Mente e Coscienza

Verso le macchine pensanti?

Dopo aver visto come l’essere umano tenti di espandere le capacita elaborative del proprio cervello mediante interventi di bioingegneria genetica, e come stia avvolgendo l’intero globo in una rete di collegamento totale per interconnettere ogni apparato elettronico a ogni uomo in un unico sistema comunicativo, vediamo ora quale ulteriore tentativo stia azzardando al fine di […]

Verso le macchine pensanti?
Dopo aver visto come l’essere umano tenti di espandere le capacita elaborative del proprio cervello mediante interventi di bioingegneria genetica, e come stia avvolgendo l’intero globo in una rete di collegamento totale per interconnettere ogni apparato elettronico a ogni uomo in un unico sistema comunicativo, vediamo ora quale ulteriore tentativo stia azzardando al fine di poter dominare la Natura in modo ancor piu pervasivo di quanto non stia gia facendo. Questa volta l’obiettivo sono nientemeno che le macchine pensanti o, se preferite, l’Intelligenza Artificiale.

Perche l’uomo cerca le macchine pensanti

Il ragionamento che ha portato alla ricerca di questo tipo di apparati e stato piu o meno il seguente: se e vero, come e vero, che il cervello e l’arma piu potente mai sperimentata in natura (grazie ad esso siamo diventati dominatori incontrastati), perche non provare a replicarlo artificialmente in laboratorio in modo da asservire i dispositivi di cui gia ci avvaliamo direttamente a macchine pensanti, lasciando libero il nostro cervello di dedicarsi ad altre attivita?

Ho qui usato, volutamente, il termine cervello anziche intelligenza, ma il senso della frase non cambia. L’apparato destinato ad ospitare l’I.A. non avra la forma e le dimensioni di un cervello umano, ma le sue componenti cercheranno di riprodurre le modalita di funzionamento di quest’ultimo, al punto che qualche intervento limitativo dovra essere posto in atto per evitare che i nuovi soggetti si impossessino anche dell’autocoscienza e decidano di agire in via autonoma.

Stiamo sconfinando nella fantascienza, e questo e un pericolo sempre presente quando si parla di innovazioni tecnologiche super evolute.

Cerchiamo di restare aderenti alla realta soffermandoci sui motivi che spingono l’uomo verso la realizzazione di questo tipo di dispositivi.

L’ambizione di farsi creatore

Nel libro della Genesi il serpente dice ad Eva: “Dio sa che quando voi ne mangiaste (dei frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male), si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio”. E Dio, dopo il peccato, afferma: “Ecco, l’uomo e diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda piu la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”

Queste citazioni possono apparire fantasiose, e in realta la loro origine affonda nel mito. Ma il senso delle medesime rende bene l’idea di quali siano le motivazioni alla base della ricerca di una intelligenza sempre piu potente, umana o artificiale che sia.

L’ambizione massima dell’uomo conseguente alla super-evoluzione del suo cervello e di farsi creatore, sostituendosi a quella idea di dio o di motore immobile partorita per dare spiegazioni all’inspiegabile.

Ma anche nel cosiddetto creato vi e una gerarchia di complessita, di importanza degli esseri, degli organismi, delle cose. E il cervello umano sta al vertice di questa scala gerarchica: e l’organo piu complesso e potente evolutosi sulla terra. Appare quindi giustificata l’affermazione che il volerlo replicare artificialmente rappresenti l’ambizione massima del cervello umano stesso.

Il raggiungimento di questo traguardo apre scenari tutti da approfondire in itinere.

I limiti dell’intelligenza

Il titolo di questa rubrica, I limiti dell’intelligenza, sta a significare che pur essendo il nostro cervello, come gia detto, l’organismo piu complesso e potente sulla terra, non e in grado di padroneggiare adeguatamente le infinite variabili secondo cui si dipana la vita sul pianeta.

I disastri ambientali provocati ne sono la palese testimonianza.

Ecco quindi che, in modo conscio o inconscio, la ricerca della super-intelligenza intende colmare il vuoto di capacita elaborativa che il nostro cervello non e in grado di riempire.

Ma come potra una intelligenza superiore alla nostra accontentarsi di farci da ancella, dal momento che l’essere umano non intende certo abdicare al suo ruolo di re del mondo?

Per fare cio vi e una sola via: mantenere l’autocoscienza come prerogativa della nostra specie, delegando all’I.A. solo il ruolo di elaborazione dei dati, di memoria analitica, di potenza e velocita di calcolo, il tutto unicamente e inderogabilmente al servizio del dio-uomo.

Un aiuto per riequilibrare il pianeta?

Data la precarieta della situazione in cui siamo venuti a trovarci a causa dei progressi tecnico-scientifici degli ultimi secoli c’e da chiedersi se l’aiuto della super-intelligenza artificiale potra effettivamente aiutarci a riequilibrare le sorti del pianeta.

La risposta a tale domanda e, come si puo ben immaginare, di portata fondamentale per il futuro della biosfera.

Potrebbe essere positiva (si, puo aiutarci a riequilibrare le sorti del pianeta) ad un’unica condizione: che l’essere umano decida di invertire la rotta che dalle caverne lo ha portato ai grattacieli di Manhattan, di imboccare cioe la via del regresso anziche quella del progresso.

