha aggiunto il neuroscienziato John Eccles, non riesce a spiegare la nostra anima, il venire alla luce di ogni individualita’ unica si trova “al di la’ dell’indagine scientifica, essendo il risultato di una creazione soprannaturale di cio’ che e’ chiamato anima”. Il problema mente-cervello (Mind-body-Problem) appare quindi “il problema dei problemi” (Vizioli), e’ un processo “misterioso”, un “mistero”, chiarisce Popper, grande quanto l’origine della vita. I piu’ autorevoli neuroscienziati, da Penfield ai premi Nobel Sperry ed Eccles, si sono inchinati di fronte al mistero del cervello e della mente. Siamo costretti percio’ ad attribuire l’unicita’ dell’Io o anima a una creazione spirituale soprannaturale. L’anima, per Eccles, e’ “creata” da Dio e interagisce con il cervello. Un’altra spiegazione “non e’ possibile”. Egli riconosce dunque un Dio trascendente, il Dio nel quale credeva Einstein, ma anche un Dio immanente al quale dobbiamo la nostra esistenza.

Gli scienziati a questo punto ribattono che esiste una sola conoscenza, la conoscenza scientifica. Chi afferma qualcosa di non dimostrabile scientificamente esprime soltanto opinioni, che sono soggettive e fallaci. L’anima, la mente, lo spirito, la coscienza, per questi scienziati, sono eventi dell’attivita’ del cervello. L’anima ha cioe’ una natura materiale, e’ una “rete neurale”, “incarnata”.

Il rischio, tuttavia, puo’ consistere nel fatto che la ragione positivista non e’ in grado di vedere qualcosa al di la’ di cio’ che e’ funzionale, precludendo la conoscenza di “intere regioni dello Spirito”. La mente (l’anima) infatti sta al di la’ del fisico e del sensibile. La realta’ fisica e’ il mezzo che permette alla mente, all’essere intellegibile, metafisico, di esprimersi per cogliere la verita’ delle cose.

Due mondi, un solo universo: materia e spirito

Invero, la scienza, osserva il neuroscienziato Marcello Costa, fa parte dell’evoluzione biologica e culturale e svolge anch’essa “un’attivita’ spirituale per eccellenza”. L’attivita’ spirituale e’ “un’esigenza fondamentale” dell’essere umano, che ci “costringe” ad andare oltre l’esperienza ed include il mondo dei pensieri, delle idee, delle emozioni, delle credenze, dell’arte, della letteratura e della scienza stessa. Ci sono due mondi, quello della materia e quello dello spirito, del pensiero immateriale ed interiore, il sapere trascendente e il sapere scientifico. Separare questi mondi e’ una dicotomia artificiale e insostenibile. Sia la teoria che solo le idee sono realta’ sia la teoria che solo la materia e’ reale (materialismo classico) hanno portato a “situazioni insoddisfacenti”. Sono “conoscenze parallele”.

Oggi, “quasi nessuno”, aggiunge Costa, “si fa fautore esclusivo di una delle due soluzioni”. Sia la costruzione del mondo esterno sia la creazione di un mondo interno (spiritualita’) sono “il prodotto” dell’evoluzione. Mondo materiale e mondo spirituale sono “parte” dello stesso universo, a cui si puo’ accedere soltanto con la mente. In questa visione, anche la scienza del cervello e della mente (le neuroscienze) e’ vista come un’attivita’ dello spirito (mente), capace di dare risposte sull’origine del mondo, della vita e dell’uomo, su chi siamo e su come conciliamo la nostra esistenza con gli altri e con il mondo.

Lo studioso tedesco Rudolf Otto sostiene, al riguardo, che il senso profondo dello “spirituale” e del “sacro” e’ gia’ presente nell’inconscio di ogni individuo. Per questo, egli introduce il termine “numinoso”, ossia pensiero rivolto alla spiritualita’, alla divinita’, a Dio. Nel “numinoso”, il divino si manifesta come “Mysterium Tremendum” e “Fascinoso”, come il nascosto, il non rivelato assolutamente altro, il quale al tempo stesso affascina e attrae, sconvolge e sbigottisce con la sua “Tremenda Mayestas”.

