Dopo aver visto come l’essere umano tenti di espandere le “capacità elaborative” del proprio cervello mediante interventi di bioingegneria genetica (articolo “Verso cervelli più potenti e con più memoria”), dopo aver visto come stia avvolgendo l’intero globo in una rete di collegamento “totale” al fine di interconnettere ogni apparato elettronico ad ogni uomo in un unico sistema comunicativo (articolo “Verso una rete sinaptica mondiale”), vediamo ora quale ulteriore tentativo stia azzardando al fine di poter dominare la Natura in modo ancor più pervasivo di quanto non stia già facendo.

È il terzo articolo che inizia con “Verso …”, e questa volta l’obiettivo sono nientemeno che “le macchine pensanti” o, se preferite, “l’Intelligenza Artificiale”.

Il ragionamento che ha portato alla ricerca di questo tipo di apparati è stato più o meno il seguente: «Se è vero, come è vero, che il cervello è l’arma più potente mai sperimentata in natura (grazie ad esso siamo diventati dominatori incontrastati), perché non provare a replicarlo artificialmente in laboratorio in modo da asservire i dispositivi di cui già ci avvaliamo direttamente a “macchine pensanti”, lasciando libero il nostro cervello di dedicarsi ad altre attività?»

Ho qui usato, volutamente, il termine “cervello” anziché “intelligenza”, ma il senso della frase non cambia. L’apparato destinato ad ospitare la I.A. non avrà la forma e le dimensioni di un cervello umano, ma le sue componenti cercheranno di riprodurre le modalità di funzionamento di quest’ultimo, al punto che qualche intervento “limitativo” dovrà essere posto in atto per evitare che i nuovi soggetti si impossessino anche dell’autocoscienza e decidano di agire in via autonoma.

Stiamo sconfinando nella fantascienza, e questo è un pericolo sempre presente quando si parla di innovazioni tecnologiche super evolute.

Cerchiamo di restare aderenti alla realtà soffermandoci sui motivi che spingono l’uomo verso la realizzazione di questo tipo di dispositivi.

Nel libro della Genesi il serpente dice ad Eva: «Dio sa che quando voi ne mangiaste (dei frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male), si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio …». E Dio, dopo il “peccato”, afferma: «Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!»

Queste citazioni possono apparire fantasiose, e in realtà la loro origine affonda nel mito. Ma il senso delle medesime rende bene l’idea di quali siano le motivazioni alla base della ricerca di una intelligenza sempre più potente, umana o artificiale che sia.

L’ambizione massima dell’uomo conseguente alla super-evoluzione del suo cervello è di farsi creatore, sostituendosi a quella idea di dio o di motore immobile partorita per dare spiegazioni all’inspiegabile.

Ma anche nel cosiddetto “creato” vi è una gerarchia di complessità, di importanza degli esseri, degli organismi, delle cose. E il cervello umano sta al vertice di questa scala gerarchica: è l’organo più complesso e potente evolutosi sulla terra. Appare quindi giustificata l’affermazione che il volerlo replicare artificialmente rappresenti l’ambizione massima del cervello umano stesso.

Il raggiungimento di questo traguardo apre scenari tutti da approfondire “in itinere”.

Il titolo di questa rubrica, “I limiti dell’intelligenza”, sta a significare che pur essendo il nostro cervello -come già detto- l’organismo più complesso e potente sulla terra, non è in grado di padroneggiare adeguatamente le infinite variabili secondo cui si dipana la vita sul pianeta.

I disastri ambientali provocati ne sono la palese testimonianza.

Ecco quindi che, in modo conscio o inconscio, la ricerca della super-intelligenza intende colmare il vuoto di capacità elaborativa che il nostro cervello non è in grado di riempire.

Ma come potrà una intelligenza superiore alla nostra accontentarsi di farci da ancella, dal momento che l’essere umano non intende certo abdicare al suo ruolo di re del mondo?

Per fare ciò vi è una sola via: mantenere l’autocoscienza come prerogativa della nostra specie, delegando alla I.A. solo il ruolo di elaborazione dei dati, di memoria analitica, di potenza e velocità di calcolo, il tutto unicamente e inderogabilmente al servizio del dio-uomo.

Data la precarietà della situazione in cui siamo venuti a trovarci a causa dei progressi tecnico – scientifici degli ultimi secoli c’è da chiedersi se l’aiuto della super-intelligenza artificiale potrà effettivamente aiutarci a riequilibrare le sorti del pianeta.

La risposta a tale domanda è, come si può ben immaginare, di portata fondamentale per il futuro della biosfera.

Potrebbe essere positiva (“sì, può aiutarci a riequilibrare le sorti del pianeta”) ad un’unica condizione: che l’essere umano decida di invertire la rotta che dalle caverne lo ha portato ai grattacieli di Manhattan, di imboccare cioè la via del “regresso” anziché quella del “progresso”.

Ma quest’ultima via, quella del progresso sin qui seguita, ha modificato il nostro fisico e il nostro modo di pensare al punto da renderci inadatti al tipo di vita che la natura aveva originariamente programmato per la nostra specie.

Esistono pertanto due difficoltà insormontabili che impediscono all’umanità di invertire la rotta, di intraprendere il cammino del “Grande Ritorno”:

  1. la “non volontà” di farlo, il fermo convincimento cioè di voler continuare ad essere i dominatori incontrastati della vita sul pianeta Terra;
  2. l’”incapacità” di farlo, per le citate modifiche subite dal nostro fisico e dal nostro modo di pensare.

Ecco allora che tutte le ricerche in direzione della I.A., così come quelle per il potenziamento delle nostre capacità intellettive e per la realizzazione di una rete sinaptica mondiale, hanno lo scopo di consentirci di riparare efficacemente allo squilibrio da noi prodotto ai danni della natura, che ora minaccia di travolgere noi e tutti gli altri esseri viventi in una spirale distruttiva senza via di scampo.

Pochi saranno disposti ad ammetterlo. La maggioranza parlerà della I.A. come logica conseguenza del progresso tecno – scientifico che passo dopo passo ci ha portato ai vertici della biosfera.

Ammettere che abbiamo necessità della I.A. per riparare ai danni sin qui causati significa infatti ammettere che il nostro cervello è stato in grado di distruggere ma non è in grado di ricostituire in modo armonioso e duraturo l’equilibrio degli esseri viventi, così come l’evoluzione lo aveva fatto in centinaia di milioni di anni.

Eppure, al punto in cui siamo arrivati, la I.A. è una esigenza imprescindibile. Senza di essa non saremmo in grado di gestire le innumerevoli variabili che abbiamo introdotto in quello che possiamo definire come l’Impero del cancro del pianeta.

Si tratta di variabili che hanno sostituito in modo arbitrario le leggi di natura, ma che ora sorreggono una impalcatura sempre più sovrappopolata e complessa.

C’è da temere che il diffondersi della I.A. in ogni aspetto della vita preluda all’instaurarsi di un sistema di governo unico mondiale: l’interdipendenza delle connessioni che abbiamo creato è infatti talmente articolata che potrà essere gestita solo con il ricorso a questa super I.A.

Tutto ciò comporta un elemento di rischio assai elevato: più i sistemi sono complessi più aumenta il rischio di catastrofe globale in caso di malfunzionamento.

Ma verso la catastrofe già stiamo correndo, per cui l’uomo ha deciso di accettare questo rischio.

Leggi anche

Iscriviti allaNewsletter

Iscriviti allaNewsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere le nostre novità direttamente nella tua casella di posta elettronica.

Ah... gratis!

Fantastico! Ti sei appena iscritto

Pin It on Pinterest

Share This