Il neurone: l’unita’ di base del sistema nervoso
Il neurone e’ la cellula specializzata nella ricezione, elaborazione e trasmissione dei segnali nervosi. A differenza di altre cellule del corpo, e’ costruito per comunicare a distanza e ad altissima velocita’. La sua struttura si divide in tre parti principali: il corpo cellulare, i dendriti e l’assone.
Il corpo cellulare, chiamato anche soma o pericario, e’ la regione centrale che contiene il nucleo e gli organuli comuni a tutte le cellule. E’ il centro metabolico del neurone, dove vengono prodotte le proteine e si svolgono le funzioni che mantengono in vita la cellula.
I dendriti sono brevi prolungamenti ramificati che si estendono dal soma, raramente per piu’ di qualche millimetro. Funzionano come antenne: raccolgono i segnali in arrivo dagli altri neuroni e li convogliano verso il corpo cellulare.
L’assone e’ il prolungamento principale, di solito unico, che trasporta il segnale in uscita verso altre cellule. Puo’ essere molto lungo, in alcuni casi fino a oltre un metro, e mantiene un diametro costante per tutta la sua lunghezza.
La membrana e il citoscheletro
La membrana neuronale, spessa pochi nanometri, separa l’interno dall’esterno della cellula ed e’ costellata di proteine. Alcune di queste proteine fanno da pompe, spostando sostanze dentro e fuori; altre formano canali selettivi che decidono quali molecole possono attraversarla. E’ proprio questo controllo fine sugli scambi a rendere possibile la generazione dell’impulso nervoso.
Una caratteristica notevole e’ che la composizione della membrana cambia a seconda della zona del neurone: il soma, i dendriti e l’assone hanno corredi di proteine diversi, adatti alla funzione di ciascuna parte. Internamente, il citoscheletro fornisce l’impalcatura che da’ forma alla cellula e, allo stesso tempo, funge da rete di trasporto per portare materiali dal soma fino alle estremita’ dell’assone.
Che cosa sono le cellule gliali
Per lungo tempo le cellule gliali sono state considerate semplice “colla” di sostegno, come suggerisce il loro nome, che deriva dal greco e significa appunto colla. Oggi sappiamo che il loro ruolo e’ molto piu’ attivo: regolano l’ambiente chimico, proteggono i neuroni, accelerano la trasmissione dei segnali e partecipano persino alla comunicazione nervosa.
Esistono diversi tipi di cellule gliali, ciascuno con compiti specifici:
- Astrociti: le piu’ abbondanti. Sostengono i neuroni, controllano i livelli di ioni e neurotrasmettitori nello spazio circostante e contribuiscono alla barriera ematoencefalica, il filtro che protegge il cervello dalle sostanze nocive del sangue.
- Oligodendrociti: producono la mielina nel sistema nervoso centrale, la guaina che riveste gli assoni e ne accelera enormemente la conduzione del segnale.
- Cellule di Schwann: svolgono lo stesso compito degli oligodendrociti, ma nel sistema nervoso periferico, fuori dal cervello e dal midollo spinale.
- Microglia: sono le cellule immunitarie del sistema nervoso. Sorvegliano il tessuto, rimuovono i detriti e intervengono in caso di danno o infezione.
- Cellule ependimali: rivestono le cavita’ interne del cervello e partecipano alla produzione e alla circolazione del liquido cerebrospinale.
Il ruolo della mielina
La mielina merita un’attenzione particolare. Avvolgendo l’assone come la guaina isolante di un cavo elettrico, permette al segnale di “saltare” da un punto scoperto all’altro, un meccanismo chiamato conduzione saltatoria. Il risultato e’ una trasmissione molto piu’ rapida ed efficiente.
L’importanza della mielina diventa evidente quando viene danneggiata. In malattie come la sclerosi multipla, il deterioramento della guaina mielinica rallenta o blocca i segnali nervosi, con conseguenze su movimento, sensibilita’ e altre funzioni. Questo spiega perche’ la ricerca sulle cellule gliali, e in particolare su quelle che producono mielina, sia oggi cosi’ importante.
Neuroni e glia: una collaborazione costante
Neuroni e cellule gliali non vivono separati: lavorano insieme in modo continuo. Gli astrociti riforniscono i neuroni di sostanze nutritive e ripuliscono lo spazio tra le cellule dopo ogni segnale; gli oligodendrociti e le cellule di Schwann rendono possibile la comunicazione veloce; la microglia mantiene l’ambiente sano. Senza questa cooperazione, l’attivita’ neuronale non potrebbe sostenersi.
Questa visione integrata ha cambiato il modo in cui guardiamo al cervello. Non piu’ una rete di soli neuroni, ma un sistema in cui ogni impulso, ogni pensiero e ogni movimento nasce dal dialogo tra cellule diverse e complementari.
Domande frequenti
Qual e’ la differenza tra neuroni e cellule gliali?