L’uomo e’ quell’essere, dice Pascal, che puo’ e deve andare oltre se stesso e “trascendere” la propria natura materiale e la sfera del sensibile e, aggiunge M. Schmans, conquistare il soprasensibile, affrontando il rischio, rimarca Platone, della “traversata del mare della vita”.

L’uomo a tre dimensioni: corpo, mente e anima

“Siamo”, afferma il neuroscienziato Gazzaniga, “oggetti animati”: c’e’ il nostro corpo, un oggetto fisico. Ma c’e’ anche l’essenza, la parte psichica (mente, anima, spirito), che non e’ visibile. Il corpo fisico senza l’essenza e’ “un nulla, uno zombie, un robot”. L’essenza invisibile senza il corpo e’ “l’animo, lo spirito”.

Siamo oggetti animati e dunque soggetti alle leggi fisiche, ma abbiamo anche proprieta’ mentali che non sono soggette alle leggi fisiche. L’essere umano e’ quindi un corpo fisico, biologico, ma e’ anche un’essenza non osservabile: due cose in una. La mente e’ di conseguenza un’entita’ immateriale, priva di sostanza, atemporale e spaziale (Bateson), la quale non coincide necessariamente con il soma e dunque non e’ limitata al cervello, ma coinvolge altre dimensioni, come ad esempio quelle spirituali. L’essere umano pertanto non puo’ essere considerato solo all’interno di un approccio neurale, un modello biologico cervello-mente, unita’, monismo psico-fisico dell’essere umano.

All’uomo razionale di Cartesio, che vive a “due dimensioni”, quella fisica e quella psichica (soma e psyche), dobbiamo aggiungere percio’ “l’irrinunciabile sfera spirituale” (pneuma, anima). E’ l’uomo a tre dimensioni, l’uomo tutto intero: corpo (cervello), mente e anima. E’ la dimensione trinitaria di Platone, di Freud e del neuroscienziato Mac Lean.

La struttura trinitaria della mente

E’ proprio vero, commenta Raffaello Vizioli, che la trinita’ domina la nostra cultura. Infatti, se dal campo della teologia passiamo alla scienza del cervello e della mente “ritroviamo” un’analoga concezione trinitaria. Platone descrive l’anima come una coppia di destrieri perigliosamente guidati da un auriga. Trinitario e’ anche il modello della mente proposto da Freud (Es, Io e Super-Io). Tutta la concezione infine dello scienziato americano Mac Lean poggia sul concetto che il cervello e’ una struttura trinitaria, che consta di tre formazioni sovrapposte: il cervello rettiliano, il cervello limbico e il neocervello. L’analogia con la Santissima Trinita’, spiega Vizioli, non e’ solo formale, nel senso che tutti e tre “costituiscono” un cervello funzionale unitario, quindi “un cervello uno e trino”. L’uomo a tre dimensioni: fisica, psichica e spirituale.

La grande letteratura russa e l’antropologia tripartita

Anche la grande letteratura sembra convergere in una visione “trinitaria” dell’Io, come ci mostra il bel libro di Giuseppe Ghini “Anime russe. Turgenev, Tolstoj, Dostoevskij. L’uomo nell’uomo” (Edizioni Ares, Milano). Attraverso l’elaborazione di personaggi di grande complessita’ ed umanita’, questi autori delineano una “antropologia tripartita” della persona concepita come unita’ fisica, psichica e spirituale. Emerge un approfondito scandaglio dei sentimenti soggettivi, consci e inconsci, della coscienza e della spiritualita’, in una prospettiva che precede le successive scoperte delle discipline umane e neuroscientifiche. L’esistenza di una sfera spirituale consente ai personaggi dei romanzi di operare scelte libere e di vivere in una dimensione trascendente.

Le caratteristiche delle loro opere sono diverse. Ivan Turgenev evidenzia la dimensione del “mistero” che affiora nell’animo dei personaggi e le “difficolta’” che questi incontrano nella conquista della loro “irripetibile interiorita’”. Lev Tolstoj si concentra sulla rappresentazione psicologica dell’animo umano. A sua volta, Fedor Dostoevskij converge su un nuovo, ulteriore e piu’ profondo livello del personaggio, dal quale emerge attraverso conflitti drammatici una coscienza dapprima psichica, poi morale e spirituale, sempre guidata da “un’autorita’ eterna e superiore”.

