Anoressia Nervosa: attori e registi biologici

di Daniele Gigli, Marco Boido, Valeria Zannoni

 

L’anoressia nervosa (AN) è una malattia complessa, multifattoriale, con alta ereditabilità, i cui sintomi non sono facilmente collegabili a specifici meccanismi molecolari. Risulta perciò di primaria importanza l’analisi dei principali meccanismi biologici costituenti le basi molecolari di AN, enfatizzando gli studi di “associazione genica umana”, ovvero l’analisi dei geni situati nello stesso cromosoma definiti “associati”, in quanto allineati in un’unica fila e geneticamente trasmessi in blocco.
Questi studi associativi vengono spesso inseriti nel contesto sperimentale in quanto controllano, in maniera diretta o indiretta, l’assunzione di cibo e le variazioni di peso corporeo.

 

INTRODUZIONE

L’identificazione diagnostica dell’anoressia nervosa (AN) viene riportata fin dal 1968 nel DSM-II, da allora questo disturbo risulta sempre presente all’interno di questo manuale. Fairburn e Walsh, nel 2002, la definiscono come “un persistente disturbo del comportamento alimentare o del comportamento finalizzato al controllo del peso, che danneggia significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale” (Fairburn et al., 2002).

Lo scopo di questo lavoro è quello di porre in evidenza gli aspetti genetici della malattia, tenendo conto delle diverse tecniche sperimentali e riportando alcuni studi che hanno evidenziato la forte componente a base biologica dello sviluppo dell’anoressia nervosa.
L’anoressia rappresenta, oggi, una vera e propria emergenza sanitaria nei paesi detti “industrializzati”. È un disturbo legato al benessere, difatti sembra essere assente in paesi come l’Africa, l’Asia e l’America Latina, zone ad elevato tasso di povertà. Si presenta anche in persone immigrate da paesi poveri, confermando la sua valenza di malattia “localizzata”. L’American Psychiatric Association (APA) rileva che le remissioni complete sono poche, la maggior parte dei casi, però, raggiunge discreti risultati.

Alcuni sintomi permangono, però, anche dopo la guarigione, come ad esempio comportamenti ossessivo-compulsivi, fobie ed abuso di sostanze stupefacenti. Il 60% dei soggetti continua a sviluppare problemi con il cibo e con il proprio peso corporeo. Rapporti, sempre dell’APA, risalenti all’anno 2000, evidenziano come il 14% dei pazienti sia riuscita a recuperare più del 15% del peso corporeo.

Ad evidenziare che la malattia colpisce essenzialmente le aree sviluppate del pianeta, si registra che in Giappone, grazie all’aumento del benessere, sono sensibilmente aumentati i casi di disturbi dell’alimentazione, con prevalenze stabilizzate intorno a quelle Statunitensi. Altre società emergenti, come quella Cinese, stanno sviluppando sintomi legati a questa malattia.
Il rapporto di prevalenza tra maschi e femmine risulta pari ad un maschio ogni 10/15 femmine (nei preadolescenti il rapporto è 50/50). L’AN si manifesta, perciò, principalmente in soggetti di sesso femminile dei paesi industrializzati ed in età puberale. Il tasso attuale di incidenza della malattia è pari a 5/8 soggetti realmente colpiti da AN ogni 100.000 persone.

In ambito clinico, la diagnosi di AN si basa principalmente sulla valutazione delle abitudini alimentari di un paziente, sull’indice di massa corporea, sulla presenza di sintomi fisici derivati dal digiuno (per esempio amenorrea) e sulla valutazione psicologica; effettuare una corretta diagnosi, basata su una serie complessa di parametri, può essere difficile specialmente nei pazienti i cui sintomi sono ambigui. Nella maggior parte dei casi non si sa se i sintomi si riferiscono alle cause di fondo che scatenano la malattia o se sono conseguenze secondarie del digiuno protratto a lungo termine. Pertanto, oltre ad una reale difficoltà a diagnosticare l’AN, trovare il trattamento appropriato risulta ulteriormente complicato da interventi farmacologici che spesso non si rivolgono alla causa della malattia, ma semplicemente alleviano i sintomi, contribuendo così ad aumentare il tasso di fallimento nel trattamento di AN. Infine, la decisione da parte del terapeuta di sospendere il trattamento, dopo l’evidenziarsi della remissione di alcuni sintomi, essenzialmente deriva dall’analisi degli stessi parametri con i quali è giunto alla diagnosi, grazie a queste incomprensioni i pazienti di AN possono incorrere in alti tassi di recidiva.

