Sette Sistemi Affettivi
La rabbia fa parte dei sette sistemi affettivi di base: ricerca, paura, collera, desideri sessuale, cura, sofferenza, gioco. Essi originano dalle “aree profonde” del cervello, che sono- scrive Panksepp- “straordinariamente simili nelle diverse specie di mammiferi”.
L’ira poi aumenta nelle situazioni di frustrazione, di crisi affettiva, lavorativa o economica, di privazione di cibo o di esclusione sociale. Le ricerche nel campo delle neuroscienze ci dicono che i maschi e le femmine hanno reazioni diverse in tutti i “sistemi emotivi”. In generale, le femmine sono biologicamente meno reattive alla rabbia dei maschi, a causa delle differenze nella circolazione degli ormoni sessuali.
Gli animali e la Rabbia
Gli animali provano rabbia? Ci sono molte prove della loro tendenza a “vendicarsi” e a fare esperienza dell’odio. Gli animali hanno sistemi cerebrali in grado di “generare” sia comportamenti “altamente irritati” sia sentimenti emotivi negativi.
Invero, la comprensione della collera, ma così di molti altri comportamenti umani,
è stato possibile grazie alla laboriosa ricerca sul cervello animale. Il comportamento collerico quindi si manifesta sia nelle persone che negli animali e produce “effetti spiacevoli”.
Nell’attuale società, la rabbia, con la paura, appare come una delle emozioni dominanti, che viene scaricata spesso sui più deboli a causa della nostra incapacità di resistere alla precarietà della società alle ansie e alle incertezze. Continuando in questa direzione- osserva Bauman- andremo incontro a una terra desolata. L’uomo moderno pertanto è caratterizzato da un forte sentimento di aggressività che “riversa contro se stesso e gli altri”.
Rabbia e deriva del cinismo
Oggi, alla “deriva del cinismo” si aggiungono molteplici forme dell’ira, che da “virtù” nella civiltà greca è “diventata- afferma il filosofo Peter Sloterdijk nel suo libro ” Ira e tempo” (Marsilio) una tenace componente del “risentimento moderno”. Lo spirito dell’odio e della vendetta sono un “ospite fisso” dell’Occidente. Il credo dell’uomo moderno è : “Sono arrabbiato, dunque sono”.
L’analisi della filosofia, della letteratura e della religione mostra che questo stato d’animo si identifica con la forza fisica o con la potenza, come possiamo riscontrare nell’ira (menis, in greco) di Achille, l’ira di Dio, la furia di Orlando. Il termine ira compare nel verso che apre l’Iliade di Omero: “L’ira canta, o dea, l’ira di Achille, figlio di Peleo”. E’ un’ira che infligge agli Achei infiniti dolori. E’ un’ira che assurge a evento celebrativo dell’eroismo. E’ un’ira che viene conferita dagli dei e perciò viene elevata al “rango di sostanza del mondo”. Nell’opera di omero, l’eroe e la sua ira formano un “insieme indivisibile”. La parola centrale è thymos, il “focolare” del moto dell’Io orgoglioso.’ Un’anima pulsionale fondamentale, che non si manifesta solo nell’eros, ma piuttosto nei modi del thymos (ribollimento, indignazione, audacia, energia).
Le grandi gesta dell’ira e della vendetta sono cantate dalla letteratura aulica, dalle “Furie” di Oreste al furore di “Medea”.
L’ira nella concezione di Socrate e Platone
Nella concezione di Socrate e Platone, l’ira si colloca fra la “venerazione” della menis omerica e la condanna stoica di ogni azione carica di odio. In Platone, il thimos è un elemento visto come capacità di difesa dello Stato. Anche Aristotele parla di questo sentimento in modo positivo. Saranno i filosofi stoici a sostenere che l’ira è un’istanza “innaturale” perché contraddice l’essenza ragionevole dell’uomo (Seneca).