Tutti e tre si collocano nella storia europea dell’antropologia “tripartita” (Lubac): spirito, anima e corpo (pneuma, psyche, soma). Sono per l’appunto le tre dimensioni dell’uomo. Questi autori vengono definiti “pneumatologi”, poiche’ danno nuova, autorevole voce alla preminenza della dimensione spirituale. La loro e’ arte “religiosa”. E’ una letteratura, scrive Steiner, “impregnata di metafisica cristiana”: aspirazione al bene, pentimento vissuto come un valore nuovo, bisogno di rigenerazione e di un profondo cambiamento interiore, e poi il perdono che avviene attraverso un processo di espiazione, di sofferenza e di purificazione.

Turgenev: la poetica dell’accenno

Turgenev descrive personaggi che esprimono una forte interiorita’, un Io misterioso e impenetrabile, ma immortale e trascendente. Affiora una realta’, che si palesa quale infinito fenomenico e noumenico, un archetipo. E’ la poetica dell’accenno, che esprime un’interiorita’ che rimane incomprensibile allo stesso personaggio. Straordinario appare il confronto tra l’Io dell’uomo di Dio e l’Io dello scrittore. I personaggi di Turgenev compiono un viaggio che parte da un mondo arido, indesiderabile, una realta’ che ha smarrito il “senso” della sua autenticita’ per approdare ad un mondo di pienezza, dotato di significato e percio’ “desiderabile”. E’ il passaggio da un non-essere all’essere. Un uomo che aspira ad un “ideale alto e impegnativo”. Essere uomo significa andare “al di la’ di se stessi”. La sua essenza si trova nel suo “auto-trascendimento”.

Tolstoj: l’Io psichico profondo

Tolstoj, per la critica, e’ un “maestro”, uno straordinario indagatore nella rappresentazione dei misteri piu’ profondi della psiche umana, degli stati d’animo, della vita emotiva ed affettiva dell’individuo, al cui livello piu’ alto si trova una profonda spiritualita’ (Scheler), una enorme elaborazione dell’Io, “terribilmente forte, complesso e multidimensionale” (Ginzburg). L’Io di Lev Tolstoj e’ un Io psichico profondo, una mirabile “unita’ psicosomatica” con i suoi “mille strati e processi interiori e moti dell’anima” (Allers). E’ un Io spirituale che vince sull’Io animale.

Ivan Il’ic e’ il capolavoro di questa condizione umana, l’espressione di una disperazione esistenziale. Il “denudamento” dell’ipocrisia e delle tenebre della malvagita’ umana. Il grande tabu’ della morte obbliga questo personaggio a compiere un cammino di autenticita’ e di rigenerazione.

Dostoevskij: dalla coscienza psichica alla coscienza morale

Fedor Dostoevskij infine descrive il mistero dell’anima umana, la natura ineluttabile del dolore umano, il male oscuro che si annida nella coscienza dei personaggi, una coscienza drammaticamente dilaniata dalla scelta tra l’abisso del bene e l’abisso del male, una umanita’ sofferente, disperata e degradata, eternamente divisa tra il precipizio nichilistico e la trasfigurazione religiosa. Qui, la frammentazione dell’uomo, la scissione dell’Io e la frattura della sua interiorita’ richiamano la devastazione della carne in Sant’Agostino, lo scopritore dopo Platone dell’anima, e le profonde e sofferte pagine di Binswanger, il padre della Dasein-analyse.

Piu’ che descrivere la psicologia dei personaggi, cioe’ una coscienza incerta e soggettiva, Dostoevskij indaga un nuovo, piu’ profondo e misterioso piano di quello della psiche, un livello forte, morale, ontologico, spirituale. C’e’ l’anelito dell’uomo a superare se stesso, a porsi al di sopra della propria determinazione biologica e psichica, per rivelare la propria radice trascendente e la presenza in lui del divino. Proprio ultimamente, autorevoli neuroscienziati hanno indicato la presenza di un “centro divino nel cervello umano”, come abbiamo cercato di mostrare in un lavoro pubblicato su questa Rivista e intitolato per l’appunto “Un centro divino nel cervello”. Dio, per l’autore di “Delitto e castigo”, e’ “necessario per l’ordine del mondo. E se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo”. La sua opera segna il passaggio dalla coscienza psicologica alla coscienza morale, intesa come ribellione ad ogni determinismo biologico e psicologico e come richiamo ad una legge morale per collocare la propria esistenza sotto il segno di una trascendenza, di un principio metafisico.