I problemi di cui sopra, relativi alla gestione della malattia, derivano dalla conoscenza molto limitata delle sue basi genetiche.

ATTORI (NEUROTRASMETTITORI, ORMONI E RECETTORI) E REGISTI (GENI)

Serotonina

La serotonina (5-HT) viene sintetizzata dai neuroni serotoninergici tramite idrossilazione e decarbossilazione del triptofano. Si ritrova nel sistema nervoso centrale, ma è anche stata isolata nelle cellule enterocromaffini della mucosa gastroenterica; è presente, altresì, nelle piastrine ed è, in primis, coinvolta nella regolazione dell’umore..
Oltre al suo coinvolgimento in meccanismi centrali che influenzano l’umore e la motivazione, la 5-HT modifica l’appetito. Gli studi sugli animali mostrano effetti inibitori sul comportamento alimentare suggerendo essere, la serotonina, il fattore che causa e promuove la sazietà anoressica (Tallett et al., 2009). Il farmaco antiobesità sibutramina, infatti, inibisce, tra gli altri meccanismi, il blocco della ricaptazione della 5-HT (Heal et al., 1998). Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina sono stati utilizzati nella pratica clinica per la cura dell’AN, ma i rapporti non sono risolutivi circa un miglioramento di questo disturbo alimentare (Holtkamp et al., 2005).
L’analisi del profilo psicologico dei pazienti con AN, ha spinto i ricercatori a produrre un maggior numero di studi di associazione genica sui sistemi centrali che influenzano la percezione, l’umore e la personalità. Sono stati eseguiti, a partire dal 1997, diversi studi di associazione su differenti polimorfismi a singolo nucleotide legati ai geni coinvolti nei meccanismi serotoninergici, di cui 14 nella regione promoter del gene 1438A/G, studiando il polimorfismo che codifica per il recettore 5- HT2A (un polimorfismo che guida un’adenosina, o una guanina, in posizione -1.438 all’interno della regione del promotore del gene). Questo forte interesse si è sviluppato dopo la scoperta, nel 1997, di un’associazione tra il polimorfismo di 1438A/G ed AN (Collier et al., 1997). I risultati possono sembrare incoraggianti ma, è doveroso ricordare, che l’AN presenta una prevalenza molto bassa rispetto alla popolazione (pochi casi riscontrabili rispetto al totale della popolazione), perciò bisogna fare conto con le dimensioni del campione sempre piccole ed i risultati non sempre conformi alle aspettative. I gruppi di controllo possono altresì creare problemi di eterogenicità.
Associazioni positive sono state trovate anche per polimorfismo a singolo nucleotide nei geni che codificano il recettore della serotonina 5-HTRD1 (Bergen et al., 2003) e due polimorfismi supplementari posizionati a monte (Brown et al., 2007).

Le catecolamine

Tra le catecolamine, quelle maggiormente implicate nei disturbi di AN risultano essere la norepinefrina e la dopamina.
La norepinefrina è un’ammina biogena, con formula chimica C8H11NO3, sintetizzata dalla dopamina per azione della dopamina beta-idrossilasi.
I suoi meccanismi d’azione sono molto complessi; tra le numerose funzioni, la NE è nota per aumentare o diminuire l’assunzione di cibo a seconda del sito, nel sistema nervoso centrale, dove va ad agire. Nel nucleo paraventricolare dell’ipotalamo, l’inoculazione di NE produce iperfagia (Leibowitz et al, 1984), mentre l’infusione nel nucleo perifornicale ipotalamico produce riduzione nell’assunzione di cibo.

