La mente umana ha una natura biologica?

La ricerca sul cervello, la mente e la coscienza è l’avventura più rivoluzionaria mai intrapresa dalla specie umana, la sfida più affascinante del XXI secolo per i neuroscienziati.

Negli ultimi 50 anni, le neuroscienze- afferma Eric R. Kandel nella sua nuova opera “Alla ricerca della memoria. La storia di una nuova scienza della mente” (Codice Edizioni, Torino) sono cresciute enormemente, compiendo “passi in avanti giganteschi”. Dalla comprensione della natura molecolare del gene e del codice genetico alla mappatura del genoma umano e alla scoperta delle basi genetiche di molte malattie umane. Il passo successivo è quello di capire gli aspetti del funzionamento mentale e dei suoi disturbi psichiatrici e neurologici. Per comprendere un giorno forse anche le basi biologiche della mente e della coscienza. Compreso il mistero ultimo, cioè il modo in cui il cervello di ogni soggetto genera la consapevolezza di un sé unico e individuale.

La scoperta poi della plasticità del cervello e della neurogenesi costituisce per gli scienziati un esito fenomenale.

Finora, le ricerche della nuova scienza della mente portano Kandel a delineare un modello teorico articolato su cinque punti: 1. ogni processo mentale è anche un processo neurale; 2. le connessioni neurali sono determinate dai geni; 3. l’esperienza modifica l’espressione genica; 4. l’apprendimento modifica le connessioni neurali; 5. i farmaci, ma così anche la psicoterapia, modificano l’espressione genica e i circuiti neurali.

Questi principi mostrano che la mente e la coscienza derivano dal cervello e dunque sono accessibili all’indagine scientifica. Il paradigma è in sostanza il seguente: tutti i processi della mente, dal più banale al più elevato, “scaturiscono” dal cervello, e tutti i disturbi mentali, indipendentemente dalla sintomatologia, vanno associati a “specifiche alterazioni a livello cerebrale”. C’è in sostanza il tentativo dei neuro scienziati di comprendere la mete in termini biologici, a livello di cellule e di molecole.

Uno dei temi più complessi e misteriosi della mente e della coscienza è inoltre il modo in cui l’attività dei neuroni dia origine all’esperienza soggettiva, come ad esempio il dolore o la gioia.

Oggi, attraverso le moderne tecniche di brain imaging stiamo iniziando ad esaminare alcuni aspetti dei nostri pensieri più intimi: il modo in cui percepiamo, agiamo, proviamo emozioni, impariamo e ricordiamo. Abbiamo scoperto che il cervello non si limita a percepire il mondo esterno, ma “ricostruisce” la realtà dopo averla analizzata nelle sue parti. Abbiamo fiducia che la ricerca possa riuscire a svelare quelle differenze presenti nel cervello di ciascuno di noi. Potremo così ricondurre l’individualità della nostra vita mentale a un sicuro fondamento biologico. Fatto che ci consentirebbe di diagnosticare i disturbi psichiatrici e di valutare l’esito di diverse forme di trattamento, inclusa la psicoterapia.

La nuova scienza del cervello e della mente, mentre è intesa ad operare una connessione di cervello e mente, mira ad orientare questioni cruciali che da oltre 2000 anni hanno dominato il pensiero, sin dai tempi di Socrate e Platone, fornendoci in tal modo nuove, affascinanti prospettive. Una delle più importanti è quella di realizzare il sogno di scienziati e studiosi di scrutare all’interno del cervello umano e osservare e comprendere l’attività sia dei neuroni che organizzano l’insieme delle informazioni sia delle regioni cerebrali mentre un individuo svolge le più sofisticate funzioni mentali, come pensare, percepire un’immagine o dare inizio ad un’azione. Il risultato sarebbe prodigioso.

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