Mente e Coscienza

3 consigli per migliorare la propria salute mentale

Quando le aspettative che coltiviamo sulla nostra vita non si avverano, possono formarsi dei veri e propri blocchi che ci impediscono di stare bene. Buona parte di questi blocchi nasce da regole rigide che ci imponiamo quasi senza accorgercene: i “devo”. Riconoscerli e metterli in discussione è uno dei modi più concreti per migliorare la […]

Neuroscienze — 3 consigli per migliorare la propria salute mentale
Quando le aspettative che coltiviamo sulla nostra vita non si avverano, possono formarsi dei veri e propri blocchi che ci impediscono di stare bene. Buona parte di questi blocchi nasce da regole rigide che ci imponiamo quasi senza accorgercene: i “devo”. Riconoscerli e metterli in discussione è uno dei modi più concreti per migliorare la propria salute mentale. In questo articolo vediamo come nascono e come lavorare su tre dei più diffusi.

Il cervello, le decisioni e il filtro “devo”

Il cervello di ogni persona ha il compito di dirigere nel migliore dei modi la vita. Tra le sue funzioni più importanti c’è quella di orientare come si svolgerà il corso della giornata e di prendere le decisioni che lo influenzeranno. In base a queste scelte prende forma una serie di situazioni che incidono, in modo positivo o negativo, sul corso della nostra esistenza.

Un colloquio di lavoro andato male, una lite con il partner possono innescare emozioni negative e pensieri autosvalutanti. Ma ogni persona reagisce in maniera differente agli stessi eventi. Come osserva lo psicoterapeuta Fausto Manara, quando ci sentiamo ansiosi o stressati il cervello reagisce cercando una scorciatoia verso l’autoconservazione.

Una di queste scorciatoie è proprio il filtro “devo”. Con questa parola raggruppiamo tutte le convinzioni su come “si dovrebbe” agire in una determinata situazione: piccole regole automatiche dentro cui il cervello tenta di far rientrare ogni evento. Il problema è che queste regole ignorano la complessità dell’esperienza umana e ci intrappolano in una visione in bianco e nero, senza sfumature. Questo tipo di pensiero rigido è ben noto agli approcci cognitivo-comportamentali, che lo considerano una delle radici più frequenti di ansia e malessere.

Vediamo allora tre “devo” molto comuni e come iniziare a smontarli per innescare cambiamenti capaci di migliorare il nostro benessere.

Devo essere amato da tutti

È profondamente umano desiderare di essere amati, accettati e voluti. Ma regolare le proprie azioni e i propri pensieri con il solo scopo di ottenere l’approvazione di tutti non è affatto una buona strategia. Con il tempo, adattare di continuo ciò che facciamo e diciamo alle reazioni altrui rischia di farci perdere le nostre caratteristiche: si finisce per diventare una sorta di camaleonte, che cambia rapidamente idea pur di aderire alle percezioni degli altri.

La realtà è che non si può mai riuscire a rendere felici tutti. Il “devo” piacere a ogni persona è tanto pericoloso quanto irrazionale. La direzione più sana è spostare il baricentro sui propri valori e sulle proprie convinzioni. Qualche domanda utile: quali azioni possono farmi guadagnare rispetto verso me stesso? In che modo posso essere gentile con gli altri, invece di limitarmi a cercarne l’amore?

Rispondendo a queste domande si riesce spesso a ritrovare la propria strada, senza sentire l’obbligo di piacere a chiunque si incontri. Il rispetto di sé, a differenza dell’approvazione altrui, è una base stabile su cui costruire.

Devo avere successo in tutto

Essere costantemente concentrati affinché ogni proprio comportamento sia perfetto può generare paura e ansia. Non solo: quando le aspettative su noi stessi diventano impossibili da soddisfare, è molto probabile che finiamo per procrastinare, bloccati dal timore di non essere all’altezza.