La sibutramina, il farmaco antiobesità accennato in precedenza, blocca anche la ricaptazione della NE (Heal et al., 1998). Il funzionamento del sistema noradrenergico sembra essere alterato in pazienti con AN, ma ben pochi lavori hanno esplorato le sue componenti all’interno degli studi di associazione. Kaye et al. hanno trovato livelli normali di NE nel liquido cerebrospinale, sia in condizioni di sottopeso che durante la riacquisizione dello stesso. Comunque, nel liquido cerebrospinale, il livello di NE è stato trovato inferiore nei pazienti che avevano riacquistato peso a lungo termine (20 ± 7 settimane) rispetto agli individui sani (Kaye et al., 1984), il che indica un potenziale disturbo intrinseco della NE nel metabolismo di questi pazienti, o la presenza di un residuo post-disfunzione. L’associazione con AN è stata osservata durante uno studio di trasmissione, in un polimorfismo nella regione situata nel 5° promotore della proteina trasportatrice NE, SL6A2 (NETpPR) (Urwin et al., 2002). Questa associazione non è stata comunque confermata in successive analisi (Hu et al., 2007). La dopamina è un neurotrasmettitore derivato dalla idrossilazione e decarbossilazione della tirosina. Questa molecola è coinvolta in un’ampia gamma di funzioni cerebrali come l’attività motoria, la lattazione, il sonno, l’umore, l’attenzione, la cognizione, la personalità, l’alimentazione e l’apprendimento, oltre che nei meccanismi di ricompensa e condizionamento. Disfunzioni della dopamina, è stato suggerito, predispongono un soggetto con AN ad una mancata ricompensa associata all’assunzione di cibo, portando ad anedonia ed al potenziale coinvolgimento nello sviluppo di tratti di personalità associati con AN.

Uno studio di associazione ha riscontrato due polimorfismi a singolo nucleotide che, nella regione DRD2 (regione codificante il recettore della dopamina D2), sono implicati nella modificazione dei recettori stessi, alterando una corretta connessione tra neurotrasmettitore e recettore. Questa modificazione risulta essere una tra le cause genetiche dello sviluppo di AN (Bergen et al., 2005).

La dopamina e la norepinefrina, dopo il rilascio nello spazio sinaptico, vengono metabolizzate dagli enzimi monoammina-ossidasi e dalle catecolammina-O-metil transferasi (COMT).
I COMT sono stati accuratamente esaminati in vari studi genetici, ed un loro specifico polimorfismo, Val158Met (un polimorfismo nel codice genetico che porta alla sostituzione di metionina e valina nella posizione 158 della sequenza di amminoacidi della proteina), è stato collegato a diversi disturbi psicologici come abuso di sostanze stupefacenti, schizofrenia, disturbo ossessivo compulsivo e disturbo bipolare (Hosak, 2007).

Questo polimorfismo genera una proteina funzionale le cui implicazioni sono state recentemente studiate. La forma 158Met della proteina è tradotta con successo in una proteina funzionale, ma termodinamicamente più instabile, con conseguente calo del tasso metabolico rispetto alla proteina Val158. Si è dedotto che la disfunzione in COMT può avere un impatto maggiore sull’attività all’interno della corteccia prefrontale in quanto la monoamino-ossidasi lì risulta assente.

L’analisi nel gene COMT così come nel gene adiacente ARVCF, è stata effettuata dal gruppo di ricerca di Michaelovsky il quale ha rivelato anche un elemento ereditario che pare essere associato al rischio di sviluppare AN (COMT- 186C-408G-158Val-ARVCF-659T-524C).

BDNF

Il BDNF è una proteina neurotrofica essenziale per la sopravvivenza e la differenziazione dei neuroni durante lo sviluppo del cervello; inoltre risulta essere fondamentale per la formazione di reti sinaptiche, la plasticità neurale, l’apprendimento e la memoria. Il polimorfismo nel gene Val66Met, che codifica per BDNF, portando ad una sostituzione di una valina con una metionina in posizione 66 nella sequenza amminoacidica della proteina, è stato ampiamente studiato in relazione a vari disturbi psichiatrici. Questo polimorfismo porta ad una proteina i cui processi di trasformazione e di secrezione sono colpiti negativamente (Egan et al., 2003). Diversi studi di associazione, inoltre, hanno evidenziato risultati coerenti che mostrano un legame tra la variante Met66 e l’anoressia nervosa. Gli studi biologici sul BDNF, svolti sugli animali, coinvolgono anche la regolazione del metabolismo energetico e l’attività fisica. Il polimorfismo di BDNF nei topi può portare ad iperattività, ansia, iperfagia ed aumento del peso corporeo (Rios et al., 2001). In BDNF con eterozigosi, i topi mostrano anche maggiore aggressività, iperfagia ed aumento del peso corporeo elevato rispetto ai soggetti di controllo (Lyons et al., 1999).
È importante sottolineare che, sia nel sistema periferico che in quello centrale, l’attività di BDNF nei ventricoli cerebrali o in siti come i nuclei ipotalamici ventromediale e paraventricolare, riduce l’assunzione di energia ed aumenta il dispendio energetico (Wang et al. 2007a, b). È interessante

