Neuroscienze Cognitive

Sciamanesimo e Modernità

Lo sciamanesimo e’ uno dei fenomeni magico-religiosi piu’ antichi dell’umanita’: nasce tra i popoli dell’Asia settentrionale e attraversa millenni, con lo sciamano nel ruolo di medico, psicologo e mediatore con il mondo degli spiriti. Questo articolo ne ripercorre origini e funzione, per poi mostrare come la modernita’, la New Age e il neosciamanesimo occidentale lo […]

Neuroscienze — Sciamanesimo e Modernità
Lo sciamanesimo e’ uno dei fenomeni magico-religiosi piu’ antichi dell’umanita’: nasce tra i popoli dell’Asia settentrionale e attraversa millenni, con lo sciamano nel ruolo di medico, psicologo e mediatore con il mondo degli spiriti. Questo articolo ne ripercorre origini e funzione, per poi mostrare come la modernita’, la New Age e il neosciamanesimo occidentale lo abbiano trasformato in offerta di mercato, e perche’ senza il consenso culturale della comunita’ le sue tecniche perdano efficacia.

Che cos’e’ lo sciamanesimo: origini e diffusione

Lo sciamanesimo “primitivo”, e’ un fenomeno magico-religioso che, originatasi nei territori dell’Asia centro-settentrionale e praticato presso i popoli artici, paleosiberiani ed uralo-altaici, si e’ diffuso, per migrazioni attraverso lo stretto di Bering, in tutta l’America settentrionale e meridionale, oltre che in molte zone dell’Asia meridionale e orientale e in Australia. Alcuni ritrovamenti archeologici fanno addirittura risalire la comparsa dei primi fenomeni sciamanici alle culture di cacciatori e di raccoglitori del Paleolitico superiore.

Malattia, spiriti e il ruolo dello sciamano

Presso i popoli primitivi la malattia non era considerata quale condizione patologica attribuibile a disfunzionalita’ di uno o piu’ organi o apparati, ma quale punizione divina per una colpa o per un maleficio operato dagli spiriti maligni. In molti casi dunque la terapia non poteva essere solo “medico-scientifica” e il medico non poteva essere solo un “operatore sanitario”, ma anche qualcuno in grado di intercedere con l’Aldila’. L’uomo infatti si era reso conto che malattia e morte non erano da lui dominabili ne’ procrastinabili, per cui, al fine di non essere sopraffatto dalla imprevedibilita’ della natura, le riteneva dovute a forze superiori, invisibili, e maligne. Ecco che penso’, allora, di rivolgersi ad altre potenze soprannaturali, benigne stavolta, che potessero contrastare le prime, talche’ malattia e morte furono interpretate come il risultato della lotta fra gli spiriti del male e del bene. Da qui la necessita’ di avere medici-maghi, fra cui gli sciamani, che potessero comunicare con le forze sovrannaturali, di disporre di tabu’ e di totem e di seguire pratiche religiose per trovare difesa o almeno conforto nel male. Lo sciamano puo’ essere considerato una forma arcaica di medico e di psicologo perche’ dal suo operato dipendevano l’integrita’ fisica e psichica dei membri del clan. Egli rappresentava il garante della sopravvivenza e della continuita’ storica della comunita’, colui che poteva, grazie alle sue pratiche magiche, “salvare” la comunita’ dal rischio di smarrimento e di disperazione ogni qual volta gli eventi naturali calamitosi, le malattie, i pericoli inaspettati minavano le basi dell’esistenza.