Concludiamo, sostenendo che nelle pagine di Dostoevskij vediamo una natura misteriosa e tragica della vita, tuttavia sempre sorretta e riscattata dal predominio di una coscienza etica e spirituale. La sua opera, come ha scritto Herzen, e’ “un affresco michelangiolesco, un girone dell’inferno dantesco”, l’ascesa sofferta e dolorosa verso la dimensione spirituale e trascendente, oltre l’esperienza sensibile. Oltre la realta’ e i limiti dell’uomo. E’ il lungo cammino dell’espiazione e della rinascita. Una nuova nascita (Lubac).

L’autore ci mostra infatti l’analogia tra la morte e la resurrezione di Cristo e la morte e la rinascita dei suoi personaggi. Il Nuovo Testamento finisce cosi’ per incarnarsi nel romanzo dostoevskijano, le cui vicende, come hanno notato alcuni studiosi, diventano “quadri” evangelici. Nell’estetica di Dostoevskij, ha sostenuto Jackson, c’e’ l’immagine di Cristo, che l’uomo trova in se stesso. “In interiore homine habitat veritas”, ha scritto Sant’Agostino. Una interiorita’ che e’ “luce”, dimensione del trascendente, “forma perfetta, fatta ad immagine e somiglianza di Dio”.

“Mi chiamano psicologo: non e’ corretto, io sono soltanto realista nel senso piu’ alto, cioe'”, ha aggiunto, “rappresento tutte le profondita’ dell’anima umana”. E’ la concezione paolina e husserliana che distingue nell’uomo un “pneuma”, un’anima, una sostanza spirituale, l’unica in grado di spiegare la misura del trascendente nell’uomo. Un essere che si costruisce, per Dostoevskij, con un’interiorita’ a “immagine di Cristo”. “Immagine di Dio nell’uomo”, come hanno confermato le ricerche neuroscientifiche di questi anni. Mirabile assonanza e convergenza di letteratura e neuroscienze.

Domande frequenti

Cosa significa che l’uomo e’ “a tre dimensioni”?

Significa superare il dualismo cartesiano che riconosce solo la dimensione fisica (soma) e quella psichica (psyche). Alla persona va aggiunta una terza dimensione, quella spirituale (pneuma, anima). L’uomo tutto intero e’ quindi corpo, mente e anima: una struttura tripartita che filosofia, neuroscienze e letteratura, secondo l’autore, tendono a riconoscere.

Perche’ si parla di una concezione “trinitaria” della mente?

Perche’ lo stesso schema a tre parti ricorre in ambiti diversi: Platone descrive l’anima come un auriga con due destrieri, Freud articola la mente in Es, Io e Super-Io, e MacLean descrive il cervello come struttura trina (rettiliano, limbico e neocervello). Secondo Vizioli, queste tre formazioni costituiscono comunque un unico cervello funzionale, “uno e trino”.

Qual e’ il “problema mente-cervello” citato dai neuroscienziati?

E’ il Mind-body-Problem, definito da Vizioli “il problema dei problemi”. Riguarda il rapporto tra l’attivita’ materiale del cervello e l’esperienza soggettiva della coscienza. Neuroscienziati come Eccles, Sperry, Penfield e Popper lo hanno considerato un mistero grande quanto l’origine della vita, non del tutto riducibile alla sola spiegazione materialista.

Che ruolo hanno Turgenev, Tolstoj e Dostoevskij in questo discorso?

I tre grandi autori russi delineano, in anticipo sulle scienze umane, una “antropologia tripartita” della persona come unita’ fisica, psichica e spirituale. Turgenev esplora l’interiorita’ misteriosa con la poetica dell’accenno, Tolstoj scandaglia l’Io psichico profondo, Dostoevskij compie il passaggio dalla coscienza psicologica a quella morale e spirituale.

L’itinerario tra filosofia, neuroscienze e letteratura converge su un punto: l’essere umano non si esaurisce nel corpo ne’ nella sola attivita’ neurale. Accanto alla dimensione fisica e a quella psichica si colloca una dimensione spirituale che filosofi, scienziati e grandi scrittori hanno riconosciuto, ciascuno col proprio linguaggio. E’ l’uomo a tre dimensioni: corpo, mente e anima.
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