notare che Khabour et al. abbiamo rilevato che l’esercizio volontario eleva i livelli di BDNF nell’ippocampo (Khabour et al., 2009). I livelli sierici di BDNF in pazienti con AN, inoltre, sono risultati significativamente più bassi rispetto ai soggetti di controllo.

Recettore NMDA e canale SK3

Il recettore NMDA per il glutammato è coinvolto nella trasmissione neuronale eccitatoria; lo stesso è stato più volte associato a diversi disturbi psichiatrici ed alla regolazione del comportamento alimentare, soprattutto in relazione agli aspetti gratificanti dell’attività consumatoria. È stato dimostrato che il blocco dei recettori NMDA porta ad una diminuzione del consumo di saccarosio appetibile (Guardia et al., 2009a). È interessante notare, inoltre, come i recettori NMDA sembrino mediare l’ingestione di calorie; ad esempio, il loro blocco è efficace soprattutto durante la presentazione di zuccheri ricchi di calorie, ma non con la somministrazione di saccarina non calorica (Guardia et al., 2009b). Inoltre, il blocco di questo recettore all’interno dell’area tegmentale ventrale, impedisce l’acquisizione dell’apprendimento operante (Zellner et al., 2009). Lo stesso pare essere particolarmente importante dal punto di vista dell’anoressia, considerando che questo disordine alimentare è accompagnato da un livello significativo di anedonia (mancanza di gioia e di piacere), correlato dall’evitamento di assunzione di calorie.
Il recettore NMDA è associato ad SK3, un piccolo canale per il potassio attivato dal calcio; SK3 è un canale presente in tutto il corpo umano. Nel cervello, regola il flusso di ioni attraverso il recettore NMDA ed è espresso in prevalenza nella zona mesolimbica e nigrostriatale (Koronyo-Hamaoui et al., 2004). Il gene che codifica SK3 contiene una zona altamente polimorfica di ripetizioni CAG nella regione codificante. Un’associazione combinata ed uno studio sul disequilibrio della trasmissione ha mostrato una ripetizione più lunga di CAG in pazienti con AN, questo dato è stato confermato da uno studio di associazione, impiegando una popolazione di controllo (Koronyo-Hamaoui et al., 2002), ed in due studi successivi (Koronyo-Hamaoui et al., 2004, 2007). Gli stessi hanno anche studiato la subunità NR2B del recettore NMDA, che è stata legata alla plasticità neuronale, alla memoria ed al comportamento consumatorio. L’allele G del polimorfismo T5073G nel gene che codifica per NR2B ed il genotipo GG ha dimostrato un’associazione significativa per l’AN.

AGRP

L’AGRP agisce come antagonista del recettore della melanocortina 4 (MC-4R) ed inibisce la segnalazione anoressigenica fornita da alfa-MSH. Questa molecola, espressa nel nucleo arcuato, si è rivelata un buon regolatore della fame (Stutz et al., 2005). La funzione di AGRP, come indicato da diversi modelli di animali, è quella di promuovere l’alimentazione con conseguente aumento del peso corporeo (Adan e Vink, 2001).
L’associazione tra il polimorfismo di G760A, nel gene che codifica AGRP, e l’anoressia nervosa, è stato segnalato nel 2001 da Vink et al. e confermato nel 2007 in uno studio di disequilibrio della trasmissione (Dardenne et al., 2007). Questo polimorfismo è situato nella regione codificante del gene e porta alla sostituzione di Ala67Thr nella proteina tradotta (Vink et al., 2001). Questo polimorfismo a singolo nucleotide è stato anche associato alla regolazione dell’assunzione di macronutrienti (Loos et al., 2005). Bisogna aggiungere che studi di associazione per quanto riguarda i polimorfismi in altri componenti dei sistemi di regolazione ipotalamici dell’appetito, come la propiomelanocortina (POMC) (Hinney et al., 1998a), l’MC-4R (Hinney et al., 1999), ed i recettori 1 e 5 (NPY1R, NPY5R) del neuropeptide Y (Rosenkranz et al., 1998b) iniziano a portare discreti risultati.

