Neurobiologia e Cervello

Arte e cervello

Fin dall’alba della Preistoria l’essere umano ha espresso una fantasia creativa unica attraverso pittura, scultura e musica. Da circa vent’anni una nuova disciplina, la neuroestetica, studia che cosa accade nel cervello quando creiamo o ci emozioniamo davanti a un’opera d’arte. Indagando l’arte si scoprono nuovi aspetti della mente, e il motivo per cui un artista […]

Neuroscienze — Arte e cervello
Fin dall’alba della Preistoria l’essere umano ha espresso una fantasia creativa unica attraverso pittura, scultura e musica. Da circa vent’anni una nuova disciplina, la neuroestetica, studia che cosa accade nel cervello quando creiamo o ci emozioniamo davanti a un’opera d’arte. Indagando l’arte si scoprono nuovi aspetti della mente, e il motivo per cui un artista dipinge o scolpisce in un certo modo e non in un altro.

Perche l’arte parla a tutti

Le diverse forme artistiche hanno in comune il fatto di essere universali forme di comunicazione che non necessitano di una comprensione mediata dal linguaggio. Una scultura o una melodia possono colpirci anche se non conosciamo la lingua, la cultura o l’epoca di chi le ha prodotte. Questo accade perche l’arte poggia le proprie fondamenta su processi fisiologici comuni, presenti in tutti gli individui della nostra specie.

Proprio per questo motivo, indagando sull’arte e possibile scoprire nuovi aspetti della nostra mente, e quindi del nostro cervello. Un’opera come la “Pieta” di Michelangelo supera le barriere temporali e culturali diventando universale: tocca corde che appartengono al nostro modo condiviso di percepire forme, volti ed emozioni.

Che cos’e la neuroestetica

La neuroestetica e una disciplina nata di recente. Il suo obiettivo e approfondire il rapporto fra l’arte e la nostra mente: indagare a tutto campo sull’uomo, rivolgendosi in particolare alle diverse espressioni artistiche in rapporto alle neuroscienze. Lo scopo ultimo e comprendere i meccanismi attraverso i quali siamo in grado di immaginare, costruire associazioni, creare ed emozionarci davanti a un’opera d’arte.

L’opera d’arte come strumento di indagine

Da circa un quarto di secolo i neuroscienziati, passo dopo passo, sono stati capaci di determinare in modo piuttosto preciso alcuni aspetti della fisiologia e dell’organizzazione del cervello, soprattutto per quanto riguarda la vista. Grazie a queste scoperte ci si e resi conto che l’artista, mentre dipinge, esplora le potenzialita del proprio cervello. Un’opera diventa cosi un originale strumento di indagine scientifica e un eccellente manuale in cui leggere la struttura stessa della percezione umana.

Una base comune e tante esperienze diverse

Di fronte a un’opera d’arte di qualsiasi genere, ognuno di noi vive una diversa esperienza estetica. I sentimenti, i ricordi e il piacere che possiamo percepire hanno un forte carattere individuale, perche collegati a componenti genetiche, ambientali e formative. Questa variabilita rimane ancora un campo in larga parte sconosciuto.

Le ricerche, pero, hanno identificato il processo d’origine di alcune percezioni elementari comuni a tutti. Esistono infatti diverse aree cerebrali che si attivano in modo analogo in tutti gli esseri umani quando sono di fronte al medesimo oggetto. Questa base condivisa ci pone davanti all’arte sullo stesso piano interpretativo e permette di comunicare impressioni ed emozioni profonde che talvolta non siamo in grado di esprimere a parole.

Vista ed emozione, due livelli intrecciati

Il percorso che porta dall’occhio all’emozione non e una semplice registrazione passiva. Il cervello scompone l’immagine in elementi come forma, colore, movimento e profondita, per poi ricomporli in un significato. Su questo livello percettivo, condiviso da tutti, si innesta poi quello emotivo e personale, dove entrano in gioco la memoria e la storia di ciascuno. La forza di un capolavoro sta proprio nel mettere in moto entrambi i livelli insieme.

Il ruolo della vista nelle prime scoperte

Non a caso le prime conquiste della neuroestetica sono arrivate proprio dallo studio del sistema visivo. La vista e il senso su cui le neuroscienze hanno raccolto le conoscenze piu dettagliate, e gran parte dell’arte figurativa si rivolge in primo luogo all’occhio. Conoscere come il cervello elabora linee, contrasti, colori e volti permette di capire perche certe composizioni ci attraggono e altre ci lasciano indifferenti.

Da qui nasce l’idea che l’artista, spesso senza esserne pienamente consapevole, lavori in sintonia con il modo in cui il cervello costruisce le immagini. Le scelte di un pittore sul colore o sulla forma non sono soltanto gusto personale: toccano regole percettive che valgono per tutti gli osservatori. In questo senso un’opera riuscita e anche una sorta di esperimento sul funzionamento della mente, condotto con i mezzi dell’arte invece che del laboratorio.

Cosa significa per chi guarda

Per chi osserva, tutto questo aiuta a dare un nome a esperienze che sembravano puramente soggettive. La sensazione di armonia, lo stupore o il turbamento davanti a un’opera non sono reazioni casuali: nascono dall’incontro fra una struttura percettiva comune e la storia personale di ciascuno. Comprendere questo meccanismo non toglie magia all’arte, anzi rende ancora piu interessante chiederci perche certe immagini continuano a parlarci a distanza di secoli.

Dove sta andando la neuroestetica

Oggi la neuroestetica si occupa principalmente d’arte, ma in un futuro prossimo si propone di affrontare anche altri campi come la religione, la morale e la giurisprudenza. L’idea e cercare per vie nuove le risposte a vecchie domande fondamentali per l’uomo che prova a capire se stesso, il suo passato e il suo futuro.

Domande frequenti

Che cosa studia la neuroestetica?

Studia il rapporto fra l’arte e la mente, cioe i meccanismi cerebrali che ci permettono di immaginare, creare ed emozionarci davanti a un’opera. Mette in relazione le diverse espressioni artistiche con le scoperte delle neuroscienze.

Perche l’arte e una forma di comunicazione universale?

Perche non ha bisogno del linguaggio per essere compresa e poggia su processi fisiologici comuni a tutta la specie. Alcune aree del cervello si attivano in modo analogo in tutti gli esseri umani di fronte allo stesso oggetto, creando una base interpretativa condivisa.

Perche persone diverse reagiscono in modo diverso alla stessa opera?

Perche l’esperienza estetica ha un forte carattere individuale, legato a componenti genetiche, ambientali e formative. Sentimenti, ricordi e piacere variano da persona a persona, anche se la percezione di base resta comune.

Quali ambiti potrebbe esplorare la neuroestetica in futuro?

Oltre all’arte, punta ad affrontare campi come la religione, la morale e la giurisprudenza, cercando per vie nuove risposte a domande fondamentali sull’essere umano.

L’arte e universale perche affonda le radici in processi cerebrali condivisi: una base comune che ci permette di emozionarci davanti alla stessa opera, pur vivendo ognuno un’esperienza personale. La neuroestetica usa proprio l’opera d’arte come strumento per leggere il funzionamento della nostra mente.
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