I neuroni ricevono, elaborano e trasmettono i segnali nervosi attraverso impulsi elettrici e chimici. Le cellule gliali non generano impulsi nello stesso modo, ma sostengono i neuroni: li nutrono, li proteggono, regolano l’ambiente chimico e producono la mielina. Sono due popolazioni cellulari complementari, entrambe indispensabili.
Quante cellule gliali ci sono rispetto ai neuroni?
Il numero di cellule gliali e’ paragonabile a quello dei neuroni, con un rapporto che varia da zona a zona del sistema nervoso. L’idea, un tempo molto diffusa, che fossero dieci volte piu’ numerose dei neuroni e’ stata ridimensionata dagli studi piu’ recenti, che indicano proporzioni piu’ vicine all’equilibrio.
A cosa serve la mielina?
La mielina e’ una guaina che riveste gli assoni e funziona come un isolante elettrico. Permette ai segnali nervosi di viaggiare molto piu’ velocemente grazie alla conduzione saltatoria. Quando la mielina si danneggia, come accade nella sclerosi multipla, la trasmissione rallenta e compaiono sintomi neurologici.
Le cellule gliali possono ammalarsi?
Si’. Diverse patologie neurologiche coinvolgono le cellule gliali: dalle malattie demielinizzanti che colpiscono gli oligodendrociti, ai tumori cerebrali che spesso originano proprio dalle cellule gliali, fino ai processi infiammatori in cui la microglia gioca un ruolo centrale. Per questo sono al centro di molte ricerche attuali.
Salve avrei una domanda, secondo voi
La ns capacità di graduare, articolare pensieri secondo logiche non binarie potrebbe* essere correlata, a livello neuronale,
ad un impiego variabile di n. “canali” disponibili o
a differenti concentrazioni chimiche o a variazioni di voltaggio dell’elettricità nelle cellule?
Altrimenti:
la ns logica se ed in quanto non binaria (ossia basata su 2 possibilità: acceso-spento, passaggio non passaggio di corrente) ma capace di graduazioni ossia di formulare pensieri “alternativi” rispetto ad 1 logica elementale, a due valori, potrebbe* ricondursi:
ad 1 topica, ossia la variazione delle regioni neuronali coinvolte
oppure ad una variazione di quantità partecipanti a reazioni chimiche o
elettriche nelle cellule?
*”Potrebbe”= ovvero quantomeno non esiste nessun elemento per escluderlo
in relazione a quanto si conosce.
Oggi ci sono metodi operativi per indagare in dettaglio quella che negli anni ’40 era ancora un’ipotesi, quella della plasticità hebbiana.
Sicuramente i correlati neuronali dell’attività mentale sono dati da un complesso di fattori biochimici quali concentrazioni ioniche, attività di membrana, neuromodulatori, etc., che coinvolgono le modalità con cui si realizzano le attività sinaptiche, e forse- secondo le ultime ricerche-, anche il flusso di informazione nel citoscheletro (vedi il recente Advances in Physics. Emergent complexity of the cytoskeleton: from single filaments to tissue di F. Huber a , J. Schnauß a , S. Rönicke a , P. Rauch a , K.
Müller a , C. Fütterer a & J. Käs Institute for Experimental Physics I, University of Leipzig, Leipzig, Germany,Version of record first published: 06 Mar 2013).
Sul fronte “artificiale” si sono fatti dei passi avanti sull’attività integrata del cervello, grazie a nuovi componenti detti memristors (resistenze con memoria):
Adv. Studies Theor. Phys., Vol. 7, 2013, no. 10, 479 – 513 Geometry for a Brain. Optimal Control in a Network of Adaptive Memristors Germano Resconi, Catholic University , via Trieste 17 Brescia , Italy & Ignazio Licata ISEM, Inst. For Scientific Methodology, PA, Italy E quello che si comincia a comprendere è proprio la distanza abissale tra un computer digitale (0/1) e la capacità del cervello di elaborare anche in condizioni di incertezza, vedi ad esempio:
The Noisy Brain: Stochastic Dynamics as a Principle of Brain Function di Edmund T. Rolls Oxford Centre for Computational Neuroscience & Gustavo Deco,Institucio Catalana de Recerca i Estudis Avancats (ICREA) Barcelona, Spain Per cui possiamo dire che la modalità di attività neuronale segue criteri complessi più di tipo analogico (e dipendenti dalla storia dell’organismo) che digitale( e senza storia).In effetti un campo in sviluppo è quello della neurocomputazione, orientato sempre più verso il beyond Turing che si realizza attraverso il tipo di processi intuiti dal nostro lettore.
Ignazio Licata
Full Prof. of Theor. Phys.
ISEM, Inst. for Sci. Methodology, UnipA, 91100, PA- Italy & School of Advanced International Studies on Theoretical and non Linear Methodologies of Physics Bari, I-70124, Italy