Grelina

La grelina è un peptide oressigenico (induzione della ricerca di cibo) prodotto principalmente nello stomaco (piccole concentrazioni sono state trovate anche nell’ipotalamo, nell’ipofisi, tiroide, polmoni, pancreas, surreni ed intestino). Viene rilasciato nel flusso sanguigno e, nel sistema nervoso centrale, si lega al recettore dell’ormone della crescita (GHSR), è abbondantemente presente nel nucleo arcuato. L’attivazione del GHSR regola l’espressione dei geni coinvolti nella stimolazione dell’alimentazione, come quelli per il neuropeptide Y (NPY). I livelli di grelina aumentano durante il digiuno e diminuiscono durante l’assunzione di cibo (Olszewski et al., 2008b).
Paradossalmente, sono stati riscontrati livelli elevati di grelina in pazienti con AN (Usdan et al., 2008), questo fatto è stato interpretato come un meccanismo di compensazione dell’organismo per tentare di

stimolare l’appetito durante la restrizione calorica. È stato ipotizzato che una mutazione con perdita di funzione nel sistema della grelina, potrebbe ridurre i segnali oressigeni indotti e facilitare la restrizione alimentare in pazienti con AN, con conseguente perdita di peso. Il gene che codifica la grelina, in realtà, codifica due pro-peptidi, il primo produce grelina oressigenica ed il secondo, chiamato obestatina, produce grelina anoressigenica. Il significato di questo meccanismo però, è tuttora sconosciuto.

Leptina

La leptina è un ormone peptidico sintetizzato e secreto dal tessuto adiposo bianco, che viene prodotto a seconda della massa grassa presente. Questa molecola svolge un ruolo estremamente interessante nella regolazione dell’assunzione di alimenti e della spesa energetica, si accumula durante l’iperalimentazione, si riduce col digiuno.
Svolge la sua funzione nel sistema nervoso centrale, in particolare nei nuclei arcuato e paraventricolare, inibendo i neuroni NPY ed AGRP portando così ad una riduzione della richiesta alimentare.
Generalmente, a bassi livelli di riserve lipidiche, si riscontrano bassi livelli di leptina nel plasma, questi livelli scendono ancora durante le ore notturne (Grinspoon et al., 1996; Stovinget al., 1998). Di contro, i livelli del recettore della leptina in soggetti affetti da AN aumentano (Kratzsch et al., 2002; Misra et al., 2004), causando un’ulteriore caduta del livello di leptina libera. In pratica, il soggetto non riesce a mettere in atto un meccanismo di regolazione del livello di leptina; le concentrazioni di questo ormone, risultano basse anche nel liquido cerebro spinale (Mantzoros et al., 1997). Il gene del recettore della leptina presenta un’ampia serie di polimorfismi che devono essere analizzati (Tartaglia, 1997); alcune ricerche hanno evidenziato correlazioni positive con AN (Manara et al., 2005), altre no (Monteleone et al., 2000).

Colecistochinina

La colecistochinina (CCK) è un ormone secreto a livello del duodeno, dalle cellule della mucosa, che serve come segnale periferico per la diminuzione dell’appetito e che funziona mediante recettori situati nel sistema nervoso centrale.
Un’associazione genica è stata trovata tra il gene che codifica la CCK ed AN. Un numero significativamente maggiore di eterozigoti (AC) è stato trovato in un gruppo di pazienti (De Krom et al., 2006), ma ancora nessuna associazione è stata trovata per i gruppi di omozigoti (pazienti omozigoti per AA o CC).

