Pensiero e spirito, amore e bellezza

di Roberto Minotti e Ioana Zagrean

«Si immaginino degli uomini chiusi fin da bambini in una grande dimora sotterranea, incatenati in modo tale da permettere loro di guardare solo davanti a sé. Dietro di loro brilla, alta e lontana, la luce di un fuoco, e tra il fuoco e i prigionieri corre una strada con un muretto. Su questa strada delle persone trasportano utensili, statue e ogni altro genere di oggetti; alcuni dei trasportatori parlano, altri no. Chi sta nella caverna, non avendo nessun termine di confronto e non potendo voltarsi, crederà che le ombre degli oggetti proiettate sulla parete di fondo siano la realtà; e che gli echi delle voci dei trasportatori siano le voci delle ombre.»[1]

Come gli ormoni regolano le funzioni fisiologiche della persona, il suo umore ed altri fenomeni corporei della persona, e la consapevolezza ci fornisce la comprensione dei nostri stati emotivi, dei comportamenti e di ciò che la psicoterapia della Gestalt definisce le funzioni dell’io, così la spiritualità può dare alla persona quel senso di stabilità e completezza in grado di armonizzare tutte le parti del sé. In questo primo articolo, introdurremo proprio il concetto di spiritualità che verrà analizzato, nei prossimi articoli, assieme ad altre dimensioni come l’amore, la bellezza, l’intimità e il pensiero, per comprendere come tali aspetti possono arricchire e migliorare la relazione di aiuto in ambito clinico.

Come molti studiosi affermano, la spiritualità non si identifica necessariamente con Dio, ma con un senso di universalità che ci connette agli altri e al mondo e che non richiede alcun tipo di rituale (Puchalski, Romer, 2000). È la capacità di comprendere se stessi, di porsi domande che vanno al di là degli aspetti concreti dell’esistenza, che riguardano il senso di quello che proviamo, il fine della nostra vita, la nostra destinazione ultima. Attraverso la spiritualità, possiamo sviluppare un atteggiamento cosciente e responsabile verso noi stessi e il resto del mondo.

Infatti, la maggior parte delle persone considera spirituale quello che oltrepassa la realtà fisica delle cose, la loro apparenza. Per tale ragione, la spiritualità è vista come un continuum evolutivo, un percorso per contattare gli strati più profondi della nostra interiorità, per giungere a livelli di consapevolezza sempre più alti.

La spiritualità è, quindi, un approccio intimo alla vita e a sentimenti come la cura, il riguardo, la gentilezza, la compassione, l’ascolto dell’altro, la fiducia che contribuiscono a creare un rapporto con sé e gli altri fondato sull’autenticità e mai sulla manipolazione e la strumentalizzazione del rapporto. La Gestalt Dialogica inserisce queste modalità relazionali all’interno del ciclo dell’intimità; attraverso il contatto e la co-costruzione della relazione come rapporto dialogico, lentamente la dimensione intima prende forma, divenendo un ground stabile del rapporto intersoggettivo. Questa dimensione intima è un’evoluzione del ciclo di contatto descritto dalla Gestalt classica da Perls, Hefferline e Goodman.

Contrapposti a questi stili relazionali troviamo le difficoltà e le resistenze al contatto, gli agiti determinati da emozioni quali la paura, l’angoscia, la rabbia, la vergogna, sentimenti che impediscono di instaurare e costruire le relazioni, che interrompendo la spinta vitale e il processo di conoscenza della persona.

La spiritualità contribuisce fortemente al desiderio di cambiamento e di crescita e afdd un atteggiamento introspettivo di curiosità e apertura, in cui l’inclusione, l’accoglienza e la comprensione delineano e colorano le esperienze dell’individuo.

Come abbiamo detto, è un cammino che ha una dimensione personale, ma tende a qualcosa di molto diverso dall’individualità. Questo percorso può occupare una parte della vita della persona, oppure, come molto spesso accade, prosegue per tutta la sua esistenza. Ogni esperienza che si inserisce in questo orizzonte di senso, in cui l’aspetto del sacro è preminente, trasforma gli avvenimenti, anche apparentemente meno significativi, in tappe fondamentali per la crescita dell’individuo. Tale modalità è costituita più da un sentire che da un capire, connettendo il livello sensoriale, corporeo ed emotivo con quello cognitivo ampliando la percezione di se stessi e la realtà dell’individuo.

Tale concetto comprende quello di empatia, ovvero ciò che è alla base dei sentimenti umani, in quanto la spiritualità non riguarda solo ciò che proviamo per i nostri simili, ma si estende a qualsiasi elemento del cosmo, a ciò che possiamo definire la base trasmissibile che appartiene ad ogni elemento esistente: il tutto è determinato dalle parti e le singole parti rappresentano il tutto.

Nell’ambito della cura psicologica della persona, quando la sofferenza e le emozioni dolorose irrompono nell’esistenza, la spiritualità può divenire una grande sostegno in quanto aiuta la persona a scoprire la sue dimensioni più intime e ad utilizzare le sue risorse in situazioni difficili e complesse.

La nostra spiritualità può divenire così un balsamo naturale, che cura le ferite dovute alle nostre insicurezze, alla vergogna, alle presunzioni, alle manipolazioni con cui ci rapportiamo quotidianamente nella grande illusione di essere “perfetti” (Filiberti, Lucas, 2006).