Vale la pena ricordare che, in moltissimi casi, le persone di maggior successo sono anche quelle che hanno fallito più volte e che hanno imparato a convivere con i propri insuccessi. Piuttosto che restare paralizzati dal perfezionismo, è più utile considerare la propria vita come un’opera in corso, che non deve essere frenata dai limiti che percepiamo.

Quando si prova a combattere questo “devo” è importante non generalizzare sui propri fallimenti. Un insuccesso non definisce l’intera persona. Conviene invece approfondire il perché di un risultato mancato e capire cosa ha impedito di raggiungere un certo obiettivo: è da lì che nasce l’apprendimento, non dall’autocondanna.

Devo avere il controllo su tutto

Sentire un buon senso di controllo su ciò che ci accade non è affatto una caratteristica malsana. Anzi, le persone che percepiscono un solido controllo interiore riescono spesso ad affrontare in modo più positivo le sfide della vita. Il problema sorge quando questa aspirazione si estende a ogni evento e a ogni situazione: allora si trasforma in un pericoloso “devo”.

Molte delle cose che accadono nel corso della vita dipendono semplicemente dal caso. Non è possibile fare previsioni accurate al cento per cento. Questo però non significa che convenga restare tutto il giorno al riparo sotto le coperte, nascondendosi dal mondo. Ha molto più senso chiedersi come godersi la vita nel migliore dei modi ed essere resilienti nonostante quel “lancio di dadi” che continua a portarci lungo strade diverse da quelle immaginate.

Come mettere in pratica il cambiamento

Mettere in discussione le indicazioni del proprio cervello non è mai semplice: serve esercizio. L’allenamento consiste nell’imparare a identificare i “devo” che limitano le nostre azioni e a distinguerli dalle regole che invece vale la pena seguire per sentirci in pace con il nostro io interiore.

Un buon punto di partenza è osservare il linguaggio interno: ogni volta che compare un “devo”, un “dovrei” o un “non posso permettermi di”, conviene fermarsi e chiedersi se si tratta di una necessità reale o di una regola automatica ereditata. Da lì si può provare a riformulare il pensiero in modo più flessibile, sostituendo l’imposizione con una preferenza. Quando impariamo ad accogliere le sfumature della nostra umanità e del mondo che ci circonda, è sorprendente quanto la vita diventi più interessante e affascinante.

Domande frequenti

Che cosa sono i “devo” di cui parla l’articolo?

Sono regole rigide e automatiche che ci imponiamo su come “si dovrebbe” agire, sentire o riuscire. Il cervello le usa come scorciatoie, ma ignorano la complessità delle situazioni reali e alimentano una visione in bianco e nero che favorisce ansia e malessere.

Perché voler piacere a tutti fa male alla salute mentale?

Perché adattare di continuo azioni e opinioni all’approvazione altrui porta a perdere le proprie caratteristiche, come un camaleonte. Dato che è impossibile rendere felici tutti, è più sano fondarsi sui propri valori e coltivare il rispetto di sé.

Come si affronta il perfezionismo?

Considerando la propria vita come un’opera in corso e non generalizzando sui fallimenti. Un insuccesso va analizzato per capirne le cause e imparare, non trasformato in un giudizio globale su di sé. Molte persone di successo hanno fallito spesso prima di riuscire.

Avere il controllo è un problema?

Un buon senso di controllo interiore è positivo e aiuta ad affrontare le sfide. Diventa dannoso solo quando pretendiamo di controllare ogni cosa: poiché molti eventi dipendono dal caso, l’obiettivo più utile è la resilienza, non il controllo totale.

Migliorare la salute mentale non richiede stravolgimenti, ma la capacità di riconoscere le regole rigide che ci imponiamo. “Devo essere amato da tutti”, “devo avere successo in tutto”, “devo avere il controllo su tutto” sono imperativi che promettono sicurezza e consegnano ansia. Sostituirli con preferenze flessibili, fondate sui propri valori e sull’accettazione del caso, è un esercizio quotidiano che rende la vita meno faticosa e più autenticamente nostra.
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