L’estasi sacra e la fiducia della comunita’

Tutte le sue pratiche magiche erano fondate sull’uso dell’estasi sacra, come tecnica per diagnosticare, curare e divinare (Eliade, 1951). In chiave sciamanica l’alterazione volontaria dello stato ordinario di coscienza era il modo per “liberare” l’anima e farla viaggiare nell’Oltremondo, a contatto con gli spiriti; l’induzione della trance, in quanto facolta’ padroneggiata esclusivamente dallo sciamano, rappresentava il segno inequivocabile della sua condizione di “eletto”, in grado di penetrare zone sacre inaccessibili al resto della comunita’. Il consenso e la fiducia che il gruppo riponeva nelle pratiche magiche dello sciamano costituivano l’appoggio istituzionale indispensabile affinche’ le sue tecniche di cura avessero successo per cui: la comunita’ intera credeva che gli eventi fenomenici, come la malattia, fossero causati da agenti sovrannaturali; lo sciamano possedeva la facolta’, preclusa agli altri membri del gruppo, di fare da intermediario fra il mondo visibile e quello invisibile; il gruppo a sua volta si fidava dello sciamano perche’ convinto che fosse stato scelto dagli spiriti per proteggere la comunita’.

Lo sciamanesimo siberiano oggi

Ai giorni d’oggi lo sciamanesimo tradizionale siberiano persiste in Russia nonostante le repressioni antireligiose e antisciamaniche operate dal regime stalinista. Tutt’oggi gli sciamani delle regioni della Burjatia, di Tuva, della Jakutia, della Koriatia, della Ciuckia e di altri territori siberiani, continuano a celebrare i rituali collettivi, a mantenere il ruolo di custodi della tradizione e a curare chi si rivolga a loro. Certamente non siamo piu’ di fronte alla potenza e alla vivacita’ dell’antico fenomeno sciamanico, indebolito dai lunghi anni di sterminio e stravolto dalla modernizzazione e dalla tecnologizzazione che ha finito per contagiare le tradizioni sciamaniche di tutto il mondo. Molti sciamani oggi prendono l’aereo per tenere conferenze e seminari dall’altra parte del pianeta, fanno consulti al telefono o via e-mail, altri intervengono alla televisione e si fanno pubblicita’. “Ad Abakan, in Khakassia, il numero della clinica sciamanica si puo’ trovare sulla guida” (Saudin, 2002). Non e’ forse possibile parlare di una rinascita dello sciamanesimo tout court ma piuttosto di una permanenza di fenomeni sciamanici che per sopravvivere si adeguano e si modellano allo stile di vita moderno. Dal momento che i compiti per i quali gli spiriti erano disposti a stare a fianco dello sciamano erano parte integrante delle antiche culture ormai sepolte, oggi e’ probabile che gli spiriti si siano ritirati nella profondita’ della taiga’, tornando allo stato di crisalide. Puo’ darsi che gli odierni sciamani siano affiancati da altri spiriti che prendono possesso di loro o che forse da loro si fanno dominare; questi spiriti pero’ non sono piu’ in grado di operare una loro completa metamorfosi, quella che un tempo dava ai loro predecessori la facolta’ di mediare fra uomini e spiriti in caso di bisogno, quando era in gioco l’esistenza.