Ma quest’ultima via, quella del progresso sin qui seguita, ha modificato il nostro fisico e il nostro modo di pensare al punto da renderci inadatti al tipo di vita che la natura aveva originariamente programmato per la nostra specie.

Esistono pertanto due difficolta insormontabili che impediscono all’umanita di invertire la rotta, di intraprendere il cammino del Grande Ritorno:

  1. la non volonta di farlo, il fermo convincimento cioe di voler continuare ad essere i dominatori incontrastati della vita sul pianeta Terra;
  2. l’incapacita di farlo, per le citate modifiche subite dal nostro fisico e dal nostro modo di pensare.

Ecco allora che tutte le ricerche in direzione dell’I.A., cosi come quelle per il potenziamento delle nostre capacita intellettive e per la realizzazione di una rete sinaptica mondiale, hanno lo scopo di consentirci di riparare efficacemente allo squilibrio da noi prodotto ai danni della natura, che ora minaccia di travolgere noi e tutti gli altri esseri viventi in una spirale distruttiva senza via di scampo.

Necessita e rischio dell’Intelligenza Artificiale

Pochi saranno disposti ad ammetterlo. La maggioranza parlera dell’I.A. come logica conseguenza del progresso tecno-scientifico che passo dopo passo ci ha portato ai vertici della biosfera.

Ammettere che abbiamo necessita dell’I.A. per riparare ai danni sin qui causati significa infatti ammettere che il nostro cervello e stato in grado di distruggere ma non e in grado di ricostituire in modo armonioso e duraturo l’equilibrio degli esseri viventi, cosi come l’evoluzione lo aveva fatto in centinaia di milioni di anni.

Eppure, al punto in cui siamo arrivati, l’I.A. e una esigenza imprescindibile. Senza di essa non saremmo in grado di gestire le innumerevoli variabili che abbiamo introdotto in quello che possiamo definire come l’Impero del cancro del pianeta.

Si tratta di variabili che hanno sostituito in modo arbitrario le leggi di natura, ma che ora sorreggono una impalcatura sempre piu sovrappopolata e complessa.

C’e da temere che il diffondersi dell’I.A. in ogni aspetto della vita preluda all’instaurarsi di un sistema di governo unico mondiale: l’interdipendenza delle connessioni che abbiamo creato e infatti talmente articolata che potra essere gestita solo con il ricorso a questa super I.A.

Tutto cio comporta un elemento di rischio assai elevato: piu i sistemi sono complessi piu aumenta il rischio di catastrofe globale in caso di malfunzionamento.

Ma verso la catastrofe gia stiamo correndo, per cui l’uomo ha deciso di accettare questo rischio.

Domande frequenti

Perche l’uomo cerca di costruire macchine pensanti?

Secondo la riflessione dell’autore, la spinta nasce dal riconoscere nel cervello lo strumento piu potente evolutosi in natura e dal desiderio di replicarlo artificialmente per delegargli il lavoro di calcolo e memoria. Sullo sfondo c’e un’ambizione piu profonda, quasi mitica: quella dell’uomo di farsi creatore, colmando i limiti di elaborazione che il proprio cervello non riesce a superare.

Che differenza c’e tra intelligenza artificiale e autocoscienza in questo articolo?

L’autore distingue nettamente le due cose: all’I.A. verrebbe delegata l’elaborazione dei dati, la memoria analitica, la potenza e la velocita di calcolo, mentre l’autocoscienza resterebbe prerogativa esclusiva della specie umana. Proprio per questo si ipotizzano interventi limitativi, per evitare che le macchine sviluppino autonomia decisionale.

L’intelligenza artificiale puo aiutare a salvare il pianeta?

Nell’analisi proposta, l’I.A. potrebbe aiutare a riequilibrare la biosfera solo se l’umanita accettasse di invertire la rotta del progresso, cosa ritenuta improbabile per due ostacoli: la non volonta di rinunciare al ruolo di dominatori e l’incapacita di tornare indietro dopo le trasformazioni subite. Per questo l’I.A. viene vista piu come necessita per gestire la complessita che come rimedio risolutivo.

Quali rischi comporta la diffusione dell’intelligenza artificiale?

Il rischio principale indicato e la fragilita dei sistemi molto complessi: piu un sistema e interdipendente e articolato, maggiore e la probabilita di una catastrofe globale in caso di malfunzionamento. L’autore paventa inoltre che una super intelligenza artificiale, necessaria a governare connessioni sempre piu fitte, possa favorire l’instaurarsi di un sistema di governo unico mondiale.

Dietro la corsa all’Intelligenza Artificiale l’autore legge un’antica ambizione: quella dell’uomo di farsi creatore e di dominare la Natura. L’I.A. viene presentata insieme come esigenza imprescindibile per gestire la complessita che abbiamo generato e come fonte di rischio, perche i sistemi piu complessi sono anche i piu vulnerabili. La domanda di fondo resta aperta: potra davvero la super-intelligenza riparare uno squilibrio che il nostro stesso cervello ha creato, o e solo l’ennesimo passo di una rotta difficile da invertire?
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