Gli oppioidi ed i loro recettori

Sperimentazioni su animali hanno dimostrato che tutte e tre le classi principali dei recettori degli oppioidi endogeni mediano l’edonistica del cibo. Questo meccanismo di mediazione sembra essere gestito, principalmente, attraverso il recettore μ-oppioide, ma anche, in qualche misura, con il recettore δ-oppioide (Bodnar, 2004).
È interessante notare che, la meccanica della ricompensa ed il condizionamento, sembrano essere particolarmente colpiti nei pazienti con AN. Negli individui con AN, infatti, i meccanismi di ricompensa sembrano essere attivati grazie a rigorosi esercizi di restrizione alimentare (Sodersten Bergh, 1996). Un disturbo nella segnalazione oppioide, associato con i meccanismi di ricompensa, suggerisce un ruolo importante nello sviluppo di AN (Marrazzi e Luby, 1986). Questa teoria suggerisce che, una disfunzione nei sistemi di regolazione della funzione degli oppioidi, predispone il paziente a sviluppare una dipendenza verso esercizi fisici e restrizione alimentare innescata dalla dieta. In questo modello, la fame e l’esercizio fisico sono i mezzi per compensare la diminuzione del premio legato al consumo. È interessante notare che gli studi clinici preliminari con il naltrexone, un antagonista degli oppioidi, hanno mostrato effetti positivi sul guadagno di peso (de Zwaan e Mitchell, 1992; Marrazzi et al, 1995).
Uno studio ha individuato che la regione 1p33-36 del cromosoma 1, può essere associata al rischio di sviluppare AN (Grice et al., 2002). Questa regione contiene i geni che codificano per il recettore oppioide delta (OPRD1), il recettore D1 della serotonina (HTR1D) ed il recettore 1 dell’orexina (HCTR1). Questa regione è alla base degli studi di associazione dei polimorfismi in questi geni, in primo luogo elaborati da Bergen et al. (2003), che ha trovato le associazioni nel gene che codifica il recettore delta oppioide per lo sviluppo di AN. Studi di associazione successivi, eseguiti da Brown et al.; hanno trovato un’associazione di polimorfismo a singolo nucleotide per AN ed altre due associazioni supplementari successive (Brown et al., 2007). Finora, nessuno studio di associazione è stato condotto sui geni che codificano per i recettori oppioidi mu e delta.

CNR1

I recettori CB1R e CB2R, che mediano gli effetti psicotropi del tetraidrocannabinolo (THC), sono espressi nei nuclei dell’ipotalamo, nel circuito mesolimbico e nel nucleo accumbens (Gaetani et al., 2008), ed hanno dimostrato essere coinvolti nella stimolazione dell’appetito. I topi transgenici CB1, presentano uno sviluppo normale ma mostrano una diminuzione di appetito ed un peso corporeo inferiore del 24% oltre che un’adiposità del 60% in meno rispetto alla popolazione di controllo di tipo selvatico (Ravinet Trillou et al., 2004).
In un test del disequilibrio della trasmissione, eseguito con una tripletta polimorfa in CNR1, il gene che codifica CB1R non ha mostrato alcuna trasmissione preferenziale per uno degli otto alleli studiati in pazienti con AN. Tuttavia, è stato osservato un potenziale ruolo modulatore per gli alleli ripetuti 13 e 14; l’allele ripetuto 13 ha mostrato una trasmissione preferenziale legata maggiormente a soggetti bulimici, l’allele ripetuto 14 ha mostrato una tendenza alla trasmissione dei comportamenti collegati all’anoressia nervosa (Siegfried et al., 2004). Un ampliato studio successivo non è stato in grado di confermare questi risultati, non ha altresì mostrato alcuna associazione polimorfica nei geni che codificano gli altri componenti del metabolismo di anandamide. Analisi separate sui sottogruppi di AN in questo studio non sono state eseguite.

Sistemi di regolazione del metabolismo energetici

Una serie di studi hanno esaminato i sistemi di regolazione del metabolismo stando al di fuori dei canoni classici legati alla psicologia ed ai sistemi che regolano assunzione di cibo. Una certa attenzione è stata data ai fattori che controllano il metabolismo nella periferia, cioè i recettori che regolano la lipolisi nel tessuto adiposo e la termogenesi nel muscolo scheletrico, così come le proteine di disaccoppiamento UCP2 e UCP3, le stesse mediano il trasferimento di ioni attraverso la membrana mitocondriale e regolano la termogenesi, convertendo il potenziale elettrico in calore. Disfunzioni nel metabolismo energetico mitocondriale generano un più alto tasso di metabolismo, che potrebbe facilitare la perdita di peso nei pazienti con AN.
I geni che codificano UCP2 e UCP3 sono entrambi colocalizzati sul cromosoma 11q13. Due indicatori sono stati studiati per le associazioni con AN ed un’associazione è stata trovata per il marcatore D11S911 (Campbell et al., 1999). Uno studio successivo su tre polimorfismi non è stato in grado di trovare nessuna associazione con AN (Ando et al., 2004).