Spiriti moderni e la fine di una funzione vitale

Con l’avanzare della modernizzazione anche spiriti moderni sono sopravvenuti; nuovi Padroni per nuovi oggetti e nuove sostanze che prima non esistevano; lo “Spirito della Vodka” per esempio e’ uno dei nuovi arrivati in Russia, accusato di impossessarsi di un numero sempre crescente di vittime che, impotenti, non riescono a governare la sua forza diventando cosi’ schiave dell’alcol. Nadia Stepanova, una delle ultime sciamane siberiane, racconta alla storica russa Saudin la sua esperienza in merito: “Gli Spiriti della Vodka sono arrivati e hanno cominciato a dirmi: ‘Forza dai, lasciati andare! Devi bere, devi bere!’ e continuavano a gridare cosi’, con una voce molto acuta nelle mie orecchie. Io presi il tamburo e mi misi a gridare contro di loro e a dire loro di lasciarmi in pace, che non volevo avere nulla a che fare con loro. Non mi avrebbero preso mai piu’ con il loro potere … In tutta la Russia ci sono molti che bevono e si perdono, diventano terribili e vagano per le strade senza sapere dove andare: io li guardo e vedo che sulle loro spalle o sulla loro testa siede lo Spirito della vodka” ( Saudin, 2002). Cambiano la cultura, i costumi, le abitudini, lo stile di vita e lo sciamano di oggi non e’ piu’ legittimato dall’esigenza vitale per il clan di fare da intermediario con gli spiriti per garantire la sopravvivenza; la vita del gruppo non e’ piu’ a rischio, non e’ piu’ in balia della natura e dei suoi eventi, non e’ piu’ in bilico fra la vita e la morte, non e’ piu’ intimidita dalla malattia. La medicina, la scienza, i mass media e la tecnologia sono penetrati anche nelle recondite regioni della taiga’ e gli sciamani non sono piu’ essenziali per la loro comunita’, non soffrono e non muoiono piu’ per essa, ma dividono la loro clientela con gli “sciamani di citta’” e con altri guaritori proclamatisi tali, vivendo ai margini di societa’ a loro estranee.

Il neosciamanesimo e il mercato New Age

Oggi, accanto alla persistenza dello sciamanesimo tradizionale, si assiste in Occidente allo sviluppo di un nuovo fenomeno, il “neosciamanesimo” (Bianchi 1998), ad opera di antropologi americani che si propongono di sradicare i sistemi iniziatici e le tecniche di guarigione dei popoli indigeni per trasporle nella realta’ urbanizzata delle metropoli: una sorta di imitazione del sistema di apprendimento sciamanico all’interno dello stile di vita moderno. Soprattutto negli Stati Uniti, il movimento New Age ha tentato una globalizzazione e una commercializzazione indiscriminata della cultura sciamanica. La New Age, nei fatti, e’ un fiorente mercato, diffuso negli Stati Uniti e in buona parte del Nord Europa, con case editrici specializzate, riviste proprie, centri residenziali e in alcuni casi veri e propri insediamenti comunitari, la cui caratteristica fondamentale e’ quella di offrire delle proposte per un uso particolare del tempo libero, connesso in qualche maniera con il benessere fisico e l’evoluzione spirituale dei fruitori. All’interno della gamma dei servizi offerti si collocano anche le “esperienze sciamaniche”, che consistono in svariate offerte commerciali: dall’organizzazione di piacevoli viaggi-avventura tra le ultime culture sciamaniche, con relative cerimonie ed esperienze visionarie annesse (il cosiddetto turismo New Age); alla possibilita’ di partecipare a corsi, seminari e giornate dal sapore sciamanico, in cui sperimentare “viaggi” nell’Oltremondo. Negli Stati Uniti sono ormai decine le agenzie che offrono ritiri nei deserti californiani alla ricerca del proprio animale guida, esotiche esperienze sotto la guida di sciamani nepalesi, magici pellegrinaggi nei deserti messicani magari in confortevoli villaggi turistici oltremodo attrezzati. Degno di nota che, negli ultimi anni, la “corrente” sciamanica piu’ gettonata in Occidente e’ quella appartenente all’America latina.