Un elemento attraverso cui si esprime la spiritualità della personalità umana è senza dubbio la capacità di amare. Infatti, se la bellezza può essere paragonata all’ossigeno, l’amore può essere considerato come una spinta inesauribile verso l’armonia e la completezza, ciò che muove il sole e le altre stelle; nella Psicoterapia della Gestalt tale spinta è descritta come intenzionalità, ovvero la tensione a, andare verso; l’intenzionalità è ciò che ci porta all’esplorazione del mondo, ad un atteggiamento di fiducia, curiosità e conoscenza ed è quella pressione che ci spinge a spostare i nostri confini ed ampliare la nostra coscienza dando alla nostra vita un senso profondo.

In questa prospettiva, tale forza può essere identificata come l’eterno mutamento, il cambiamento inesauribile che il tutto chiede per vivere ed esistere. Secondo Assagioli (1998) l’amore ha più aspetti: «Vi è un amore che libera, vi è un amore in cui l’individuo sembra perdersi; vi è un amore fisico e uno spirituale».

Quest’ultimo aspetto è fortemente connesso alla tematica della spiritualità finora descritta, poiché rappresenta una risorsa personale quando ci troviamo in difficoltà; l’autore fa una distinzione tra «l’amore verso lo Spirito che c’è in noi, l’attrazione che la personalità sente verso l’individualità, il centro spirituale, il Sé» e l’amore verso un «Dio al di fuori di sé concepito personalmente». Tale distinzioni è di grande aiuto per comprendere, come nello stato di sofferenza l’individuo fa appello all’amor proprio, trasformandolo in una risorsa preziosa oppure si rivolge a qualche forma religiosa che percepisce al di fuori di sé.

Stiamo parlando di un amore non patologico, come si può osservare spesso in alcuni disturbi di personalità come quello narcisistico, ovvero di un sentimento altruistico e trasformativo in grado di sostenere l’individuo in situazioni in cui le avversità e gli eventi della vita lo destabilizzano; tale sentimento è in grado di trasformare il sentire della persona che può divenire vittima della contingenza e di se stesso. Cos’è che ci salva non facendoci precipitare in un baratro di disperazione e angoscia? È la capacità di riconoscere e far vivere un sentimento d’amore verso noi stessi, di fiducia e coerenza, di sensibilità e bellezza, di rispetto e verità per la vita che viviamo. Questa capacità è l’autentica forza interiore ed è la manifestazione dello spirito che non perde mai di vista l’altro. Martin Buber nel suo approccio relazionale dialogico, mette in evidenza proprio l’aspetto della dialettica «Io-Tu», che afferma che lo spirito nella sua manifestazione umana è “risposta dell’uomo al suo tu […] Lo spirito non è nell’io, ma tra l’io e il tu. Non è come il sangue, che circola dentro di te, ma come l’aria in cui respiri. L’uomo vive nello spirito, quando riesce a rispondere al suo tu” (Buber, 1993, p.85).

Bibliografia

  • Assagioli  R. (1988). Lo sviluppo trans personale. Astrolabio Ubaldini, Roma.
  • Damasio A.R. (1995). L’Errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano. Adelphi. Milano
  • Filiberti A., Lucas Lucas R. (2006). La spiritualità nella sofferenza. Dialoghi tra Antropologia, Psicologia e Psicopatologia. Franco Angeli, Milano
  • Fizzotti E. (2008). Introduzione alla psicologia della religione. Franco Angeli, Milano.
  • Frankl V.E. (2005). Logoterapia e Analisi Esistenziale. Morcelliana. Brescia; (a cura di Fizzotti E.)
  • Fromm E. (1971). Dalla Parte dell’Uomo. Indagine sulla psicologia della morale. Astrolabio. Roma
  • Hay L. (1993). Puoi guarire la tua vita. Armenia. Milano
  • Hillman J. (2012). Il Codice dell’anima. Adelphi. Milano
  • James W. (1954) . Le Varie Forme della Coscienza Religiosa. Bocca Editori. Roma-Milano
  • Jaspers k. (1964). Psicopatologia generale. Il pensiero scientifico, Roma
  • Jung C.G. (2011). L’uomo e i suoi simboli. Tea. Milano
  • Mitchell J. (1974). Psicoanalisi e femminismo. Freud, Reich e Laing e altri punti di vista sulla donna. Einaudi, Torino 1976.
  • Newberg E., Aquili I. (2002). Dio nel cervello. Mondatori, Milano
  • Otto R. (1926). Il sacro. Zanichelli, Bologna
  • Pace U., Cacioppo M., Schimmenti A. (2011). Spiritualità, religiosità e attaccamento nell’adattamento psicologico in adolescenza. Infanzia e adolescenza. Vol.10, n.3, 169-180
  • Perls F., Hefferline R.H. & Goodman P. (1997). Teoria e pratica della terapia della Gestalt. Ed. Astrolabio: Roma.
  • Pinkola Estés C. (2007). Donne che corrono coi lupi. Frassinelli. Milano
  • Puchalski C., Romer A. (2000). Taking a spiritual history allows clinicians to under stand patients more fully. J. Palliative Med.,3, 129-137
  • Zolla E. ( 1968). Le potenze dell’anima. Valentino Bompiani. Milano
  • [1] Platone, La Repubblica lib. VII, 514a ss.
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