Da parte sua la Bibbia considera l’ira di dio come reazione divina al peccato dell’uomo. Anche il Nuovo Testamento parla dell’ira divina verso l’umanità peccatrice. Il Cristianesimo rappresenta un’epoca in cui si afferma non l’esercizio dell’ira e della vendetta, ma l’etica della rinuncia all’odio nella prospettiva di una vita dopo la morte.
Oggi, l’ira “non dispone” di alcuna strategia capace di orientamento e neanche di una narrativa convincente. Emerge una tendenza all’odio’ contro tutti. E’ un risentimento generalizzato. C’è un mondo “moralmente squilibrato”, un mondo globalizzato “megalomane e interparanoide”. L’uomo postmoderno vive nella situazione storica della lontananza da Dio. Dal punto di vista psichiatrico, è un problema rilevante.
Ira cosa fare e come gestirla
Che fare? Attivare le nostre capacità di creare e mantenere relazioni di “affetto e fiducia” attraverso interazioni positive ed esperienze emotive piacevoli. Come dire, si tratta di realizzare un processo di “liberazione” dell’ira.
Il circuito cerebrale della collera
Sul piano fisiologico la collera nasce dalla cooperazione di strutture profonde e antiche. L’amigdala valuta rapidamente uno stimolo come minaccioso o ingiusto e attiva una risposta difensiva; l’ipotalamo e il grigio periacqueduttale del tronco encefalico coordinano le manifestazioni corporee, dall’aumento della frequenza cardiaca alla tensione muscolare, fino al comportamento di attacco. E’ il substrato di quel sistema che Panksepp descrive come base affettiva della collera, comune ai mammiferi.
A regolare questa attivazione interviene la corteccia prefrontale, in particolare la sua porzione orbitale e mediale, che inibisce o modula la reazione impulsiva. Quando questo controllo dall’alto si indebolisce, per stanchezza, alcol, stress prolungato o carico emotivo eccessivo, la rabbia tende a esprimersi in modo piu’ crudo e immediato. Sul versante chimico, il testosterone tende ad amplificare la reattivita’ aggressiva, mentre una buona funzione serotoninergica sembra favorire il controllo degli impulsi.
Rabbia adattiva e rabbia disregolata
Come sistema di difesa, la rabbia ha un valore adattivo: segnala che qualcosa e’ percepito come sbagliato, mobilita energia e prepara ad affrontare un ostacolo o a difendere un confine. In questa forma e’ un’emozione utile, che orienta l’azione e la comunicazione. Il problema nasce quando diventa cronica, sproporzionata o costantemente rivolta contro se stessi e gli altri, come osserva l’autore a proposito dell’uomo contemporaneo.
Una collera che resta accesa a lungo mantiene attivo lo stato di allerta dell’organismo, con effetti sul sistema cardiovascolare e sull’equilibrio complessivo. Per questo la sfida non e’ sopprimere la rabbia, obiettivo irrealistico per un’emozione cosi’ radicata, ma riconoscerla presto, comprenderne la causa e incanalarla, evitando che si trasformi in risentimento permanente.
Domande frequenti
Che cos’e’ la rabbia dal punto di vista neuroscientifico?
E’ uno dei sette sistemi affettivi di base descritti da Panksepp, insieme a ricerca, paura, desiderio sessuale, cura, sofferenza e gioco. Origina dalle aree profonde del cervello, straordinariamente simili nelle diverse specie di mammiferi, e ha una funzione protettiva.
Uomini e donne provano la rabbia allo stesso modo?
Le ricerche indicano reazioni diverse in tutti i sistemi emotivi: in generale le femmine risultano biologicamente meno reattive alla collera dei maschi, per via delle differenze nella circolazione degli ormoni sessuali.
Gli animali provano rabbia?
Si’: possiedono sistemi cerebrali capaci di generare comportamenti altamente irritati e stati emotivi negativi, con tendenze a vendicarsi. Proprio lo studio del cervello animale ha permesso di comprendere la collera umana.
Come si puo’ gestire la rabbia?
Attivando la capacita’ di creare e mantenere relazioni di affetto e fiducia, attraverso interazioni positive ed esperienze emotive piacevoli: un vero e proprio processo di liberazione dell’ira.
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