Carlos Castaneda e il mito di Don Juan

Tale preferenza e’ probabilmente un’eredita’ del successo letterario di Carlos Castaneda, il quale nel 1968 pubblico’ un libro, sotto forma di diario, in cui narrava di un suo presunto incontro avvenuto ai confini tra Messico e Stati Uniti, con un vecchio Yaqui che lo aveva introdotto a “una via Yaqui alla conoscenza” (Castaneda, 1968). Grazie a quell’incontro, Castaneda divenne il piu’ letto autore di antropologia del mondo e i suoi testi (quell’iniziale reportage venne seguito da una vera e propria saga a puntate che dura tutt’ora) conobbe svariate traduzioni e un notevole successo commerciale. Don Juan, questo e’ il nome dello sciamano Yaqui, avrebbe iniziato Castaneda ai misteri del Nagual termine generico con cui viene indicato un mondo di possibilita’ infinite che si dischiudono davanti all’apprendista quando questi riesca, anche solo per un attimo, a interrompere il condizionamento in cui l’educazione e la cultura hanno costretto le sue capacita’ percettive. A tale scopo, Don Juan dapprima inizia Castaneda al Peyote e alla Datura , piante psicoattive che servono per rompere la dittatura della realta’ ordinaria ed entrare in uno stato di coscienza straordinario , in seguito focalizza i suoi insegnamenti su una serie di esercizi mentali ed etici, organizzati in una vera e propria “via di conoscenza”, con lo scopo di sospendere il dialogo interiore che, secondo lo sciamano, ci impedisce di percepire l’infinito miracolo che ci circonda. In seguito a queste “rivelazioni”, migliaia di giovani occidentali si gettarono alla ricerca del mitico Don Juan e incontrarono viceversa tribu’ indiane in forte disgregazione culturale dove lo sciamanesimo era spesso frammisto a lotte politiche e a complessi conflitti tribali. Bisogna ricordare che quelli erano gli anni in cui la cultura psichedelica aveva appena travolto le giovani generazioni, diffondendo una nuova fiducia nella possibilita’ di manipolare attraverso sostanze chimiche la realta’ percettiva dell’uomo; iniziarono cosi’ i “pellegrinaggi” nel deserto centrale del Messico, dove, anche se non c’era traccia di Don Juan bensi’ una realta’ piena di problemi e di contraddizioni, almeno si trovava il “mitico” Peyote, il quale fu ben presto “sganciato” dalla sua sacra funzione iniziatica, per essere interpretato quale esperienza assolutamente individuale: “Come per la psichedelica ognuno aveva una sua interpretazione personale del peyote. L’unico punto di comune accordo era che bisognava ingoiarne il piu’ possibile” (Bianchi, 1998). Sebbene oggi i libri di Castaneda vengono classificati semplicemente come fiction (probabilmente Don Juan e’ soltanto una finzione letteraria di Castaneda), l’eredita’ di Castaneda non e’ stata solo negativa: “egli seppe dare un luogo e un tempo al sogno, illusorio e impossibile, della cultura degli anni ’60, di riuscire a comprendere e a immedesimarsi nello sciamanismo tradizionale” .

Da Castaneda a Harner: lo sciamanesimo come training

La fine del “mito” Castaneda agli inizi degli anni ’80 corrispose proprio all’avvento della New Age, la quale ha rilanciato l’interesse per lo sciamanesimo non piu’ come avventura preclusa a molti, ma, viceversa, come vera e propria offerta di mercato. Suo scopo principale e’ rendere accessibile alle masse esperienze e informazioni di natura sciamanica e spesso i suoi portavoce sono antropologi che provengono da esperienze sul campo i quali cercano cosi’ di suscitare interesse sul destino politico dei popoli con cui lavorano o, piu’ semplicemente, di sviluppare nuove forma di reddito. Emblematica in tal senso la storia di Michael Harner che negli anni ’60 svolse una ricerca fra gli Jivaro dell’Amazzonia ecuadoregna (Harner, 1972). Nel corso di tale lavoro non solo fu testimone dell’uso iniziatico dell’Ayahusca con cui i giovani Jivaro tentavano di impossessarsi di uno spirito ausiliario, ma individuo’ nello sciamanesimo Jivaro alcune caratteristiche comuni allo sciamanesimo nordamericano e a quello asiatico. Negli anni seguenti, arrivo’ a tracciare una specie di “Via Sciamanica”, su cui baso’ una serie di innumerevoli workshop e corsi privati, inseriti in un vero e proprio training di apprendimento graduale. Tutto cio’ avviene generalmente in gruppi, tenuti in sofisticati e confortevoli centri; alla fine vengono offerte musiche preregistrate per poter continuare gli esercizi a casa propria in modo da approfondire metodi e risultati. Con Harner la cultura occidentale ha accettato, per cosi’ dire, l’impossibilita’ di penetrare nei sistemi iniziatici tradizionali dei popoli indigeni e, conseguentemente si e’ messa a imitarli innescando una logica di mercato (su cui la New Age ha costruito la sua fortuna) che ha trovato in tale approccio un metodo di lavoro sicuramente piu’ applicabile e redditizio del girovagare tra deserti e colline messicane. La lista dei neosciamani non finisce con Harner, anzi forse con lui e’ iniziata: Ingerman (1991, 1994), Tarozzi (2001), Cowan (1995), solo per citarne alcuni, divulgano testi sullo sciamanesimo pratico nei quali, oltre a proporre di sperimentare lo sciamanesimo attraverso seminari, corsi o incontri individuali, illustrano esercizi per “allenarsi” a divenire sciamano senza spostarsi dalle mura domestiche.