Ormoni sessuali

Il fatto che L’AN si sviluppa prevalentemente nelle ragazze intorno all’età della pubertà, suggerisce un coinvolgimento degli ormoni sessuali femminili nello sviluppo della malattia. Gli studi sugli animali hanno dimostrato che gli estrogeni possono essere, potenzialmente, anoressigenici attraverso l’inibizione dei neuroni NPY espressi nel nucleo arcuato (Young, 1991) ed attraverso il coinvolgimento del centro della sazietà, inducendo una cascata di eventi nel romboencefalo (Geary et al., 2001). Infatti, il buon funzionamento del sistema degli estrogeni è necessario per la normale assunzione di cibo, per l’adiposità e per il controllo del peso corporeo (Geary et al., 2001). I polimorfismi del gene ESR2, che codifica per il recettore estrogeno β, sono stati evidenziati, e poi successivamente studiati, per le associazioni con i disturbi del comportamento alimentare (Rosenkranz et al., 1998a). Un’associazione è stata trovata per uno dei polimorfismi, la G1082A. L’allele più comune, G, ha mostrato una significativa associazione con AN; tuttavia, vi è una difficoltà metodologica nell’interpretare i risultati di questo studio perché sono stati utilizzati, come controlli, degli individui sottopeso sani. Questo rende più complicato il confronto dei dati con altri studi che hanno utilizzato soggetti di controllo di peso normale. Il secondo studio di associazione non è riuscito a trovare una significativa associazione allelica, ma ha mostrato una significativa associazione per il genotipo AG ed una maggiore frequenza dell’allele 1082° in contraddizione con il precedente studio (Eastwood et al., 2002).

Un recente studio sull’intero genoma, eseguito da Nakabayashi et al., è stato in grado di rilevare un’associazione tra un marcatore in prossimità del gene SPATA17 (spermatogenesi associata 17), legato all’apoptosi e fortemente espressa nel testicolo, e lo sviluppo di AN (Nakabayashi et al., 2009). Lo stesso studio ha osservato un’associazione per una regione del gene CNTN5 che è un gene prevalentemente espresso nel cervello e nella tiroide e gioca un ruolo nello sviluppo neuronale.

 

anoressia nervosa tab 1

CONCLUSIONI

Risulta, alla luce di quanto detto finora, estremamente importante implementare le conoscenze sulle cause molecolari di AN con studi di associazione genica umana ed inserirle in un contesto sperimentale biologico, facendo particolare attenzione alla regolazione del comportamento alimentare e del peso corporeo. Visto che il sintomo che risulta uniformemente più ricorrente è l’inedia, molti studi si sono concentrati sulla definizione dei meccanismi molecolari, direttamente o indirettamente collegati all’assunzione di energia ed il malfunzionamento metabolico che si riscontra in questo disturbo alimentare.

Proponiamo in calce la rendicontazione di un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psichiatria dell’Università del Nord Carolina guidati dalla Dott.ssa Chyntia M. Bulik (Bulik et al. 2010), in questo studio si è indicata una scarsa corrispondenza, non un’esclusione, tra i polimorfismi esaminati e l’AN. La precisione statistica viene particolarmente indebolita dalla carenza del numero dei casi e dalla definizione sempre più circoscritta da parte del DSM-IV. Il gruppo di ricerca si è concentrato su varianti genetiche che esulassero da quelle da noi citate e generalmente più utilizzate. I soggetti studiati del gruppo con AN erano 1085 e quelli del gruppo di controllo erano 677. Illustreremo nella seguente tabella l’elenco di tutti i polimorfismi a singolo nucleotide studiati dal suddetto gruppo di ricerca.

polimorfismi

 

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Articolo originale pubblicato su Neuroscienze.net il 20 giugno 2011 col titolo “Attori e registi biologici dell’Anoressia Nervosa”

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