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Che cos’è il male

Esiste il male? E se esiste, in cosa consiste? Perché c’è il male nel mondo? Da dove proviene? Perché infine Dio permette il male?
In tutti i tempi e presso tutte le culture, il problema del male ( e del bene) è stato un tema di riflessione da parte di filosofi, teologi, scrittori e poeti, i quali hanno cercato di dare risposta a questi fondamentali e drammatici interrogativi. Ultimamente, sono state le neuroscienze a fornirci indicazioni più probanti sulla natura del male.
Il male è ciò che è contrario al bene, all’onestà, alla giustizia. E’ dolore, sofferenza psichica, morale e fisica. E’ malvagità, violenza, aggressività, malattia, avversità, sventura, danno, svantaggio.
E’ con l’uomo- scrive Edoardo Boncinelli nel suo nuovo libro “Il male. Storia naturale e sociale della sofferenza” (Il Saggiatore, Milano)- che compare il male. Il male “nasce con l’uomo”.

Nel pensiero antico, il bene e il male dipendono dagli dei. Nell’Iliade e nell’Odissea, c’è la coscienza della presenza del male. I lirici greci e gli autori di tragedie greci mostrano che la terra è piena di mali: uccisioni, discordie, risse, battaglie, odio; e in ultimo sopravviene “l’arida vecchiaia”, “ove dei mali tutti i mali coabitano” (Sofocle).
La Bibbia afferma che l’uomo è stato creato ad immagine di Dio (Genesi), ma lo stesso Dio si pentì di averlo generato perché “gli uomini non sono altro che bestie”. L’istinto del cuore umano- aggiunge- è “inclinato” al male fin dall’adolescenza, concezione sostenuta anche da Freud, il quale giudica il bambino “un malvagio polimorfo”.
A partire da Platone, il tema del male è strettamente legato a quello della libertà. Anche le concezioni teologiche si fondano sul presupposto che sia la nostra libertà a darci la possibilità di operare il male. Dio pertanto non è “causa” del male.

Secondo una vasta letteratura che va dai primi filosofi agli autori moderni e contemporanei, due sono sostanzialmente i principi che governano il mondo. Principi che sono in perenne lotta fra loro: sono bene e male, ovvero odio e amore, Eros e Thanatos, miseria e nobiltà, vita e morte.

Il male nella storia della filosofia

Nel corso della storia della filosofia, sono state date della nozione di male due spiegazioni principali (Abbagnano): 1) il male è il “non-essere” di fronte all’essere che è il bene; 2) il male è l’oggetto di “un’appetizione negativa” o di “un giudizio negativo”. Il male è un “disvalore”. Questo concetto è condiviso dal pensiero moderno e contemporaneo.
E’ la nostra libertà, per le concezioni teologiche, a darci la possibilità di operare il male. Solo i beni- spiega Platone- possono venire da Dio. Ci sono due anime: quella che opera il bene e quella che opera il male.
Il male -aggiunge Aristotele- deriva dalla materia ed è quindi una “privazione congenita”. Il concetto di privazione sostenuto dal filosofo greco viene ripreso da Plotino, per il quale il male è una specie di non-essere.

La concezione del male come non-essere è oggetto della riflessione di tutta la filosofia cristiana. “Nessuna natura- scrive S. Agostino- è male”. C’è un male fisico, un male morale e un male ontologico, che ci deriva dall’ essere noi creature di Dio. Rispetto a lui, che è il bene infinito, abbiamo un “difetto di bene, privatio boni”, perché non possiamo essere “identici al Creatore”. Questo difetto di bene costituisce il male. Il male dunque- spiega S. Tommaso- è soltanto l’assenza del bene.

Chi ha percepito più degli altri la drammaticità del problema del male e dell’angoscia esistenziale è stato Dostoevskij. Egli descrive il male in tutte le sue forme, a cominciare dall’inferno della malvagità e della depravazione.
Esiste il male, “perciò Dio esiste”. La fede in Dio e nell’immortalità dell’anima, per il nostro grande scrittore, è indispensabile per risolvere il problema del male. Dal male si può salire al bene e Cristo è “l’ideale eterno dell’umanità”.

L’essere umano è dunque un angelo o un demone? Noi- osserva il neuro scienziato Ramachandran- non ci sentiamo primati, ma angeli che intrappolati in corpi di bestie anelano alla trascendenza. L’uomo, per Pascal, “non è né angelo né bestia e sventura vuole che chi vuol fare l’angelo faccia la bestia”. Sta di fatto che la lotta fra il bene e il male è un segno distintivo della condizione umana e a rimanere dubbiosi e sconcertati sono gli stessi teologi. Abbiamo il grande dono della libertà, che ci consente di operare in direzione del bene o del male.

Le scoperte delle neuroscienze dimostrano che il cervello umano è una combinazione di bene e di male, sono proprietà innate stampate nei geni. La differenza la fanno i neuroni mirror , la famiglia. l’ambiente, le esperienze personali e gli esempi che provengono dal villaggio della società, dalla televisione e da internet. In noi c’è l’ Homo sapiens e l’Homo malephicus. Abbiamo un cervello rettiliano, che è la struttura più antica del cervello umano e un neocervello, che è la parte più nobile del corpo umano.

Il problema del male è in verità una sfida alla ragione. Il perché del male è un mistero. E’ noto solo a Dio. L’Es freudiano, l’istinto del male, è sempre lì, sempre presente nella natura umana (Konner), destinato a perdurare sino a che l’uomo rimarrà su questo pianeta.

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