Cosa prende in prestito l’Occidente

A rendere attraente questo commercio indiscriminato sono gli slogan con cui si pubblicizza lo sciamanesimo: gli sciamani vengono romanticamente disegnati come buoni selvaggi, fuori dal tempo e dallo spazio, in grado di comunicare preziosi insegnamenti a chiunque, spesso sulla base di un fugace incontro. Tutto l’impianto storico, concettuale, ideologico, religioso dello sciamanesimo viene ridotto a una sorta di ricettario pratico su come superare i propri conflitti interiori, ritrovare l’armonia con il cosmo ed evolversi spiritualmente. Quello a cui si assiste e’ una sorta di “presa in prestito” esclusivamente di quegli elementi dello sciamanesimo che possano soddisfare le esigenze e i bisogni dell’uomo occidentale. Ad esempio, in un tempo come il nostro dove impera una crisi ambientale mondiale, lo sciamanesimo offre qualcosa che e’ largamente assente nelle grandi religioni antropocentriche: rispetto e comunicazione con gli altri esseri della terra e con il pianeta stesso. Le civilta’ sciamaniche ovviamente comprendevano che l’ambiente naturale deteneva potere di vita o di morte su di loro e consideravano la comunicazione con gli spiriti della natura essenziale per la loro sopravvivenza. Questo aspetto di profonda connessione con l’ambiente circostante e’ naturalmente il grande assente della nostra societa’. Ma per l’occidentale un viaggio nel deserto messicano restera’ solo una temporanea e vacanziera immersione in un’oasi naturalistica, mentre nello sciamanesimo tradizionale esisteva un’integrazione totale nell’ambiente naturale, dal quale lo sciamano attingeva potere e significato per la propria esistenza.

Due preparazioni inconciliabili alla Visione

Pensiamo inoltre alla diversa e inconciliabile preparazione con cui lo sciamano e i moderni adepti della New Age affrontano l’esperienza della ricerca della Visione: nel primo caso viene enfatizzata una dura purificazione spirituale, fatta di digiuni, astinenza, deprivazione del sonno e altre tecniche volte ad aumentare lo stress psicoemotivo con cui l’apprendista arriva all’esperienza stessa. Nel secondo si cerca di evitare o ridurre tale componente e viceversa si sottolinea il bisogno di conservare la propria energia, minata dalla vita frenetica. Presupposti e contenuti sono dunque diversi: nel primo caso si tratta di un’esperienza estatica che stravolga la realta’ quotidiana e che anzi ricostruisca una nuova realta’ e nuova identita’ a partire da quella esperienza; siamo di fronte a uno stile di vita fatto di caccia, di pericoli, di lotta per la sopravvivenza, di relazioni comunitarie e spirituali in cui la propria visione viene integrata e continuamente verificata dal gruppo. Nel secondo caso si tratta di un’esperienza psicologica da integrare, per quanto possibile, nell’insieme frammentato di cio’ che definiamo realta’ quotidiana, fatta di uno stile di vita tecnologicamente raffinato dove non c’e’ spazio per nessuna verifica.

Il limite del neosciamanesimo: credenze senza comunita’

Nell’introduzione del libro ‘Soul Retrieval’ della Ingerman (1991) si legge: “Questo libro tratta di una delle cause piu’ comuni di malattia: la perdita dell’anima. Ed evidenzia soprattutto la possibilita’ di utilizzare questo antico sistema di diagnosi per curare i problemi dell’uomo contemporaneo derivanti da tutta una serie di traumi assai comuni nella vita di ognuno di noi”. In particolare l’autrice sostiene che il “ritrovamento dell’anima”, nella sua esperienza, abbia avuto successo nei casi di donne che hanno subito abusi sessuali durante l’infanzia. E’ evidente che questi suggestivi guaritori abbiano trovato un mercato in forte espansione, quello della salute psicologica. La loro offerta e’ estremamente allettante: addirittura la possibilita’ che qualcun altro faccia il “lavoro” per te, ritrovandoti l’anima. Ma, l’efficacia dello sciamanesimo, risiedeva nel fatto che lo sciamano attivava credenze culturali circa le cause e le cure delle malattie. Senza la larga partecipazione a queste credenze nella popolazione generale, lo sciamanesimo e’ privo di senso e impotente e, in un gruppo che abbia sperimentato una piena rivoluzione nel pensiero moderno scientifico, gli sciamani non sarebbero piu’ in grado di funzionare.

Domande frequenti

Chi era lo sciamano nelle culture tradizionali?

Lo sciamano puo’ essere considerato una forma arcaica di medico e di psicologo: dal suo operato dipendevano l’integrita’ fisica e psichica dei membri del clan. Era il garante della sopravvivenza e della continuita’ storica della comunita’, l’unico in grado, grazie alle pratiche magiche e all’estasi sacra, di fare da intermediario fra il mondo visibile e quello invisibile.

Lo sciamanesimo tradizionale esiste ancora?

Si’, ma profondamente cambiato. In Russia lo sciamanesimo siberiano e’ sopravvissuto alle repressioni staliniste e gli sciamani delle regioni come Burjatia, Tuva e Jakutia continuano a celebrare rituali e a curare. Non si tratta pero’ di una rinascita: e’ piuttosto una permanenza di fenomeni sciamanici che, per sopravvivere, si adeguano allo stile di vita moderno.

Che cos’e’ il neosciamanesimo?

E’ un fenomeno sviluppatosi in Occidente, soprattutto negli Stati Uniti, in cui antropologi americani hanno trasposto sistemi iniziatici e tecniche di guarigione dei popoli indigeni nella realta’ urbana delle metropoli. Con il movimento New Age questa imitazione e’ diventata un fiorente mercato fatto di corsi, seminari, viaggi-avventura e materiali per esercitarsi a casa.

Perche’ lo sciamanesimo perde efficacia fuori dal suo contesto?

Perche’ l’efficacia dello sciamanesimo risiedeva nel fatto che lo sciamano attivava credenze culturali condivise sulle cause e le cure delle malattie. Senza la larga partecipazione a queste credenze da parte della popolazione, lo sciamanesimo resta privo di senso e impotente: in un gruppo che abbia abbracciato il pensiero scientifico moderno, gli sciamani non sarebbero piu’ in grado di funzionare.

Lo sciamanesimo nasce come risposta integrale alla malattia e alla morte in culture dove l’uomo si sentiva in balia della natura: lo sciamano curava perche’ la comunita’ credeva nel suo potere. Oggi, svuotato di quel consenso culturale e trasformato dalla New Age in esperienza di consumo, mantiene il fascino dei suoi simboli ma non la forza che lo rendeva efficace. La vera distanza tra sciamano e adepto occidentale non e’ tecnica, ma di mondo: l’uno integrato totalmente nel suo ambiente, l’altro in cerca di una parentesi.
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Bibliografia

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